III.

Dormì poco e s'alzò all'alba. Prima di scendere si affacciò alla finestra per guardare il tempo. Nel ritirarsi gli cadde sott'occhio l'uscio della cantina. Era aperto.

Don Rocco discese ed entrò in cantina. Ne uscì subito con una faccia straordinaria. Il vino non c'era più. Nè vino nè botte. C'era invece, lì fuori, una traccia fresca di ruote.

Don Rocco la seguì fino alla strada maestra. Là si perdeva. Non ne restava che un breve arco dall'orlo al mezzo della via, al labirinto di tutte le altre rotaie. Don Rocco non pensò lì per lì d'andare in cerca di qualche autorità per denunciare il fatto. Le idee gli venivano adagio adagio; e forse questa non poteva arrivare prima di mezzogiorno.

Tornò invece, meditabondo, a S. Luca. — Quei colpi! — diss'egli fra sè — quella sassata! Per fortuna il Moro era con me, allora; altrimenti si sarebbe sospettato di lui. — Ritornò alla porta della cantina, ne considerò minutamente l'uscio sconquassato, contemplò il posto della botte e, grattatasi alquanto la nuca, se n'andò in chiesa a dire un po' d'uffizio.