VI.

Finito il pranzo, Pasquale fu il primo a levarsi da mensa.

—Voi mi perdonerete, signor Federico, se vi lascio per poche ore. Mia moglie vi terrà compagnia. Presto, Onorina! Perchè non accompagni il cugino... a vedere la vigna?

Federico balzò in piedi, offerse il braccio alla bella cuginetta, e tutti e due se n'andarono a passeggiare nella vigna.

Giunsero ad un magnifico pergolato, ov'erano due sedili di marmo coronati di ellera e di muschio.—Sedettero.

—L'ultima volta che ci siamo veduti, disse Federico, eravamo fanciulli. Dieci anni sono già trascorsi. Qual cambiamento in dieci anni! Hai tu dimenticata quella notte... l'ultima che abbiamo passata insieme? Ci recavamo a Milano... in compagnia dei nostri parenti... i quali erano nell'interno della carrozza.

—Mia madre dormiva...

—Dormivano tutti..

—Noi eravamo nel cabriolet, l'uno accanto dell'altra. Io avevo freddo... tu mi copristi con un lembo del tuo mantello.

—Che età felice era quella!...

—Tu mi dicevi: Federico, ho qui in mente un gran pensiero... Se noi ci sposassimo!

—E rammento che tu mi rispondesti...

—Ebbene? qual fu la mia risposta?

Onorina sorrise, e tacque.

Un'ora dopo, i due cugini, l'uno al braccio dell'altro, rientravano in casa lentamente. Pasquale finiva in quel momento di saldare non so quali partite ai suoi affittaiuoli.

—Ebbene, diss'egli a Federico, che ne dite della nostra vigna?

—Superba... deliziosa, incantevole!

—Resterete voi qualche tempo presso di noi?

—Purchè mi promettiate di trattarmi senza cerimonie...

—Tutti i giorni come oggi, Federico. Io attenderò ai miei affari, voi attenderete ai vostri... senza che l'uno dia impaccio all'altro. Sta bene?

—A meraviglia!