XL.

—Brevemente... Quei giovinastri urlavano sotto le vostre finestre... Canzoni oscene... sapete!—parole da far venir rosso un missionario di Rho, che ne sentono tante!... In quel punto io vengo a passare... Una voce femminile esce dalle griglie al terzo piano.—Finitela una volta di far questo chiasso, grida la voce: nella casa c'è una malata—Creppa! rispondono quei d'abbasso! e poi, una salva di porcherie da muover lo stomaco.—Questa è una vera indegnità! grido io appressandomi a quei dannati.... Dare dei titoli così infami ad una donna, che potrebbe essere una vergine, o per lo meno una buona madre di famiglia...

—Mia moglie Angiolina non è vergine, nè madre di famiglia... ma è una donna che non patisce eccezioni!... Ciò non serve... Continuate! Sentiamo come risposero gli infami.

—Cominciarono presso a poco come voi.—Eh! gridò uno! Lassù non ci stanno vergini, nè sante!... L'Angiolina Pizzalunga è una...

—Una?...

—Una... Non serve ch'io ripeta quella brutta parola... Vi basti sapere, che, senza conoscere la donna in questione, sentii il sangue montarmi al cervello... Insultai, minacciai! dissi roba da chiodi... Ma un dei ribaldi cavò fuori di tradimento uno stillaccio più lungo della vostra daga—s'io non spiccava quattro salti per evitare il colpo, a quest'ora sarei cadavere!

—Cadavere! esclamò il droghiere abbracciando l'augusta sua pancia.—Voi sareste un cadavere per aver difesa la mia inerme Angiolina!—Proseguite!