3. Il carattere di Socrate.
Le pagine tutte di Senofonte e Platone sono una perpetua testimonianza dei sentimenti di riverenza e di ammirazione, che Socrate era capace di suscitare nell'animo di quanti l'avessero avvicinato; e l'interna vitalità, ond'era animato ogni suo atto ed ogni sua parola, è improntata in esse come in indelebile monumento.
Un organismo di perfetta costituzione, assuefatto ad ogni sorta di sofferenze e d'intemperie, gli aveva reso agevole l'esercizio della più rigorosa temperanza e sobrietà. La sua maniera di vivere era così, a lungo andare, divenuta la espressione costante di una volontà, che coscientemente governava e indirizzava gl'istinti naturali al fine della conservazione e del benessere. Il lungo abito, mercè il quale egli era divenuto attento e minuzioso osservatore di quanto avvenisse nell'animo suo, col rendere sempre più perfetto il giudizio morale, con avergli assuefatto l'intelletto all'esercizio dell'arte ricercativa, lo avea al tempo stesso condotto ad una certa astrazione dal mondo esterno, che per un Greco, e molto più per un Ateniese, era cosa tutt'altro che comune. Ma questa non può dirsi ascesi, perchè non tenea ad un ordine speciale di convinzioni o di pratiche religiose nè menava alla formazione di una setta o di una associazione mistica; rimanendo sempre in Socrate vivissima la conoscenza di tutti i doveri della vita pubblica e privata, quali erano generalmente accettati e riconosciuti dal comune degli Ateniesi. Rassegnandosi alla voce della coscienza, e scovrendo così il valore vero dell'uomo nell'intimità dell'animo, egli non cercava di compiere un atto di astrazione teoretica, nè andava all'esigenza di una perfezione assoluta. Il suo bisogno di consapevolezza non lo menò mai alla negazione delle forme concrete della vita etica; e la quiete interna dell'animo, che in lui risultava dalle abitudini temperate e dal continuo esame di sè medesimo, fu ricca degl'impulsi pratici più vivi e più efficaci. Socrate quindi, tuttochè fosse estraneo ad ogni pratica occupazione, e scevro di ambizione, visse continuamente occupato nell'esaminare l'animo e le intenzioni dei suoi amici e conoscenti; esercitando l'arte difficile, e fino allora ignorata, del cosciente educatore. Tutti questi tratti caratteristici dell'animo suo si conciliavano in una perfetta armonia, e facevano di lui un conoscitore perfetto degli uomini e della vita. Non estraneo al godimento di nessuno fra i piaceri, eccitava stupore per la moderazione, e per la presenza d'animo che non l'abbandonavano mai; scontento della falsa scienza e della presunzione dei suoi interlocutori, non prendeva mai il tono dell'esortatore, ma condiva di attica urbanità fino il discorso che fosse diretto a smascherare l'altrui ignoranza; animato infine dal religioso sentimento di una divina vocazione, non perdette mai di vista le reali condizioni della vita esterna, e lavorò incessantemente a suscitare in quanti l'udivano il bisogno di una scrupolosa consapevolezza dei propri doveri e delle proprie capacità. In lui insomma ha ad ammirarsi uno dei più perfetti esemplari di quella plastica armonia, che costituisce l'ideale dell'arte antica; e per questo i suoi seguaci lo lodavano, come l'uomo più tranquillo e beato fra quanti mai fossero stati al mondo[50].
OSSERVAZIONE LE FONTI DELLA DOTTRINA DI SOCRATE
Senofonte — Platone — Aristotele
Senza entrare in indagini speciali[51], intendiamo di esporre qui brevissimamente i criteri che abbiamo seguiti, nell'usare della testimonianza di Senofonte, Platone, ed Aristotele.
1. Non attribuiamo a Socrate nessun principio, massima, o opinione che non sia, o esplicitamente riferita, o indirettamente accennata da Senofonte.
I critici, che hanno rigettata la testimonianza di Senofonte, sono incorsi nel grave errore di non avvedersi, che, in tal guisa, non solo la interpretazione della dottrina socratica diviene impossibile, ma che, tolta di mezzo la posizione pratica del Socrate senofonteo, tutta la storia della filosofia greca non può più intendersi. Non bisogna quindi ammettere, nè che Senofonte fosse stato incapace d'intendere Socrate (Schleiermacher), nè che avesse voluto restringere nelle angustie del suo personale criterio le vedute più larghe del maestro (Brandis). Le accuse mosse contro Senofonte, per quel che concerne la lealtà del carattere, e la sincerità dello scrittore (Niebuhr, Forchhammer) sono infondate. I Memorabili sono scritti senza riserve, e senza restrizioni; e sono un documento insigne della pietà e riverenza dello scrittore verso il maestro. E in essi solamente deve cercarsi la dottrina di Socrate (Hegel, Rötscher, Hermann, Zeller, Kühner, Breitenbach, Hurndall ecc.).
2. Escludiamo la testimonianza di Platone, tutte le volte che importi negazione o alterazione dei principi e del carattere del Socrate senofonteo, o presenti un colorito, che rivela la intrusione della teoria delle idee e dello schema della psicologia platonica. Ammettiamo contro gl'ipercritici (Ast, Schaarschmidt) l'autenticità dell'Apologia platonica, e del Critone; ed in gran parte ne riconosciamo il valore storico (Zeller, Steinhart ecc.). In generale, consideriamo come equivalenti la testimonianza di Senofonte e quella di Platone, quando si tratti solo di determinare la movenza dialettica del dialogo socratico (Hermann, Strümpell), e i motivi di reazione contro le opinioni sofistiche (Strümpell); ma non ammettiamo, che il dialogo platonico rappresenti davvero l'orizzonte storico nel quale Socrate s'aggirava (Alberti), perchè questa opinione ci forzerebbe a ritenere, che Socrate fosse stato fornito di una coltura filosofica, che Senofonte non gli attribuisce.
3. Ci valghiamo della testimonianza di Aristotele solo in quanto è limitativa, ma non sappiamo ammetterla come fonte originaria (Brandis), perchè essa non è che una derivazione di Senofonte e Platone.
4. Essendo lo scopo dei Memorabili apologetico (Cobet) e non dottrinale, la testimonianza di Senofonte dev'essere rimisurata ad una stregua più larga: e questa ci vien fornita dalla storia generale della coltura greca (Strümpell, Nägelsbach, Hermann, Grote ecc.).