VIII. DELLE VIRTÙ
Le svariate relazioni etiche, in cui s'impronta la volontà e che costituiscono le diverse forme della vita privata e pubblica, si trovano già distinte e fino ad un certo punto precisate e valutate dal linguaggio comune, prima che la riflessione filosofica imprenda a spiegarle e definirle. Ed in quello stato puramente tradizionale ed immediato Socrate le avea còlte, per astrarre dall'imagine concreta alcuni tratti notevoli, e fermarli poi in un concetto che esprimesse il risultato del processo dialogico. Questo risultato non può dirsi ancora scienza positiva dello Stato, del dritto, dell'economia ecc. perchè sfornito di quelle obbiettive relazioni che emergono dal valore ideale dei concetti, il quale s'ottiene solo quando non s'ha tutte le volte a ricominciare il lungo ed intricato cammino dell'induzione. Socrate in somma riuscì solo ad avvertire il bisogno della determinazione; ma non fece nè poteva fare l'etica nelle sue concrete determinazioni, a quella stessa guisa che non avea potuto elevarsi al concetto astratto del sapere.
Ma, oltre a queste forme concrete della vita etica, che s'impongono alla considerazione con certi limiti determinati, perchè in esse effettivamente s'aggira tutta l'umana attività, v'ha altre rappresentazioni elementari che esprimono un valore etico, e son quelle che costituiscono le diverse virtù. Già prima che apparisse in Grecia la ricerca scientifica, quelle rappresentazioni aveano occupato l'animo dei poeti, degli oratori e degli storici; ed aveano assunto nelle loro sentenze il carattere preciso di una costante valutazione, che esprimeva, o nella forma entusiastica della fantasia poetica, o nella gravità d'un giudizio morale, in che conto fossero tenuti gli abiti virtuosi come predeterminanti l'esito buono o cattivo delle imprese.
Non è questo il luogo di esporre, nemmeno sommariamente, il ricco sviluppo del concetto delle virtù nella letteratura greca innanzi Socrate; ma bisogna pur nondimeno escludere un falso concetto, che s'ha comunemente della coscienza ellenica da tutti coloro che partono dalla supposizione, che le nostre idee morali debbano servire di assoluta norma nella interpretazione degli antichi. La parola ἀρετή vuol dire in generale virtù, come forza, capacità, attitudine, disposizione, senza che implichi originariamente una valutazione favorevole. Questo significato primitivo è evidente in Omero[182]; e sebbene si fosse posteriormente modificato fino ad esprimere un valore strettamente morale, la parola conservò sempre il senso largo ed indeterminato che avea dapprima[183]. Ora, in questa storia estrinseca della parola è espresso l'approfondirsi successivo della coscienza, che, creando un nuovo valore, l'appercepisce nella forma antica e con l'antico istrumento. Lo sviluppo della significazione ha un doppio aspetto: da un lato, la virtù, come naturale attitudine, viene distinta in una doppia serie di predicati esprimenti approvazione o riprovazione; e dall'altro, il sentimento inerente alla rappresentazione di questa o quella virtù acquista una sempre maggiore intensità, a misura che la coscienza del valore intrinseco dell'uomo diviene più intima. Cogliere il primo lato di questa progressione nei diversi scrittori è facile dal punto di vista puramente critico e filologico; ma determinare il secondo è cosa molto ardua, perchè importa una ideale riproduzione del tenore e del colorito proprio e specifico di una data intuizione della vita, che non può ottenersi sempre senza l'intrusione di elementi estranei. Studiare sotto questo riguardo lo svolgimento dell'etica greca è cosa che supera di troppo le forze separate dei filologi e dei filosofi; mentre è questo un problema di somma importanza non solo per la storia della morale, ma per la psicologia in generale.
Il significato incluso nei diversi nomi delle virtù era già divenuto al tempo di Socrate qualcosa di preciso, e la coscienza era già assuefatta a vedere in esse dei caratteri costanti, ed a stabilire diverse relazioni fra le varie virtù, per esprimere in una veduta generale il valore della vita nella sua perfezione[184]. Ma, oltre a questa coscienza volgare, un'altra tendenza più riflessa cominciava a governare gli spiriti, e ridestava il bisogno di escludere l'intervento soprannaturale, per spiegare le azioni umane come prodotto necessario delle umane passioni. Nella letteratura extrafilosofica basta por mente a Tucidide, per persuadersi di quanto poco valore s'accordasse ormai al destino[185]; per non dire di Euripide, che la più gran parte dei critici considera piuttosto come un organo volontario della Sofistica, anzichè come espressione spontanea di un nuovo progresso nella riflessione morale. La quistione esplicitamente dottrinale su le virtù comincia coi Sofisti[186]. Il movente della quistione era in essi il bisogno pratico dell'insegnamento e della propaganda[187]. Piegare l'uomo all'esercizio di certe arti o discipline mediante la persuasione, la quale riposava in gran parte nell'abilità oratoria del maestro a saper mettere sotto gli occhi i vantaggi di questa o quella scelta, era uno dei capi principali dell'attività sofistica[188]. In questa tendenza, che assumea i caratteri tanto diversi della insinuazione, della passione politica, della esercitazione retorica e della parenesi morale, si specchiano luminosamente tutte le gradazioni di quella classe d'uomini speciosi, i quali, se pure non hanno fatto fare un sol passo alla coscienza morale, hanno indubitatamente il merito di avere ventilate delle quistioni affatto nuove e di averle trattate con pratica efficacia.
L'incarnazione tipica delle virtù nelle forme del mito e della leggenda avea perduto molto del suo valore; e la democrazia ateniese avea distrutta la cieca fede nei pregiudizi di casta, che consideravano come ereditarie le virtù. Il bisogno del tempo era di ritrovare nei generali elementi della natura umana i caratteri costanti dell'animo, che costituiscono la natura e l'esercizio delle virtù; e come già s'era tentato più volte di stabilire fra le diverse attitudini dell'uomo un legame di dipendenza e di derivazione, bisognava ancora fare il tentativo di coordinarle in uno schema formale.
Vediamo come Socrate abbia corrisposto a queste esigenze.