X. IL CONCETTO DELLA DIVINITÀ E DELL'ANIMA UMANA NELL'ORIZZONTE SOCRATICO

Noi torniamo ora al punto donde abbiamo in prima preso le mosse.

Il mondo era agli occhi di Socrate un sistema di fini, e rivelava in ogni sua parte l'impronta di una intelligenza autrice, e provvidente. In questa convinzione abbiamo visto esser riposta la differenza che passava fra Socrate e tutti gli altri filosofi precedenti, come anche il principio normativo dell'attività socratica, la quale, benchè fosse ricercativa come quella dei Sofisti, non cadde mai nell'eristica e nell'antilogistica, perchè limitata, frenata e corretta da un costante criterio di obbiettività incondizionata. In quella intuizione generale dell'universo, che conteneva in sè i germi di una nuova filosofia della natura e di una possibile teologia razionale, l'elemento d'opposizione contro le forme riconosciute della religione patria non era così spiccato e preciso, che dovesse trasmodare in riforma positiva, o assumere il carattere di una manifesta rivoluzione. Anzi, se Socrate si fosse arrestato a queste generali affermazioni, non avrebbe fatto che segnare un nuovo passo nella storia generale della coltura greca, per avere maggiormente approfondito e depurato quel concetto monoteistico, al quale tendeva da più tempo tutto lo sviluppo della coscienza ellenica anche per opera di quegl'individui che erano i più lontani da ogni speciale occupazione filosofica; e noi non potremmo tener conto delle sue vedute in un'indagine scientifica.

Quello, che ora importa, non è più di stabilire in una maniera generica l'orizzonte della coscienza socratica, e di assegnare la caratteristica di quella intuizione teleologica, che ne fissava bene i confini sì rispetto alle convinzioni comuni, come in rapporto alle spiegazioni meccaniche dei filosofi naturali, ma di vedere fino a che punto i concetti di Dio, del mondo e dell'anima umana, gli oggetti in somma della metafisica, potessero già allora venir subordinati all'esigenza della dimostrazione dialettica. E conviene ancora osservare, che siamo stati lungamente in dubbio, se dovessimo far entrare questa quistione nello svolgimento del nostro tema; perchè, non ammettendo noi che quelle vedute teleologiche fossero in Socrate un risultato delle convinzioni etiche, ed avendo invece cercato di mostrare che la filosofia e l'intuizione religiosa faceano in lui una sola e medesima cosa, abbiamo dapprima creduto fosse inutile ripresentare in una nuova forma quello che c'è servito a determinare dal bel principio il tenore ed il contenuto della coscienza socratica. Noi intendiamo quindi di mostrare, solo limitativamente, come l'impulso logico si fosse cominciato a chiarire anche in quella sfera, che Socrate non ammetteva fosse accessibile al sapere umano.