Cap. IV.
De' pregiudizj dannevoli su' quali fondano i nemici delle scienze l'avversione decisa ch'essi nutrono tenacemente d'accordo contro di quelle; vantaggi delle medesime; danni incalcolabili dell'Ignoranza.
Quali giusti, e bene fondati motivi possono avere fatto determinare J. J. Rousseau a smentire sì altamente se stesso, a rinunziare in un istante al carattere suo, alle sue vaste Cognizioni, a' suoi perspicaci talenti, dichiarandosi apertamente L'apologista dell'ignoranza, ed il deciso difensore del suo partito? Esso non ebbe, per quanto si suppone, altro disegno che quello di distinguersi nel mondo coll'imponente soccorso de' numerosi mezzi che gli offriva la sua capacità, sostenendo arditamente un paradosso filosofico, che i suoi più inesorabili antagonisti non poterono astenersi di ammirare, e che una delle più rinomate Accademie della Francia (Dijon) ha decorato della sua approvazione, e del suo premio [(24)].
Gli odierni panegiristi poi dell'ignoranza i quali non hanno nè la facondia, nè i talenti, nè le tante risorse morali del filosofo di Ginevra, si appoggiano ad un punto assai più edificante, palliando col misterioso velo della religione l'odio inveterato ch'essi nutrono contro le Scienze, non meno che contro di coloro che le professano.
L'opinione di Rousseau, tutto che riprovata, e combattuta da' più illuminati fautori delle scienze, e che sempre condannabile sia per se stessa, è almeno fondata sopra basi filosofiche, sulle quali lo spirito di questi ha dovuto necessariamente arrestarsi: ma dove mai si regge l'irragionevole avversione che tanti fanatici settarj dimostrano univoci contro lo sviluppo della ragione? Essi dunque assurdamente pretendono che le scienze non solo conducono alla irreligione, ma che si oppongono altresì a que' fini salutari a' quali tende propriamente il vero Culto, che la specie umana è in dovere di prestare all'Essere onnipossente; e tanto è ciò vero, aggiungono essi, quanto che ogni uomo che ragiona diventa bentosto incredulo, adducendo come per autentica prova gli esempi di Spinosa, di Hobbes, di Lametrie, di Voltaire, di Mirabeau, di Bolingbroek, e di tanti altri. Quale deduzione inconseguente! Dunque per che alcuni uomini scienziati, non saprei per quale sinistro disegno, hanno fatto un uso pessimo e riprovabile de' loro propri talenti, si dovrà inferirne quindi l'illazione di dovere considerare la filosofia come perniciosa, e che debbasi proscrivere dal Consorzio degli uomini l'applicazione, e lo studio delle scienze? Se nella moltitudine prodigiosa degli esseri pensanti de' quali è popolato l'universo, alcuni di questi abusando delle loro facoltà intellettuali e de' loro lumi, si abbandonano inconsideratamente all'adulterio, all'omicidio, alle dissolutezze, si dovrà forse dedurre che tutti gli uomini debbono essere, o sieno in fatti per loro intima natura micidiali adulteri e dissoluti? Chi è mai che non discerna l'eccelsa destinazione delle scienze dall'abuso detestabile che se ne ha potuto fare da pochi individui corrotti dall'orgoglio, e travviati dalla religione? Sarebb'egli forse ragionevole di mettere in un cratere della bilancia alcuni epigrammi di Catullo, o di Marziale per contrapporli nell'altro, co' numerosi volumi filosofici, politici, e morali di Cicerone, ovvero colli dottissimi poemi di Virgilio, di Pope? E chi mai senza delirio azzarderebbe di porre in un livello stesso gli smarrimenti ontologici dello Spinosa, e l'assurda metafisica dell'autore del sistema della natura col sublime Intendimento umano di Loke coll'ammirabile Fedone di Mendelshonn? ma finiamo una volta di garrire contro l'infamia di costoro, e conchiudiamo che ben lontano dall'essere le scienze opposte all'esimio culto inalterabile che l'uomo dee rendere al suo eterno Creatore; e tutt'altro ch'essere il filosofo incredulo di quanto la sana Religione prescrive, non vi ha che quelle che sieno più omogenee ad essa, siccome a questi appartiene unicamente l'impegno eccelso di conoscerlo, estollerne le glorie, e propalarle: altrimenti sarebbe necessario supporre che per sostenersi avrebbe duopo delle tenebre, della cecità, degldell'ignoranza: qual esecrabile bestemmia [(25)]!
Ovunque si rivolga il nostro sguardo scorgere dovrà indizj evidenti degl'immensi vantaggi che ci apportano le scienze; non avvi oggetto nell'ordine della natura, che quasi rimproverando l'indolenza umana per la coltura delle medesime col più dotto degli uomini non esclami melior est enim sapientia cunctis pretiosissimis, & omne desiderabile, ei non potest comparari [(A)]. Tutto finalmente ci manifesta l'uopo urgente che abbiamo delle scienze, tutto ci addita il grave nocumento che all'uomo apporta il trascurarle, per che senza di esse la ragione vien meno, stupida si rende qualunque religiosa adorazione, inutile diventa ogni talento ancora più elevato; ma affine di restare viemaggiormente convinti di questa verità troppo evidente, e ad oggetto di potere assegnare alla medesima un giudizio più ragionevole, più sensato, più inconcusso ed imporre così un perpetuo silenzio vergognoso a' calunniatori delle scienze, analizziamone brevemente lo scopo essenziale che le medesime si prefiggono, ed i solidi vantaggi perenni che ricavare incessantemente possiamo quando almeno intendere vogliasi per scienza, ciò che ne capiscono i filosofi, vale a dire, la vera cognizione di Dio, quella dell'uomo, e della Natura [(26)].
La Logica (la prima delle scienze che si fa conoscere all'uomo) forma l'Intelletto umano, lo sviluppa, lo abilita a pensare con esattezza, e precisione; gli addita un metodo infallibile onde acquisire le idee distinte colle quali potere discernere sicuramente il vero dalla menzogna, l'erroneo soffisma che ci nuoce, e che rigettare dobbiamo, dal sano argomento che ci è necessario, e che ci giova; in una parola, condurre l'uomo a conoscere al grado massimo, e ad apprezzare gli eccelsi requisiti della Ragione.
La Metafisica, e tutte le altre scienze astratte che vi sono racchiuse, ci porta col pensiere (già renduto precedentemente sistemato dall'arte ragionatrice) alla investigazione delle verità ostensibili al discernimento umano, e necessarie alla sua specie, e col mezzo del raziocinio ci fornisce le più sublimi cognizioni, nel vero progresso delle quali è riposta essenzialmente la più cospicua magnificenza dell'uomo, ci eleva fino alla contemplazione dello stesso Dio Creatore dell'universo.
L'Etica (in certo modo, più di ogni altra scienza necessaria per la vita dell'uomo) c'instruisce de' mezzi co' quali possiamo agevolmente conseguire una felicità permanente sopra la terra, ci rende sobrj, morigerati, e frugali, ci somministra la vera cognizione di noi medesimi, ci emenda i Costumi, ci corregge i difetti, e mostrandoci le funeste conseguenze che seco portano i vizj, ce ne insinua la ripugnanza, e l'abominio, e ci allontana da' medesimi; essa dirige infine al sentiere del vero bene la condotta nostra, e le nostre passioni, origine molto sovente malefica, e vantaggiosa delle tante calamitose sciagure che fanno gemere l'umanità.
La Fisica scortata, per così dire, dalle Matematiche, si aggira a guidarci alle più positive cognizioni alle quali pervenire mai si possa da noi, e assoggettando l'intelletto umano alle regole infallibili, ci offre le idee generali di tutti gli esseri della natura, che l'increata Sapienza dell'artefice Divino trasse mirabilmente dal Caos, li quali servono al filosofo come di altrettanti esemplari delle sue innumerabili perfezioni, siccome per la loro assoluta contingenza quelli formano la prova irrefragabile della di lui necessità.
La Geometria oltre il rendere perfetto l'intellettuale dell'uomo concorre a giovarlo anche nel fisico, insegnandogli un metodo con cui potere facilmente costruire abitazioni comode, e bene distribuite nelle Case per uso della propria sua vita; macchine di ogni specie, che rendono agevole il progresso delle arti, ripari che lo difendono dalle aggressioni de' nemici, e de' perturbatori della sua tranquillità, e che formano la sua sicurezza.
La Nautica non è dessa il risultato delle matematiche, e dell'Astronomia sostenute dall'Algebra? Senza le infinite risorse che la medesima ci porge profusamente, e nel Commercio, e nelle scoperte più interessanti, come sussistere giammai potrebbe una gran parte del mondo un solo istante, cosa mai diverebbe allora l'intera società degli uomini?
La Medicina (quantunque molto lontana dalla infallibilità) la notomia, la chirurgia (più di quella sicure, e più evidenti) fanno sovente prevedere in noi de' mali, che formerebbero, senza dubbio, la distruzione della specie nostra, se per mezzo di quelle immantinente, o in tutto, ovvero in parte non se ne troncassero i funesti progressi.
La Botanica, la Chimica, oltre le numerose utili esperienze che ci mostrano, esse ci apprestano ancora gli antidoti efficaci i quali molte volte ci liberano dalle più gravi malattie, ci sottrano sovente dalle spietate braccia medesime della morte.
La Giurisprudenza, in ultimo mette al sicuro la proprietà de' beni, il decoro dell'uomo, la riputazione dell'illibato Cittadino; ci addita i pubblici doveri che convengono all'ente ragionevole, non meno verso i suoi simili, che relativamente alle Leggi sotto le quali esso vive, ed al sovrano da cui esso è governato, e tutte in somma le scienze unite, non meno che ciascuna di esse in particolare non forma dell'uomo una creatura degna del Creatore, un individuo utile a se stesso, e necessario al Consorzio de' suoi simili [(27)]?
O demenza commiserabile de' Censori delle scienze! O stupenda confusione delle loro strane id[ee!] Quale forsennato pensiere può mai trasportare l'uomo ad inveire si accanitamente contro di ciò che più di ogni altro oggetto ei dovrebbe apprezzare nella sua vita che in darno spererebb'esso di rendere felice, o conservare senza di quelle. Ma non è già nel solo uomo, nell'individuo isolato che si limita il bene che recano le scienze; a qualunque siasi popolo proclive a coltivarle, ne risente ad ognora gli effetti salutari. Infatti dove mai si supporrebbe che la gloria durabile di uno stato essenzialmente consista? Forse nell'affluenza delle dovizie che possiede? Nell'estensione del territorio che occupa? Nel numero esuberante de' suoi medesimi abitatori? No; essa non è riposta solo che nelle scienziate cognizioni delle quali è ornato, e ne' lumi che può meritamente vantare; la stessa carta geografica io ne attesto per comprovarlo. Vi si lanci uno sguardo, facciasi ciascuno a misurarvi l'immenso territorio del dominio musulmano, quello della Persia, e la massima parte della Russia ancora (Avanti che il czar Pietro avesse cominciato ad in...tenirla ...d a scuotere quella ubertosa popolazione dal suo natio torpore, barbaro, ferino), e quelle ci mostraronomostreranno insieme, che nel globo terracqueo esistono delle numerose popolazioni eccessivamente opulenti, le quali sanno possedere un incommensurabile paese inutilmente. Per poca erudizione che si abbia, chiunque dovrebbe ampliamente conoscere a quale grandezza inalzarono le scienze l'Africa un tempo, e il rinomato Egitto, in cui ebbero Culla un giorno le arti liberali, le scienze le più sublimi e le più utili cognizioni; ed in quale abbiezione all'opposto si videro entrambe quelle monarchie miseramente cadere da quando fu negletta da que' popoli l'educazione morale, e che la coltura dello spirito fu da essi posta in abbandono; ed a quale apice di gloria non fecero i lumi, e le scienziate cognizioni ascendere il territorio degli ateniesi, quantunque ristretto di estensione, e fausto di dovizie, e di tenuissima popolazione? Ma che pensare si dovrà di quella metropoli stupenda, della magnifica Roma? A chi dovette mai la Capitale dell'Italia quel grado eccelso a cui pervenne se non alla coltura dello spirito, alle instruttive Cognizioni, ed all'inerenza costante che i suoi stessi abitatori nutrivano per le scienze? Fu certamente in qualità di uomini scienziati che i romani soggiogarono quasi tutte le monarchie della terra, formarono l'ammirazione de' loro stessi nemici, e giunsero non solo a contendere la gloria alle più cospicue, e formidabili nazioni, allora conosciute nella circonferenza del globo, ma di gran lunga a superarlo ancora, e dall'infelice momento in cui questa gran mole reggente ogni loro antico fasto, cominciò gradatamente a indebolirsi, e a deperire, fu in tale epoca lacrimevole che vinti da tutte le parti, i terribili vincitori del mondo, sobirono in qualità d'ignoranti lo stesso giogo fatale de' popoli del Nord [(28)].
In seguito di tutto ciò può egli supporsi giammai nella natura uno stato più deplorabile di quello dell'ignoranza per le infelici nazioni che ne sono predominate? Toute nation sans lumières, dice Elvezio, lorsqu'elle cesse d'être sauvage, & feroce, est une nation avilie, & tôt ou tard subjuguée. Ce fut moins la valeur, que la science militaire des Romains qui triompha des gaules. Si consultino le Istorie di ogni età dell'universo, si esaminino i monumenti di tutti i popoli che conosciamo, e noi resteremo a colpo d'occhio convinti che i secoli d'ignoranza sono stati in ogni epoca i più funesti per l'umanità; il regime di quello che comanda non è allora che il dominio della crudeltà, e della frode; al buon ordine che rimunera la virtù, e punisce il vizio, succede una scossa continua di una turba di malvaggi contro il tenue numero di giusti, è allora quando i poteri rivali si fomentano da ogni parte al prezzo detestabile di sangue umano, che trucemente si fa scorrere a impetuosi torrenti; è allora che le infelicisventurate nazioni contaminate dall'alito pestilenziale di questo mostro, si abbandonano in preda a ogni delitto, più non conoscono i fondamenti delle Leggi nè i doveri sociali, nè i rapporti dell'uomo col suo simile, nè i sacri diritti di natura; ma tutto infine si converte in abuso tirannide, ingiustizia; è, per ultimo, in tale situazione deplorabile, quando l'impostore profittando scaltramente della credula ignoranza delle abbacinate nazioni sparge ovunque il suo recondito veleno, fomenta la dissenzione fra i popoli, agguzza il cruento pugnale, e quale nuovo Coribante di un Dio sanguinario che vittime domanda, ei lo porge fra le mani dell'uomo, il quale dimentico de' vincoli religiosi di società, calpestando gli altri doveri che il vero Culto rispettabile prescrive, è costretto a divenire il carnefice tiranno del suo simile [(29)].
Ecco l'orribile quadro dell'ignoranza; ecco gl'infaustissimi effetti che necessariamente risultare ne debbono; or dopo un prospetto sì disgustoso, e sì lacrimevole, si oserà insistere ancora nel delirio condannabile di sostenere l'ignoranza come utile all'anima ragionevole, e come ovvia alla Religione?
[(24)] Elvezio rapporta di avere egli stesso veduto esultare alcuni fautori dell'ignoranza inebriati dalla radicata fiducia dell'eminente conversione positiva di J. J. Rousseau, in conseguenza della ripugnanza costante che desso manifestava asseverantemente contro le Scienze: Perchè mai, ripetevano essi continuamente disperare di sua salute? Gian Giacomo protegge l'ignoranza con tutta quella fermezza di cui l'uomo è capace; odia i filosofi, si allarma contro i loro sistemi, e gli combatte; sdegna qualunque ottimo, e sottile ragionatore; se lo scrittore di Ginevra fosse un santo, cosa potrebb'egli sperare più a proposito? (Ved. Elv. T. III. Sect. V. Nº 28.)
[(25)] Chi ha mai opinato, senza delirio, che le tenebre producessero la luce, e che l'ignoranza fosse il risultato della Ragione? È all'opposto assai bene riconosciuto che le prime non convengono che a que' miserabili etiopi, che nemici della luce si ritiravano entro i latiboli i più neri, onde schivarne l'incontro, e che l'altra non fu in alcun tempo utile che a' nemici della ragione, ed a' promulgatori dell'errore, della menzogna. D'altronde, l'ignorante assomigliato da un pensatore Inglese ad un frale ragnatelo che ritiratosi in un angolo tenebroso si avviluppa nella sua tenuissima tela, ed è insensibile alle innumerabili bellezze che lo circondano: The ignorant (dice Bacon) is a spider which into some dark corner, and wraps itself in its own dusly cobweb, insensible of the innumerable beauties which sorround it.
Ben contraria, per altro, la destinazione dell'uomo colto questi conoscendo esattamente quanto v'ha di ammirabile nella natura, sa trarre profitto della sua propria Intellezione, in gloria del di lei autore supremo, ed in solido vantaggio de' suoi simili.
Da tutto ciò si può ragionevolmente conchiudere che l'ignoranza disonora la Religione, avvilisce i suoi pregj, e che la scienza la rende più venerabile, più sublime, e che per conseguenza la credulità dell'ignorante non ha per base che la cecità la più insana, e la più brutale, e che quella dell'uomo scienziato è sostenuta dalla verità la più integra, e nutrita dalla ragione.
[(A)] Sal. Proverb. Cap. 8. v. 2.
[(26)] Seneca il filosofo c'insegna, e ci consiglia non solo a non dovere mai trascurare le scienze, ma a studiarci ben anche di trarne tutto quell'ameno giovamento che se ne dee aspettare; quindi è che noi considerare la dobbiamo non già come nostro fine speciale, ma come mezzi soltanto che possono condurci con sicurezza; e se quelle non hanno per oggetto immediato la virtù, preparano ad essa, ed agevole ne rendono l'acquisto: elleno sono (per servirmi della frase medesima del citato filosofo) rispetto a questa, ciò che i primi elementi della Grammatica sono verso le Belle Lettere; non quia Virtutem dare possunt, sed quia animum ad accipiendam virtutem preparant. Quemadmodum prima illa, ut antiqui vocabant Litteratura per quam pueris elementa traduntur &c. Ep. 88. E Cicerone con sensi meglio espressi avea già detto avanti Seneca che lo studio delle scienze è l'alimento della gioventù, ed il sollievo della vecchiezza; nella prosperità esse ci servono di ornamento, e di asilo nelle disgrazie; ci diletta in casa non c'impedisce fuori, e in viaggio, e nella solitudine, in ogni tempo, in qualunque siasi luogo forma la più grata delizia della nostra vita: Studia adolescentiam aliusto senectutem oblectant secundas res ornant adversis perfugiunt præbent delectant domi, non impediunt foris, pernoctant nobiscum, peregrinantur, rusticantur: Cicer. Tuscul. Qæst.
[(27)] Io quì altro non faccio che passare celermente sopra tutte queste Scienze, attenendomi soltanto alle principali, le più generalmente conosciute, e praticate dagli uomini, tacendo le tante altre che già accessoriamente o direttamente possono tutte essere comprese nella Categoria di quelle medesime da noi già menzionate, siccome coloro che sono sufficientemente versati nelle medesime possono rilevarlo agevolmente in tutta l'estensione. Ho stimato, per altro, quì prescindere dall'Eloquenza, la quale sebbene utile sia per se stessa, qualche volta necessaria, e sempre amena, ed istruttiva, non tanto essa non fu mai riconosciuta da' dotti come scienza, ma solo semplicemente come arte.
[(28)] Qualunque male da cui sono gli uomini tormentati, e oppressi non trae, per l'ordinario, sorgente che dalla sola ignoranza; essa forma il terribile supplizio de' suoi fautori medesimi e quale mortifero Contagio infetta, e distrugge tutto ciò che ne comunica; quindi se un tale venefico malore noi possiamo giugnere ad aumentare dal Consorzio degli uomini, possiamo inoltre essere presso che garantiti di avere dissipato ancora ogni germe funesto del male morale; in certa guisa niente di meno del fisico pericoloso per il genere umano. L'ignoranza, come giudiziosamente lo rimarca il Sidney, non solo trascina le intere azioni entro il baratro de' vizj più degni di abominio, ma estingue del tutto in esse parimenti per sino qualunque sentimento di equità, di umanità, di onore: cosa è quello mai che l'ignorante desidera coll'avidità la più irrequieta? Che l'uomo diventando inferiore di se medesimo sia superstizioso, e assurdo: cosa è mai ciò che il più esso teme? Si è che l'uomo sviluppi il suo spirito, e illumini la propria sua ragione; di qui è che i più ignoranti sono, senza contraddizione i più brutali ed i più spietati: chi si mostrò nelle guerre decorse il più tiranno, ed il più sanguinario di tutti i popoli? L'ignorante e il barbaro Portoghese; esso recideva trucemente il naso, e le orecchie egli sventurati prigionieri che aveano l'infortunio di cadere fra le loro mani; e quanti altri autentici esempi di medesimo valore non concorrerebbero a confermare queste verità, se arrestare io non sentissi la mia penna dall'orrore nel riportarli!
[(29)] Chi potrebbe calcolare, se non al certo, almeno al verosimile, il giusto numero di secoli consecutivi, durante i quali noi ci siamo straziati mostruosamente per contendere alla natura il suo incontestabile potere, ovvero per sostenere delle mistiche favole, e delle sacre chimere, che gl'insensati apologisti dell'ignoranza mettevano in campo ad ogni istante adombrate dall'orpello seducente di simulata religione? Questa pratica brutale non è ancora interamente distrutta; essa è soltanto indebolita; le traccie malefiche, pur troppo, rimangono tutta via intatte fra gli esseri umani, ed è la sola truce maniera di eseguirla che ritrovasi unicamente cambiata.
Dopo che per uno spazio incommensurabile di tempo si vide scorrere ovunque a lunghi, e perenni ruscelli il sangue umano apparentemente in onore, in gloria, e per la difesa della verità, si fosse almeno pervenuti a crederla, o a distinguerne il sembiante in tutta la sua integra purità! Ma ciò era in fatti per viemaggiormente consolidare, e propalare l'errore, per cimentare l'ignoranza, e il fanatismo, ed affine di procurare loro il punto d'indestruttibilità a cui desse anelevano d'accordo colla più tormentosa impazienza; ciò che riuscì eglino infine, molto agevole di conseguire, mentre, siccome pensa giustamente Pascal: jamais, dic'egli, on ne fait le mal si pleinment, & si gaiement, que quant ou le fait par un faux principe de coscience. Pens. 38.
Ma l'illusione finalmente cessa, e si svanisce quando più non ha la menzogna per suo Centrale punto di appoggio, nè la criminosa ignoranza per servirgli di rilievo; ed è allora che l'esimia verità sbalza, per così dire, agli occhi nostri in tutto il suo più fulgido splendore: potessimo almeno rimirare questo prodigio edificante a' nostri giorni!