Cap. V.
La Riforma dell'educazione è talmente relativa, ed accessoria alla Rigenerazione del Culto che proclamata quest'ultima con successo noi vedremo quella immediatamente risultarne
Se il felice sentiere della verità fosse stato quello persino dall'origine del mondo unicamente praticato, e battuto, e che di una in altra generazione gli esseri umani vi avessero fatti de' solidi, e durevoli progressi, ma senza divagarsi però nelle tortuose regioni delle chimere, il sacro codice della Religione non meno che l'Istoria delle scienze sarebbero entrambe oggi per noi gl'infallibili monumenti della ragione; essi tramanderebbero insieme la luce la più nitida, e la più sfavillante, e nell'una, e nell'altra vi ritroverebbero gli uomini con sicurezza la scorta indefettibile della condotta loro della loro vita, tanto nella speculazione, quanto nella pratica, e attualmente si sarebbe ormai raggiunto il positivo disegno commendevole a cui esse tendono, d'accordo, per la felicità universale del genere umano; cioè, di avere sopra ogni specie di soggetto quella precisa certezza della quale possono, e le une, e le altre essere suscettibili: comme le bon usage des sciences, riflette un pensatore moderno, affermit en nous le penchant qui non porte au bien, de même notre amour pour la verité augmente aussi les lumières dont nous avons besoin pour la defendre [(30)].
Riguardandole sotto un simile punto visuale, niente al certo è più eccelso, più ammirabile, nè più adeguato a costituire la solida gloria, e la delizia dell'uomo quanto lo è la religione alla chiara purità da noi fin quì ridotta, quanto lo sono le scienze, quelle meramente utili, e necessarie alla condizione degli enti ragionevoli [(31)]; ma da quanto questa progenie cominciò ad abbandonarsi ciecamente a' prestigi del fanatismo, dal momento fatale in cui si lasciò essa ferocemente predominare dall'ambizione, dall'errore; gli smarrimenti tennero le veci dell'una, le passioni degradanti formarono lo scopo essenziale dell'altro. Quale soggetto di sensibile stupore non avrà dovuto mai recare ad una mente illuminata di vedere le innumerabili pratiche informi, palliate sotto il nome illusorio di Religione, che dal troppo credulo Popolo d'Israel professavasi fino ad ora, e la mostruosa educazione che conferivasi, dopo tanti secoli, agli sventurati rampolli di questa Nazione? Quanto era essa mai opposta a quella che riceveva già questo medesimo popolo ne' tempi andati [(32)]! Quale orrore di osservare le turbe immense de' fautori dell'una sostenere a gran forza i loro mistici travviamenti e lo sciame spregevole de' partigiani dell'altra quali forsennati garrire contro chiunque opporre si volesse all'ignoranza loro a' corrotti ammaestramenti? Non è appunto così che l'età decrepita del mondo non differisce dall'infanzia di esso relativamente all'ebreo nato in certi climi, che per mezzo della superstizione, dell'ignoranza? Incongruenze sì enormi non sembrerebbero fatte espressamente per confondere gli spiriti, renderli alieni dall'edificante Religione, dalla proficua coltura delle scienze, piuttosto che ad alimentare ne' medesimi una vera tendenza verso di quella, ed una decisa propensione per questa [(33)]?
O uomini! o illusa progenie d'Israel! o miei fratelli! Scuotiamoci una volta per sempre da sì torpido letargo; quando mai c'indurremo finalmente ad abjurare quegli errori umilianti imbevuti nella prima educazione che tanto ci degrada? Quando arriveremo a distruggere ancora que' venefici elementi che l'ignoranza, e il fanatismo c'insinuarono un giorno, e che formeranno eternamente l'ostacolo funesto insuperabile a' felici progressi della nostra abbacinata ragione? Proclamiamo, per tanto la riforma universale de' Costumi con quel successo medesimo avventuroso con cui già quella opportunamente proclamammo della stravagante credenza de' tempi andati; usciamo dall'abisso dell'ignoranza di ciò che più dovremmo interessarci di conoscere, in cui gli ammalianti prestigj di una supposta Religione ci aveano immersi, e sgravati allora da que' Ceppi crudeli che ci tenevano avvinti, noi potremo fissare con successo un nuovo metodo di educazione morale, capace a distruggere quegli automati, che l'antico fatalmente produsse, ed ovvio, nel tempo stesso a rigenerare de' Cittadini illuminati degni del sovrano eccelso che gli governa, utili alla patria che vide nascerli, e ne' quali essa ripone onninamente la più solida sua felicità [(34)].
Per altro, dissimulare non posso in alcun modo che le indagini che io mi sono proposto esigono, senza dubbio, una discussione analitica, e profonda, ed in faccia alla generalità degli uomini ogni esame di tale natura mirasi riuscire per l'ordinario annojante oltremodo, e disgustoso: ma è egli mai possibile di spargere degli ornati che dilettino sopra de' soggetti cotanto gravi, ed importanti? Comunque sia, io non iscrivo già per gli uomini di genio, pe' filosofi abituati al raziocinio, ed alle fatiche della mente; da questi non esigo (come ho altra volta fermamente protestato) che il loro Compatimento; io mi prefiggo soltanto d'illuminare l'idiota, l'uomo ignorante che incapace di profonda riflessione, si disgusta facilmente di ogni soggetto che la richiede, e pago esso resta unicamente di ciò che intende dagli altri, abituati al pari di esso a confondere la menzogna colla verità, e ad ammettere alla rinfusa tutto ciò che si ebbe un interesse di fare con violenza entrare nelle loro teste [(35)]; e l'esperienza, che rare volte inganna, mi ha, pur troppo, infinite volte convinto ch'egli è sopra tutto nel grembo dell'Israelismo che queste macchine umane sono il più agevolmente reperibili, più di ogni altro luogo partitamente in Italia.
Ma ciò nulla di meno poco importa, l'assunto non è sì arduo ad intraprendere quale immaginare si potrebbe, nè la pena tanto eccessivamente malagevole a soffrirsi: ma prima di ogni altra cosa diffinire ci è duopo, cosa intendere mai dobbiamo per religione. Altro questa certamente non è che l'esatta pratica di doveri che vincolano l'uomo al suo Creatore, ed il pubblico esercizio di quelli che in complesso denominasi culto si riduce alla Cognizione, ed all'adorazione di quest'Essere Supremo, che è lo stesso che dire, avere delle idee nette della sua Divina onnipotenza, e de' di lui ineffabili attributi, amarlo, confidarvisi, temerlo, e modellare, infine, sulla sua eterna volontà tutte le nostre morali, e religiose azioni: or, come mai l'uomo potrebbe compiere tutto ciò esattamente, senza l'immediato soccorso della propria sua Ragione [(36)]?
Proseguiamo ancora: a che mai si ridurrebbe il Culto che prestato fosse all'onnipossente da una ragione imbevuta di que' tanti venefici principj che per reiterate volte riprovammo, allora quando ci emerse di parlare di coltura, di talenti, e di religione? A quali massime perniciose non abbiamo veduto noi soggiogato l'ebreo più di una volta, nelle pratiche stravaganti del suo Culto antico; quali venefici elementi noi lo vedemmo imbeversi ancora nella sua depravata educazione morale? Dal che può illativamente dedursi quale prossima analogia esista fra l'esercizio del vero Culto, e lo sviluppo della Ragione, di maniera che si comprende ad evidenza, come la riforma dell'una sia in ragione diretta della riforma dell'altro, ed ad un tempo ci fa con eguale chiarezza conoscere, che se la prima è necessaria, urgentissima è la seconda; e restiamo pure convinti senza difficoltà che non v'ha solo che l'uomo saggiamente educato il quale possa conoscere a perfezione l'esimio prezzo di una tersa, e consolante religione, siccome è incontrovertibile ancora che questa senza l'educazione diventa una follia, ed una mostruosa infermità dell'intelletto; per maggiormente comprovarlo anche una volta, io ne attesto la Religione che veggiamo praticare specialmente all'ebreo Italiano, al Polacco, all'orientale, può essere quella giammai più opposta al vero Culto che rendere dobbiamo al sommo autore dell'Esser nostro, più avversa allo spirito integro che dee essergli di guida? È essa da mettersi a livello coll'eccelsa Religione professata da' Maimonidi, dagli Abravanel, da' Menasse Ben Israel, da' Mendelshon, e da molti altri, che formeranno l'ammirazione de' secoli avvenire, come lo furono dell'età in cui vissero e che tanto poco si curano i recenti Israeliti d'imitare. Frema pure ogni anima profana nel mirare il solo filosofo depositario del puro inalterabile Culto che gli enti ragionevoli debbono prestare all'eterno creatore della ragione; io frattanto non cesserò di ripetere mille volte ancora che al solo filosofo appartiene superiormente di conoscere le divine perfezioni, e com'egli è il solo a sentire la necessità, ed il dovere di apprezzarle, di venerarle, così è che ad esso, e non ad altri spetta l'alta benemerita ingerenza d'instruirne anche la specie, malgrado che da questa vedasi lanciare sovente per guiderdone delle fraterne sue Cure il dardo micidiale della reproba superstizione contro di esso (quale pur troppo è regolarmente l'unica mercede che l'esimia filosofia ottiene dall'uomo ingrato). Il sano filosofo, per che dell'esistenza indelebile di un Dio intimamente convinto, e persuaso dell'urgente necessità di dovergli rendere un culto semplice, veridico, e perfetto, invariabile nel suo credere, circospetta nell'osservare, e nell'ammettere sempre riserbato, e costante [(37)]; lungi dal fomentare la superstizione la detesta, ne misura l'abominio alla società de' suoi simili dimostrandola come ingiuriosa oltremodo alla Divinità che adora, ed abbandonato a contemplare negli esseri creati la feconda inesauribile mano dell'onnipossente vivo conserva in se medesima ed inspira nell'animo degli altri l'amore, il rispetto, e la riconoscenza verso di esso, dove in massima consiste l'ingenuo e il vero Culto che gli si compete: è desso quello che dall'ordine incommutabile con cui osserva dirigersi l'universo con tutti gli esseri che lo compongono, riconosce una sovrana Provvidenza che gli regola, egli sostiene siccome dall'armonia stupenda inalterabile degli astri, dall'ordine costante della reciproca loro ligagione dalla periodica rivoluzione de' giorni, delle notti, delle stagioni, degli anni; dalla mutua concatenazione delle cause cogli effetti, e di queste con quelle, dalla vegetazione delle piante, dall'organizzazione degli animali di ogni specie, dall'uniforme varietà de' differenti fenomeni della natura, che ad ogni istante ci si offrono allo sguardo, non può esso di tutto ciò non riconoscere l'opifice sommo, il Conservatore, l'arbitro padrone. Ripieno il filosofo a tali edificanti riflessi[oni] di stupore, e di ammirazione, rapito il fautore delle Scienze da un estasi quasi divina, dopo di avere in darno ricercato ovunque, fra tutti gli oggetti che lo circondano quella solida felicità presso la quale esso anela, e niente ritrovando in questo profugo domicilio che possa rendere quanto è duopo soddisfatte le sue brame, esso consacrasi onninamente all'adorazione di questo Opifice immenso che tutto regge, e dispone con imperscrutabile Consiglio, e formandosi esso, in fine, un sistema sacro, e infallibile di tutte queste incommutabili verità eterne, lo stabilisce come per base inconcussa di quel Culto Divino che si prefigge di rendere con verità, con sentimento, e con candore al Creatore supremo de' Cieli, e della terra [(38)].
Or se tali principj solidi, e inoppugnabili sono ad esuberanza efficaci per formare la pura edificante religione del filosofo, per che non potrebbero essi del pari essere idonei a costituire quella dell'intero popolo d'Israel? E quali più sani, più eccelsi, e più invariabili motivi di religione può alcuno idearsi mai, che debba credersi di questa più favorita, e più accetta dal Dio di verità, utile a coloro che la professano con animo integro, ed oltremodo vantaggiosa alla società degli esseri umani? Ma d'altronde, con quale fondamento presumere di potere giugnere ad imprimere, con successo, una pratica di Culto sì Divino, e sì ammirevole, senza le debite preparazioni che possono direttamente condurvici, vale a dire, senza un profondo accurato studio della morale, e della scienza importantissima dell'educazione [(39)]?
E a chi mai affideremo noi con qualche lusinghiera speranza, un intrapresa sì ardua, e sì delicata, se non è a quegl'individui, che arbitri del Cuore, della volontà, e delle azioni de' popoli seppero acquistare un ascendente tale sopra de' medesimi da farli risolvere, pensare, e forse ancora gestire a loro talento [(40)]? O ministri de' culti! O Rabbini dell'Israelismo! Dunque a voi soli, si unicamente a voi un ministero sì eccelso, e più di ogni altro importante dal popolo d'Israel restavi affidato; ma cominciare frattanto vi è duopo dal rinunziare perpetuamente voi stessi i primi alle vostre chimere, alle vostre insulse querele; relegate per sempre nelle tenebrose regioni dell'obblio quelle mistiche allegorie, quelle bizzarre cerimonie, che se di qualche validità sarebbero forse nella primitiva infanzia dell'ebraismo, oggi che questo è ormai fatto adulto, convenire più non gli possono in verun modo; studiatevi di meritare debitamente il tuono, i diritti, e il grado che pretendete arrogarvi in faccia di esso, predicandogli le virtù realmente utili, e sociali, distruggendo gli abusi di questo Popolo, e riformando ad un tempo medesimo la sua educazione morale, e i suoi Costumi ed in vece di empiergli lo spirito di futili controversie, che ad altro non tendono che a vieppiù farlo smarrire dall'ameno sentiere della verità [(41)], rendet[evi] gli apologisti del buon senso, ed i zelanti difensori della ragione; in tale commendevole foggia procedendo, voi sarete l'onore del vostro popolo, come lo furono già ne' tempi andati coloro che Rabbini essendo, e filosofi insieme, sapevano essere gli uni colle mire, lo spirito, ed i talenti degli altri, meritando ad un tempo i riguardi, e la considerazione di tutti i civilizzati popoli dell'universo.
[(30)] I filosofi sono tutti concordi nell'asserire, che l'uomo ritrova sempre in se medesimo i mezzi pronti, ed efficaci per conoscere la verità; ciò potrebbe essere anche vero, mentre quanto sarebbe mai deplorabile lo stato di un ente ragionevole, s'egli non avesse assolutamente qualche sicuro mezzo con cui separare la menzogna dalle verità le più utili, e le più evidenti? I bruti sarebbero di esso molto più felici, poichè quelli almeno ritrovano nel loro naturale istinto delle risorse, che la stessa ragione non ha giammai fino ad ora somministrata agli uomini: ma quando questi mezzi sono paralizzati da noi, o che carpiti ci vengono dagli altri, come sperare di riuscirci in così ardua impresa? In vano potremo noi sperarlo, con fondamento fino a tanto che gli uomini suscettibili di pensiero, e capaci di ragione, invece di cercare di nuocersi mutuamente, a distruggersi l'un l'altro per difendere, o sostenere delle follie, non delibereranno d'accordo di riunire i loro sforzi per combattere l'errore, e per cercare la verità, e sopra tutto, per annientare dalla terra i pregiudizj di cui tutti gli esseri umani soffrono il egual grado, e gli stessi accaniti fautori de' medesimi finiscono o tosto, o tardi, coll'essere le vittime, senza scampo.
[(31)] Siccome la Religione che ha per base la purità nelle sue massime, la semplicità ne' suoi dogmi, e la chiarezza nelle sue induzioni, esente da quelle cerimonie abusive che ne adombrano i veri pregj, quale l'abbiamo noi radicalmente sistemata, forma il più solido conforto di coloro che la professano, così le scienze coltivate con metodo, e saggezza, sono di un pronto efficace soccorso all'anima umana per liberarla dalle truci catene de' suoi inveterati pregiudizj, e per sanarla da que' ridicoli micidiali terrori, che questi pregiudizj medesimi gl'inspirano a danno irreparabile della propria sua ragione.
[(32)] L'educazione de' fanciulli presso gli ebrei antichi sembra esser stata presso che uniforme a quella praticata generalmente dagli Egizj, e da' Greci dell'antichità (ved. Plat. De Repub. 2. & 3.). Essi formavano il loro Corpo colla fatica, e con gli esercizj, e lo spirito con la musica. La fortezza, e l'agilità del Corpo erano da questi popoli considerati come gli oggetti i più fondamentali dell'educazione de' loro propri figli; ed i Greci in particolare le ridussero entrambe in arte che denominarono Ginnastica, per che si esercitavano ignudi; e Ginnasii chiamarono i luoghi ne' quali questi esercizj si facevano.
[(33)] Se non meno in Religione che in coltura di talenti, tutto è pur troppo contraddittorio a' nostri tempi, quale meraviglia, se cotanto frequente mirasi fra noi prendere le pratiche le più ridicole, e le più assurde cerimonie per altrettanti dogmi sacri di religione, e se l'educazione della nostra gioventù, sì depravata, e stravagante, non è ad altro capace che a farne degli esseri torpidi, e macchinali, senza speranza d'instruirli, e d'illuminarli sopra ciò che più importa loro di conoscere, di acquistare? Tale sarà mai sempre il destino infausto di quella, e l'esito infelice di questa, intanto che non faremo servire l'una di appoggio infallibile all'altra, ed entrambe promiscuamente regolate sopra un sistema del tutto differente da quello praticato da noi fino al presente.
[(34)] In tanto che le nazioni (come lo riflette sensatamente Hume) non giugneranno a perfezionare la ragione umana, in darno si lusingheranno di rendere perfetti i loro sistemi religiosi, di megliorare le loro Leggi, e di ristabilire la loro politica. Infatti in un paese dove scarseggiano gli uomini distinti nelle scienze, e nelle Lettere, non vi può essere certamente nè gran politici, nè periti Capitani. D'altronde come persuadersi che un popolo il quale non sa l'arte di scrivere, nè quella di ragionare possa giammai stabilirsi ottime Leggi, e liberarsi, ad un tempo, dal giogo crudele di quella detestabile superstizione, che forma l'eterna ignominia de' secoli? L'esempio memorabile di tanti Legislatori filosofi, provano a sufficienza quanto i progressi della ragione possono contribuire alla felicità pubblica delle nazioni.
[(35)] C'est le propre de l'abitude de changer la face des choses, dice Boulanger (Pens. diver. T. 8. C. 24) les hommes se familiarisent peu à peu avec ce qui les revoltait d'abord; le tems parvient à confondre la mensonge & la veritè; les faussetés les plus demontrées finissent par devenir des faits indubitables pour les ignorants & les paresseux qui font par tout le plus grand nombre. Infatti quando l'errore, o l'impostura ha durato per lungo tempo sopra la terra, acquista una solidità che niuna causa può rimuovere; ciò che molte persone hanno fermamente creduto per vari secoli, pare avere de' fondamenti reali, e tutto l'aspetto di probabilità. Allorchè una volta le traccie dell'impostura sono state cancellate dal tempo riesce più difficile di rinvenirle; ed è così che quasi tutti gli uomini ritrovano più agevole di appigliarsene all'opinione ricevuta che di ricercare penosamente ciò ch'essi dovrebbero pensare.
Ecco le vere genuine cagioni dell'indolenza che gli uomini dimostrano generalmente tutte le volte che trattasi di rendere conto a se stessi de' motivi delle loro opinioni, specialmente tradizionali, essi restano paghi di seguitare il torrente comune. D'altronde, quando il pregiudizio è sostenuto dalla forza, (come lo pensa un politico filosofo) e diventa necessario agl'interessi di un Corpo potente, si rende assai pericoloso di combattere e pochi individui hanno il coraggio di reclamare contro le menzogne che tutto il mondo approva, e che l'autorità sostiene con impegno. Inoltre l'errore quando è abitualmente inveterato passa per verità, e diventa, in mente di coloro che ci si abbandonano, tanto dilettevole com'essa. Noi tenghiamo a' nostri vizi, ed a' nostri pregiudizj; le virtù, e le opinioni che loro sono opposte, ci appariscono ridicole, o dispiacevoli: sono queste disposizioni inerenti alla specie umana, [e le] quali fanno che le nazioni s'identificano a poco a poco colle opinioni le più stravaganti, colle fa[vo]le le più ridicole, e co' più assurdi sistemi.
[(36)] Eh! che? È egli mai possibile, esclama Bolingbroek che il Dio dell'universo non possa mai essere da' popoli adorato che pel gran Lama, per Mosè, pel Pontefice Romano, per Maometto, senza che alcuno vi sia, nell'immensa folla di questi adoratori, capace di conoscerlo, amarlo, adorarlo in forza della propria sua ragione? Una sì strana procedura, aggiugn'egli, a cui la massima parte degli uomini lasciasi trascinare sull'assunto primario, e il più importante per la felicità di questa Specie, non parrebbe concorrere a dimostrare essere la medesima composta di macchine animate, l'istinto limitato delle quali non oltrepassa i momenti presenti?
Tale era l'inconseguente pensiere di Bolingbrock ma quest'Inglese era deista, ed il di lui sistema non potea dettargli de' principi differenti: noi però che abbiamo la sorte di appartenere ad una credenza vera, infallibile, e divina facciamo servire la ragione di appoggio alla rivelazione, col mezzo della quale reputiamo un dovere di conoscere, obbedire, e adorare l'infinito autore della natura.
[(37)] Alcuni si fecero bizzarramente ad opinare che tutto ciò che era al di sopra dell'umana percezione riuscendo di sua natura propriamente inintelligibile, dovea essere per tanto riguardato come inutile, o assurdo, e che per conseguenza l'ignoranza, o il disprezzo delle scienze che illuminano, sosterrebbe le veci del sapere. Quale insania!
Se la credulità cieca, dice Charron (Trait. de la Sagesse, T. III.) è una debolezza che degrada la ragione, la prevenzione precipitata che condanna è un ingiustizia che la sana filosofia abomina, e disprezza; il saggio non crede, e non giudica di veruna cosa temerariamente senza esame; esso cerca d'illuminarsi e su' pensieri, e sulle cose, e s'egli si risolve di svelare l'orrido bandello che l'autorità, e l'educazione avevano tenacemente attaccato sopra i suoi occhi per sino dalla sua più tenera infanzia, ciò non dee essere veramente, che per meglio scorgere da vicino le insidie proditorie della menzogna, e liberarsene con felice successo; ed affine di potere camminare più sicuramente all'eterno lucore della verità, del buon senso, della ragione.
[(38)] Non è già come lo pensano assurdamente alcuni che l'uomo diventi incredulo appena comincia esso a contrarre l'abitudine del raziocinio; egli tale non diventa che unicamente delle orride follie che il fanatismo aggiugne sovente alla sana Religione, che la rende contraria a tutti i principj del buon senso, e che porta un colorito di menzogna in fronte di tutte le nozioni che la teologia ci trasmette come sacre, ed essenziali. Quindi l'uomo illuminato rigetta soltanto quella credenza ributtante fabbricata dall'ignoranza, sostenuta dall'illusione, e propalata dalle chimere, per che riconosce sensibilmente che questa lungi dal rendere gli uomini più saggi, e più felici è la sorgente inesauribile de' più gran disordini, e delle calamità permanenti di cui l'umana specie è afflitta; ed esso prende solo ad impugnare la difesa di quella Religione che ha per sua base la nuda verità, per suo scopo la ragione, per sua guida la tolleranza; vi si attacca, e dichiarasene fautore, bene convinto intimamente essere questa l'unica edificante Religione accetta all'Essere Supremo, e capace di rendere al grado Sommo felice gli osservanti che vi si consacrano con un Cuore integro, con un animo scevro da pregiudizj, e con uno spirito suscettibile di lumi, di Coltura, e disinganno.
[(39)] Ogni uomo di cui lo spirito si abbandona interamente alla riflessione, dice un pensatore anonimo, non può a meno di conoscere i suoi propri doveri di scoprire i rapporti esistenti fra Dio, e lui, e quelli che vincolano esso co' suoi simili, di meditare la sua natura, d'investigare i suoi bisogni, e d'istruirsi di tutto ciò ch'esso dee agli esseri contribuenti alla di lui felicità. Si fatte riflessioni conducono direttamente alla vera cognizione della morale cotanto urgente per gl'individui che vivono in società, ed una scienza tale non si acquista che mediante il solo studio dell'uomo, e de' rapporti suoi: celui qui ne réflechit point parlui même (aggiugne l'anonimo citato) ne connoit point la vraie morale & marche d'un par peu sûr dans le chemin de la vertu.
In fatti è col chiarore dell'evidenza troppo ben riconosciuto, che gli uomini tanto ragionano meno, tanto più il loro Culto è imperfetto, e più sono incapaci di virtuose azioni; gl'individui de' quali si compone la classe infima del popolo sono, per l'ordinario, i più stupidi religionarj non solo, ma sovente riuscire si mirano ancora i più perversi degli uomini, per che sono quelli che ragionano il meno.
[(40)] La cieca sommissione che ovunque hanno mostrato presso che tutti i popoli della terra per i respettivi Ministri de' loro Culti, fu sempre mai il patrimonio di questo Ceto, il quale non lasciò in verun tempo sfuggire l'opportunità di profittarne, onde acquistare sull'animo di quelli un ascendente assoluto fino a persuaderli non esistere per essi altra regola di Condotta, che quella che piaceva a' medesimi d'indicare loro. Certamente se questo loro ascendente avesse avuto per disegno di megliorare la condizione di coloro su' quali avevano essi diramato il loro aggravante dominio, il giogo che da quelli era imposto, sarebbe loro riuscito alquanto più soffribile; ma sotto pretesti d'instruire, e d'illuminare gli uomini, esso non si è mai aggirato che a ritenerli propriamente nell'ignoranza, a togliere loro il desiderio di conoscere gli oggetti che gl'interessano il più, ad insinuare loro un avversione fin anche per la verità, da quando essa non si accorda colle opinioni che questo ceto pretende di avvalorare fra i mortali. E pur troppo così che tutto concorre a rendere i popoli devoti, ma tutto si oppone altresì a ciò che essi sieno umani, ragionevoli, e virtuosi. Non si potrà egli mai fare accordare la religione co' lumi dello spirito, colla virtù, e col buon senso? Da voi soli o ministri di altari l'umana specie attende con la più avida impazienza questo bene.
[(41)] Noi abbiamo già dimostrato altrove che gli ebrei non mancano di eruditi autori, e di ottimi instruttive produzioni dove potrebbero essi attignere, con successo, le più chiare nozioni di virtù, di coltura, e di buon senso; ma l'uso riprovabile sembra che abbia oggi fatalmente prevaluto a fare loro preferire le opere nelle quali le insulse inutili questioni, le prolisse controversie occupano la più estesa parte, ed è da queste che follemente pretendesi attignere que' sani principj di cui hanno essi tanto urgente bisogno; in vano ci lusingheremo noi di vedere consolidarsi una riforma durabile nell'educazione, e ne' Costumi del Popolo Ebreo, fino a tanto che coloro destinati a conferire l'una, e dimostrare la necessità degli altri, adotteranno de' metodi tutt'affatto contrarj per pervenirvi.