Cap. VI.
Metodo indispensabile per sistemare solidamente le teorie sulle quali erigere si potrebbe un nuovo piano interessante di scientifica educazione universale.
Le indagini accurate da noi fatte fino al presente, relativamente all'educazione, non ebbero altro scopo che dimostrarci in chiari sensi, che di tutti i metodi di educazione morale praticati fino ad ora, il più inutile per l'uomo, e sovente ancora il più pericoloso per i fanciulli ebrei in particolare, dovette, senza dubbio essere quello che adottavasi nel conferirla in Italia dopo alcuni secoli. Noi rimarcammo, inoltre, come tutti i flagello dello spirito, sia dalla parte della religiosa superstizione di cui essi erano imbevuti, sia da quella di una depravata educazione ch'era loro insinuata, assalivano quegli sventurati innocenti fino dalla culla, per quindi riprodursi nelle scuole un giorno, e soggiogare la gioventù dopo di avere dannevolmente ingannata l'infanzia. È ben tardi per fare gustare all'uomo i melliflui frutti dello spirito, da quando gli errori, e le debolezze, con cui si tenta di corromperlo, ne hanno già profondamente radicati vizj letali, e fattone pullulare i germogli funesti. L'uomo saggio, il viaggiatore istruito sdegnati da si detestabile abuso, rappresentandolo come un assassinio civile, fremevano entrambi di orrore al solo considerarne i malefici effetti; attualmente più essi non vi pensano senza deridersene, vedendo oggi gli assurdi passare in abituale consuetudine, ed io me ne dileggio con essi, benchè non senza qualche interno rincrescimento; io che nato nel seno di quella stessa religione, educato, e vissuto sempre fra i suoi abitatori, ebbi adito sovente di verificare, con positiva certezza i dati esposti, e di esperimentarne, in un tempo medesimo, in ogni parte i perniciosi effetti.
Ma io inerisco a giudicare niente di meno che l'antidoto a questo gran male non opererà facilmente e lascerà per lungo tempo le traccie della sua venefica infezione. I mali dello spirito saranno mai sempre i più lenti e i più difficili a guarire, specialmente se dessi trassero sorgente dagli usi e dalle massime palliate con viluppo seducente della Religione, e profondamente inveterate [(42)].
Una gran parte delle nostre vaghe, ed opime contrade fornisce attualmente uno spettacolo penetrante e pare che somministri delle speranze fondate; ma vi è motivo sufficiente ancora da temere l'influenza fatale delle pessime abitudini, e la debole attività delle conferite Istruzioni. Se l'Italiano specialmente non lasciasi guidare per se stesso dalla convinzione felice di cui esso ha estremo bisogno; s'egli non tenta di ogni mezzo possibile per procurarsela, egli ondeggerà ben tosto in un pelagio d'incertezze, che dovrà un giorno esporlo, senza scampo, a tutti i disordini immaginabili, e la minima sventura che gli potrà soppraggiugnere sarà quella di risentire i timori, i rincrescimenti, e le debolezze di un essere sfuggito piuttosto, per qualche breve istante al baratro infernale della superstizione, dell'ignoranza, che nato per la coltura dello spirito, e per gustare le soavi delizie delle scienze: C'est l'éducation (dice G. G. Rousseau) nel suo Emilio) qui doit donner aux ames la forme qui leur convient dans les société, & diriger tellement leur opinions, qui elles soient sages par inclination, par passion, par necessité.
Questa è una verità che noi dobbiamo fare intendere sensibilmente agli ebrei italiani in particolare, i quali sebbene appariscano cotanto proclivi agli smarrimenti della ragione, per altro, confessare dobbiamo ch'essi non mancano di quella dose d'acume necessaria per distinguere i pregj, ed i vantaggi; noi dobbiamo ispirargliela ancora, per che i medesimi sono divenuti fino ad un certo punto amanti della novità. Ma l'esecrabile pregiudizio, l'abitudine imperiosa, e intollerante, la cieca macchinale venerazione che si ha regolarmente da' medesimi per le opinioni ricevute: questi sono gli alberi funesti che l'Italiano in generale giugne difficilmente a sradicare e intanto che i germi pestilenziali di questi alberi non saranno a gran forza diffinitivamente svelti, i rampolli venefici ripulluleranno, e si mischieranno agli arboscelli che loro si farà con tante sostituiti [(43)].
Ecco dunque, in breve, quale dovrà essere lo scopo primario, ed essenziale che ora tento prefiggermi; ecco il solo punto centrale dove tutti i miei fraterni disegni hanno concorso lusingato dal buon esito degli altri omai fin quì tentati; sebbene io non ignori quanto ogni proposizione di riforma tanto nel Culto quanto relativamente a' Costumi sia stata sempre mai riguardata dall'ebraismo generalmente in uno de' suoi medesimi individui come una temerità punibile ad ogni riguardo [(44)]; io però, senza bilanciare sull'intrinseco valore di simile contegno, non vi oppongo frattanto che una semplice osservazione morale, ed è questa precisamente quella che allontanando dal suo spirito qualunque renitenza in contrario, mi ci fece risolutamente determinare; or se l'uomo (tali furono i miei ponderati riflessi) dee la verità unicamente alle sottili ricerche dell'uomo, che può esporla senza timore al chiaro giorno [(45)]; se la fondata cognizione di quella è sempre utile al mondo; se chiunque interessato ad illuminare gli esseri che riconosce appartenere alla sua specie, ha diritto di proporre ciò ch'esso reputa potere essere di qualche utilità per i medesimi ogni Cittadino dunque, amico de' suoi simili, ed illibato, per gli stessi imponenti motivi ha esso un diritto inappellabile di progettare alla medesima sua nazione della quale fa parte, tutto ciò ch'egli riconosce idoneo a potere contribuire alla di lei felicità permanente, e universale [(46)].
Ma senza digredire di soverchio in altre prove, o argomenti, il nuovo metodo interessante d'Istruzione morale che noi passiamo a stabilire, senza ritardo, farà più sensibilmente conoscere l'integrità delle filantropiche intenzioni, e la ferma solidità de' miei principj ad un tempo medesimo, prevenendo però non avere io rivolti i miei disegni alla parte di una coltura universale, o di una enciclopedica letteratura, nè credasi già che con tale metodo io aspiri a formare degl'individui Israeliti, o di tutti coloro, che al pari di essi ne hanno duopo estreme un consorzio di filosofi, o di genj versati in qualunque ramo di Letteratura; a me basta soltanto di potere somministrare con esso il mezzo più agevole onde accrescere il numero degli uomini saggi, utili alla patria, e illuminati, facendo loro conoscere ancora quanto le sublimi cognizioni riescano vantaggiose, e necessarie a tutta la specie umana a cui non mancano certamente abbondanti risorse in questa parte [(47)].
Entrando dunque nello sviluppo analitico del metodo in proposito, noi ne ridurremo la vera pratica alle ristrette classificazioni seguenti.
Prima; gionto sia il fanciullo all'età di 4. anni si cominci ad iniziarlo nella cognizione de' caratteri epistolari, e delle cifre arabe, e de' numeri, facendosi compitare gli uni, e calcolare le altre, e nel tempo medesimo gli si farà contrarre l'abitudine di servirsi non meno quelli di queste; notando però che da questa età potrebbe cominciare a farsi luogo ancora lo studio della Religione, il quale si dovrebbe fare consistere da principio per i fanciulli ebrei nella spiegazione, e compitazione de' Caratteri ebraici punteggiati indi a quella di alcuni brevi preci quotidiane, affinch'esso possa mettersi a portata un giorno d'intenderne il valore, e di usarvi così maggiore cautela, ed attenzione quando le recita.
Da queste prime macchinali operazioni due solidi vantaggi risultare noi vedremo; l'uno sarà quello di fare applicare i fanciulli per varie ore consecutive del giorno accostumandogli, come per gradi, a sfuggire l'ozio, ed a conoscere, per isperienza, ciò che sia per se stesso metodo, assiduità e disciplina; l'altro sarà poi quello di farci scuoprire per tempo le loro inclinazioni naturali nello sviluppo successivi delle idee che di una in altra lezione vederemo succedere in essi, onde poterli un giorno destinare a quel genere di vita a cui essi inclinano maggiormente.
Tutte queste elementari lezioni dovranno compirsi tutto al più nello spazio di un solo biennio.
Seconda; renduto che avremo il fanciullo, col mezzo di si fatte preparazioni, a sufficienza pratico di una nitida calligrafia, di un esatta aritmetica, ed intelligente di una parte dell'idioma ebraico, e del volgare gli si farà distribuire il suo tempo ora nella Spiegazione del Pentateuco, ed ora nell'esatta Cognizione della sua lingua patria, che dovrà essergli insegnata per principj; è allora che bisogna fare a poco, a poco esercitare la sua memoria, in particolare sugli elementi della morale, i quali ridotti ad altrettanti precetti si avrà cura di farglieli ripetere sì di frequente, che infine gli restino indelebili nella memoria; lavoro che per felicemente riuscirci esiga per lo meno il completo intervallo di altri due anni.
Terza; qui avrà luogo la topografia del proprio paese che si dee supporre noto già per pratica agli alunni, e quella farà introduzione alla Geografia parziale, e generale; indi la medesima darà accesso facile alle istruzioni della sfera, nel modo che questa incamminerà agli elementi della Geometria, la quale al parere di Loke, dee essere meccanica, e ridotta alle dimostrazioni solide, e materiali, e non già nè di soverchio astratte nè troppo poco contemplative; è anche oltremodo necessario d'instruirlo nell'Istoria, cominciando da quella del proprio suo paese, poscia de' limitrofi, in seguito de' più lontani, e discendere finalmente alla storia universale del mondo conosciuto.
Per altro, il tempo più opportuno sembrami questo di fare apprendere a' giovani anche le lingue viventi le più comuni quali sarebbero la francese, l'Inglese, la tedesca, e la spagnuola col soccorso dell'idioma Italiano, di cui dobbiamo a quest'ora crederli mediocremente intelligenti; e questo utile esercizio dunque appiana loro il difficile sentiere alla vasta cognizione delle così dette Lingue morte, ovvero di quelle che ora più non si parlano nel Commercio della vita. Contemporaneamente all'applicazione di questi ameni studj non debbono i fanciulli ebrei porre in abbandono, o trascurare quello importante della Religione, la Lettura, e la spiegazione de' Profeti, degli scritti che ci restano di Salomone [(48)], de' salmi di David, del patetico, ma energico, e sublime poema di Job, e di tutto ciò che resta dell'intera Mikrà; cimentandoli a fare delle ponderate osservazioni sullo stile, ed i pensieri di ognuno di questi sacri scrittori, e metterli a portata di trarne le conseguenze le più esatte, e le più giuste, e le metodiche induzioni. Tutto questo Corso, sia di uno, sia di altro ramo inserito da noi nella terza classe potrebbe, senza dubbio effettuarsi entro lo spazio di sei anni, termine in cui l'età del giovine conterebbe anni quattordici [(49)].
Quarta; il destino de' talenti comincia quì a decidersi, e l'accorto Institutore si può accignere con qualche sicurezza a calcolarvi, e a pronunziarlo; ma qui fa duopo essenzialmente di una rigorosa circospezione, affine di non ingannarsi nelle tendenze naturali de' giovani [(50)]; quì entra l'adolescenza, età nella quale succede l'intero sviluppo della ragione dei fanciulli; è ora che indagare ci è duopo la loro intima inerenza, e conforme il sentiere dove questa gli conduce, dirigere così le nostre mire, e i loro passi; ad un semplice negoziante, per esempio, è sufficiente quanto fu indicato nelle tre prime Classi, nel sacro non meno che nel profano; ma per coloro che fossero chiamati dal proprio genio a qualche professione più elevata, questo è il tempo il più opportuno di fare loro apprendere l'idioma greco, ed il latino co' precetti più semplici, e più brevi; indi si faccia loro un corso ragionato di eloquenza, di poesia, e di Mitologia per abituarli a conoscere, a leggere con profitti, ed a gustare i poeti antichi; quindi la Logica, e la metafisica succederanno alle accennate didascaliche applicazioni, e volendo procurare a' giovani alunni, che manifestassero un denso trasporto per lo studio, qualche piacevole distrazione, ora è quando si potrebbe renderli edotti de' capi d'opera di scoltura, di pittura e di disegno, siccome ancora di architettura, dove lo spirito de' medesimi troverebbe insieme utilità, e sollievo; non tacendo essere questi parimenti il tempo in cui i fanciulli ebrei che inclinano alla professione rabbinica, possono accoppiare a tutti quegli studj letterarj le lezioni misniche, e talmudiche, così pure che la cognizione de' più insigni Commentatori della scrittura Kimhi, Jarki, Maimonide, Abenesdra, Abravanel, e alcuni altri. Per compiere questo Corso di una, o di altra erudizione, noi assegneremo loro il periodo di Anni otto; ciò che farebbe due terze parti dell'adolescenza di tali fanciulli.
Quinta: l'ultima sarà questa delle classificazioni, sotto le quali abbiamo ridotta la pratica del nostro nuovo metodo di educazione universale. Ora già più non si tratta di elementari principj, nè di superficiali rudimenti; lo studente pervenuto agli anni venti due di sua età, corredato di tutte quelle amene, utili, ed interessanti cognizioni, apprese nelle tante varie Lezioni gradatamente decorse, gli uni sdegna come inutili, rigetta come spregevoli gli altri, e niente adatte ad occuparlo; aprirsi ei mira sotto il di lui passo il teatro incommensurabile dell'umana sapienza; ardito esso innoltravi allora lo sguardo indagatore, ed ampliamente ritrova di che inalzarsi sopra se stesso, e pascolare con profusione lo spirito, e il Cuore; le matematiche, l'astronomia, la fisica, la chimica; la storia naturale, l'etica razionale, purchè metodicamente coltivate, faranno dello studente uno scienziato egregio, un filosofo distinto, ed aggiugnendo a queste scienze le Instituzioni mediche, la notomia, la botanica, queste lo renderanno successivamente un perito medico teorico, ed un clinico perfetto; gli esercizi pratici, e regolari di una parte di queste scienze coll'ostetricia unite, ne faranno un abile chirurgo; inclinando esso poi alla Giurisprudenza, gli s'insegnerà il diritto Civile, e canonico, le pandette, l'arte notarile, ed una breve teorica, e pratica criminale, il tutto sul piede, e sulla formula del Codice, e delle Leggi patrie. La diplomatica, e l'economia pubblica finalmente, lo formeranno un esimio ministro di stato, un accorto, sottile, ed ottimo Governante di Città, o di Provincia.
Il vasto metodo da noi fin quì delineato non ha per iscopo che schiarircidimostrarci delle idee troppo generali, ed assai profonde sul sistema regolare da tenersi periodicamente co' fanciulli dalla prima loro infanzia fino allo stato virile in cui essi dovranno stimolati, dal proprio loro intimo declivio, eleggersi diffinitivamente una professione, o religiosa, o civile, o politica, o militare: ma questo metodo, per altro, quantunque sufficientemente vantaggioso per se stesso, ha duopo frattanto di un regolamento determinato, non meno per quanto concerne la distribuzione delle materie didascaliche, le quali debbono costituire le ingerenze analoghe spettanti ad ogni Professione, che per tutto ciò che riguarda la solida Instituzione delle scuole, i fondi necessarj, ed intangibili, per conservarle, e la congrua esatta disciplina per dirigerle, ed ordinarle.
Ecco propriamente ciò che più di ogni altr'oggetto si richiede ora necessario per giugnere felicemente al propostoci disegno, qual è quello d'imprimere nelle menti de' fanciulli ebrei, per quanto è in poter nostro, de' principj sistematici di radicata Coltura, e di scelta morale, a scapito de' moltiplici funesti pregiudizj che hanno tentato sempre, e ovunque di allontanarveli.
[(42)] A detto de' moralisti i mali dello spirito riescono tante volte per l'uomo assai più molesti delle malattie fisiche medesime, le quali sovente altro non sono che l'immediata conseguenza di quelli: quindi è per ciò chiaramente provato che la nostra infelicità nasce da' primi più che da queste; massime quando la Religione v'ha qualche influenza: noi non istiamo quasi mai con noi medesimi, non esistiamo presso che mai nel momento pressante. L'immaginazione ci tiene assiduamente sempre occupati fuori di noi, nel passato, o nell'avvenire: ecco infatti la positiva origine de' nostri mali morali; ed il più efficace rimedio che i filosofi vi assegnano si è di richiamare l'animo travviato dall'immaginazione alla sensazione fisica degli affetti. In tal guisa l'abbacinata fantasia dell'uomo ritroverà essa pure un antidoto possente contro i malefici prestigj di una supposta Religione.
[(43)] Il lungo spazio di venti anni completi di ammaestramenti scientifici, e letterari esercitati da me nelle più ragguardevoli città dell'Italia, mi hanno renduta questa verità come troppo espressamente dimostrata. Tutte le mie più accurate diligenze usate assiduamente per il progresso de' giovani di cui la prima educazione fu la più negligentata, mi riuscirono sempre inutili, e del pari sarebbero esse riuscite inconcludenti se quelli avessero avuti anche per istitutori gli stessi Quintiliano, Dalembert, Fenelon, o Condillac; gli enormi difetti che l'ignoranza crassa de' primi loro maestri, e l'apatia riprovabile de' propri loro genitori hanno fatto ad essi miseramente contrarre, riprodurre si vedrebbero incessantemente in mezzo delle salutari lezioni di questi celebri precettori nella guisa medesima che io vedea riprodursi fatalmente ad ogni istante nelle mie, senza rimedio di reprimerli, nè di allontanarli.
[(44)] Tutti coloro che hanno tentato di riformare il Culto ed i Costumi degli ebrei si sono in ogni tempo attirati l'odio, e l'anatema di questi senza speranza di riconciliazione, e finirono in ultima col desistere da un impresa, che riconoscevano del tutto inutile, e di un esito infelice, e restarne interamente segregati, come avvenne appunto alla setta de' Caraiti, allo Spinosa, ed a vari altri.
[(45)] Non si è difensore della verità, dice S. Ambrogio, se dal primo istante che ci è accordata la grazia di ravvisarla, di conoscerla non assumiamo l'impegno commendevole di propalarla fra gli uomini senza riguardovergogna, nè timore: Ille veritatis defensor esse debet qui cum recté sentit loqui non metuit nec erubescit.
Infatti qual dono funesto per l'essere umano sarebbe mai la verità, s'essa non fosse sempre buona a dirsi? Quale appannaggio superfluo riuscirebbe la ragione, se questa fosse fatta per essere cattivata, o subordinata, e non sarebbe un degradare enormemente la specie umana, volendo sostenere sì ripugnanti, e sì assurdi principj? Credere che v'ha delle verità ch'è meglio lasciare eternamente sepolte nel seno della natura, che produrle al chiaro giorno, è lo stesso che favoreggiare l'errore, la barbarie, e l'ignoranza.
[(46)] Il più leggiadro, ed il primo Drammatico dell'Italia (Metastasio) disse con sublime ingegno
Inutilmente nacque
chi sol vive a sostegno
Sia di ciò la verità, a che mai servirebbero tutte le cognizioni le più profonde, tutti i talenti ancora più elevati che potesse l'uomo d'altronde fondatamente vantare, s'egli non impiegasse gli uni ad illuminare i suoi simili, e le altre ad instruirli, e restandosene spettatore neghittoso de' loro smarrimenti non cercasse la via la più pronta e la più sicura di sottrarveli? Ce serait souvent manquer essentiellement à la société que devoir les hommes s'enfouir dans le gouffre des erreurs, sans les soustraire, & les detromper; ci lasciarono scritto i più insigni filosofi del mondo. Quindi è che io presi coraggio di porre sotto gli occhi de' miei connazionali tutto ciò che ho creduto efficace a potere contribuire al loro meglioramento, e imperturbabile, non già perchè io mi reputi il più illuminato fra quelli nè dotato di entrambi gli accennati requisiti necessarj per condurre ad ottimo fine una sì ardua impresa; questo mostruoso egoismo fu sempre mai ripugnante al mio cuore, come affatto straniere alla mia mente, ma indotto dalla sola ragione di conoscere per isperienza quanto basta i loro inveterati travviamenti a questo riguardo.
[(47)] Sono ben pochi quegli uomini, osserva ingegnosamente Elvezio, co' quali la provvida natura sia stata così tiranna di non lasciare loro la capacità conveniente di potere liberamente spiccare nell'una, ovvero nell'altra scienza. Non si può di proposito negare esservi in qualunque mente umana una certa piega, o inerenza per le cognizioni scientifiche, che con agevole maniera può essa da uno studio regolare, scortato già da solidi principj ricevere accrescimento, ed attenzione.
Quindi si può con qualche probabilità fondatamente dedurre che l'ineguaglianza di spirito, che sovente sembra di rimarcare nella varia specie degli uomini, non dipenda d'altra parte se non che o dal Governo più o meno saggio, e illuminato al quale sono sommessi, o dal clima che respirano, o dal secolo più o meno colto in cui nascono, o dall'istruttiva educazione ottima, o perniciosa che loro viene somministrata, o dalla brama più, o meno intensa che hanno essi di distinguersi nella società, o dalle idee più, o meno vaste, e feconde delle quali formano i medesimi l'oggetto principale di ogni loro studio, ed il primo luogo delle loro più assidue meditazioni. Tali sono le cause che si possono assegnare alla diversità de' progressi dell'uomo.
[(48)] Tutte le opere di Salomone pervenute oggi fino a noi si riducono alla Cantica de' Cantici, agli esempi, o proverbi, e all'eclesiaste. Ma essendo esso quale rappresentato ci viene dalla scrittura, il più scienziato di tutti gli uomini, così per grazia speciale accordatagli prodigiosamente dall'Essere Supremo, non pare verosimile che i suoi scritti si limitassero a sì poco soggetto: e infatti i Rabbini, siccome ancora i Dottori cristiani sostengono d'accordo, che avendo Salomone conseguita da Dio la scienza infusa, egli dovea essere un uomo completamente versato nella scienza universale della natura, e in quella del Cielo, e della terra; e per conseguenza esso dee avere scritto sulle piante, e le loro virtù medicinali, sulla medicina, sull'astronomia, sulla fisica, sulle matematiche, nel modo che il libro de' Re ne fa espressa menzione; ma che le infauste crisi moltiplici, alle quali soggiacque il Popolo ebreo durante la serie complicata de' secoli decorsi da questo monarca fino al presente, avranno senza dubbio, fatto smarrire quelle utili, ed interessanti produzioni. Essi gli attribuiscono ancora l'arte di espellere i de[mo]nj, in maniera c'essi più non ritornassero fra gli uomini; e Flavio rapporta (antich. Lib. VIII. Cap. II p. 257) che un certo nomato Ezechiello cacciava i demoni alla presenza di Vespasiano, col mezzo di una radica che diceva indicata dallo stesso Salomone per tal effetto; esso recitava in seguito i sortilegj immaginati da questo Principe, e il demonio più allora non compariva; e così che sedotti da questo pregiudizio gli ebrei, ed i cristiani gli attribuiscono la clavicola, dove sono contenuti i segreti di questa grand arte cabalistica.
[(49)] Recherà forse ad alcuni stupore, come pervenuti alla terza classe, io non abbia fatto ancora menzione di sorte alcuna dello studio, e dell'applicazione della lingua greca, e latina, dopo di avere insinuato quello delle lingue dotte. Questo silenzio non dee già ripetersi per che io consideri tale applicazione come inutile, o indifferente; ma per che io la riguardo avanti l'indicata età presso che del tutto sterile, inconseguente, e per lo più di un incerto successo, massime col metodo lunghissimo, e tormentoso, che a scapito della gioventù si tiene attualmente per insegnarle nelle scuole dell'Italia; a quale disegno di fare stancare miseramente un debile fanciullo i tre o quattro cinque o sei migliori anni della sua età verdeggiante sullo studio di due Lingue, che non giugne in verun tempo a possedere a perfezione (e se gli esempi in contrario ve n'ha, questi si annoverano a dito) sia per che mancagli l'esercizio per poterle familiarmente coltivare nel Commercio della società, sia per l'indole della costruzione delle medesime e specialmente dell'ultima sì vasta, e sì complicata che adattabile non è a verun altra? Questa penosa applicazione noi abbiamo dunque stimato stimato dunque opportuno riserbarla all'età dell'adolescenza, come la più capace a ritenere, e la meno sensibile a soffrire.
[(50)] Se le determinazioni alle quali appigliasi, per l'ordinario, un fanciullo dipendono talvolta dal proprio genio, e da quel recondito declivio che in esso infonde la natura, quelle procedono frequentemente dall'arbitraria volontà de' propri genitori che prescrivono fortuitamente i destini de' loro figli, avanti ch'essi manifestino veruna specie d'inclinazione. Quindi è che noi veggiamo si sovente nella carriera dell'uomo tante professione male esercitate, innumerabili talenti soffocati, o resi inutili, tante braccia che sarebbero per molte parti proficue oltre modo alla società ridotte inerti; in somma un affluenza incalcolabile di malcontenti, o sventurati, per avere, come si disse equivocata, o male intesa la vocazione della natura. Qualche volta n'è cagione la sordida avarizia de' respettivi genitori, e sovente dall'ambizione, o dal fanatismo de' medesimi un inconveniente sì pernicioso giustamente si ripete.