Cap. IX.
L'Avvilimento a cui soggiacque il Popolo d'Israel per tanti secoli nel mondo non deesi ripetere che da due sole cagioni: 1º. dalla sua soverchia compiacenza nella di lui cattività: 2º. dalle ingiuste Leggi che l'opprimevano in mille guise differenti, affine di prendere un barbaro pretesto di depravarlo.
Deux obstacles (dice un erudito anonimo) presqu'également invincibles s'opposent au bonheur de l'homme; son ignorance qui le place où il n'est pas; sa faiblesse qui l'empêche de l'aller trouver où il est.
Infatti non è egli appunto questo lo stato dell'Israelita gemente sotto la soma aggravante de' pregiudizj suoi, e de' suoi ceppi, non li abbraccia esso entrambi? Lo spirito del giudaismo infetto miseramente da fantasmi spaventevoli, e diretto da uomini interessati a perpetuare la sua ignoranza, le sue debolezze, i suoi timori, come in tale infelice situazione avrebb'egli giammai potuto fare qualche progresso, come aspirare, con fondamento, a divenire più saggio, più libero e migliore? Costretto a vegetare nella sua stupidità primitiva di cui lo stesso David, e i Profeti lo rimproverano sovente; quale meraviglia, quale meraviglia, se l'ebreo fu, e restò sempre un fanciullo senza esperienza, uno schiavo senza coraggio, uno stupido che paventa di contrarre l'abitudine del raziocinio, e che sottrarsi giammai egli non seppe dall'orrido labirinto in cui lo avevano fatto smarrire gl'ingannati suoi predecessori? Egli è creduto astretto a gemere in perpetuo sotto il giogo ferale de' suoi Talmudisti che per altro canale ei non conobbe che per l'influenza de' suoi rabbini; questi dopo averlo, per così dire, manettato co' lacci indissolubili dell'opinione si sono renduti i suoi arbitri dominatori, che fecero in seguito, quale automata macchinale, gestire, risolvere, e pensare a loro capriccio. Quindi è che l'ebreo miseramente infatuato delle più bizzarre opinioni, più non riconobbe se stesso, dubitò delle sue proprie facoltà intellettuali, si diffidò dell'esperienza, paventò la verità, sdegnò la sua ragione, e l'abbandonò per seguire ciecamente le visioni tradizionali da esso lui riguardate come altrettante intenzioni discese prodigiosamente dalle impenetrabili regioni della Divinità. In tale guisa dunque l'ebreo condotto sempre da schiavo delle stravaganti opinioni altrui, non dee recare dunque sorpresa se in ogni tempo, e ovunque desso ne portò sempre i vizi, ed il Carattere. Ecco propriamente la vera, e l'unica sorgente fatale della prima causa assegnata all'avvilimento, ed alla corruzione de' Costumi del popolo d'Israel [(75)].
Or tutto cospirando pertinacemente fino ad ora a rendere l'individuo Israelita sempre più indifferente nella sua cecità, a perpetuare il suo infortunio, ed a confermarlo nel tumulto de' suoi propri smarrimenti, illuso da' suoi rabbini, pervertito da' suoi simili, soggiogato dalle infamanti catene dell'Intolleranza de' suoi tiranni, come mai la depravazione de' suoi costumi potea non essere la conseguenza immediata, fino a rendere le sue laceranti calamità ognora più abituali, e quasi ancora necessarie, e indispensabili [(76)]?
E dunque così che a tale orribile stato ridotto in vece di condurre lo sguardo sulle cause naturali, e visibili della proprie sue miserie, questo popolo attribuiva unicamente il loro concorso alla conseguenza immediata della sua Cattività, esso offriva al Cielo i fervidi suoi voti per impetrarne l'estremo termine senza potere accorgersi giammai, che quelli non erano realmente dovuti che alla sua propria smodata credulità, alla superstizione de' suoi venerati conduttori, alla alla follia di una gran parte delle sue instituzioni, alla stravaganza de' suoi usi, agl'insensati prestigj de' quali era ogn'individuo Israelita radicalmente imbevuto fino dalle fascie, alla confidenza cieca ch'essa riponeva interamente ne' prodigj, tutto aspettando da' medesimi colla massima freddezza, anche in mezzo a più pronti, e rovinosi pericoli, e nulla dalle sue facoltà, dal suo valore che reputava un delitto d'averne, o dalle sue cognizioni, e da' suoi lumi, che non curavasi mai di acquistare [(77)]. Se l'ebreo avesse riempito di buon ora lo spirito di vere, giuste, e metodiche idee; se cultivata si avesse per tempo la sua ragione, se foss'egli stato diretto da uomini interessati di stirpare i suoi pregiudizj, e d'illuminarlo, esso gionto sarebbe omai a conoscere la cagione primaria de' suoi mali senza avere avuto bisogno d'opporre al torrente de' medesimi la barriera impotente della sua cattività. Chi non riconoscerebbe da tutto ciò la causa positiva, e incontrastabile dell'avvilimento d'Israel, nel modo che aggiugnendo que' barbari trattamenti che alcune spietate leggi facevano esercitare contro d'esso in tutto il mondo, chi non rileverebbe gli altri genuini motivi della triste degradazione alla quale il medesimo soggiacque dopo una sì lunga, ed una sì complicata rivoluzione di secoli? Per quante parti, non si è da quelle tentato mille volte di combatterlo, di umiliarlo, se non di sradicare onninamente dalla terra finanche il nome, e la reminiscenza di questo popolo? Vi fu egli mai strage, o tormento di cui fatta ei non ne fosse la vittima, delitto di cui non foss'egli imputato, o disonoranti mancanze che non gli venissero malignamente attribuite [(78)]? Prescindendo dalle feroci costituzioni alle quali resero gli ebrei soggetti la Spagna, e il Portogallo, ed i terribili roghi che la truce Inquisizione di tali stati avea eretti per distruggerli senza commiserazione, senza ritegno, le tiranniche leggi de' Visigoti non tendevano esse parimenti allo sterminio universale di questo popolo ed all'annientamento radicale della sua religione, nella guisa medesima che quella di tanti stati altri avevano per solo scopo di ridurlo agli estremi della miseria ed alla più spregevole abbiezione [(79)].
Che diremo noi di quelle Leggi, non saprei se dettate da mente umana, oppure se da spirito diabolico create, le quali garantivano l'assoluta impunità a chiunque si fosse fatto l'assassino, o l'aggressore d'un ebreo [(80)]? Sono questi forse i principj salutari che insinua la Legge di grazia? Per quanto a me sia noto, G. Cristo non gli ha mai consecrati; si ha un bel ripeterci che Ecclesia nescit sanguinem, mentre oltre che tutto ciò resta smentito da infiniti monumenti che ci fanno raccapricciare[;] non è ella in ogni senso un illusione condannabile di sostenere, che la chiesa non ha temperato per tante volte le proprie sue mani nel sangue di coloro specialmente che ne erano separati [(81)], quando essa fece armare in mille incontri il braccio secolare per la severa punizione di coloro che avea già essa crudelmente condannati [(82)]? E allora quando questi fieri tormenti non so per quale rara sconosciuta clemenza loro erano risparmiati, non si faceva supplire la lingua nelle pubbliche tribune? E là che colle diatribe le più mordaci e co' più insultanti sermoni udivasi rappresentare l'ebreo, come la più spregevole delle creature terrigene, degna del vilipendio universale, astrignendolo ancora ad intervenirvi con sua stessa presenza, udire freddamente, acquiescerle, e confermarle [(83)]: è la che l'eco tramandava la massima perniciosa, e antisociale del Vescovo d'Hippona, che spoliare si debbono gli eretici de' loro beni, giacchè tutto ciò ch'essi hanno non non è che illegittimamente posseduto. È sopra que' pergami finalmente dove miravasi Crisostomo spignere ad un eccesso tale il suo livore contro la sinagoga ebrea, fino a proferire che desse erano case di dissolutezze, altrettanti ricetti di bestie feroci, e il domicilio de' demonj (Chrysost. Adv. Jud. Homel. 1. pag. 391. Homel. 3. p. 439). È questi forse il linguaggio edificante che dee tenere un Dottore della Chiesa, un pastore de' popoli? Quale forsennato potrebbe mai agitare un proposito di questo più stravagante, nè più insano?
In seguito di un quadro sì affliggente vi sarà egli chi ricerchi la seconda cagione dell'avvilimento d'Israel, ovvero chi si sorprenda di vedere questo popolo persistere tutta via negli stessi travviamenti di spirito de' secoli barbari decorsi? E come avrebbe potuto mai non discendere l'ebreo alla più umiliante prostituzione, come poteva esso mai non dedicarsi al lucro anche illecito qualche volta, ed all'usura, s'era comunque considerato come non suscettibile di morale nè di virtù, se per tutto eragli interdetto qualunque mezzo d'onesta sussistenza? Ridotto sempre ad errare quale forsennato da una in altra provincia, ovvero a battere l'uno, e l'altro mare ad oggetto di procacciarsela; riguardato per tutto incapace di possedere de' beni stabili, e di fruire di qualunque siasi pubblico impiego; esso era necessariamente costretto a disperdersi, profugo, e ramingo da regione in regione, da uno in altro Cielo, senza potere fissare giammai in alcun paese un domicilio permanente per mancanza di potere, di lumi e d'appoggio; fu allora che l'arte del Commercio da qualche tempo negligentata, e vilipesa dalla massima parte dell'Europa, divenne per gli ebrei la più fondata, la più opima, e l'unica risorsa, ne' tempi specialmente in cui a tutt'altro pensavasi fuori che al Commercio ed essendo questi allora i soli a professarlo, essi si arricchirono considerabilmente senza gran pena; ed ecco il momento in cui l'invidia spiegò il suo recondito veleno contro questi sventurati, trattandoli da usuraj, da truffatori, da infami, senza considerare i moltiplici vantaggi rimarcabili ch'essi avevano procurati alle nazioni le quali avessero inclinato ad imitarli nell'esercizio di un arte sì onorifica, e sì lucrosa [(84)]. I sovrani di que' barbari tempi non osando frugare nelle casse de' propri loro sudditi, sia che trattenuti venissero dal timore di allarmarli, o disgustarli, sia che arrestati fossero da qualche altro disegno, riserbato solo ad essi, non esitarono di mettere alla tortura gli ebrei ch'essi non riguardavano nè come sudditi, nè come Cittadini, or senza inoltrare di soverchia le nostre opprimenti ricerche ad un tale riguardo, è da credersi di proposito, che ciò che professarono gli ebrei nell'Inghilterra può somministrarci un idea presso che certa delle crudeli vessazioni che i medesimi provarono in altri stati [(85)]: aggiungasi a tutto ciò gli stravaganti pregiudizj che concorsero per infinite volte nel mondo, colle Leggi atroci da noi testè riportate, tutte in massima tendenti a vieppiù aggravare la loro sorte, ed invece di recarci stupore l'avvilimento, e la desolazione del popolo ebreo, dovremo a più fondata ragione meravigliarci, come possa esistere ancora in sembianza umana un solo individuo di questo sventurato lignaggio sulla superficie della terra [(86)]. Voltaire ha rimarcato più volte sensatamente che l'espulsione fatta si sovente degli ebrei da quasi tutti gli stati del mondo, non è servito che a maggiormente diramarli per tutte le Città, e le province dell'universo.
Tale è, senza ombra di dubbio, la vera, o piuttosto l'unica sorgente dell'umiliazione degradante del Popolo d'Israel, e della depravazione generale de' suoi costumi: ma siccome non meno l'una che l'altra non è che (nella guisa che fu da noi testè chiaramente dimostrato) l'opera o delle tiranniche insensate Leggi alle quali fu quel popolo molte volte soggetto, o del fanatismo brutale di certe nazioni fra le quali ei visse; così dalle prime sole dipende arrestarne il progresso fatale dell'una, riducendole più eque, più filosofiche, più sagge, identiche a quelle che servono di norma, di freno, e di sostegno agli altri sudditi dello stato, nella guisa medesima che alle ultime concerne unicamente il sanare l'ebreo dalla corruzione del suo spirito, spoliandosi elleno le prime di quegl'insani pregiudizj da' quali sono esse medesime orribilmente predominate; tanto è questa una verità senza eccezione, quanto che noi ci disponghiamo a renderla più evidentemente dimostrata cogli esempi memorabili di tanti uomini celebri che si fecero sempre distinguere in ogni ramo di coltura fra gli ebrei per tutto dove le Leggi provvide, ed umane loro accordarono una patria, e considerati furono da' popoli come Cittadini capaci di meritarla ad ogni riguardo, non meno per zelo, che per talenti e per saggi Costumi.
[(75)] Non si può negare che la misera condizione a cui si vide soggetta la Nazione d'Israel da tanti secoli fino ad ora, non fosse tale per ogni ragione, da ridurla a quello stato di avvilimento dove soggiacque in tante guise differenti, e ovunque; ma ciò che ha molto contribuito a renderla sempre peggiore, si è lo stravagante sentimento che ha questo popolo in sempre ogni tempo nutrito, di riguardare le sue sofferenze come un tributo espiatorio in alleviamento di tutte quelle peripezie che la tradizione lo minaccia di dovere necessariamente soffrire, fino all'epoca memorabile da esso lui attesa colla più sommessa rassegnazione, nella quale per la via di segnalati prodigj esso confida di vedere finalmente trasformare la sua sorte, e porre l'estremo termine alle sue Calamitose peripezie, ed alle sue pene.
[(76)] Un certo Rabbino fanatico, e visionario, capo di piccola Comunità di ebrei d'uno de' paesi del Piemonte dopo alcuni anni di servizio in tale qualità fece un giorno convocare i capi rappresentanti questo Corpo, ad oggetto di domandare loro il congedo, aducendo per motivo che i suoi principj religiosi non gli permettevano di abitare più a lungo in un paese dove l'individuo Israelita fosse risparmiato dal גלות (galuth), cioè cattività, o persecuzione di altri Cittadini, rendendosi questa come necessaria, ed essenziale allo stato di esilio in cui ritrovasi questo popolo dal di lui vetusto suolo di promissione, e che sifatto galuth venivagli a mancare in quel paese soggetto alle sozze intolleranti Leggi della Francia. Quell'infelice gregge che soddisfatto mostravasi del servizio di simile pastore, e di cui avrebbe troppo rincresciuta la perdita, non seppe ritrovare altro mezzo per distoglierlo da sì strana risoluzione, che eccitare un incirconciso devoto, e folle al pari di esso, a proferire contro del medesimo delle ingiurie e delle villanie fino a farlo vergognosamente fuggire, e ritrarsi nel recinto della sua nazione. Ciò che essendo stato dal medesimo eseguito l'accennato rabbino se ne ritornò contento in grembo a' suoi, i quali lo posseggono anche attualmente a sì vilissimo prezzo. Si può spignere più oltre l'imbecillità, e il delirio umano!
[(77)] Un popolo, dice sensatamente Mably, sarebbe per ogni parte soggiogato da quando esso più non cura di difendersi contro gli stranieri che vengono ad attaccarlo fino entro i suoi propri recinti, come seguì appunto al popolo ebreo il quale assalito fino entro le porte del tempio di Gerusalem da Pompeo, si lasciò massacrare piuttosto che difendersi, indotto dal ridicolo pregiudizio, che essendo quello giorno di sabato, non era permesso di fare la benchè minima operazione che alterasse il riposo consecrato ad un tale giorno; e così quegl'infelici preferirono di rimirare con indolenza il barbaro saccheggio del tempio, unitamente alla città, e così rendersi vittime del furore inesorabile di un possente nemico, alla difesa di essi medesimi de' propri diritti, e delle loro sostanze.
[(78)] I nemici dell'ebraismo vanamente lusingati di palliare agli occhi del mondo illuminato le accanite persecuzioni, e gli oltraggi proditorj co' quali i medesimi procedevano incessantemente a danno di esso, s'immaginavano riuscirvi facendo tenere le veci di ragione alle calunnie più nere, e le più insultanti; ora imputandoli di negromanzia, ora d'immolare de' fanciulli cristiani; quì di avvelenare sorgenti, colà di calpestare le immagini, altrove di bestemmiare cristo, e la vergine, e per tutto miravasi fare di ogni sforzo per espellerli dalle Città, dalle provincie, non lasciandoli rientrare che mediante le più onerose imposizioni, e nel tempo medesimo che in qualche territorio erano essi tollerati a si fatte umilianti condizioni, si facevano distinguere dagli altri abitanti colle marche dell'infamia, e della prostituzione: tale era dunque, pur troppo, lo stato eccessivamente deplorabile a cui ridotti per lungo tratto di tempo si videro sopra la terra fra i popoli miseri avanzi della prosapia d'Israel.
[(79)] Di tutte le leggi detestabili che si prefissero la totale perdizione del giudaismo, non ve n'a forse alcuna che con maggior sforzo tendesse a compiere questo perfido sanguinario disegno di quelle de' Visigoti (ved. Leg. Wisigoth. Lib. XII. T. 2. e 3. e in Georigis. Corp. Jur. Germ. aut. 2155. e seg.). Infatti quali trame restavano mai della religione degli ebrei, togliendo loro l'osservanza del sabato, e quella di tutte le altre feste; vietando loro di contrarre matrimonio secondo il rito mosaico, e di regolare il loro cibo, conforme lo spirito, e le prescrizioni di questo Culto, e sopprimendo loro ancora il rito essenziale della Circoncisione? Tali erano gli ordini comandati da queste Leggi esecrabili (Ibid. Lib. XII. Tit. 2. Lib VIII. Tit. 7.) e le pene ordinate contro i trasgressori di queste Leggi, erano o l'ultimo Capitale supplizio, il quale dovea essere inflitto da medesimi ebrei, o la lapidazione, o l'atroce condanna di essere abbruciato vivo. Quelle provocate da' Papi erano alla verità meno crudeli, ma spregevoli del pari, mentre desse gli dichiaravano del tutto incapaci di rendere testimonianza in giustizia, e di essere rivestiti d'impieghi pubblici (Can. X. De Judæis, & Heret.). Le altre varie Leggi che non gli tiranneggiavano a questo eccesso, gli riducevano all'orlo dell'indigenza, e della disperazione cogli aggravi enormi che loro erano imposti i quali di gran lunga eccedevano sovente l'ammontare delle loro stesse facoltà, e ritrovando qualche renitenza dalla parte dell'infelice Contribuente, passavasi allora, senza ritegno alle più inumane procedure, ad oggetto di sortirne più agevolmente il bramato detestabile intento. (ved. la seg. annot.)
[(80)] Sotto Giovanni il Rosso duca di Bretagna si giunse fino alla truce inaudita barbarie di pubblicare una Legge, la quale dichiarava formalmente innocenti tutti coloro che ucciderebbero cristianamente qualche ebreo, proibendo nel tempo medesimo a' giudici di qualunque siasi tribunale, sotto Comminatorie fulminanti di prenderne la benchè minima parte, o contezza in veruna maniera (ved. Cod. Theol. Lib. XVI. T. 1º.) E si oserà poscia sostenere che il cattolico papista non fu mai sempre sitibondo del sangue Israelita!
[(81)] Niente è più adeguato ad autenticare la verità di tutto ciò che abbiamo quì esposto, quanto di richiamare colle istorie alla mano gli orribili eccessi de' quali si resero i cristiani per tante volte colpevoli sopra la terra: infatti, v'ha egli strage o persecuzione che non sia stata da medesimi commessa contro di coloro che non erano cristiani; v'ha forse azione criminosa della quale non si sieno i medesimi lordati per costringere i così detti infedeli a seguitare le loro massime ad adottare i loro principj? Fra i moltiplici attentati che fanno vergogna all'umanità, si potrebbe quì citare i massacri delle valli del Piemonte, quelli della Valtellina a' tempi di Carlo Borromeo; le stragi contro gli anabatisti massacrati in Allemagna, lo scempio de' Luterani dal Reno fino agli estremi del Nord; le Carneficine d'Irlanda, e di Scozia al tempo di Carlo 1º. egli stesso massacrato; i flagelli ordinati dall'insensibile Maria ed approvati da Enrico VIII. di lei padre; il cruento Massacro della Vigilia di S. Bartolomeo in Francia decretato da Carlo IX. e fatto eseguire dalla mostruosa Caterina de' Medici sua madre; e 40. anni finalmente d'altri spietati massacrimaccelli umani commessi i Parigi dall'epoca fatale di Francesco secondo fino all'ingresso di Enrico IV. in quella Capitale, senza menzionare quelle inaudite Carneficine fatte devotamente eseguire dalla feroce Inquisizione, la quale sola ne sorpasserebbe il numero. Per verità, se inoltrare noi più vorremmo quest'affliggente pittura, vieppiù essa farebbe inorridire ogni anima sensibile. Io voglio credere, per altro, che questi orrori infernali, e tanti altri di tal guisa, siano unicamente l'abuso della religione cristiana, e non già lo spirito di questa; ma essi frattanto furono infinite volte commessi, e per quanto ci accorgiamo se non di ordine espresso, almeno d'intera quiescenza della chiesa medesima che lo stesso che dire de' sinodi, e de' Concilj, che ha essa in ogni tempo autorizzati di rappresentarla.
[(82)] Quali calunnie, quali atroci persecuzioni non hanno i cattolici esercitati in ogni tempo contro tutti que' grandi uomini che non sono stati di loro sentimento, dopo Giuliano fino ad Enrico IV. e quali delitti ancora più enormi non ha la loro intolleranza autorizzati sovente, tutte le volte che hanno essi creduto di potere trarre impunemente un vantaggio considerabile per il loro partito? Io ne attesto le tre Lettere scritte da S. Gregorio, così nomato il grande al tiranno Phocas il più detestabile di tutti i mostri della terra, felicitandolo del di lui avvenimento al Trono, da cui dopo di avere fatto deporre l'Imperatore Maurizio suo benefattore, fece scannare in sua presenza cinque suoi figli, ed in seguito commise il barbaro massacro del Genitore, per essersi questi dichiarato in favore del Patriarca di Costantinopoli.
[(83)] In Roma non è che tre anni appena, erano gli ebrei astretti dalla forza ad intervenire nelle chiese de' Cristiani in certi giorni determinati dell'Anno per esservi uditori pazienti delle ingiurie, e degli oltraggi, che il predicatore vomitava a gran forza contro di essi, i loro riti, le loro cerimonie, i loro costumi, e durante questo disgustoso sermone, uno sgherro staffilatore in abito di chiesa collo staffile alla mano, era destinato a fare de' ripetuti giri attorno di essa, percuotendo fieramente con una sferza tutti quegli ebrei che, o avesse ritrovati sorpresi dal sonno, o che avesse osservati poco attenti alle esecrabili bestemmie che udivano proferire dalla bocca dell'accennato predicatore contro la religione venerabili de' loro avi: ma gli ebrei più facoltosi si sesi ne liberavano agevolmente da questa vessazione mediante una somma che contribuivano annualmente all'erario papale. E il Pontefice Gregorio XIII. non comandò egli che tutti gli ebrei maggiori di 12 anni, abitanti in tutta l'estensione della sede pontificia fossero entro la loro propria sinagoga istruiti da qualche cristiano de' principj fondamentali del Cattolicesimo? Bull. 52. apud Lorinum in act. apostol. Cap. 7. v. 52.
[(84)] Anche nello stato di proscrizione, e di angoscia in cui trovavansi gli ebrei, essi rinvennero argutamente il mezzo certo di salvare le loro fortune, ad eludere in tale maniera la vigilanza de' loro domestici aggressori. Espulsi dalla Francia da Filippo il Lungo nel 1318, essi si rifugiarono in Lombardia, ivi dettero a' negozianti delle Lett. sopra coloro a' quali avevano essi confidate le loro sostanze allorchè vennero costretti di partire; e queste Lett. furono immediatamente accolte, indi a tempo debito estinte. Ecco dal seno della dispersione scaturire felicemente l'ammirabile invenzione delle Lett. di cambio da cui il Commercio ha successivamente risentiti tanti numerosi ragguardevoli vantaggi.
[(85)] Il Re Giovanni d'Inghilterra trovandosi in estremo bisogno di denaro per supplire non so a quali spese urgenti, e non osando ricercarlo agli altri suoi vassalli, fece carcerare i più opulenti ebrei del suo regno; uno di essi, a cui si svelse sette denti l'uno dopo l'altro, affine di avere le di lui sostanze, dette mille marche d'argento quando erasi sul punto di sradicarli l'ottavo. Enrico III. trasse con eguale violenza da Aaron ricco ebreo di York 14,000. marche d'argento, e 10,000 per uso della regina: esso vendè gli altri ebrei del suo stato al di lui fratello Riccardo per il termine d'un Anno, ad oggetti che questo Conte sventrasse coloro di questa nazione, che il re di lui fratello avea già precedentemente scorticati, come dice Mathieu Paris.
[(86)] Ridotta una volta la persecuzione in sistema, si vide gli uomini modellare le loro azioni, ed i loro pensieri al grado del più mostruoso fanatismo, e del livore irrazionale che desso inspira; in mancanza di imputazioni solidamente fondate, o reali ricorrevasi alle calunnie le più nere, o alle più assurde congetture; allorchè, per esempio, l'ordine fisico delle Cose fosse stato alterato al segno di produrre qualche sventura, se ne riportava immediatamente l'origine a' soli ebrei: infatti non è forse ad essi che fu attribuita l'assoluta cagione della frenesia dalla quale fu attaccato Carlo VI. Re di Francia? E per ispiazione di tale sognato fallo, questi sventurati non sobirono l'esilio? (ved. Villar. Hist. de France l'an 1393.) Quando una penuria generale, o qualche epidemico malore angustiava uno stato, o carpiva da' viventi una parte de' suoi abitatori, non dicevasi essere gli ebrei la sola efficiente cagione di simile flagello avvelenando le sorgenti? Non è certamente da supporsi una persecuzione più forsennata nè più inumana di quella che videro gli ebrei suscitare in una quarta parte del mondo contro di essi l'anno 134[?] allorchè un Contagio presso che universale devastò in quell'epoca funesta quasi tutta l'Europa; in Francia, in Alemagna, in Italia, e nella Svizzera il popolo furibondo si lanciò sopra di essi, gli abbruciò, ne fece uno scempio crudele, persuaso di mitigare lo sdegno del Cielo, annientando dalla terra la stirpe d'Israel (ved. Bush. Hist. de la Rel. Juive); oltre a tutto ciò ogni tratto di cattiva fede, ogni soperchieria ed ogni frode, non furono esse in ogni tempo, e lo sono attualmente ancora, altrettante criminose invenzioni che, a senso de' nemici d'Israel, partono dagl'intrighi, e dalla cupidigia di questo Popolo. O perfidia inaudita, estr[ema] o malvagità senza esempio!