Cap. VIII.
L'Intolleranza di alcune Leggi, e la superstizione di certi popoli, hanno entrambe fin qui sempre delusi gli sforzi della filosofia ad un tale riguardo.
È cosa ormai troppo generalmente esperimentata che l'ignoranza, e la schiavitù sono fatte per rendere gli uomini ad un tempo medesimo perversi, e disgraziati; siccome l'esperienza concorre parimenti a dimostrarci, che le scienze, la ragione, e l'amplia libertà delle Coscienze possono sole emendare i loro errori, e renderli felici. Ma quando si troncano loro i mezzi di avanzarsi nell'una, di usare dell'altra, di profittare dell'ultima, a che servono mai le risorse de' talenti i più elevati, nè lo stimolo ancora il più pressante di qualunque perspicace disposizione, sia per correggere i propri travviamenti, sia per aspirare al solido possesso di una felicità imperturbabile? Noi fin quì, per reiterate volte riprovammo, è vero, la depravata educazione dell'ebreo Italiano specialmente, la sua ripugnanza per le scienze, e la torpida pigrizia che desso apparve sempre dimostrare per lo sviluppo delle sue proprie facoltà intellettuali; ma dicasi di grazia francamente la genuina colpa che gli fa essere tali, è dessa forse tutta di questi? E quando ancora l'individuo Israelita mostrato avesse qualunque forte declivio per coltivare i suoi talenti, e illuminare il suo spirito, i quale maniera avrebb'esso potuto effettuarlo giammai con ottimo successo? Ogni specie di scuola di scienze, o di arti liberali era chiusa per esso lui, qualunque Letteraria Instituzione gli era vietata, per tutto ei non trovava che ostacoli tenaci e ineluttabili tendenti ad abrutirlo, ed a farlo allontanare dall'acquisto di quelle utili, e necessarie cognizioni che ogni ente dotato di ragione ha diritto di pretendervi. E se anche qualche ebreo dovizioso avido di fare instruire i propri figli avesse tentato in parte superarli, provvedendosi di un abile maestro nella propria sua casa, quanti altri disordini non gli restavano a riparare, quanti funesti argini a vincere? O il metodo delle sue lezioni era inesatto o esso procurava malignamente di tenere allo scuro l'infelice scolare delle cognizioni le più urgenti ad acquisire, e le più proficue a ritenere; o egli usava di ogni artifizio proditorio per indurlo, o colla persuasione, o colla violenza, o coll'inganno ad abjurare la religione de' suoi avi, ed attirarlo quindi alla sua fede [(61)]; aveano un bel declamare d'accordo la filosofia, e la natura contro questi abusi tirannici, esecrabili, antisociali; essi erano frattanto autorizzati, e protetti dalle barbare leggi che gli facevano, con violenza ovunque valere: si sa bene, d'altronde, che il sovrano forma il popolo, e le leggi fanno i suoi Costumi [(62)].
E quale meraviglia dunque se gli ebrei a' quali un barbaro destino avea dato per patria il Piemonte, Modena, la Romagna, il Parmigiano, o qualche altro angolo tenebroso dell'Italia, erano sì alieni dallo studio delle scienze, si poco inerenti alla coltura dello spirito, ma tutti dediti, al contrario, al lucro, al Commercio, e sovente forse anche all'usura. E come potevano quelli mai non essere tali, soggetti quali gli erano agl'infamanti statuti de' superstiziosi regnanti di Savoia, alle condizioni antisociali della sede apostolica romana, ed alle insensate Leggi degradanti di vari altri regoluzzi dell'Italia? Perche mai gli ebrei, non dirò già i Francesi, gl'Inglesi, i Tedeschi, i Prussiani, e gli Olandesi i quali hanno la felicità di vivere sotto que' limpidi Cieli dove non alligna giammai quella densa caligine da cui mirasi adombrato fatalmente l'orizzonte dell'Italia; ma gli ebrei abitatori della Toscana contano fra essi anche a' nostri giorni de' medici periti, degli abili chirurgi, degli energici poeti, degli ottimi Letterati che inutilmente si cercherebbero fra gli altri? Ciò avviene per che questi avevano per loro sovrano un Leopoldo il quale conoscendo perfettamente l'intimo prezzo dell'umana ragione, e convinto che unicamente sullo sviluppo di essa è basata la vera gloria del Regnante, e la felicità del vassallo, ricusare non le potea i suoi diritti qualunque ne fosse il possessore sia che si nomasse Giovanni, opure Abramo; quando gli altri all'opposto, ignorandone il valore, o prendendo la demenza per ragione, o la riguardando come superflua nell'ebreo, ovvero come affatto incapace di averne, chiunque fosse alieno, o separato dalla loro Comunione [(63)]; e di ciò. Inoltre sotto quel Principe Filosofo, più dedito ad accrescere di proseliti alla virtù, che premuroso di reclutare anime per la fede [(64)], gli ebrei che avevano la sorte di essergli sudditi potevano chiamarsi Cittadini, quando, all'opposto, altro non erano che miseri abitanti tollerati sotto l'impotente regime degli altri zelanti devoti della vergine, e nemici accaniti del genere umano; sempre intenti ad usare di ogni mezzo che la violenza, e l'inganno potevano fornire affine di svellere l'individuo Israelita dalla credenza de' suoi progenitori, e da' ten[eri] amplessi dell'innocente sua famiglia di cui esso era la guida, ed il sostegno per farne un Catecumeno (vedi l'[annot. 61.]) E quale impressione dovevano mai fare gli esempi si funesti, e si ributtanti nell'animo de' popoli? Questi seguitavano certamente con macchinale sommissione le infami traccie medesime de' loro cristianissimi padroni. E allora che lo stendardo criminoso della superstizione, dell'Intolleranza, si spiegò impunemente contro quelli sventurati che gemere si facevano sotto le vessazioni le più crudeli, dopo di avere per infinite volte futilmente tentato di cancellarli dalla categoria di esseri umani, per renderli abrutiti come ci riuscirono, pur troppo in molte parti, ed in tante guise differenti [(65)].
Or in seguito delle innegabili verità esposte, quale fondata risorsa, domando, potrà dunque restare ad un orda sciagurata profuga, e dispersa quà, e là sulla superficie della terra, senza patria, senza amici, di cui l'industria era di continuo in lotta colle più acerrime calamitose peripezie, la virtù screditata, cambiati i costumi, ed i talenti sospetti [(66)]? E vi sarà egli ancora che osi ricercare di proposito, perche sì alieno apparisse l'ebreo Italiano fino ad oggi allo sviluppo delle sue proprie facoltà intellettuali, sì straniere cogli altri popoli, e sì poco merente al fasto, ed alla gloria? Se alcuno per accidente ve n'ha, rivolgere si potrebbe a tutte le differenti nazioni che abitano la terra presso le quali esso ritroverebbe agevolmente la positiva soluzione di simile problema, per tante replicate volte agitato, e tutta via oscuro, e impercettibile per l'uomo. D'altronde, troppo evidente, che l'intolleranza e la superstizione vi ebbero gran parte (67) se non ne furono almeno la sola, e l'immediata cagione [(67)].
Ma senza più oltre divagare col pensiere fra le ipotesi, e le congetture, che non tutte le volte ci conducono al vero; si può in ultimo conchiudere, col soccorso dell'esperienza, che rare volte inganna, che lo spirito di setta, per l'ordinario, non si alimenta che di oppressioni, e finisce coll'eccesso di esaltarsi in un trasporto di maniaco entusiasmo, e di pericoloso fanatismo, il quale sovente gli fa perdere infine in un istante tutti que' proseliti che lo snaturato suo zelo attirati avea nel suo grembo in dieci secoli. In prova convincente di questa verità io ne attesto le terribili dissenzioni scismatiche suscitate già ne' secoli decorsi da Nestorio, da Giuliano, da Arrio, da Hus, da Wiclef, da Lutero, da Calvino, e da pochi altri denominati apostati volgarmente, come in chiari sensi ho altrove dimostrato [(A)], i quali benchè altro non facessero a fondo che opporre assurdi nuovi a' vecchi assurdi, ridussero frattanto l'intero cattolicismo quasi all'estremo periodo di una totale irreparabile dissoluzione; questi scismi, dico, sarebbero essi mai forse accaduti, se i fautori del cristianesimo in vece di allarmarsi contro di essi, e le loro differenti opinioni, avessero tentato di persuadere gli uni colla ragione, convincere le altre con quello spirito di carità, e d'indulgenza, che sempre vollero esclusivamente attribuirsi, e che vantano sovente fino alla nausea, ne saprei per verità sopra quale base [(68)]? E l'Israelismo se predominato esso pure non fosse stato un tempo dalla smania esecrabile di persecuzione quanti scismi avrebbe un tal popolo soffocati ancora, quante dissenzioni prevenute che accelerarono infine la sua caduta estrema, e resero sì lungo tempo durabile nel mondo il suo triste avvilimento, e la sua penosa dispersione? Prescindendo da tanti scismi de' quali abbiamo diffusamente ragionato altrove ([T. 1.]) suscitati nell'antica sinagoga, la moderna potrebbe oggi annoverare un Ben Israel, un Ben Eliahu, un Uriel Accosta con tutta la vastissima Setta del Caraismo per la quale si dichiararono, e sovra di ogni altro essa vanterebbe attualmente il possesso di uno Spinosa che al pari de' Maimonidi, de' Chimhi, degli Abenesdra, degli Abravanel, e de' Menasse Ben Israel avrebbe consolidato il decoro di questo Popolo che l'ortodossa persecuzione dell'età dell'ignoranza faceva penuriare di uomini scienziati; ma le furibonde oppressioni degli stessi zelanti connazionali, alimentate dall'intolleranza rabbinica fecero perdere a quella nazione, unitamente a tanti celebri Letterati, il più insigne filosofo che avesse potuto giammai forse vantare dal secolo dell'Egregio Rambam fino al presente.
Dal che può illativamente dedursi quanto l'intolleranza resti delusa nelle insensate mire che si prefigge, e come avvenga ch'ella stessa inghiotta la massima parte della sua letale preparazione, poichè l'insana fierezza che la trascina ciecamente a violentare le opinioni degli uomini per renderli fautori del suo partito, gli allontana intieramente, non solo, ma gli trasforma sovente in atei, e gli fa presso che sempre miscredenti alla rinfusa di tutto, cioè, non meno di quello che abominare si dovrebbe, come pregiudicevole, o assurdo, che di ciò che ammettere ci è duopo come necessario, e salutare [(69)]; nè dee recarci stupore che di tanto sia capace quell'orrida produzione dell'umana demenza, se ci faremo a riflettere anche di slancio che le opinioni fra gli uomini tanto più divengono forti, e dilatate, quanto sono più tenaci le persecuzioni che si esercitano per costringerli a rinunziarvi. Quale infame vittoria! Quali odiosi trofei [(70)]!
Ma se la religione (mi si permetta d'interrogarvi entrambi) come ciascuno di voi con tutta forza insiste, e come il filosofo stesso ne conviene di buon grado, non fu accordata agli uomini che ad oggetto solo di riunirli, donde dunque procede che dalla Religione medesima, veggiamo sorgere appunto quelle acerrime dissenzioni, e que' furibondi partiti che inaspriscono i cuori, che abrutiscono l'uomo, rendendolo sì sovente il manigoldo crudele del proprio suo simile, ed eternizzano fra i popoli lo spirito irascibili di astio, e di vendetta inconciliabili [(71)]? Inoltre oserei anche soggiugnere ammettendo, come dobbiamo, che una si fatta religione sia un dono assoluto dell'Autore della natura, per che dunque violentare uno straniere adottarla, mentre tale per se medesima essendo, impossibile gli riesce di sentirne la possanza, di apprezzarne l'intimo valore, di gustarne i vantaggi, senza l'immediata predilezione del donatore? A quale oggetto dunque sempre turbolenti e inquieti empiere il mondo di furori, e di eccessi per tormentare chi non vi nuoce, e per erigere l'edifizio di una setta sulle calamità di un altra, che se della vostra il caso la renderà forse più debole per ispignervi ella sarà senza dubbio, più forte per l'attaccamento a' suoi principj, per commiserarvi, e per soffrire con decisa inalterabile fermezza le vostre ingiurie? Non est religionis cogere religionem, quæ sponte suscipit debet, non vi: scrivea Tertulliano a Scapola governatore di Africa, il quale ferocemente perseguitava i Cristiani [(72)].
E quante altre ricerche di tale fatta non si potrebbero qui avanzare ad un simile proposito in eterna confusione de' perturbatori delle coscienze, e delle religiose opinioni? Se io mi proponessi di abbandonare il soggetto interessante di cui mi occupo attualmente ed in sua vece mi prefiggessi di rediggere quì l'Istoria spaventevole delle tante inumane persecuzioni che lo zelo irrazionale di un apparente religione ha fatto in ogni secolo suscitare nelle quattro parti dell'universo, vi si vedrebbe ora gli uni, ora gli altri, quando superbi, e quando vili, ma sempre feroci per sostenere la propria causa, perseguitati, e persecutori alternativamente [(73)]: tanti filosofi distinti aveano un bel declamare contro questa massima detestabile, ad ogni riguardo, che fa fremere la natura; essi non erano ascoltati, e frattanto il cruento furore di persecuzione profondevasi ovunque, divenuto già era l'arbitro dominatore della terra, al di cui cenno solo illaqueato restava il cuore di ogni mortale; l'uso sterminatore infine, s'introdusse così generalmente in sistema, sul quale tutte le nazioni pretesero in seguito fondare i loro particolari diritti di dovere non solo sterminare i così detti da quelli apostati, cioè gli uomini che conoscono l'intima estimazione della ragione e che ne sono guidati, ma quelli altresì che osavano giustificarli, o che tentavano di risparmiarli alla falce crudele de' devoti che ne erano in agguato per mietere la preda, e quindi a braccio armato distruggersi l'una l'altra mutuamente senza idea di pietà, nè di riserva [(74)].
Mi si condoni, di grazia, una soverchia digressione, che la verità, e la giustizia mi eccitarono quì a dovere fare in loro tributo, onde rendere meglio contestato il grave torto che ad esse fanno sconsigliatamente i popoli della terra aggravando gli ebrei di que' difetti de' quali la minima colpa forse è la loro, altro questi non essendo realmente che l'opera dell'Intolleranza, e del fanatismo, che tutti gli spiega, e gli comprende: nous avons le pouvoir en mains, dice l'eloquente Mirabeau, nous l'avons toujours eu, c'etait donc, & c'est encore à nous à guerir le Juif de ses préjujés, qui sont notre ouvrage, en nous dégouillant des nôtres (Reflex. Polit. des Juifs. p. 71.). verità che infiniti esempi concorrono a provarci d'accordo, e che io propongo di rendere con evidenza più sensibile dimostrata ne' capitoli che debbono immediatamente seguitare.
[(61)] Fra le tante pratiche detestabili conosciute e autorizzate ne' secoli di barbarie, e d'ignoranza dal Cattolico romano specialmente sotto il Cielo dell'Italia, una si era quella di abilitare qualunque siasi persona di questa Setta a conferire a' non cattolici l'immersione batezzimale fin anche a' bambini entro la Culla. Infatti quante volte si vide in questa cristianissima regione i più oscuri individui dell'uno, ed altro sesso della feccia del popolo, ed anche i più ignoranti non solo, ma i più infami, e lordati di esecrabili delitti introdursi furtivamente nelle case degli ebrei con un ampollina di acqua mistica preparata per tale oggetto, e quindi battezzarvi a nome della Trinità i bambini anche nelle fascie: avevano un bel declamare Giovanni, Bernardo, Tertulliano, Lattanzio, ed il Gesuita Mariana, che Nihil tam est voluntarium quam religionem profiteri in qua, si animus adversus est, jam sublata, jam nulla est: volendo con ciò tutti d'accordo probabilmente inferire che la violenza forma i falsi devoti, non i veri credenti. Ma frattanto le pie istituzioni cristiane autorizzavano senza riserva si fatte violenze brutali, di cui cercherebbero invano le tracce presso que' popoli ancora che l'Istoria ci rappresenta i più feroci, ed i più insensati.
[(62)] Non v'ha che l'Istoria la quale possa dare a questo sentimento il grado di certezza che gli conviene; essa ci dimostra in mille foggie come il destino delle nazioni dal solo Carattere omogeneo del sovrano che le governa unicamente dipende, nella guisa che i costumi delle medesime saranno sempre ciò che vogliono le leggi alle quali sono quelle sottommesse. Perche mai i popoli della Spagna, e del Portogallo furono sempre, e si conservano tuttavia sì feroci, sì fanatici, e ignoranti? Ciò è per che tali erano appunto coloro da' quali erano essi quattr'anni avanti governati, e per che lo spirito delle loro antiche Leggi non era in massima rivolto che a confermarli viemaggiormente nello stato deplorabile medesimo in cui oggi si scorgono. Perche mai gl'Inglesi, ed i francesi sono attualmente le due nazioni le più civilizzate, e le più colte dell'universo? Quest'è per che i primi sono diretti da Leggi le quali non inspirano che lumi, tolleranza, e disinganno, e perchè gli altri sono felicemente governati da un monarca filosofo, che sarà sempre mai il modello de' Regnanti della terra, ed il più prezioso monumento de' secoli avvenire.
[(63)] Questo è un difetto che da uomo illuminato non può assolutamente compatirsi agl'Italiani senza indignazione; quando loro si parla di alcuni uomini scienziati, i quali si sono distinti superiormente in qualche ramo di coltura nell'una, od altra Città di Europa, essi non esitano tosto di ricercare se sono buoni apostolici romani, se sono pii, e zelanti ortodossi; ma se per avventura loro si dice, che questi sono Giansenisti, Riformati, arabi, o ebrei, allora presso di essi Le Clerk passa per uno stupido, Bayle un forsennato, Elvezio un mentitore, Averoe un visionario, e il rabbino Leon di Modena un ignorante; la loro fantasia sovvertita dall'illusione dal fanatismo gli trascina miseramente fino all'eccesso deplorabile di opinare che non solo non debbasi essere dotti, ed instruiti di sorte alcuna, non appartenendo alla loro setta, ma che non si possa avere senso comune da quando uno è straniere a' loro dogmi, e separato dalla loro Comunione. Quale orribile infamia!
[(64)] Tutta la Casa Medici di Toscana che precedette di circa mezzo secolo nella sovranità di quel Ducato Leopoldo di cui parliamo, non occupavasi di altro che di fare carpire de' bambini ebrei per battezzarli, ed in mancanza di questi essa non lasciava mezzo intentato, affine di attirare al medesimo partito non solo gli adulti, ed i provetti, ma ancora i più spregevoli individui di questa nazione i quali scevri affatto sovente di ogni mezzo di risorsa adescati dalle moltiplici lusinghe, promesse di lucro d'impieghi, o di onori che loro non mancavano di far sedotti da qualche tenue moneta che aveasi l'accortezza di offrire loro anticipatamente, cadevano finalmente a ricevere l'immersione battezimale: ma siccome non conosceva questa per base, che lo stimolo pressante del bisogno, o l'eccesso della disperazione, ovvero la remota speranza di un vantaggio futuro, così cessato il primo, instigata la seconda, e svanita la fiducia nell'ultimo, essi vi rinunziavano interamente, riassumendo il pubblico esercizio della loro credenza natia. E gl'innumerabili catecumeni che lo zelo fanatico di Ferdinando di Parma ha reclutati così p[ure] per la gregge apostolica romana non ebbero certamente un successo migliore.
[(65)] Prescindendo dal tirannico Decreto con cui il Re Sigebut obbligò gli ebrei domiciliati in Ispagna a farsi Cristiani sotto pena d'uscire dallo stato (Isid. Hispalens Chron pag. 396. 402. Concil. Tolet. IV. Can. 37. Quæst. 1.); e dall'altro non meno spietato di Dagobert 1. il quale risolvette di estirpare il Giudaismo dalla Francia, e comandò con pubblico editto che gli ebrei venissero battezzati, in difetto banditi con pena di morte, se più rientravano nel paese, e da tanti altri feroci Decreti simili, che non attentavano a meno che a distruggere onninamente dalla Categoria de' viventi il nome d'Israel, leggasi il [Cap. IX.] susseguente con tutte le annotazioni che vi si contengono e noi avremo sufficienti motivi di raccapricciare osservandoci a quale eccesso la barbarie degli uomini si lascia trucemente trasportare a tale riguardo.
[(66)] Non abbiamo che richiamare tutto ciò che a questo riguardo fu già da noi di proposito ragionato nella nostra [ Introduzione Preliminare] per restarne quanto è duopo ampliamente convinti che gli ebrei in generale avranno in ogni epoca, e per tutto una giustificazione valida, e molto bene fondata della loro Condotta infaccia della società, in quella delle Leggi alle quali sono i medesimi soggetti, e nelle moltiplici barbare maniere differenti di procedere verso di loro di que' popoli fra i quali essi vivono.
[(67)] L'Intolleranza non va quasi mai disgiunta dalla superstizione; l'una forma la base della tirannia, l'alimento dell'altra è l'ignoranza; queste sono entrambe fra d'esse concordi, e inseparabili, per cospirare insieme la depravazione de' popoli, e lo sterminio della specie umana. Il popolo ebreo ha per lungo tempo risentiti sopra la terra gli orrori dell'una, e le calamità dell'altra; lo spirito persecutore che deriva da questa, non si vide mai allignare presso un popolo umano, colto, e sviluppato; siccome i sentimenti feroci che inspirati vengono da quella non furono mai l'appannaggio d'un monarca giusto, e illuminato. Federigo Secondo era filosofo, e per ciò il più tollerante de' sovrani: gli Spagnuoli, e i Portoghesi sono superstiziosi, e ignoranti e quindi nemici persecutori inesorabili di tutti coloro che non pensano com'essi, e per conseguenza i più intolleranti di tutti i popoli. In Prussia, in Batavia la prosapia d'Israel ritrovò protezioni, umanità, giustizia: in Ispagna, e in Portogallo, roghi, confische, proscrizioni, massacri. Io lascio a' sensati fautori della ragione il trarre le giuste induzioni da sì odioso confronto.
[(A)] ved. L. annot. 88. dl T. II. delle Not. Campe.
[(68)] La Religione degli ebrei Talmudisti de' nostri tempi è appunto ciò che era la Cattolica nel suo nascere. Allorchè i Cristiani erano in ristretto numero, ignoranti, poveri, e soggetti agli stati stranieri, non parlavano che d'umiltà, e di pazienza, non ispiravano che la tolleranza, ed il candore; ma dal momento che il loro numero si accrebbe, essi predicarono ferocemente ovunque l'intolleranza, divennero sanguinarj, ambiziosi, e inesorabili, come diverebbero precisamente gli ebrei, se ne avessero il necessario potere per eseguirlo: chi potrebbe in simile caso trattenere il loro accanito furore, e la loro religiosa intolleranza? Se gli ebrei potessero fare risorgere dalle tombe i loro unti teocratici antichi di quali eccessi religiosi non sarebbero essi mai capaci, specialmente contro i loro stessi connazionali, se alcuno fra questi vi fosse il quale dotato di lumi sufficienti tentasse di svellerli all'inganno e di rischiarare la loro abbacinata ragione? Si vedrebbero a mano armata combattere tutto ciò che potesse fare contrasto a' venefici progressi della loro superstizione nel modo appunto che i cattolici fecero al primo cambiamento propizio di loro Crise, allorchè col ferro, e coll'intrigo tentarono la distruzione universale del Paganesimo, e costrinsero i frisoni, i sassoni e quasi tutto il nord ad abbracciare il loro vangelo quindi allora si vedrebbe l'ipocrito zelo di taluni farisei moderni rinnovare sopra la terra que' feroci supplizi medesimi già in uso presso gli antichi contro di coloro ch'essi distinguevano coll'odioso attributo di (Kofferim) eretici. In una parola finalmente se i cristiani, solea dire Belarmino, non detronizzarono i Neroni, i Diocleziani, e tanti altri simili Principi che non favoreggiavano troppo lo stabilimento della loro setta, non è già per che non ne fossero avidamente disposti, ma per la sola cagione della deficenza di forze opportune ad effettuarlo; quindi l'esperienza ci contesta in mille incontri, che non hanno i medesimi esitato lungamente a farne uso da quando essi hanno potuto.
[(69)] L'esempio percuotente dello stesso Spinosa n'è una prova certa, e irrefragabile; questo filosofo ebreo mentre vivea fra i di lui connazionali in Amsterdam sua patria ebbe a lottare colle più barbare vessazioni per parte de' medesimi, per che la mente peregrina di questo genio sublime non potea contenersi dal reprimere gl'innumerabili abusi riguardati da essi come sacri, e le tante superstizioni delle quali mirava orribilmente aggravata la credenza della posterità di Jacob; ma in ricompensa del suo filantropo zelo dopo di farsi una sera sentito vibrare di repente intorno d'esso un fiero colpo di coltello, che l'accidente resi fallito al braccio proditorio del devoto Aggressore, si vide scomunicato juridicamente dal Rabbino Abuab, capo della sinagoga di Amsterdam, senza speranza di riconciliazione ed ecco infatti la vera, e sola cagione che fare determinare Spinosa a rinunziare al giudaismo, bench'ei non si determinasse per niun altra setta, ma bensì contro tutte (vie de Spin. par Coler. p. 21. e seg.)
[(70)] Si vuole che una fazione qualunque prenda radicalmente possanza, e vigore fra gli uomini? Non v'ha, per riuscirvi, altro mezzo che perseguitarla. Senza i massacri della S. Bartolomeo, e de' vespri Siciliani le riforme di Lutero, e di Calvino conterebbero a' nostri giorni pochi proseliti nel mondo; e gli scritti di Voltaire, di Elvezio, di Montesquieu, e di tanti altri, avrebbero trovati uno scarso numero di acquirenti, sarebbero stati letti da pochi, se non fossero stati proibiti, condannati e abbruciati da tribunali, da parlamenti, da Inquisizioni. Tale è il destino delle cose umane; la privazione fomenta il desiderio, siccome la pienezza genera l'indifferenza, e sovente l'avversione. Questo non è già il solo de' mali che le prosecuzioni cagionano alla specie umana; esse producono sempre, o l'ipocrisia o il fanatismo, o per meglio dire l'uno, e l'altro nel tempo medesimo: come l'uomo sarebb'esso mai in sicurezza, circondato da tali orribili mostri? Oltre a ciò essa porta la tristezza ne' Cuori la quale si converte poscia in una malincolia epidemica; malattia più pericolosa in un clima che in un altro ma che lo è per tutto. Alcuna specie di persecuzione non irrita questo male come la persecuzione religiosa che lo fa degenerare in mania, e in fanatismo, per che nè la miseria, nè l'oscurità, nè la virtù nè i talenti possono garantirci da si fatta persecuzione, e le Leggi, (come lo riflette dottamente Montesquieu) il rifugio dell'innocenza sono ciò che l'innocenza ha sovente il più da temere: Il n'y a point de plus cruelle tirannie que celle que l'on exerce à l'ombre des Lois, & avec les couleurs de la Justice, lorsqu'on va, pour ainsi dire, noyer des malheureux sur la planche même sur la quelle ils s’étaient sauvés. Montesq. Grand des Rom. Chap. 14.)
[(71)] Se i popoli della terra si fossero consecrati per tempo con un animo integro alla ricerca della pura, e vera religione per esercitarla qual essa è, questa avrebbe in ogni tempo formata la loro più sicura, e perenne felicità; ma indifferenti per il loro proprio giovamento: essi hanno d'accordo follemente supposto di ritrovarlo nella pratica delle più insensate superstizioni, che ne rappresentarono il carattere, e tenere ne fecero le veci, e la condizione dell'uomo frattanto si si rese così di giorno in giorno peggiore on peut dire (ci lasciò scritto un pensatore illustre) que le genre humain s'est fait plus de maux par sa superstition, que tous les déluges, & tous les embrassemens de la terre n'ont été capable de lui en faire; questa è una verità che l'esperienza ci dimostra pur troppo ad ogn'istante; la natura si è riparata, ma lo spirito umano non lo è mai stato, per ch'esso ha da se medesimo alimentata una piaga della quale ha renduta la guarigione incurabile.
[(72)] Ben lungi, dice Lattanzio, dal marcare i riguardi che sono dovuti alla religione con uno zelo snaturato con cui si è per tante volte ferocemente tentato di costringere alcuno ad abbracciare la credenza di un altro popolo, non si fa che trasgredirla, imbrattarla, e disonorarla enormemente: si sanguine, si tormentis, si malo religionem deffendere velis, jam non deffendetur illa, sed polluetur, & violabitur. Latt. Lib. X. Justit. C. 20. E presso di noi si vide per tante volte porre in sistema la violenza, la crudeltà, e l'inganno, come fu già da noi diffusamente rimarcato, per accrescere de' proseliti a quella medesima comunione, di cui lo stesso Lattanzio sforzavasi di correggere le massime, e i costumi.
[(73)] Non avvi devoto il quale seguendo il suo detestabile temperamento o non abomini, o non oltraggi, o non riguardi con occhio d'insultante commiserazione i fautori d'una setta differente dalla sua. La Religione così detta dominante (la quale non è infatti che quella del sovrano, e delle armate) quante volte ne' secoli barbari specialmente, ha fatto ella sentire la di lei assoluta superiorità di un modo non meno crudele che ingiurioso alle sette più avvilite, e le più deboli? Ed oggi ancora ogni nazione, qualunque popolo della terra, non si reputa esso il solo amico, il solo protetto, e favorito del Dio dell'universo ad esclusione di tutti gli altri? E per fare valere questo preteso favore, si allarmano ferocemente tutti d'accordo; perseguitano, e sono perseguitati; il Cattolico romano inferisce trucemente contro tutti coloro che tali non lo sono, mentre che questi è sotto il Cielo musulmano oppresso, e trattato da giumento, la stessa sorte può aspettarsi un calvinista in Roma, siccome di un papista in paese protestante.
[(74)] Ciò che dee sembrare molto straordinario si è riconoscere per isperienza che queste orribili scene non si videro suscitare giammai fra i filosofi, che il mondo volgarmente denomina Deisti; ma esse si mirano altresì rinnovare bene di frequente fra coloro che baldanzosi arrogansi l'esimio attributo di veri credenti per eccellenza: Ma quale diversità enorme fra la truce maniera di credere degli uni, ed il sacro ponderato sistema di osservanza degli altri! un filosofo è quello che dice a Dio: io vi adoro, io seguito la vostra volontà eterna, e che non cessa di ripetere al Russo, al Chinese, al musulmano: io vi amo come esseri simili a me: un settario poi è quello che crede non potere altrimenti servire l'Essere Supremo, e adorarlo che massacrando i suoi simili, e che arrogante dice ad un altr'uomo, o pensa come io penso, o che io ti uccido. Da questa rimarcabile opposizione di sentimenti agevole ci riuscirà il decidere quale di entrambi questi individui sia il più pernicioso alla società, il più degno dell'abominio e dell'esecrazione universale.