Cap. XI.
Della Riforma politica tentata l'anno 1753. nella Gran Bretagna in favore de' sudditi ebrei di quello stato; ma lo spirito reprobo, e intollerante di certi accaniti oppositori ne troncò i felici successi che poteasi aspettarne.
Sebbene scevri affatto noi siamo di monumenti positivi che c'indichino con qualche probabilità l'epoca determinata in cui avvenne il primo stabilimento degli ebrei sul suolo dell'Inghilterra, è d'altronde innegabile che la loro sorte non fu niente meno lagrimevole in tale monarchia di ciò che osservammo esserlo stata in tutte le altre. Però se dobbiamo prestare fede agli storici Inglesi il numero d'essi divenne esorbitante a' tempi di Guglielmo il Conquistatore, il quale col mezzo di cospicue somme di denaro, introdusse una colonia immensa di normanni ebrei in questo regno; ed essa si accrebbe sotto Odoardo Primo sì considerabilmente al segno che questo videsi costretto a dovere fare de' Regolamenti espressi per governarli. Ma il loro affluente numero, e la loro immensa ricchezza bene lontano dal fare ad essi meritare qualche riguardo, non servirono che a vieppiù rendere aggravante la loro condizione; e sotto l'esecrabile pretesto di punirli (nel modo appunto che osservammo praticarsi in ogni altro territorio apostolico Romano) di quegli enormi attentati perfidamente attribuiti agli ebrei, si derubavano, si avvilivano, si opprimevano, come per tutto altrove [(94)]. L'enorme superstizione che predominava in que' tempi, non meno lo spirito de' popoli, di quello de' Regnanti, faceva credere universalmente queste feroci violenze come una specie di crociata religiosa oltremodo gradita all'Essere supremo, e nel tempo medesimo indispensabile ad ogni riguardo per ispiazione generale de' delitti del popolo:
Tantum Relligio potuit suadere malorum!
E ciò che mise il colmo della desolazione di questi sventurati ebrei per la strana condotta tenuta verso di essi da Odoardo Primo, il quale nell'anno 1290. gli espulse interamente dall'Inghilterra, con divieto di ricomparirvi sotto pena di morte (Thul. & Tovey. angl. Jud. 1.e p. 365.). E sebbene questa barbara, quanto ingiusta proscrizione riuscisse molto pregiudicevole al pubblico erario, non per tanto gli ebrei restarono tre secoli e mezzo in tale penoso stato di esilio, fissando il loro stabilimento nelle piazze più commercianti dell'Europa, e particolarmente nella metropoli ragguardevole dell'Olanda.
Questa piazza divenuta in que' tempi l'emporio del più florido traffico del mondo, si rese, a molti riguardi un oggetto immediato d'emulazione per tutto l'intero Corpo commerciante dell'Inghilterra, nella guisa medesima che la tolleranza illimitata che miravasi allignare nelle belgiche provincie formava un nuovo soggetto di astiosa emulazione del Britannico Governo, ciò che non potea in verun modo certamente sfuggire alle menti perspicaci degli anglici osservatori. Quindi se a tali imponenti circostanze aggiugnere si voglia lo spirito di odio, e di vendetta, che allora cominciava a prevalere, o piuttosto come dice Thurloes spiegava altri furori contro il Papismo; niente di più naturale che di vedere da una parte trasformare sotto quel Cielo l'antico accanimento in favorevole riguardo per la nazione d'Israel; ed alimentare le speranze dall'altra nell'Animo degli ebrei di Amsterdam per la nuova ripristinazione del loro Corpo sulle spiaggie del Tamigi, ciò ch'essi videro completamente realizzare in breve spazio di tempo [(95)].
A fronte di questo beneficio apparente, una nuova impenetrabile barriera di separazione, non meno funesta di quella già in gran parte superata, erigere si vide frattanto in Inghilterra fra i recenti abitatori ebrei, ed il popolo naturale di quello stato. Essi videro, colla rapidità di un baleno, cambiare la loro sorte, la quare era bene differente durante la loro permanenza in quelli stati, da quella che antecedentemente prometteva il loro ingresso, da principio gli pareggiava, in quanto a diritti Civili, agli stessi cristiani protestanti, come ce lo assicura di proposito una scrittore insigne di quella nazione (Blakstone Comment. 375.)
Ma in mezzo ancora di queste fatali peripezie l'esempio percuotente delle colonie americane, dove gli ebrei potevano aspirare alla naturalizzazione dopo una stabile residenza di sette anni consecutivi (Stat. pap. 13. Georg. 2. C. 7.) rianimò le lusinghe degli altri ebrei abitanti già da qualche tempo nell'Inghilterra, fino a sottommettere al parlamento una supplica in comune cogli stranieri, onde vedere portare da questo l'atto medesimo in loro favore. In fatti i loro disegni non andarono delusi per qualche breve intervallo. L'Anno 1751. il Parlamento avea emanato un Bill che dichiarava apertamente la naturalizzazione de' Protestanti, dopo il domicilio d'un corto spazio di anni negli stati Britannici; ed è da rimarcarsi che questo Bill stendevasi da principio anche in vantaggio de' sudditi ebrei di quella monarchia; ma le alternative difficoltà che si suscitarono all'accettazione di esso, lo mise allora in abbandono, dove restò per il corso di un completo biennio, al termine del quale, ciò che seguì il mese di marzo 1753. si vide presentare al Parlamento un altro Bill il quale rendeva gli ebrei Inglesi legittimamente abilitati d'implorare di nuovo da esso la domanda in questione, senza una previa formalità nè sacre cerimonie di sorte alcuna [(96)].
Ebbero un bel declamare allora tutti i partigiani della Riforma, per dimostrare i vantaggi moltiplici, e perenni che avrebbe procurati a quella Monarchia una Legge sì umana, e si salutare; tutte le più fondate precauzioni prese da' medesimi per farla valere non furono sufficienti per fare assicurare al bill l'unanimità de' suffragj: la Camera alta lo avea già passato, ma esso trovò delle opposizioni irresistibili formidabili nella Camera bassa; tutto il mondo si tumultuò col medesimo livore contro il Bill, ed il Parlamento si trovò inondato da rimostranze insultanti che vivamente instigavano la totale soppressione del medesimo. I libelli satirici si impossessarono in tale incontro dello spirito del pubblico, e tutto vi ebbe parte in queste violenti discussioni. Che non si opinò, che non si disse allora per fare valere ovunque l'intrigo degl'inesorabili oppositori di questa provvida Legge; or s'immaginò che quest'atto renderebbe gli ebrei molto potenti colla facilità che desso accorderebbe loro di acquistare delle terre, ciò che fino a quell'epoca era a' medesimi interdetto dalla Legge; ed ora si andò fino a sostenere che l'enorme affluenza di commercianti di ogni genere che desso attirerebbe, formerebbe l'estrema rovina degli stessi mercanti nazionali col deperimento totale del loro traffico: così dunque per prezzo de' servigj importanti che gli ebrei avrebbero renduti con tale mezzo a quello stato; ecco la ricompensa che da esso era a' medesimi riserbata.
I partigiani poi dell'ammissione del Bill, declamando più alto, non cessavano di fare conoscere al partito antagonista il suo torto evidente, sotto qualunque punto di vista che contemplare si volesse questo atto contro di cui sì accanitamente infieriva senza giusti motivi, e senza base. Infatti quale più assurda illazione della prima, e quale delirio più deplorabile dell'altro? Cosa si può egli mai inferire di più inconseguente della naturalizzazione degli ebrei della presunta potenza che questa loro procurerebbe coll'acquisto libero di fondi stabili a cui si vedrebbero con tale beneficio ampliamente autorizzati? E quale principio più contraddittorio del supposto nocumento che cagionerebbe a' naturali di uno stato il concorso d'industriosi individui che una provvida Legge richiamasse nel suo seno? In quante Città dell'Europa mirasi l'ebreo a' tempi nostri assoluti possessori di beni considerabili, e di allodiali ricchezze; e che? Lo rendono forse gli uni, o le altre meno cauto esecutore de' suoi doveri, lo fanno essi forse questi splendidi agj meno buon suddito, meno buon Cittadino; cessa egli per ciò di essere fermamente rassegnato alle Leggi dello stato in cui vive, è desso meno utile finalmente al suolo che vide nascerlo, benchè da questo si trovasse in tante Circostanze oppresso, e rigettato? Anzi tanto più esso trovasi favorito dalle Leggi, e vieppiù sente il bisogno pressante di divenire l'uno, e prende coraggio di farsi distinguere cogli altri di tali qualificati requisiti [(97)].
D'altronde, come si può osare di sostenere, senza delirio, che una città debba rendersi sventurata aumentando il numero della sua popolazione, e dilatando il suo Commercio, la sua industria, i suoi capitali, le sue ricchezze? Ciò non sarebbe lo stesso che supporre, come lo pensa giustamente Mirabeau, che un nuovo stabilimento di Commercio non potrà mai prosperare in una piazza Commerciante, che al detrimento degli antichi che già vi fanno l'esercizio, per la concorrenza di un numero maggiore di trafficanti? Quale mostruosa ipotesi? Oltre gl'infiniti esempi che concorrerebbero a dimostrarci l'assurdo di tale strano principio, io solo ne attesto Livorno Amsterdam, Marsilia, Venezia, Trieste, Genova, e tutte quelle altre piazze ragguardevoli dell'Europa in particolare dove ciascuno ha il diritto d'implorare l'auspicio delle Leggi, e fruire i vantaggi a livello eguale d'ogni altro probo, ed utile Cittadino: quale danno risentirono essi mai di avere accolti gli ebrei nel loro seno, e quale scapito ne soffrirono quegli antichi trafficanti dalla nuova concorrenza d'individui, i quali esercitando le stesse professioni arricchivano il commercio, accrescevano industria, ed introducevano per tutto la più florida prosperità, e le più opime ricchezze? E non sono queste sole prove sufficienti (per tacere infinite altre che addurre si potrebbe al medesimo riguardo) per confondere, o ammutolire, ad un tempo, qualunque siasi opposizione in contrario?
Questi furono dunque i più forti Argomenti de' quali si servì una parte, e l'altra in simile ostinata controversia, per passare sopra a tanti altri del pari assurdi, che ridicoli, messi in campo da' feroci oppugnatori della naturalizzazione degl'Israeliti. Ma non è già da tali futili questioni, che dipendeva essenzialmente l'estremo destino della Causa. Da un confine del Regno all'altro si rinnovarono ad un tratto de' fragori allarmanti, e universale, de' sordi intrighi, de' furibondi clamori contro si fatta deliberazione, tutti tendenti a sollecitarne frettolosamente la revoca; e ciò in un fatale momento in cui era per accadere la rielezione generale del ministero, il quale fu ad un eccesso tale intimorito dal pubblico malcontento, che erasi per ogni parte manifestato, ch'esso prese repentinamente il partito di cedere alle alle voci tumultuose del popolo, che in altra Circostanza, esso avrebbe, senza dubbio, represse, e disprezzate, abrogando quell'atto infausto sì tosto che il Parlamento fu di nuovo convocato (Ist. del Commer d'anders.)
In tale maniera dunque il Governo Britannico si lasciò vilmente imporre degli schiamazzi brutali di una turba insana fino a revocare un atto pubblico a suo riguardo, di cui la sanzione avrebbe perpetuata la sua gloria, e recati allo stato de' vantaggi solidi, e illimitati, quanto l'abrogazione formò la sua ignominia, e cagionò alle sue finanze de' danni continui, e incalcolabili [(98)].
Ma avanti di porre l'estremo fine a questo disgustoso proposito, non dobbiamo, per altro, tacere, che anche gli stessi ebrei, per quanto assicurano gli storici, non erano unanimemente concordi nella brama di conseguire questo atto naturalizzatorio [(99)]; i più zelanti fra i medesimi non iscorgevano in esso che un allontanamento pressochè generale dalla religione de' loro progenitori; i più indigenti di quella nazione temevano di restare isolati, ed essere nel tempo stesso dimenticati dagl'Israeliti doviziosi che loro somministravano de' soccorsi in ogni loro urgenza; altri finalmente supponevano di vedere una emigrazione inevitabile ad altra setta, a spese, e detrimento, della loro antica natia. Quindi sbigottiti da tali panici timori gli ebrei Inglesi si mostravano indifferenti a' moltiplici consolanti vantaggi che quell'atto benefico di Politica Riforma loro avrebbe per tante parti copiosamente procurati; siccome dovettero essere insensibili del tutto alla perdita di quelli allorchè si trovarono delusi nella loro aspettazione. E in ultimo così che tutti d'accordo contribuirono proficuamente dal canto loro all'oltraggio il più enorme, il più infamante che possa farsi giammai alle Leggi, all'umanità, e alla Natura.
[(94)] È quì opportuno da rimarcarsi col Thurloes (state papery V. 1. p. 387.) che queste persecuzioni non avendo per iscopo principale che le affluenti dovizie Israelitiche si ebbe luogo di osservare che non udivasi parlare giammai di quelle colpe enormi malignamente imputati a questa prosapia sventurata, se non se allora quando i regi scrigni erano esausti di numerario, non osando estorcerlo, come da noi fu detto altrove, agli altri sudditi dello stato, si dediti alla rivolta, ed alla opposizione, in modo da compromettere la tranquillità pubblica, e la sicurezza del Governo.
[(95)] Tutti gli scrittori Inglesi asseriscono d'accordo, che moltissime trattative fossero state realmente agitate sopra un tale soggetto, e che per esaurirlo con propizio successo, gli ebrei olandesi affidassero l'ampia plenipotenza di sifatta negoziazione al celebre Manasse Ben Israel, il quale era in que' tempi annoverato nella Classe de' primi dotti dell'Europa. In realtà questo egregio rabbino si trasferì per tale circostanza, in Inghilterra, e determinò Cromwel a prendere in seriosa considerazione tutte le varie differenti domande ch'esso fece a nome de' suoi connazionali; in seguito di che esso convocò un Consiglio ad oggetto di potere deliberare diffinitivamente sul partito che prendere dovea ad un tale riguardo; ma s'ignora fino ad ora il risultato delle moltiplici discussioni che vi ebbero luogo in questo disgustoso affare; e le opinioni degli scrittori specialmente Inglesi, sono molto disparate intorno a ciò; alcuni volendo che il medesimo Cromwel accordasse a tutti gli ebrei senza eccettuazione la facoltà di stabilirsi liberamente in Inghilterra; ed altri sostengono ancora che una simile facoltà non fosse loro concessa che sotto il Regno di Carlo Secondo l'Anno 1665.
[(96)] Non dobbiamo qui ommettere di avvertire che nello stesso momento in cui erasi per sanzionare il primo Bill si vide comparire uno Statuto portante, che niun individuo sarebbe naturalizzato in Inghilterra, a meno che non facesse con sicurezza constare di essersi appressato della sacra mensa un mese avanti la sua naturalizzazione (Stat. pap. 7. jac. 1. C. 2.) ciò che come ognun vede escludeva intieramente gli ebrei, togliendo loro ancora ogni lusinga di vedere felicemente riuscire i loro disegni, a fronte di qualche altr'ostacolo che restava tutta via da superare.
[(97)] Gli ebrei (nel modo che lo abbiamo già ripetute volte dimostrato) diventeranno sempre ciò che sono gli altri Cittadini in ogni stato, dove i medesimi diritti saranno loro accordati, e le stesse obbligazioni saranno a' medesimi imposti; ed i moltiplici esempi riportati a tale riguardo possono sufficientemente autenticare questa verità, che il popolo ebreo ebbe pur troppo, molto sovente, l'occasione di esperimentare in tante guise differenti.
[(98)] Il celebre Lord Chesterfield fa un giusto rimprovero (nel T. V. delle sue Lettere) al ministero Inglese d'avere in questo affare troppo vilmente ceduti a furibondi schiamazzi del Popolo, i quali non aveano altro scopo che quello spirito perverso d'intolleranza, di astio, e di vendetta, che ogni saggio e illuminato Governo dee tentare ogni mezzo di reprimere, e opporsi a' suoi progressi malefici, se non può almeno soffocare al suo nascere.
[(99)] È assolutamente inconcepibile l'idea bizzarra, e antisociale che nutrono gli ebrei, e quelli specialmente che abitano l'Italia, di vivere tutti concentrati, e racchiusi per l'ordinario entro i più mefitici, ed angusti recinti delle città nelle quali essi fanno il domicilio, ed il loro deciso trasporto per i medesimi è a segno tale condotto che la massima parte degli Israeliti dell'Italia rinunzierebbe di buon grado a qualunque siasi vantaggio solido, e ragguardevole, che la società gli offrisse, tutte le volte che questo conseguire egli dovesse al prezzo dell'abbandono della dissoluzione de' suoi ghetti (che con tale nome quelli vengono chiamati); tentando, al contrario, di ogni sforzo per restarvi, tutto che negletti, e vilipesi dagli altri abitatori del paese in cui essi vivono. Molti si sono, per altro, studiati d'investigare la vera cagione di sifatto abrutimento, e non seppero ritrovarla che ne' motivi direttamente conformi, che facevano riguardare come inutili affatto presso gli anglici ebrei l'atto salutare di loro naturalizzazione dell'Inghilterra.