Cap. XII.
Della Condizione attuale del Popolo d'Israel sotto il dominio delle differenti Potenze del mondo alle quali è il medesimo soggetto, e particolarmente in Francia.
In seguito di tutto quanto fu da noi esposto rapidamente ne' capitoli precedenti, troppo ci si rende con evidenza comprovato non avere mai esistito sopra la terra Città, Provincia, o monarchia, che non abbia diviso, e mutato il funesto esempio altrui nella strana quanto barbara maniera di procedere verso la profuga, e derelitta progenie d'Israel: ma d'altronde ommessa non abbiamo di dimostrare parimenti che una sifatta unanimità insensata de' popoli, ben lontano dall'assolvere le loro colpe, o mitigare i rimproveri troppo ragionevolmente fondati che la posterità imparziale loro sdegnosamente prepara, essa non servirà che ad aggravare le une, e ad accrescere il numero degli altri, mentre ogni giustificazione in contrario resta ovunque sufficientemente smentita in mille guise dalla condotta medesima degli ebrei sempre graduata in ragione diretta de' trattamenti ch'essi ricevono dalle nazioni colle quali o vincolano de' rapporti, o ne sono sottomessi; e le prove percuotenti da noi testè riportate, oltre quelle tante che prodursi potrebbe, vieppiù concorrono a confermarcelo in ogni senso, tanto per ciò che riguarda il loro intimo zelo, e deciso attaccamento che nutrono per lo stato che gli protegge, quanto per i talenti perspicaci che dessi manifestano nel prestare al medesimo i loro più importanti, e leali servigi [(100)].
Ma gettiamo un colpo d'occhio rapido sull'istoria, ed osserviamo col soccorso di questa, se la condizione del popolo ebreo ha deteriorato sotto l'influenza delle nazioni recenti alle quali è egli sottomesso attualmente, da quello che il medesimo era sotto le antiche alle quali fu esso altre volte soggetto: discendendo però dalle epoche da noi troppo remote donde i critici fanno partire le prima dispersioni delle dieci tribù che Salmanasar condusse cattivi nella Media, mentre sarebbe questa una ricerca non solo estranea del tutto al proposito nostro, ma che non farebbe che trascinarci in un pelago immenso di contraddizioni fondata unicamente sopra vaghe congetture, senza mai rivelarci frattanto niente di positivo nè di verosimile, noi ci atterremo a' secoli più recenti, e più da noi conosciuti, onde essere in qualche maniera garantiti di potere colpire la verità di tutto ciò che ha un prossimo rapporto col popolo ebreo; assunto che dovrà essere esaurito da noi colla più gran brevità possibile, non essendo quì mio scopo di delineare il quadro analitico della totale dispersione del medesimo.
Appena dunque accaduta la funesta distruzione del secondo Tempio fatta da Adriano l'anno sessantesimo circa dell'Era volgare, la dispersione de' miseri avanzi d'Israel sfuggiti al brutale furore degl'inflessibili tiranni di questo popolo, si rese presso che generale in ogni angolo di mondo allora conosciuto; ma la posizione dove ha quello fissato i suoi stabilimenti maggiori fu in quell'epoca l'oriente; sebbene alcuni pretendono che un numero considerabile di ebrei fosse già domiciliato in alcune provincie di questa parte di terra anche lungo tempo avanti la fatale proscrizione di questo popolo dal suolo de' di lui progenitori; ma accolti in un luogo, espulsi in un altro, quì derubati, calunniati colà, perseguitati per tutto; essi non potevano fare una stazione permanente di un intero secolo continuato entro uno stato medesimo ed egli fu allora che l'Europa, e tutti gli stati d'occidente, così pure che l'Africa, e l'Asia, si riempirono ancora di queste sciagurate vittime erranti, e con un affluenza infinitamente maggiore di quella che calcolavano esse già ne' tempi fino allora decorsi [(101)].
Il primo esilio dunque che si procurarono gli ebrei nell'Europa, dopo la loro estrema espulsione dalla Giudea dee essere stato probabilmente la Spagna, in cui Vespasiano gli avea fino da quell'epoca trasportati, siccome il loro stabilimento in Alemagna non è, al parere degli storici, niente meno antico; ma cacciati da tutta l'estensione della Spagna nel 1492. da Ferdinando, il quale per si barbaro eroismo fu denominato il Cattolico [(102)], e da Isabella, molti di quella nazione si rifugiarono in varie provincie dell'Italia, e particolarmente in Roma, dove avevano lo stabile domicilio fino da' tempi di Augusto; alcuni passarono in oriente, ed altri si diffusero in molte provincie dell'Europa, dove furono ora più, ora meno crudelmente trattati a misura de' tempi, dell'interesse, e delle circostanze.
Allorchè gl'Imperatori si ebbero arrogata la potenza temporale sopra gli ebrei sparsi per tutta la superficie della terra, essi divennero una so[rta] di armento del sovrano a cui erano sottoposti; serfs de la chambre, come dice Basnage; tale infatti essendo il carattere umiliante che dessi portarono per lungo tratto di tempo in Alemagna, dove seguendo Mr. Dohm (ved. la sua Nota 35. sulla Legisl. Germ. relativamente agli ebrei.) fino all'epoca della Bolla d'oro alcuno stato dell'Impero non osava tollerarli, senza una permissione espressa dell'Imperatore. In Francia essi appartenevano al pubblico demanio Servi fiscales. In Inghilterra alla Corona, e non fu che nel secolo 16. che una Legge dell'Impero (come lo pretende il testè riportato Dohm) accordò il diritto a tutti i membri del Corpo germanico di concedere un rifugio alla raminga stirpe d'Israel; ma questo diritto siccome osservano i politici non si vide già mettere in pratica da veruno stato di Alemagna come prescritto lo avrebbe una saggia misura; poichè in varie provincie, come la Svizzera, tutto il ducato di Wurtemberg, il vescovado di Osnabruck ed alcune altre di tal fatta, gli ebrei non sono di veruna maniera neppure oggi tollerati.
La Russia gli ha espulsi ne' tempi decorsi, ed indi gli ha premurosamente richiamati a' tempi nostri giorni, accordando eglino de' privilegj tali che fanno ad evidenza conoscere l'equità, la saggezza, la tolleranza esemplare delle sue Leggi, siccome pure, i perspicaci talenti dell'inclito monarca che la governa.
In Danimarca non era un tempo accordato agli ebrei di abitare solo che certi dati recinti prefissi del paese, ed i medesimi non erano sofferti nè in Norvegia, nè in Isvezia; ma ora sono essi parzialmente protetti nell'una, bene accolti nell'altra, ed onorati nell'ultima. E l'illuminato Regnante di Baviera non è che due anni che gli ha formalmente naturalizzati per tutta l'estensione de' suoi dominj.
La Polonia è il paese in cui gli ebrei si sono sempre trovati in più gran numero, e dove hanno essi ottenuta la maggiore facilità per esercitare il loro Culto, e trarre liberamente partito dalla propria loro industria: è là sopra tutto, dice Basnage (Lib. X. Cap. 35. p. 968.) dove si odono gli alti ripetuti clamori sulla massima impossibilità in cui sono i cristiani a sostenere la concorrenza cogli ebrei, non meno in numero, che in ricchezze, in talenti, ed in Commercio. Quindi è che ogni traffico che mirasi esercitare in tutta l'estensione di quello stato, resta dall'influenza delle combinazioni abbandonato interamente in potere degli ebrei.
Era già da lungo tempo che questi venivano trattati con molto maggiore dolcezza, umanità, ed una politica infinitamente più sana di ciò che scorgevasi per lo passato in varie Città dell'Italia, e partitamente negli stati già dominati dal Pontefice Romano dove da molti anni godevano de' vantaggi ragguardevoli, e la Condotta irreprensibile de' medesimi gli faceva continuare di meritarli.
Reca certamente stupore di rilevare dall'Istoria gli stabilimenti considerabili ch'ebbero da tanti secoli, e che hanno attualmente ancora gli ebrei per tutto l'immenso territorio del dominio musulmano, le esenzioni cospicue che vi godettero sempre, e che vi godono, e l'ascendente assoluto ch'essi prendono sull'animo de' grandi, e de' primarj Magnati dello stato, non meno che sullo spirito degli stessi Sovrani, senza escludere ancora le medesime Potenze Barbaresche [(103)].
La Spagna, e il Portogallo sono forse i soli stati nel mondo che sieno rimasti in tutta la ferina barbarie de' loro vetusti inveterati pregiudizj, e de' quali non avvi apparenza che possano pervenire ad emendarsene giammai, rimarcandosene inoltre, e non senza stupore, che quegl'individui ancora fra gli ebrei, i quali s'inducono alla conversione dalla loro fede, sono così pure nominatamente distinti da coloro nati ortodossi col carattere offensivo di nuovi cristiani [(104)].
L'Olanda, e l'Inghilterra si arricchiscono considerabilmente dopo molti secoli degli ebrei espulsi da entrambi i testè menzionati Regni; e che senza calcolare la loro industria, ed i loro talenti, essi vi hanno portato sovente delle dovizie innumerabili. È colà dove gli ebrei sono il più rapprossimati de' Diritti dell'uomo, e del Cittadino; ed è là parimenti dove si fanno quelli distinguere come individui, ad ogni riguardo, infinitamente utili allo stato; e non è che un istante che noi venghiamo di fare menzione onorevole degli ebrei abitanti nell'Inghilterra dichiarati capaci di naturalizzazione, in forza di un atto del Parlamento emanato l'anno 1753. e che avrebbero conseguito agevolmente se la resistenza irrazionale del Popolo allarmato dalla corruzione del ministero allora siedente, nel modo che io lo provai a sufficienza, non lo avesse fatto revocare l'anno seguente[.]
Federigo il Grande in Prussia, Giuseppe Secondo in Alemagna, e Leopoldo in Toscana dimostrarono con sensibili esempi ad evidenza quanto valgono gli ebrei, laddove sono i medesimi trattati con giustizia, con umanità, e con favore. Le distinte prerogative, e le rimarcabili esenzioni che ha questo popolo goduto in superiore grado per lungo periodo di Anni in que' tre felici stati fanno dimostrativamente conoscere che la prosapia d'Israel è suscettibile ancora di una chiara elevata Civilizzazione, sempre che le Leggi sieno esse pure civilizzate, sagge, e tolleranti [(105)]; e provano efficacemente ad un tempo, che dessa può aspirare meritamente ad un rango qualificato nella società degli altri popoli della terra, sempre che accordato venga alla medesima il favore d'essere governata da sovrani più filosofi che devoti, da principi tolleranti, benefici, e illuminati.
Ora passiamo brevemente ad investigare quale sia stata la condizione degli ebrei negli stati dell'antica Francia, e quale quella in cui si ritrovano essi nella moderna. Tale indagine metterà, senza dubbio, il colmo alla persuasione che ci siamo per tante vie proposti di insinuare nello spirito abbacinato degli accaniti nemici di questo Popolo.
Il primo stabilimento degli ebrei nella Monarchia francese è per noi sì oscuro, quanto ci riesce presso che impenetrabile quello fissatovi da essi in tutte le altre, di cui fu da noi fino ad ora sufficientemente ragionato.
Per altro, se si dee prestare fede agli storici, la dimora di questa Nazione in tale parte d'Europa rimonterebbe ad un epoca notabilmente avanti la devastazione del secondo Tempio (Lechmann Chron. Spir. Lib. V. C. 37. p. 472.). Ma senza rigettare questa opinione come improbabile, nè adottarla come sicura, che il domicilio di questo Popolo in Francia fosse antichissimo, chiaro lo dimostrano le Leggi de' Borghignioni emanate da Gondebaud loro sovrano, verso il secolo 15. relativamente agli ebrei [(106)].
Ma qualunque sia stato lo stabilimento della nazione Israelitica sopra il suolo della Francia de' secoli decorsi, essa più non contava attualmente nelle sue antiche provincie, Corpo, di sorte alcuna, di questo Popolo, a meno che eccettuare si volesse un discreto numero di ebrei Portoghesi i quali godevano in Bordeaux, ed in Bajon de' privilegj ragguardevoli, accordati loro dallo stesso Enrico Secondo, che il primo in quegli stati dette il segnale delle guerre di religione. Ve n'era d'altronde una certa quantità ne' paesi un tempo appartenenti alla sede rom[ana] in Francia, siccome se ne trovano sparsi in un gran numero nell'Alsazia, e nella Lorena, dove ad eccezione del diritto d'Autonomia, essi erano concentrati e oppressi come potevano esserlo qualche secolo fa in Alemagna, o in alcuni paesi dell'Italia.
Del resto se gli ebrei abitanti in Francia furono per qualche intervallo di tempo all'eccesso male trattati dalle insensate Leggi dalle quali era essa diretta, governata, e dalla superstiziosa intolleranza di coloro che la governavano: se quelli ritrovarono un Childebert loro persecutore inesorabile; un Chilperick che gli costringeva colla violenza a battezzarsi; un Clotario secondo che gli privava di ogni umano diritto; e Dagoberto Primo il quale non attentava meno che alla estirpazione totale dell'Israelismo dalla Francia; essi ebbero il contento di vedere trasformato il loro calamitoso avvilimento sotto il felice dominio di Carlo magno e sotto quello di Luigi il Buono, in un auge di gloria, di esultazione, e di trionfo [(107)].
Tale fu dunque per il corso di molti secoli lo stato in cui si ritrovò il popolo d'Israel in Francia fino a' tempi dell'ultima Rivoluzione, epoca in cui si vide proclamare que' benefici Decreti de' 28 Gen. e 16. aprile 1790. co' quali l'assemblea azionale reggente allora quello stato, costituiva Cittadini Attivi tutti gli ebrei dimoranti dopo tre Anni entro il territorio francese [(108)].
Ma tutti questi salutari vantaggi, tutte queste notabili preferenze delle quali ha il popolo ebreo goduto dopo un certo periodo di Anni sotto le provvide Leggi di vari umani, benefici, e illuminati regnanti della terra, non furono che la debole Aurora di quel fulgido meriggio, che il gran Dio de' suoi avi gli preparava per il secolo avventurato in cui viviamo. E solo a' nostri giorni che l'opera eternamente memorabile compiere si dovea per l'organo potente d'uno di que' sublimi genj, che l'alta Provvidenza invia bene di raro fra gli enti ragionevoli per confortarli nelle loro pene, per ricompensarli delle loro virtuose azioni durante l'instantanea permanenza di essi in questo mondo; essa dunque prescelse degnamente fra i suoi eletti il grande, l'incomparabile Napoleone onde reintegrare l'abbattuta, e derelitta prosapia d'Israel ne' suoi quasi perduti diritti, rimarginare le di lei piaghe, riguardate fino ad ora presso che insanabili, e consolidare felicemente la sua politica morale rigenerazione, nella guisa medesima che gl'impenetrabili arcani dell'Essere Supremo destinarono in altro tempo gli Antiochi, i Pompei, i Titi, gli Adriani, e pochi altri per istraziarla, disperderla, e ridurla senza speranza di lena, o di conforto agli estremi periodi dell'abbiezione, della calamità, della miseria; a questo eccelso Monarca era unicamente riserbato l'espediente infallibile e salutare onde renderla migliore, rendendola più tranquilla, più saggia, più felice; verità che noi ci disponghiamo a mettere in chiaro giorno in tutta la sua forza, ed estensione, nel capitolo immediatamente seguente.
[(100)] Benchè dietro quanto fu da noi significato ne' capitoli antecedenti, più non debba oggi rimanervi alcuno che dubiti un solo istante della verità delle nostre esposizioni a questo riguardo, pure desistere non posso di aggiugnerne poche altre ancora per dimostrare a quale grado gli ebrei si sono fatti sempre, ed ovunque distinguere nel mondo per la loro fedeltà leale e per il loro integerrimo affetto a quel qualunque governo a cui il destino delle armi gli rendevano sottomessi: tanto è ciò immaginabile che Alessandro il Macedone persuaso, per isperienza, di questa verità, volle in qualche modo ricompensarli, concedendo loro la provincia di Samaria coll'esenzione del tributo; ed allorchè fece fabbricare Alessandria vi stabilì degli ebrei co' privilegj medesimi che godevano gli altri Cittadini, al segno che (per quanto ci assicura Flavio 12. Antiq. 2.) il medesimi portavano fin anche il nome di Macedoni.
E se il primo de' Tolomei allorchè prese Gerusalem per inganno, condusse gli ebrei prigionieri in Egitto, diramandoli fino all'estremità della Cirenaica; avvedutosi poscia della sua ingiustizia, gli ripristinò nella di lui confidenza, ne aggregò un gran numero nelle sue guarnigioni, e gli protesse al grado che ne attirò un affluenza considerabile di altri a domiciliarsi ne' suoi stati; e Filadelfo di lui figlio redense tutti gli ebrei che erano schiavi sotto i suoi dominj, e mandò una gran quantità di doni in Gerusalem in ricompensa della traduzione che aveva egli a' medesimi commessa del Pentateuco di Mosè (Jos. Flav. Ibid.): E di quanti rimarcabili favori non gli hanno molti Re di Siria per tante volte colmati? Seleuco Nicanore conferì loro il diritto di cittadinanza nelle città fatte da esso lui costruire nell'Asia minore, e nella Siria inferiore, non meno che in Antiochia sua Metropoli cogli stessi privilegj di cui fruivano ancora fino sotto i Romani.
Antioco il grande finalmente in contemplazione de' notabili servigj che ad esso renduti aveano gli ebrei, non solo concesse alla Città di Gerusalem delle immunità e delle grazie sorprendenti, ma per vieppiù assicurarsi della Libia, e della Frigia, le quali non erano molto fedeli, nè costanti alla di lui autorità suprema, stimò conveniente stabilirvi delle colonie di ebrei, loro conferendo il comando, e l'arbitra libertà dell'esercizio del loro Culto; siccome ancora il permesso illimitato di fabbricare delle piazze, di possedere qualunque bene stabile, e di governarsi a loro migliore piacere.
[(101)] Vari scrittori fanno rapportare il primo stabilimento degli ebrei specialmente nell'Africa fino da' tempi di Tolomeo Sotero Re d'Egitto, il quale, per quanto ci assicura Flavio mandò varie Colonie di questa nazione nella Cirenaica, e nella Libia, indi si moltiplicarono eccessivamente, e si diramarono in tutte le Città di queste due Provincie (ved. Jos. contr. app. Lib. 2. pag. 472. T. II. e Antiq. L. 14. p. 695. T. 1.) col favore delle concessioni di Tolomeo, e de' suoi successori, essi vi godevano parimenti che in Egitto la prerogativa di cittadinanza; vi aveano i loro Magistrati particolari, e vi formavano una specie di corpo di Repubblica, ed allorchè la Cirenaica venne colla Libia in potere de' Romani, gli ebrei stazionati colà ottennero da questi la piena confermazione de' loro antichi diritti, esenzioni, e privilegj de' quali essi godevano (Ibid. p. 799. Cap. 6.)
[(102)] Non debbo astenermi dal fare quì opportunamente rimarcare che il Papa Alessandro Sesto (che tutto il mondo conosce) dette, come abbiamo poc'anzi osservato, a Ferdinando di Spagna il titolo di Cattolico in benemerenza di avere questi proscritti barbaramente gli ebrei da tutta l'estensione de' suoi stati, quando esso medesimo gli accoglieva favorevolmente in tutti i dominj della sua sede, accordando loro impieghi, protezioni, e qualità distinte: Tale è pur troppo l'enorme incongruenza della natura umana; e tale è l'assurda contraddizione in cui si mira essa cadere bene di frequente.
[(103)] Per quanto ci rapportano tutti i viaggiatori i più accreditati, non v'ha in tutta l'estensione degli stati Maomettani un solo musulmano distinto, sia per impieghi pubblici, sia per i titoli, o per ricchezza, che non tenga uno, due, ed anche un maggior numero di ebrei al suo servizio, o nella qualità di segretario, o di economo, o di direttore, o di medico, o di chirurgo, o di finanziere; tanta è la buona fede che i Turchi hanno generalmente parlando, negli ebrei, che coloro fra i medesimi che hanno del talento per gli affari politici pervengono ad occupare i primi ranghi qualificati nelle Corte orientali; ed i Principi confidano loro bene di frequente le ingerenze le più luminose, e le più importanti dello stato, come seguì appunto a Pacheco cui l'Imperatore di Marocco destinò Ambasciatore nelle Provincie unite nel Secolo 16. (mis. de Bar. Hist. univ. Juiv.), ed a tanti altri, benchè gli ebrei sieno in corpo esposti sovente ad ogni sorta di avarie, come lo sono i Cristiani Greci specialmente i quali vivono soggetti al dominio Maomettano.
[(104)] Tale è il carattere detestabile di entrambe queste superstiziose Nazioni; ma esse non sono già le sole per altro, nella Cristianità a procedere in tal foggia verso i Catecumeni ebrei; v'ha fin anche de' popoli i quali dopo di avere, come dimostrammo altrove, ferocemente usata ogni violenza, ed ogni frode per attirare de' proseliti ebrei a' fonti battezzimali, gli abbandonano in seguito all'inedia, all'avvilimento, all'ignominia, rigettandogli come più spregevoli degli esseri, insultandogli sovente, e non curandogli giammai: infatti quanti ve n'ha di questi che ridotti agli estremi della disperazione, sono astretti a mendicare laceri, e famelici per le pubbliche contrade, o una miserabile moneta che non è appena sufficiente per impedir loro di morire, ovvero un tozzo di pane muffito, e nero, che non avrebbero voluto, essendo ebrei, porgerlo ad un loro simile per timore di nuocerlo. Sono questi forse i vantaggi che ritraggono coloro che si abbandonano alla fede? Così dunque ricompensa la chiesa romana gl'iniziati ne' suoi mistici arcani!
[(105)] Noi attribuiamo sovente alla natura delle cose, dice un critico moderno, alle quali vogliamo con la forza delle Leggi provvedere, ciò che deriva da' mezzi che s'impiegano per ottenere il fine propostosi. Quindi è per che sì di frequente si fanno Leggi pessime, e insofficienti, e che per conseguenza non si arriva a conseguire il fine, che ha avuto in mira il Legislatore, e per ciò assurdamente si opina non essere possibile riescire nell'impresa. In varie parti di mondo si sono fatte delle Leggi relativamente agli ebrei; ma siccome poche fra queste ebbero per iscopo il meglioramento di essi, si giunse follemente a conchiudere che non ne erano capaci, e che inutili per tale oggetto riuscivano le Leggi: quale insana deduzione! Proscriveteasi dalla società, grida Mirabeau, ogni distinzione avvilente per essi, apriteasi loro tutte le vie di sussistenze, e di acquisti, facciansi delle Leggi che gl'incoraggischino a dedicarsi alle arti, ed a' Mestieri, ed alle scienze, che gli pongano, e gli mantengano in possesso di tutti i diritti di Cittadini, e bentosto questa Costituzione equa gli porrà nella classe de' membri i più utili allo stato, e riconosceretemo allora come queste Leggi utili, e salutari per elleno medesimi rimedieranno, ad un tratto, a tutti que' mali che loro si ...... sono fatti, ed alle mancanze, delle quali furono essi costretti a rendersi colpevoli: cette nation a reçu de la nature comme toute autre la faculté de devenir la meilleure et plus heureuse & c'est une entreprise favorable à l'humanité ordonnée par la Justice, invoquée par une saine politique, d'améliorer sa situation (Esprit de mirab. T. II. Lib. IX. Phil.)
[(106)] L'una di queste Leggi delle quali parliamo fa chiaramente vedere che gli ebrei erano sparsi negli stati di questo Principe, che comprendevano una parte della Provenza, il vivarese, il Delfinato, la Savoja, il Lionese, il Ducato di Borgogna, la franca contea, e la Svizzera. Fa duopo credere che essi fossero in gran numero nella massima parte delle Città di questo Regno, il quale avea per capitale il Paese di Vienna, poichè lo scopo essenziale di questa Legge, che verosimilmente apparire ci potrebbe alquanto rigorosa era di reprimere gli inconvenienti gravi risultanti dalle questioni religiose che si suscitavano assai di frequente fra essi, ed i Cristiani (ved. Lex Burgund. add. Tit. XV. in Cad. Leg. antiq. p. 305.)
[(107)] Gli onori de' quali furono gli ebrei colmati sotto questi due monarchi sono inesprimibili, siccome anche l'ascendente che alcuni individui di quella nazione acquistarono sull'animo de' medesimi, pare al di là del verosimile. Un ebreo chiamato Isaak seppe sì bene cattivarsi la confidenza del primo di que' menzionati Principi, che questi lo destinò per accompagnare i Conti Lautfrid, e Sigismondo, che mandò in ambasciata al Califfo Alrashid, il quale regnava in Gerusalem Asia con molto maggiore fasto, e splendore, di c[iò] che dominasse in occidente il più formidabile Principe cristiano di que' tempi (Chron. orient. p. 57.) Ma siccome i due Ambasciatori cristiani morirono in Cammino, Isaak evase con molta intelligenza da per se solo l'importante commissione affidata a' medesimi. Questi ricevè in detta corte tutti gli onori che erano dovuti al suo Carattere, ed esso ne partì ricolmo di magnifici doni per Carlo Magno (ved. Elmarc. Ist. Saracen. Lib. 2. Cap. 6. p. 112. E Abulfar. Ist. Dynast. p. 150.)
Il credito degli ebrei si accrebbe considerabilmente sotto il Regno di Luigi il Buono, figlio, e successore di Carlo Magno; egli non cessava di testificare a' medesimi delle marche di sua benevolenza in loro favore. I Cortigiani stessi non cessavano di ricercare con trasporto la loro amicizia, reputando un onore sommo il possederla: essi dicevano altamente che bisognava rispettare la posterità degli antichi patriarchi, si raccomandavano alle loro preghiere, e riconoscevano con eguale rispetto il medesimo loro Legislatore. Le femmine ebree partecipavano delle Liberalità stesse di cui erano fregiate le Principesse del sangue e le dame le più qualificate della corte, le quali mandavano elleno de' Cospicui abbigliamenti, e delle ricche suppellettili. Una si potente protezione fece risorgere considerabilmente quel popolo il quale era stato all'eccesso avvilito ne' secoli precedenti (Agob. Epist. ad Nibr. p. 105.)
[(108)] Le stesse accanite opposizioni che ha incontrato il Bill dell'Inghilterra, quando trattavasi di accordare la naturalizzazione agli ebrei di quello Stato, come già dimostrammo, si sarebbero suscitate senza dubbio, in Francia nella medesima occasione di cui parliamo, se coloro che in quell'epoca vi presedevano fossero stati del pari deboli, o poco energici, come lo fu l'anglico parlamento all'eccesso di lasciarsi vilmente imporre dalla feccia del popolo allarmata dallo spirito di superstizione, e di perfidia da cui era essa orribilmente predominata: mostri che giammai seppero allignare nel petto de' francesi.