Cap. XIII.

Come questo Popolo dopo sì lungo tempo soggiogato, e vilipeso ovunque da nazioni se-dicenti illuminate, potè oggi meritare gli augusti riguardi del più eccelso monarca della nostra età, fino a reputare la sua civilizzazione un oggetto degno d'interessare le sovrane paterne sue Cure.

Decorsi già si videro pur troppo mille sette cento e cinquant'anni di cattività, e di desolazione da quando il Popolo ebreo vivea nell'obbrobrio gemente sotto le umilianti catene dell'oppressione, da che le cerimonie essenziali al suo culto erano interamente abolite, tutta la gerarchia della sua sinagoga rovesciata; le sue tribù e le sue famiglie confuse, i suoi sacrifizj soppressi, atterrati gli altari, senza che durante sì lunghissimo intervallo si manifestasse alcun apparenza di sollievo nè di conforto. L'Avvenimento è a la verità de' più strani, senza che l'Istoria di niuna età del mondo ce ne offra l'esempio. Una seconda circostanza fatale rende più rimarcabile questo inaudito prodigio; poichè questa nazione disgraziata, e avvilita non trovava un solo spazio in tutta la superficie della terra in cui essa potesse riposare tranquillamente la sua testa, nè collocare con sicurezza il di luilei piede; essa era migliaia di volte passata freddamente al traverso de' torrenti di sangue che lo zelo feroce delle sette che ha essa medesima create gli avea fatto spargere impetuosamente sopra ogni angolo dell'universo, e malgrado ciò la discendenza d'Israel vi si è sempre conservata; e tutti que' tratti di accanita barbarie che l'ignoranza e il fanatismo facevano per tante volte esercitare contro di essa, non ebbero nè forza, nè attività sufficiente per farle cessare di esistere, o per annientarla dal ruolo de' viventi; essi altro non fecero che indebolire le sue forze, e paralizzare il suo spirito; e ad onta delle truci inesorabili persecuzioni del papista, del protestante, del musulmano, e dell'idolatra fieramente confederate insieme per il suo ultimo inevitabile sterminio, il popolo d'Israel esiste ancora [(109)].

Uno spettacolo si commovente non potea a meno di penetrare il sensibile cuore magnanimo di un Monarca fatto per essere il vero modello esemplare de' Regnanti, il Baluardo inespugnabile de' giusti, ed il padre clemente de' fedeli suoi popoli: fra le più alte importanti sue Cure una fu quella di vendicare la natura stoltamente oltraggiata dall'umana superstizione, umiliare i superbi, sollevare gli oppressi, proteggere l'innocente contro gli assalti proditorj della calunnia, e fare, in ultimo conoscere al mondo che gl'Israeliti erano uomini, e quindi suscettibili di tutte le prerogative essenziali ammesse a questa specie; l'opinarlo, il volerlo, e l'eseguirlo non fu che l'opera di un solo rapido istante. Attonito restando della rara generosa costanza colla quale seppero essi mantenere, e difendere (colle uniche troppo deboli armi d'una macchinale rassegnazione) e coltivare assiduamente collo zelo il più intenso, la edificante Religione de' loro padri per si lunga continuazione di secoli [(110)]; sdegnato dalle tante orride sciagure che in ricompensa di tale ammirabile fermezza facevasi loro tenacemente soffrire ovunque, dalla prima infanzia del Cristianesimo, fino a' tempi odierni [(111)], risoluto concepisce il vastissimo disegno di eseguire ciò che i più potenti Sovrani della terra hanno per reiterate volte inutilmente intrapreso nelle epoche decorse; ma però fra tutti quelli non contavasi già un Napoleone Primo alla di cui augusta presenza non avvi alcuno che resista, e qualunque anche più spinosa difficoltà resta molto facilmente appianata, cede senza ritegno al suo supremo volere. I Federighi Secondi, i Giuseppe Secondi, le Caterine di Russia, i Leopoldi ed alcuni altri avanti questi ne concepirono l'idea, lo tentarono sovente senza successo; questo eccelso prodigioso assunto era unicamente riserbato al grande, all'invitto Rigeneratore d'Israel.

Or fremino pure a voglia loro cogli Eisenmerger, co' Bielefeld, co' Michaelis, co' Poujol, e co' Bonald tutti que' meschini declamatori, che osarono inferocire per tante volte contro la causa la più esimia che la filosofia, e la natura insieme abbiano in alcun tempo sostenute; esse ne sono già bastantemente vendicate, e trionfante quella in ultimo rimase de' suoi caparbi, e snaturati persecutori, i quali più non rammenta oggi la Nazione d'Israel che con disprezzo, mercè l'augusto Impero della Ragione affidato dall'Eterno autore della natura al provvido Consiglio del franco franco Italo Regnante per conforto di questo popolo vessato già da tanti secoli in mille spietate guise differenti, che ripugnano l'indole medesima dell'essere umano.

Possa bentosto compirsi, o sovrano magnanimo, l'opera eccelsa che sì gloriosamente cominciare vi piacque. Riconosca da essa la derelitta famiglia di Sion il benefico vostro zelo augusto, come l'unica, e la più solida base di sua perenne felicita! Verrà ben presto il giorno, e di esso comparire già si vide il crepuscolo ridente in cui a vilipendio eterno de' reprobi nemici dell'umanità, che futilmente distruggere tentarono opera si portentosa e sì sublime, essa formerà l'oggetto dell'ammirazione universale di tutto il mondo, e la gloria indelebile dell'Eroe autore risuonerà dall'uno altro Emisfero.

E tu venturato Israel, lena riprendi ti riconforta! Il tempo divoratore di quanto esiste sulla terra ha ormai seppellita in perpetua obblivione l'esecrabile reminiscenza de tuoi perversi ed insensibili oppressori, e se alcuno per fatale combinazione tuttavia mirasi esistere fra noi sfuggito forse all'indefessa vigilanza del tuo Augusto Liberatore, esso non tarderà guari a soccombere sotto la spada ultrice delle sane, quanto eque, ed ammirabili sue Leggi, e sobire così la ria sorte medesima che debbono provare gl'insensati ribelli della natura, ed esso intanto unito a' satelliti suoi atterrito, e fugare corre tosto a seppellirsi coperto d'ignominia taciturno, e confuso nel vortice immenso delle sue criminose passioni da cui lo trassero un giorno i suoi deliri per flagello de' suoi simili, e così di nuocerti la minima possanza più non gli resta. Profitta dunque (nè un solo momento esitare tu dei) della disfatta estrema di esso; infausto può a te riuscire ogni ritardo; sfuggire non lasciare que' fortunati istanti ne' quali è a te accordato di respirare tranquillo il delizioso ambiente di una memorabile rigenerazione salutare, che dal Dio superno protettore degli avi tuoi ti è oggi amorevolmente destinata.

E voi finalmente, o uomini, che con giusti attributi acquistate l'assoluto diritto di comando sopra gli esseri umani vostri simili da' quali siete meritamente riguardati sovrani della Terra! Rammentatevi che tali voi non siete, se non se ad oggetto di rendere felici que' popoli che la sorte fortuita delle armi ha renduti subordinati al vostro alto potere [(112)]; studiatevi pertanto unanime d'imitare il più Benefico de' sovrani, l'Eroe Napoleone, sopprimendo da' vostri stati perpetuamente ad esempio di questo illuminato Monarca di tutte quelle odiose distinzioni che formano l'obbrobrio eterno di colui che vi acquiesce, o le autorizza, e denigrano turpemente l'esimia specie dell'uomo; il vero proprio interesse è impegnato non meno urgentemente di ciò che lo sia la solida felicità de' vostri subalterni, affinchè gli esseri umani sieno tutti riguardati in egual grado, in condizioni eguali, siccome tutti scaturiti da una stessa identica origine, onde tutti gli enti dotati di ragione sieno indifferentemente animati a veri comuni vantaggi della patria, ed alle utili produzioni; e così le scienze vi faranno altrettante nuove conquiste, quanto saranno per elleno medesime abbondanti le ricompense liberali che voi profonderete al felice progresso delle arti, e delle Scienze; fate che nulla vi sia d'impenetrabile allo Spirito di chiunque individuo umano, nè al prode valore de' vostri subalterni; e che, in ultimo, fra i luminosi trofei che decorreranno le vostre giuste imprese, la superstizione, e l'ignoranza sieno i primi de' funesti perturbatori della pubblica tranquillità delle nazioni che avrete col massimo impegno soggiogati, depressi, e combattuti

[(109)] Da tutte queste calamitose peripezie (da noi già per tante volte descritte nel corso di quest'opera e partitamente rimarcate quanto era duopo nella nostra [ Introduzione Preliminare]) gli ebrei traggono dalla loro parte un soggetto di gloria, di trionfo, e di esultazione, e sostengono sempre colla più insistente asseveranza, che la loro Nazione è il cuore dell'universo, volendo forse inferire con ciò essere la prima, per che la più antica di tutte quante adorarono sulla terra il Dio di Verità: Israelitæ inter populos sunt instar Cordis ad reliqua membra (ved. Buxtorf. in Lib. Cuzarj).

Essi appoggiano questa ferma persuasione sopra ciò che è loro assicurato dal Profeta Amos, ed anche da vari altri che Dio non conosce ch'essi fra tutti i popoli della terra, e che a cagione appunto di simile preferenza egli non cessa di reprimere i difetti de' medesimi e di emendare i loro travviamenti col mezzo delle tante sofferenze delle quali sono essi da sì lungo tempo le vittime. E in tanto alimentati da simile illusorio conforto un secolo vedea succedere l'altro, e la desolazione d'Israel succedevasi con esso parimenti ognor più crudele, e sempre più disperata.

[(110)] A fronte delle innumerabili tormentose oppressioni sotto le quali ha in ogni tempo gemuto, come lo abbiamo per tante volte dimostrato, la sventurata stirpe d'Israel, per altro, rimanere si vide sempre fedele alla Religione de' suoi vetusti Patriarchi fondatori; ad onta parimenti de' supplizj, de' roghi, delle confische, e delle apostoliche torture che ne fecero per tante volte nel mondo uno strazio crudele, ciò nulla ostante quel popolo offre anche attualmente lo spettacolo commovente, e incomprensibile alla mente dell'uomo di una immobile colonna superstite all'impetuoso torrente de' secoli; e se la primitiva origine di questa Nazione (siccome lo rimarca sensatamente un oratore insigne dell'Assemblea degl'Israeliti convocata in Parigi l'anno 1806) risale all'antichissima culla del genere umano, sembra che le sue reliquie debbano conservarsi fino al giorno dell'estrema sua Consumazione.

[(111)] Per molto che abbiano ponderatamente dissertato le penne anche le più classiche, e le più scienziate, ad oggetto di pervenire a conoscere la vera positiva sorgente d'un odio talmente inveterato, e sì antico, quale è quello che tutte le nazioni del mondo, senza eccettuarne forse alcuna, hanno sempre nutrito concordemente contro gli ebrei, niuno ha mai saputo dare fino ad ora delle ragioni verosimili almeno se non certe.

Io, per altro, senza risalire col pensiero fino ai tempi da noi troppo lontani, m'indurrei di proposito ad opinare che questo miserabile astio universale, che per quanto apparisce dalla scrittura medesima può datare dal primitivo stabilimento del Giudaismo, non debba in origine conoscere che due sole genuine cagioni; la prima si è quel disprezzo fermo, e deciso, che l'individuo Israelita ha ognora, e per tutto manifestato, per gl'idoli, o pagodi, gli Dei, e semidei conosciuti e adorati da tutti gli altri popoli del mondo antico: la seconda poi si è quella ridicola primazia (di cui parlammo nella nostra [ Introduzione]) che la Comunione d'Israel pretese fare in ogni tempo valere preferibilmente a qualunque altra nazione dell'universo, ciò che sempre la rese isolata da tutte queste, e alimentò una perpetua vicendevole antipatia fra di esse.

[(112)] Se nella quantità considerabile de' Regnanti, che la Storia di ogni secolo del mondo ci addita avere di tanto in tanto dominato sopra la terra, se ne annovera di quelli che n'erano pur troppo affatto indegni, essa per compenso ce ne mostra così pure degli altri, nell'animo de' quali era una volta riuscito alla Ragione di fissare la sua fede, alla giustizia il suo tempio, alla clemenza il suo sostegno, e dove la filosofia era gionta a penetrare i suoi raggi benefici per illuminarli, e fare ad essi conoscere in ogni senso i veri loro interessi. Mercè l'opportuno soccorso di tali provvidi lumi, essi pervennero a comprendere chiaramente, che un Re non saprebbe essere ingiusto co' popoli ad esso lui subordinati, senza essere nel tempo medesimo il tiranno contro se stesso per che tutti i mali dello stato si rendono ad esso necessariamente personali.

Esempio ammirabile! Sublime Lezione! Per che mai non v'introducete voi entro il cuore indurito di que' deboli sovrani che ripongono il proprio fasto nella miseria de' rispettivi loro popoli, che non si arrendono giammai ad altra voce che all'orribile trillo delle tumultuose passioni dalle quali sono essi furiosamente predominati, per farne eglino capire intimamente che se giusti non sono, saggi, benefici, e tolleranti, meno ricchi saranno, meno felici, meno potenti? Poichè il Regnante non è grande, se non se della grandezza de' propri sudditi, non è opulente che nelle loro dovizie, non è forte che per l'unione de' medesimi; ed ogni suo interesse è indissolubilmente vincolato a quello di essi, ne viene per conseguenza che tutte le di lui mire debbono aggirarsi unicamente a rendere felici quelle popolazioni che sono a quelli sottomesse: Le sort des armes (dice, per quanto Elvezio ci rapporta, un filosofo indiano a Tamerlan Imperatore de' Tartari) nous sommet à toi; es'-tu marchand? vend nous es'-tu bucher? Tue nous; es'-tu monarque? Rend nous heureux. E quale sovrano potrebbe a lui d'intorno sentire, senza ribrezzo, un simile rimprovero?

Per me diceva Seneca il filosofo, se è permesso a' mortali di giudicare degli arcani divini, io credo fermamente che i Principi non si possano per altri mezzi procurare una felicità inalterabile che per quello di creare de' felici: Quin ego si fas piumque mortalibus æstimare celestia nullam majorem crediderim esse Principum felicitatem, quam fecisse felicem. De Benef.

Tale è per se stesso realmente il vero, e l'unico sentiere che può condurre con sicurezza un sovrano della terra all'immortalità più luminosa, e di tutti i suoi tesori, e di ogni suo fausto, questo è il solo certamente che possa consolidate la sua gloria, e perpetuare la sua riputazione al grado più elevato a cui possa l'uomo inalzarsi sopra la terra.