Cap. XX.
Ricerche filosofiche sul sistema di Religione che più converrebbe di stabilire fra i popoli per riunire le loro Teologiche opinioni: la Specie umana non potrebbe mai riuscire con successo in tale malagevole assunto, se non se proclamando univocamente una sola Religione universale
La Religione vera, o falsa ch'ella sia, tenacemente s'impossessa dell'uomo per sino dal primo istante che natura lo produce fra i viventi, lo accompagna durante la sua vita, senza mai perderlo di vista un solo istante, e bersagliandolo senza interruzione or colla speranza di un tenebroso avvenire, ed ora co' timori di un averno fulminante, lo segue fino alla tomba, confuso, e titubante sul destino che lo attende: quest'orrido spettro più temibile ancora per le sue per le sue minacce inesorabili, che consolante per le sue mistiche promesse è stato fino ad ora un enimma impenetrabile non meno per coloro i quali abituati sempre a tremare al suo aspetto hanno ad esso conferito un esistenza reale che per gli altri i quali non vi hanno potuto scorgere che un labile fantasma bizzarramente immaginato per ammaliare, o sorprendere la credula fantasia de' mortali, senza che niuno fra questi abbia mai osato fino ad ora di rendere conto a se stesso della propria superstiziosa umiliazione; ma tutti, al contrario, servilmente piegando l'abbattuta cervice sotto il giogo pesante de' loro direttori spirituali dall'aurora della vita fino la notte della morte, essi o non vollero curare, o comprendere non seppero, che più i dogmi che ci vengono insegnati ne' varj periodi della nostra età sembrano assurdi, e ripugnanti, e vieppiù la ragione ha un diritto imperscrittibile d'invigilare contro l'errore, e l'impostura, bilicando esattamente il valore delle opinioni che l'educazione, e l'esempio resero in noi radicalmente dominanti fino dalle fascie: sempre sottomessi all'imperioso Cenno del ministro teocratico che comanda di credere, e vieta severamente di ragionare, essi riguardarono come un delitto irremissibile di fare l'esame della verità, e lo scrutinio della ragione, e allora quando si è pervenuti al punto fatale di dovere consultare l'una, o interrogare l'altra più ovunque non s'intese che la voce criminosa dell'ignoranza, e del fanatismo echeggiare, con istrepito, fino alle più recondite parti di ogni Cuore umano i sonori accenti de' loro infami trofei.
Ma appena la filosofia ha renduto felicemente all'uomo il diritto di pensare che accordato avea ad esso la natura, e che l'autorità spietata de' suoi savi ministri gli avea malignamente carpito che il primo uso che ha esso fatto delle sue facoltà intellettuali fu quello di sottrarsi alla truce schiavitù in cui gemea, spezzando i suoi Ceppi diffamanti, di combattere la vetusta superstizione degl'ingannati suoi progenitori, e di fare ricadere sovra di essa l'avvilimento, e l'esecrazione, che meritano ad ogni riguardo i suoi fautori sitibondi di sangue, tiranni ed ignoranti. E per che mai tutto il genere umano non seguita costante le stesse traccie salutari che additate ci sono da questa eccelsa filosofia, non si occupa indefesso de' medesimi consolanti principj ch'essa egregiamente prescrive? Tutte le promesse lusinghiere con le quali ogni religione seduce la mente arrendevole de' suoi credenti, valgono esse mai i dolci incanti che agli uomini procura quell'esimia direttrice delle loro azioni, la quale senza alimentarli di chimere, o di fantasmi procura loro il massimo de' beni, qual è quello d'illuminarli, e di svellere dal loro Cuore que' germi venefici della superstizione della menzogna di cui furono essi per tante volte nel mondo la vittima e lo scherno? Eh, che? tutta la terra coperta ancora di tanti milioni di esseri umani caduti ferocemente sotto il cruento acciaro de' zelanti satelliti di que' mostri non è ella sufficiente per attestarne i terribili furori? L'Europa non è tutta via fumante de' fuochi sterminatori che la consumarono sì di frequente, non mirasi quella gemere ancora sotto un affluenza incalcolabile di tempj, e di altari consecrati a' più orridi smarrimenti, ed agli assurdi? Tutti i sanguinarj flagelli che cospirarono in ogni secolo, e ovunque la distruzione del genere umano, ebbero essi altro appoggio per sostenersi, che un ipocrito zelo di religione di cui si servirono poscia di terribile arma que' mostruosi tiranni che si formarono un piacere di soggiogarlo? Chi non fremerebbe di vedere i popoli condannati a lottare promiscuamente per folle arbitrio contro tante calamitose sciagure, senza poterne calcolare giammai l'estremo termine, e quale orrore di udire l'uomo fieramente gridare al massacro, allo sterminio dell'uomo fattosi per se stesso ciecamente lo spietato promotore delle sue pene? Tale sarà mai sempre il destino deplorabile di questa specie fino a tanto che l'interesse di un popolo non saranno quelli di un altro, i diritti di un uomo quelli del suo simile, e la credenza di tutti gli esseri pensanti identica, e uniforme in ogni sua parte, basata sulla ragione, e diretta da que' salutarj principj sconosciuti pur troppo da essi onninamente fino al presente [(145)].
Da tale armonia univoca e concorde risultare direttamente vedremo l'uniformità inalterabile fra tutti gli esseri umani de' loro sistemi religiosi, e de' loro vincoli sociali; l'odio, e la persecuzione saranno proscritti per sempre dall'animo di essi; il germe letale di astio, e di vendetta non ritroverà più asilo ne' loro Cuori, più non si vedrà erigere un altare sulle rovine dell'altro, e l'urgente necessità d'illuminarsi, e di sviluppare la loro ragione si farà loro con veemenza più sensibile sentire. In questo modo il talismano esecrabile delle chimere che abbacinarono i popoli verrà bentosto dissipato agevolmente, e le opinioni metodiche, e sane accorreranno ad allignarsi per loro stesse in quelle teste che supponevasi destinate perpetuamente all'errore, alla menzogna.
E soltanto così che l'eterno creatore supremo può farcisi palese a prima vista onde leggervi possiamo in caratteri indelebili quale sia il vero Culto esimio, il più venerabile, il più degno di lui, senza essere costretti di ricorrere alle visioni tradizionali degli uomini, ad oggetto d'investigarne il pretto senso genuino.
Dio ha detto all'uomo, io ti ho creato, io ti ho dotato di una perspicace intelligenza, e di una purgata ragione, affinchè a te servissero entrambe, come due guide infallibili, e pronte per condurti saggiamente nella tua vita, per renderti capace di adempiere la mia volontà sovrana, ed ad un tempo medesimo conoscere ampliamente i doveri che ti vincolano alla società de' tuoi simili, a penetrarti de' moltiplici vantaggi che risultano immediatamente dall'armonia costante di tale mutuo legame.
Ecco il solo, e il vero Culto che potrebbe superiormente inalzare l'uomo rendendolo universale, per che il solo degno di un Essere Supremo, e che può dirsi giustamente marcato del suo sugello eterno e di quello della verità; ogni altro Culto porta seco la fallace impronta dell'uomo, e per conseguenza dell'errore, del fanatismo. La suprema volontà di un Dio giustissimo, e ottimo è che gli enti ragionevoli sieno felici, e per essere tali essi hanno duopo di coltivare la loro ragione, e divenire saggi, e illuminati.
Questi è infatti l'unica, e il sano Culto che un Dio di verità comanda, e che la filosofia sempre intenta a migliorare la condizione umana si studia di propalare fra le nazioni.
Impressionati profondamente da questo sublime edificante Linguaggio riconosceremo ad evidenza quanto la nostra Religione è incomparabilmente più eccelsa, più limpida, e più sana di tutte le altre conosciute, e praticate nel mondo fino al presente, laddove queste impongono alla ragione un obbedienza meramente cieca, e macchinale, quella gli permette di acquistarne ampliamente la vera idea, d'intenderla, e di profittarne senza mistero [(146)].
D'altronde quale mostruoso confronto rifiutare noi vedremmo analizzandole di passaggio entrambe? L'enorme opposizione fra di esse ci sorprenderà a prima vista; l'una riconosceremo avere per base la contemplazione, la morale il raziocinio, quando non è sostenuta l'altra che dall'avvilimento, dal fanatismo, dall'ignoranza: convinciamocene col fatto [(147)].
L'uomo atterrito dal niente che lo circonda, costernato dalla natia sua fralezza palpita, e trema ad ogn'istante sulla di lui sorte avvenire: cosa diventerò io mai, esso interroga se stesso, se non esiste un essere più potente di me capace d'invigilare alla mia Conservazione, e di proteggermi? Egli soffre sull'incertezza di meritare un si possente appoggio: egli è sollevato da quando è persuaso di rendersene degno; il primo oggetto che lo percuote, la prima idea che attonito lo rende per oscura ch'ella sia diventa la sua tutelare divinità. E dunque una si fatta idea estesa, e fortificata da una lunga successione di circostanze, e di riflessioni, modificata in mille guise differenti, passando da un uomo all'altro dall'una all'altra nazione, da un confine all'altro del mondo. Tale è infatti l'idea sulla quale si può basare fondatamente il prototipo genuino di tutte le Religioni che ingombrano la terra.
Eh che? Questo principio non è egli una conseguenza naturale delle prime riflessioni dell'uomo risolutamente abbandonato a' prestigj ammalianti della Religione? Non è questo il passo dello spirito umano allorchè comincia a sentire la necessità indispensabile di un Culto? E non si trova forse le trame di questi sentimenti primitivi nel Cuore medesimo di coloro che trassero la Culla dalla Sinagoga, dalla Chiesa, ovvero dalla Moschea? Ma quando è che il popolo si occupa esso della Religione? Quando è che egli opina seriosamente all'esistenza dell'Essere Supremo? Ciò avviene soltanto alloraquando si riconosce infelice, e mentre è pressato dal bisogno di qualche urgente immediato soccorso, che più egli non osa di aspettare nè da se stesso, nè da' suoi simili, nè dalla sorte. Quand'è che la moltitudine resta intimamente penetrata dall'esistenza di un Dio? Ciò accade allorchè un avvenimento inopinato lo abbandona in preda a qualche funesto pericolo, e quando le grandi azioni, o i prodigj sorprendenti gli annunziano la presenza di un essere onnipotente: infatti, le tempeste il fulmine, le calamità della guerra, la fame, la peste, le malattie la morte, hanno persuaso più gli uomini dell'esistenza di un Dio, di tutta l'armonia costante dell'universo, degli stupendi fenomeni della natura, e di tutte le profonde filosofiche dimostrazioni di Loke, di Clarke, di Leibnitz, di Newton. Ecco l'uomo: ecco sopra qual base fondano i loro principj tutti i settarj delle Religioni volgari: Primus in orbe timor fecit Deos &c.
Ma quanto mai ritrovare dovremo a quella opposta diametralmente la Religione salutare del filosofo, quella che quì si propone per modello esemplare dell'eccelsa Religione universale da proclamarsi fra gli uomini? Per
Per poco che si attenda resta con evidenza troppo convincente dimostrato che stabilendo noi per base di tutti i nostri fondamentali sistemi che Dio ha voluto fare esistere un rapporto costante fra esso e gli uomini, che gli ha dotati di libertà, e di ragione, che gli ha renduti suscettibili di bene, e di male, che ha loro indistintamente distribuita quella discreta dose di buon senso che forma il solo, e il vero istinto dell'uomo, e sul quale, secondo i filosofi è unicamente fondata la Legge naturale; quindi chi potrebbe mai opinare senza delirio, che noi guidati da tali eccelsi ammirabili principj, non abbiamo una religione, ed una religione molto più sana, più edificante, e assai migliore di quella che vantano tutte le sette che sono fuori dal grembo salutare di essa, per il motivo incontestabile che tutte quelle sette sono degeneri da' loro fonti primitivi, e per conseguenza, o mendaci, o alterate, e la Legge naturale è vera, e sempre intatta conservatasi quale fu essa in ogni tempo conosciuta nel mondo. Così potrebbesi diffinire con un dotto antico il Deismo altro per se medesimo non essere che il buon senso purificato dall'adorazione di un Dio, e le altre Religioni il buon senso pervertito dalla superstizione: dal che proviene che tutte le sette sono fra elleno si opposte, e si discrepanti, e che la morale su di cui il Deismo è essenzialmente fondato è per tutto la stessa: ciò accadere veggiamo unicamente per il solo motivo che quelle sono l'opera degli uomini, e che questa procede immediatamente dall'Essere Supremo; tanto è ciò vero, quanto che non si ha di sorte alcuna, traccia nell'Istoria che i fautori di questa abbiano cagionato giammai il benchè minimo tumulto sopra la terra, quando si vide questa mille volte lordata di sangue, e di misfatti atroci da' partigiani di quella; la più convincente ragione di tale notabile differenza si è per che i primi sono filosofi; or i filosofi possono fare degli erronei ragionamenti, ma non soliono mai usare intrighi, o violenze per costringere gli uomini che hanno l'infortunio di non appartenere alla loro classe benemerita del mondo ad adottarli come giusti, nel modo che praticare veggiamo agli ultimi ferocemente contro di coloro che ammettere non vogliono le loro mistiche illusioni [(148)].
A quale speculazione più eccelsa, più utile, più penetrante si è inalzato giammai la filosofia di quella che risulta da un si profondo ammirabile deismo? Ma questo domma sì semplice, sì salutare, non fu giammai in tutta la sua purità la religione fondamentale di alcun popolo, benchè fra questi molti individui si trovino, per altro, che ne facciano aperta professione senza mistero [(149)]. Ma la generalità degli uomini frattanto, che inerisce per lo più alle apparenti dimostrazioni macchinali v'intruse ciecamente le sue misteriose follie, e le stupide assurdità de' suoi spirituali direttori, abbandonando i sublimi principj della Religione naturale, i quali non espongono la società a verun pericolo nè infortunio, ma colle possenti edificanti verità ch'essi per loro medesimi racchiudono, consolidano fermamente la vera felicità degli osservanti, perfezionano le Leggi destinate a proteggere la giustizia, e l'innocenza, e somministrano l'idea sublime inalterabile di un Dio che al solo filosofo concerne assolutamente di estollere con buon senso, e di adorare con animo integro, e con intima fondata Convinzione.
Dal che dovremo quì ragionevolmente conchiudere che siccome la Religione che ha per sua base inconcussa la purità, la semplicità, la chiarezza, esente da pregiudizj, e da cerimonie abusive quale l'abbiamo noi radicalmente fondata, forma il più solido conforto di coloro che la professano, così quella che non si regge che sulle pratiche inutili, su' dubbi, su' misterj, e sul fanatismo, forma il perpetuo tormento de' suoi seguaci, ed è degna dell'abominio degli uomini, e dell'obblio de' saggi. Ma per che mai esclama Shaftesbury il nome di Deista rispettare non si mira tanto che basti; per che mai tutti gli uomini non prendono essi unanimi questo carattere esimio? Il solo Codice che noi dovremmo riguardare sano, il solo vangelo che leggere, e meditare assiduamente si dovrebbe è il gran libro della natura vergato di propria mano dell'Eterno, e sigillato dalla sua Divina incorruttibile impronta, e la sola religione che si dovrebbe generalmente professare da tutti gli enti ragionevoli è quella unicamente di adorare un solo Dio, di essere integerrimi, saggi, e umani; altri santi non si dovrebbe solennemente canonizzare in questa eccelsa religione, che i benefattori dell'umanità, gl'inventori di nuove utili arti, ed i propalatori di lumi, e di coltura; ed altri non potrebbero dirsi riprovati, solo che i protervi malfattori verso la società, i fanatici atrabilari nemici della felicità pubblica, e gl'insensati persecutori dell'umana ragione. Un Culto di sifatta natura non può essere fondato che sopra de' principj eterni, e invariabili, e che suscettibili come le proposizioni della Geometria delle dimostrazioni le più evidenti, sieno attinte nella stessa natura dell'uomo, e delle cose. Or tali inconcussi principj una volta esattamente conosciuti da una classe d'individui, anche da un popolo, per che mai non potrebbero quelli convenire del pari a tutte le nazioni della terra, all'intera società umana? E se l'accidente ci fa scorgere fra di esse qualche apparente varietà, ciò non può succedere che in alcune delle applicazioni a' medesimi ne' paesi differenti dove il caso pone certi popoli, senza che vi concorra forse la loro volontà, o disposizione. Quindi è tanto impossibile che una Religione sì pura, sì eterna, e sì ammirabile produca sulla terra il benchè minimo nocumento, quanto il fanatismo delle sette odierne non ne commettesse a esuberanza in tante guise differenti, malgrado che la stessa Religione sdegnosamente se ne opponga, e le Leggi adirate vi si allarmino contro con furore [(150)].
Rapiti da un estasi Divina che questo Culto insigne ci prepara in guiderdone della resipiscenza nostra, noi vedremo allora un effetto pronto, e salutare delle nostre fervide ossecrazioni, le quali tutte indirizzate onninamente saranno al solo Essere Supremo, ed esso ci procurerà una folla immensa di beni, allora quando noi ce ne renderemo degni, colla virtuosa condotta nostra, colla nostra ragione; esso può solo somministrarci gli antidoti efficaci co' quali porgere un immediato conforto a tutti i nostri mali; esso non ci punisce, o non ci dimostra de' rigori, se non se quando noi gli volgiamo il dorso per prostituire i nostri incensi all'esecrabile altare delle follie che la nostra imbecille superstizione osa di frequente inalzare sul trono che ad esso appartiene unicamente ad ogni riguardo.
Queste sono tutte verità che autenticate ampliamente vedremo in ogni tempo sempre che l'animo nostro vi sia disposto completamente ad abbracciarle, a trarne quel profitto che all'uomo lice di ricavarne, ed a restare insieme persuasi, non esservi follia più deplorabile, e più meritevole di essere giustamente combattuta di quella che lungi dal procurare alcun bene solido, e durabile alla specie umana, non fa che deviarla dal retto sentiere, cagionarli de' trasporti, renderla miserabile, privandola di quelle proficue cognizioni che sole potrebbero mitigare il crudele rigore della sua sorte. Gli esseri umani enti ragionevoli tenteranno indarno di essere sanati da' loro smarrimenti, se non cercano di liberarsi da' loro inveterati pregiudizj. Non è che mostrando loro la verità ch'essi conosceranno i loro interessi i più cari, ed i motivi reali che debbono portarli al possesso del vero bene. Gl'istruttori de' popoli dopo di avere fissato inutilmente i loro sguardi attoniti sul Cielo, dovrebbero finalmente ricondurli sopra la terra, e proscrivere da' loro ammaestramenti quelle favole ridicole, quelle cerimonie puerili che hanno fatto per tanti secoli travviare lo Spirito umano, per non occuparlo che di verità sensibili, di una tersa morale, e di utili e instruttive Cognizioni.
Fine
[(145)] Qual'è mai la Religione che possa dirsi giustamente ottima nel senso che inferiamo, e la più efficace a formare per se stessa la solida perenne felicità de' suoi seguaci? Quella, senza dubbio, che è la più colta, la più tollerante, e il di cui Clero non ha la benchè minima influenza sulla morale de' Cittadini. Qual'è mai quella Religione che possa considerarsi daddovero fregiata di sì ammirabile carattere? L'Illuminato Elvezio ci risponde su tale proposito: Celle, ou qui n'a comme la payenne aucun dogme, ou qui se reduit comme celle des philosophes à une morale saine, & élévée, qui sans doute sera un jour la Réligion de l'univers. De l'hom. Sect. 1. C. XIV. p. 77.
[(146)] Noi udiamo ripetere incessantemente da tutti i settari che le verità racchiuse nella Religione sono infinitamente al di sopra dell'umana ragione: Quale insano pensiere! Dunque secondo questo assurdo principio si dedurrebbe che queste verità non possono essere fatte per gli enti ragionevoli: au moment même (come lo riflette un pensatore insigne[)], qu'on interdirait la connoissance de certaines verités il ne serait plus permis d'en dire aucune: nulle gens puissans, & souvent même mal intentionnés, sous pretexte qu'il est quelque fois sage de taire la verité la banniroient entièrement de l'univers. Aussi le public éclairé qui seul en connoit tout le prix, la demande sans cesse: il ne craint point de s'exposer à des maux incertains, pour jouir des avantages réels qu'elle procure. Oltre a ciò, pretendere che la ragione possa ingannarci è un volere insanamente opinare che la verità possa essere falsa, che l'utile possa essere nocevole: la Ragione è essa altra cosa che la cognizione del vero, e del proficuo? D'altronde non avendo noi per bene condurci in questa vita che la sola nostra Ragione più o meno esercitata, e qual'essa è, e i nostri sensi quali essi sono, dire che la ragione è una guida infedele, e che i nostri sensi sono ingannatori, è lo stesso che dire che i nostri errori sono a noi necessarj, che la nostra ignoranza è invincibile, e che Dio può senza ingiustizia punirci di avere seguitate le sole guide che ha esso voluto profusamente compartirci.
[(147)] Era dopo d'avere domato i mostri, e punito i tiranni (dice un illustre antico) era col loro coraggio, i loro talenti, la loro beneficenza, e la loro più decisa filantropia che gli antichi eroi si aprivano le porte dell'olimpo, erano religiosi; è col digiuno, la disciplina, l'accidia, la stupida sommissione alle follie tradizionali che i settarj odierni pretendono essere fidi credenti, e suppongono aprirsi attualmente quelle del Cielo; ma siccome è loro severamente vietato di riguardarsi attorno, quindi è ch'essi debbono condursi a tentoni senza potere in verun modo ricercarne contezza del come, del quando, e del per che vi sono essi ciecamente condotti.
[(148)] Ceux qui persecutent un philosophe, osserva sensatamente Voltaire, sous pretexte que ses opinions peuvent être dangereuses au public sont aussi absurdes, que ceux qui craindraient que l'étude de l'algebre ne fit encherir le pain au marchè; il faut plaindre un être pensant qui s'égare; le persecuteur est insensé, & horrible. In fatti noi siamo tutti fratelli, ciò è evidente; ma se alcuno de' miei fratelli, tutto che pieno di rispetto, e di amore filiale inclinasse di supplicare il nostro padre comune in una lingua, in un tuono, ed in un metodo affatto differente da quello che io fossi portato a praticare, dovrei perciò infierire contro di esso, opprimerlo, straziarlo? Questo è ciò pur troppo, che per molto che lo abbiano tentato i filosofi amici dell'umanità, non si è mai potuto fare imprimere nelle teste abbacinate de' settarj.
[(149)] Si potrebbe quì asserire senza timore d'ingannarsi, che di tutte le Religioni che conosciamo, il Deismo è il più di tutte le altre diramato nell'universo, essa è la Religione dominante nella China, è la setta de' saggi presso i Maomettani, e fu quella un tempo come già dimostrammo, di tutti i primi padri fondatori della credenza d'Israel e di dieci filosofi cristiani ve n'ha otto certamente di questa medesima opinione. Questa è una specie di setta senza associazione, senza cerimonie, senza dispute, senza zelo, senza persecuzione, sparsa nelle
[(150)] Le Leggi, e la Religione non bastano contro l'infezione delle anime attaccate dal fanatismo la Religione, lungi dall'essere per quelle un alimento salutare, si converte in rodente veleno ne' cervelli contaminati da quel morbo letale. Questi uomini travviati hanno continuamente presente allo spirito gli esempi detestabili di tante proditorie aggressioni commesse piamente in nome dell'Essere Supremo, incapaci di riflettere che quella stessa Religione, che fanno stoltamente servire di base fondamentale a' loro esecrabili eccessi, è appunto quella che gli abomina in ogni senso e gli condanna. Niente sono meno importanti le Leggi di ciò che lo sia la Religione contro uomini frenetici di tal fatta, i quali persuasi fermamente che lo spirito santo, cui rendono complice di tutti i loro misfatti, e da cui pretendono essere diretti, e penetrati è al di sopra delle Leggi, ne inferiscono stoltamente che non si può giugnere a meritarlo, se non si è attaccati sulla terra da' sintomi spaventevoli del fanatismo.