NOTE:
[1]. Napoli, Stab. tip. di Federico Vitale, Largo Regina Coeli 2 e 4, 1862, pp. XII-214 in-8.º
[2]. Questa prolusione ha lo stesso titolo della parte II di questo libro: Caratt. e svil. della filos. ital. dal sec. XVI fino al nostro tempo. È rist. negli Scritti filosofici, ed. Gentile, Napoli, Morano, 1900, pp. 115-52.
[3]. Cfr. le osservazioni della mia Avvertenza a pag. 281 e sgg.
[4]. V. la prefazione ai Principii di filosofia, Napoli, Ghio, 1867.
[5]. Per questa e le altre lettere qui appresso citate v. B. Croce, S. Spaventa: Dal 1848 al 1861: lett., scritti, docc., Napoli, Morano, 1898, pp. 202 sgg.
[6]. Vedi in questo volume pp. 110, 136, 202.
[7]. Pag. 288.
[8]. Orazione inaugurale del prof. Palmieri, recitata il 16 novembre. [Nuovo indirizzo da dare alle università italiche: discorso accademico recitato dal prof. Luigi Palmieri nel dì 16 novembre 1861 in occasione della solenne inaugurazione degli studi nella R. Università di Napoli. Napoli, tip. Gargiulo, 1861. Per il luogo a cui si riferisce qui lo Spaventa v. il mio Discorso, premesso agli Scritti filosofici di B. Spaventa, pp. XCII e sg.].
[9]. Vedi la mia Prolusione alle lezioni di storia della filosofia nella Università di Bologna. (Carattere e sviluppo della filosofia italiana dal sec. XVI al nostro tempo, Modena, 1860; rist. nel vol. degli Scritti filosofici, ed. Gentile, pp. 115 sgg.)
[10]. L'actus purus degli scolastici è Dio: e propriamente, in Averroè, l'atto conoscitivo di Dio. V. Eucken, Gesch. d. philos. Terminologie, Leipzig, 1879, p. 68.
[11]. [Intorno agli errori provenienti da questi paragoni tra filosofi diversi, perchè appartenenti a diversi periodi storici, per quanto possano rappresentarvi situazioni analoghe, è da vedere quello che lo Spaventa ne scrisse a proposito di Socrate, nel vol. Da Socrate a Hegel, pp. 3 sgg.].
[12]. Vedi il mio scritto: La filosofia di Kant e la sua relazione colla filosofia italiana. Torino, 1860 [rist. negli Scritti filosofici, pp. 1-80].
[13]. Vedi la mia Prolusione nella Università di Bologna: Carattere e sviluppo della filosofia italiana dal secolo XVI sino al nostro tempo [citata sopra, p. 20].
[14]. Zeller, Filosofia de' Greci [ted.], 2. ediz. Part. I.
[15]. V. Dhammapada, edit. Fausböll.
[16]. [Il Karma o Kamma è nel buddismo la retribuzione morale (propriamente l'azione), per cui l'essere di ciascuno è il frutto del suo operare, attraverso le cinque regioni delle trasmigrazioni delle anime. L'Oldenberg (Le Bouddha, sa vie, sa doctrine, sa communauté, trad. franc., Paris, Alcan, 1903, pp. 45 sgg. e 226 sg.) addita le prime tracce di questa dottrina nella speculazione vedica].
[17]. [L'A. cita l'ediz. Wagner. In questa ristampa si è però leggermente corretto il testo secondo l'ed. Gentile delle Opere italiane del Bruno, Bari, Laterza, 1907, I, 27, 30].
[18]. [I giobertiani, allora numerosi a Napoli, i quali combattevano, sulle orme del Gioberti, il psicologismo e il panteismo, come filosofie esotiche, in nome dell'ontologismo teistico, che il Gioberti dava per pura e schietta tradizione nazionale del pensiero italiano].
[19]. Nel corso speciale di quest'anno — cioè oltre il corso di logica e metafisica, che aveva l'obbligo di fare — ho esposto una buona parte della filosofia di Gioberti.
[20]. [Si avverta una volta per tutte, per quel che concerne queste forme abbreviative, che questo testo serviva all'autore come traccia da svolgere nelle sue lezioni].
[21]. [De antiquissima Italorum sapientia ex linguae latinae originibus eruenda, libri tres Ioh. Baptistae a Vico, r. Eloquentiae professoris, Neapoli, MDCCX, ex tip. F. Mosca; proemium].
[22]. [L'A. cita l'ediz. della Scienza Nuova per cura di Francesco Predari, Torino, tipogr. Economica, 1852, nella «Biblioteca dei Comuni Italiani». Il luogo qui riferito è a pp. 410-11].
[23]. Scienza Nuova, pp. 406-7.
[24]. Cfr. Prantl, Stor. della logica, tomo I, sez. VIII.
[25]. [Vico, Seconda risposta al Giornale dei lett. d'Italia, § I].
[26]. [Seconda risposta, § III].
[27]. [Parole, come s'è visto, del Vico nel proemio al De antiq.].
[28]. Pagg. 190, 192, ediz. Predari [Seconda risposta, § I].
[29]. Cfr. pag. 194, ecc.: «d'argomento che l'antica favella etrusca fosse sparsa fra tutti i popoli d'Italia ed anche nella Magna Grecia» [Sec. risp., ivi].
[30]. 201 [Sec. risp., § III].
[31]. V. Mommsen, Storia romana, I, 118.
[32]. Mommsen, ibid., 111.
[33]. Ibid., 115.
[34]. Risposta seconda.
[35]. Cfr. Mommsen, 115, 116; 164-5. Vico, dopo aver osservato nella Seconda risposta, che i Romani presero le leggi dagli Spartani e dagli Ateniesi, nella Scienza Nuova (Cfr. special. Scritti inediti di Vico, per Del Giudice, Napoli, 1862) difende l'opposta sentenza.
[36]. V. Prolusione [sopra pp. 16-8].
[37]. V. la mia Prolusione alle lezioni di Storia della Filosofia nella Università di Bologna [cfr. sopra pag. 20].
[38]. Sul carattere della Scolastica e della filosofia del Risorgimento vedi i miei articoli pubblicati nel Cimento di Torino: Principio della Riforma religiosa, politica e filosofica nel secolo XVI [1855; rist. nei Saggi di critica, Napoli, Ghio, 1867, pp. 269-328].
[39]. [Nicolò Chrypffs o Krebs, n. nel 1401 a Kues (Cusa) sulla Mosella, creato cardinale da Niccolò V nel 1448; m. a Todi nel 1464].
[40]. [ De docta ignorantia, peroratio].
[41]. [Giorgio Gemisto Pletone n. a Costantinopoli circa il 1355, m. nel Peloponneso nel 1450. Su di lui v. F. Schultze, Gesch. d. Philos. d. Renaiss., vol. I: Georgios Gemistos Pleton und seine reformatorischen Bestrebungen].
[42]. [Il Bessarione n. nel 1403, m. a Ravenna nel 1472].
[43]. [N. a Roma nel 1405, m. nel 1457].
[44]. [Rolef Huysmann n. a Baflo presso Groeningen nel 1443, m. nel 1485. Sua opera principale: De inventione dialectica, 1480].
[45]. [I passi citati dallo Spaventa sono tolti dal De hominis dignitate e dall'Heptaplus, c. 6; in Opera Omnia, Basilea, 1572, t. 1, p. 314, e 38-9].
[46]. [Latin. Fr. Georgius, Veneto, autore di uno scritto: De harmonia mundi totius cantica, Venetia, 1525].
[47]. [N. nel 1455, m. nel 1522. Sue opere filosofiche: De verbo mirifico (1494) e De arte cabbalistica (1517). Su lui: L. Geiger, J. R.: sein Leben n. seine Werken, Leipzig, 1871].
[48]. [Enrico Cornelio Agrippa di Nettesheim, n. a Colonia nel 1486, m. a Grenoble nel 1535].
[49]. [Nic. Leonico Tomeo, 1456-1553].
[50]. [Dove morì il 2 agosto 1512. Cfr. Fiorentino, P. Pomponazzi, Firenze, Le Monnier, 1868, pag. 252].
[51]. [N. nel 1462, m. nel 1525. Su lui v. il lavoro cit. del Fiorentino].
[52]. [De immortalitate animae, Bologna, 1516, cap. 9].
[53]. [De immortalitate, cap. 9].
[54]. [Giov. Lud. Vives, spagnuolo, di Valenza, 1492-1540].
[55]. [Mario Nizolio, 1488-1566. Cfr. la mia nota in Opere italiane di G. Bruno, I, 161].
[56]. [N. nel 1515, m. nel 1572].
[57]. [N. il 16 febbraio 1497, m. il 19 aprile 1560].
[58]. [Teofrasto Bombaste von Hohenheim, 1493-1541].
[59]. [Bernardino Telesio, di Cosenza, 1509-1588. Della sua opera maggiore De natura rerum iuxta propria principia, in IX libri, i primi due vennero in luce a Roma nel 1565 (rist. nel 1570): tutti poi a Napoli nel 1587].
[60]. [De rer. natura, lib. I, c. 1].
[61]. [De rer. nat., lib. VIII, c. 5].
[62]. [Francesco Patrizzi, 1529-1597. L'op. cit. dall'A. Nova de universis philosophia fu pubbl. nel 1591].
[63]. [Andrea Cesalpino, 1519-1603: v. F. Fiorentino, Vita ed op. di A. C., in N. Antol., 15 ag. 1879].
[64]. [Giacomo Zabarella, prof. a Padova, 1532-1589].
[65]. [Cesare Cremonini, n. 1550, m. 1631. Scarso valore ha l'Étude historique sur la philos. de la renaiss. en Italie (C. Cremonini) par L. Mabilleau, Paris, Hachette, 1881].
[66]. [Giulio Cesare Vanini, n. 1585, a Taurisano, in Puglia, bruciato vivo nel 1619 a Tolosa].
[67]. Su tutto questo periodo, oltre molte pregevoli monografie, di cui dobbiamo essere grati a' dotti tedeschi, cfr. il 1.º vol. della Storia della fil. moderna (ted.) del Ritter, Amburgo, 1850. [Dal Ritter sono tolte le citazioni di testi che occorrono in questa lezione].
[68]. [Vedi i Saggi di critica, pp. 3-36. Sono notissimi gli studi posteriori di L. Amabile (Fra T. Campanella, la sua cong., i suoi processi e la sua pazzia, 3 voll., Napoli, Morano, 1882; Fra T. Pignatelli, la sua cong. e la sua morte, ivi, 1887; Fra T. Campanella ne' castelli di Napoli, in Roma e in Parigi, ivi, 1887); che illustrò con gran copia di nuovi documenti e con molto acume tutta la biografia del Campanella, mettendo bene in chiaro la storia della sua congiura].
[69]. Vedi il loro giornale la Civiltà Cattolica, passim. [Negli anni 1854-6 tra questo giornale e lo Spaventa si dibattè nna lunga polemica intorno alle dottrine politiche dei gesuiti del sec. XVI e quelle dei gesuiti del secolo XIX. Cfr. il Discorso premesso agli Scritti filosofici, § III. Quegli articoli dello Spaventa dovranno veder la luce, per mia cura, in un volume della Biblioteca storica del Risorgimento italiano, diretta da V. Fiorini e T. Casini].
[70]. Tommaso Campanella, nel Cimento di Torino [nei Saggi cit., p. 19, dove nota che l'osservazione era stata fatta dal Ritter, Storia cit., t. II, 5].
[71]. [Ritter, Storia, II, 15].
[72]. Nos esse, et posse, scire et velle certissimum principium primum — Cognoscere est esse — Notitia sui est esse suum [Metaph., VI, 8, articoli 1 e 4]. — Mens ab objectis non movetur, sed excitatur ad notionem; ipsa vere per se noscit. — Anima est infinita in potendo, intelligendo, appetendo [Philos. realis, parte I, q. LIV, art. 2]. Se novit nativo sensu, — arte propra innata [De sensu rer., II, 30]. — Animata et res cognoscentes notitia innata cognoscere se ipsas praesentialiter [Metaph., VI, 8, art. 1]. Così Campanella è precursore di Cartesio. — Sentire est sapere [Metaph., I, art. 1]. Notitia aliorum est esse aliorum [ibid., VI, 8, art. 4]. Così Campanella, seguendo Telesio, è precursore di Locke. — Vedi i miei scritti su Campanella pubblicati nel Cimento [e poi in Saggi di critica, pp. 33, 11].
[73]. «Così noi siamo promossi a scoprire l'infinito effetto dell'infinita causa, il vero e vivo vestigio dell'infinito vigore, e abbiamo dottrina di non cercare la divinità rimossa da noi, se l'abbiamo a presso, anzi di dentro, più che noi medesimi non siamo dentro a noi». — Vedi la mia Filos. prat. di G. Bruno, in Saggi di filos. civ., Genova, 1852 [pp. 440-70] e Dell'amore dell'Eterno e del Divino di G. B., Riv. Ital., 1854, Torino [Entrambi questi scritti sono ristampati nei Saggi di critica, Napoli, Ghio, 1867; dove sono pure rist. una memoria sulla Dottrina della conoscenza in G. B. del 1865 e una nota sul Conc. dell'infinità in B., del 1866. Del B. lo Spaventa anche discorre nella prolusione Car. e sviluppo citata, e nell'art. sulla Vita del Berti, rist. nel vol. Da Socrate ad Hegel, N. Saggi di critica, Bari, Laterza, 1905, pp. 65-102].
[74]. [Allude probabilmente a C. Botta, il quale nella St. d'Italia contin. da quella del Guicciardini, lib. XV, t. III, p. 429 dell'ediz. Parigi, Baudry, 1832, dice: «Due frati domenicani furono mandati da Dio, o piuttosto dal suo avversario ad avvelenare queste sacre fonti, e spaventare il mondo di ciò, che più il doveva consolare. L'uno di questi fu Giordano Bruno da Nola, l'altro Tommaso Campanella da Stilo in Calabria. Costoro, usando, o per meglio dire, abusando della libertà nuova di speculare, trascorsero in opinioni empie e pericolose. Non fermerommi a parlare del primo, perciocchè avendo insegnato, che i soli Ebrei erano i discendenti di Adamo, che Mosè era un impostore ed un mago, che le sacre scritture sentivano del favoloso, ed altre bestemmie ancora peggiori di queste, fu arso a Roma al modo di Roma nel 1600, rimedio abbominevole contro opinioni pazze. Ma le opinioni pazze ed irreligiose di Giordano non ebbero sèguito...»].
[75]. Jacobi, Buhle, Schelling, Steffens, Hegel. — Wagner fa l'edizione delle opere italiane; Gfrörer di gran parte delle latine. [L'Jacobi si occupò del Bruno nella 2.ª ediz. della sua opera Ueber die Lehre des Spinoza in Briefen (1789), dove inserì un estratto dei diall. De la causa, principio ed uno: cfr. la mia prefaz. all'ediz. delle Opere ital. del B., vol. I, pp. X-XI. Il Buhle nella Commentatio de ortu et progresso Pantheismi inde a Xenophane Colophonio primo ejus auctore usque ad Spinozam, Göttingen, 1790; e nella sua Gesch, d. neuern Philosophie, Göttingen, 1796-1804, II, 703 e sgg. — Lo Schelling nel dial. Bruno oder liber das natürliche n. götlliche Princip der Dinge, Berlin, 1802 (trad. in ital. dalla Florenzi-Waddington, Milano, 1844, e Firenze, 1859: per una più recente trad. it. v. La Critica, IV (1906), 461-66). — Lo Steffens ne' Nachgelassene Schriften (Berlin, 1846), §§ 43-70: Ueber das Leben des Jordanus Bruno. — Hegel nella Gesch. d. Philosophie2, III, 201-18. L'edizione del Wagner, delle opere italiane, uscì a Lipsia nel 1830 (e una volta lo Spaventa aveva fatto il disegno di riprodurla; cfr. la mia pref. cit. alle Opere ital., v. I, p. XIII); quella del Gfrörer, delle opere latine, uscì a Stuttgart nel 1834].
[76]. [Spinto = spento].
[77]. Bruno, Opp. it., II, 108-9 [ed. Gentile, II, 5].
[78]. [Opp. ital., ed. Gentile, I, 262].
[79]. [A questo punto, nell'originale che servì alla 1.ª ediz. (e che ora è presso di me), lo Spaventa soggiungeva: «Tale era l'uomo, che a Roma era condannato come ateo»].
[80]. Opp. ital., vol. II, p. 16; 336-7 [ed. Gent., I, 277-8, e II, 342-3. Il son. Poi che spiegate è riferito dal B. negli Eroici furori, ma è del Tansillo. V. l'ediz. citata, p. 843 n.].
[81]. [Hegel, Gesch. d. Philos.2, III, 203].
[82]. [Car. e sviluppo, ecc. in Scritti filosofici, pp. 133-4. Da questo scritto anche qui addietro l'A. riproduce testualmente alcuni brani].
[83]. [Di Spinoza lo Spaventa s'era occupato in un art. del 1856, Critica dell'infinità dell'attributo, rist. in Saggi di critica, pp. 867 ss. Ne discorse poi a lungo nel vol. su La filosofia di Gioberti, Napoli, 1868, nel libro III (tutto consacrato «allo spinozismo del Gioberti»); e nel 1867 nella memoria Il conc. dell'opposiz. e lo spinozismo, in Scritti filosofici, pp. 277 ss.].
[84]. «Per Naturam naturantem nobis intelligendum est id quod in se est et per se concipitur, sive talia substantiae attributa, quae aeternam et infinitam essentiam exprimunt, hoc est Deus, quatenus ut causa libera consideratur.
«Per Natura naturatam intelligo id omne, quod ex necessitate Dei naturae sive uniuscujusque Dei attributorum sequitur, hoc est, omnes Dei attributorum modos, quatenus considerantur ut res, quae in Deo sunt et quae sine Deo nec esse, nec concipi possunt». Eth., I, 29, Schol. [La terminologia natura naturans, natura naturata, naturari (= φύεσθαι) rimonta alla più alta Scolastica. In Eckheart si trova ungenaturte natur e genaturte natur. Vedi Eucken, op. cit., pp. 68, 122, 172. Intorno al rapporto della dottrina spinoziana con la scolastica, vedi lo scritto di J. Freudenthal, in Aufsätze E. Zeller zu s. 50 jähr. Doctorjub. gewidm, Lpz. 1887, pp. 83 ss.].
[85]. V. il paragrafo seg.
[86]. [Sopra questo punto tornò tre anni appresso lo Spaventa nella cit. memoria su la Dottrina della conoscenza in G. B., rist. nei Saggi di critica, pp. 196 ss.].
[87]. Bruno, De la causa, principio ed uno; e De l'infinito, universo e mondi.
[88]. So bene, che la formola giobertiana è fatta oggi un po' ridicola; e devo anche confessare, che quando l'odo profferire con tanta solennità da certuni, non posso fare a meno di ridere anch'io; e rido, non come avversario, ma perchè.... mi viene da ridere. In verità, tale è il destino di tutte le formole, quando sono ridotte a non aver altro valore, che quello di tre o quattro parole enfatiche messe insieme e sostenute dalla vaga rappresentazione, e capitano in mano de' soliti guastamestieri. Non ci è angolo, dirò così, dell'esistenza e della vita, in cui non l'abbiano portata e ficcata per forza, come un chiodo in un asse; e credono che basti avere in tasca questo chiodo, per poter superare ogni difficoltà. Se devono dire che piove, o che fa caldo, non sanno dirlo che cominciando dalla formola. — L'Ente crea l'esistente; dunque piove. L'Ente crea l'esistente; dunque fa caldo, etc. etc. — Tutto questo, dunque, io lo so, e per esperienza oramai un po' lunga. Ma il ridicolo finisce qui, e la cosa diventa seria, quando si considera il nesso delle ricerche di Gioberti, la sua relazione con Rosmini, l'origine, dirò così, storica della formola, e specialmente il significato di essa, come è espresso in tutti que' luoghi delle sue opere, specialmente delle postume, che non sono nè una parafrasi del catechismo, nè uno sfoggio rettorico. La cosa diventa seria, sebbene sia vero che la scienza non è una formola, e che il vizio di Gioberti — divenuto poi malattia cronica ne' giobertiani — era appunto quello di creder troppo all'efficacia delle formole.
[89]. [Carattere e sviluppo cit., in Scritti filosofici, pp. 139-41. Del Vico tornò lo Spaventa a parlare nella lettera Paolottismo, positivismo, razionalismo del 1868; rist. negli stessi Scritti, pp. 291 ss.].
[90]. Protologia [ed. Torino, Botta] II, 725-6: «La vita universale dell'esistenza è la evoluzione della mentalità, cioè la storia della coscienza da' suoi primi principii fino agli ultimi progressi. Ogni realtà è coscienza o iniziale o attuale. La realtà non è tale, se non possiede se stessa, se in sè non si riflette, se non è identica a se medesima. E questa riflessione, medesimezza è la coscienza. Fuor della coscienza non vi ha nulla, nè nulla può essere. Esistenza, pensiero, coscienza è tutt'uno. I varii gradi, stati, processi della realtà non sono altro che quelli della coscienza. Questo psicologismo trascendente è il vero ontologismo. L'intuito di questo vero è la parte pellegrina e profonda del sistema di Fichte. Il resto è antropomorfismo. Cartesio ci preluse senza addarsene, dicendo: Io penso, dunque sono. Ma non ebbe il menomo sentore de' tesori, che si acchiudono in questa sentenza, ecc.».
[91]. [Bruno, De la causa, principio e uno, ed. Gentile, I, 256-7. Questa critica di Aristotele era stata fatta dal Cusano nel De Berillo, 1454. Cfr. la mia nota ivi].
[92]. Sc. nuova, p. 458.
[93]. Op. cit., pp. 466-7.
[94]. Op. cit., pp. 284, 286.
[95]. Op. cit., p. 286.
[96]. Op. cit., p. 284.
[97]. Op. cit., p. 406 e segg.
[98]. V. Prolus., [qui sopra], pag. 27.
[99]. [Vedi dell'autore la Filosofia di Kant e la sua relazione colla filosofa italiana (1866) in Scritti filosofici, ed. Gentile, p. 16; Kant e l'empirismo (1880), ivi, pp. 81-114, e l'opera postuma Esperienza e metafisica, Torino, Loescher, 1888].
[100]. V. la Lezione seguente.
[101]. [Saggio filosofico sulla critica della conoscenza, 1819-1832, in 6 voll.].
[102]. [Cfr. i citati scritti La Filos. di Kant, Kant e l'empirismo, in Scritti filosofici, pp. 19-20, 96-100. Per le difficoltà che sono state opposte a questa interpretazione cho lo Spaventa diede della gnoseologia del Galluppi, v. Fiorentino, La filosofia contemporanea in Italia, Napoli, Morano, 1876. Vedi anche Gentile, Dal Genovesi al Galluppi, cap. VII].
[103]. Introd. allo studio della filos., vol. II, 192 (ediz. Losanna, Bonamici, 1846). [Cfr. Spaventa, La filos. di Gioberti, pp. 430-7].
[104]. [Questa critica sul Galluppi risale al 1857: cfr. la lettera di Bertrando a Silvio Spaventa del 18 luglio di quell'anno, in S. Spaventa, Dal 1848 al 1861; lett., scritti, docc. pubbl. da B. Croce, Napoli, Morano, 1898, pp. 203-5].
[105]. [Intorno al significato di esperienza v. Scritti filosofici, p. 88].
[106]. V. Lezione antecedente.
[107]. V. Lez. antecedente.
[108]. [Riassume dalla Wissenschaftslehre].
[109]. Kant e sua relazione, etc., già cit. [Scritti filosofici, pp. 48-9].
[110]. La filosofia di Gioberti [pp. 288-300].
[111]. [Vedi in proposito Gentile, Rosmini e Gioberti, Pisa, Nistri, 1898, pp. 190-1].
[112]. Nuovo saggio sull'origine delle idee, sez. V, part. VI, cap. I.
[113]. [Cfr. le parole del Gioberti ricordate più su, pag. 118].
[114]. V. lo Schizzo d'una storia logica [nella parte II di questo volume].
[115]. V. il mio articolo: Filosofia di Gioberti, nell'Enciclopedia popolare di Pomba, Torino. [Tutto questo capoverso «l'Intuito è l'apprensione...» è un brano del detto articolo].
[116]. Protologia; Filosofia d. Rivelazione, passim.
[117]. La esposizione completa di questi momenti e della loro contradizione, — la prova di quel che qui è detto solo in modo sommario e senza documenti, — si vedrà nell'opera: La Filosofia di Gioberti [di cui il vol. I e unico venne in luce l'anno appresso: Napoli, Vitale, 1863].
[118]. [Così lo chiamava V. Cousin].
[119]. Il testo dice creato. È evidente, che è uno sbaglio, credo, di stampa.
[120]. § CXXIV, 188-192. [Cfr. l'op. cit. La filos. di Gioberti, pag. 72, n. 2, dove l'A. cita lo stesso passo e soggiunge: «Ecco il vero Gioberti. Se vi ha qui un difetto, è solo l'apparenza che l'autonomia sia lo stesso arbitrio dell'individuo»].
[121]. [Prolegomeni del Primato morale civile degli Italiani scritti dall'autore, Brusselle, 1845 (1.ª ediz.), pp. 425-26 e 891-2].
[122]. [Ed. cit., II, 12-3].
[123]. V. questo circolo nella Teorica del Sovrannaturale, pag. 57 seg. Questo tema del sovrintelligibile sarà trattato ampiamente nella Filosofia di Gioberti [pp. 72-99].
[124]. V. Lez. VI.
[125]. Gioberti, Introd., II, pag. 448.
[126]. Vedi la Prolusione [parte I di q. vol.].
[127]. I, 156.
[128]. Cito un solo luogo: «Libertà della filosofia. Essa è Indipendente, e a ciò non osta l'autorità cattolica; perchè il cattolicismo e il cristianesimo essendo fondati sulla filosofia (RAGIONE), questa perciò viene ad essere indipendente e superiore. Vero è che in ordine ai misteri la filosofia dee famulari; MA, ubbidendo ad una potenza da sè costituita, ubbidisce in effetto a se stessa. A stabilire la maggioranza assoluta della religione vorrebbe abbracciarsi il sistema assurdo del Lamennais sull'autorità; il qual sistema si riduce a quello dell'ubbidienza cieca de' Gesuiti». Riforma Cattolica, § CLXXIV.
[129]. V. questa stessa Lezione, Parte prima.
[130]. [Il celebre teologo abruzzese Giovanni Pietro P. (1794-1878), le cui Praelectiones theologicae raggiunsero la 31.ª ed., 1866].
[131]. Riforma Cattolica, § CL.
[132]. [V. dello Spaventa la nota Spazio e tempo nella prima forma del sistema di G. (1864) In Scritti filos., pp. 153 ss.].
[133]. Gioberti, Introd., vol. III, pag. 5-17.
[134]. Prot., I, 34, 36, 38, 39, 40, 41; 192-3.
[135]. Prot., I, 148.
[136]. Rif. cattol., p. 188 già cit.
[137]. [Pelasgi diceva il Gioberti le popolazioni primitive, da cui sarebbero provenuti gli etruschi (e quindi tutti i popoli italici) da una parte e gli elleni dall'altra; e la cui sede originaria («prisca Pelasgia») sarebbero state probabilmente «le falde e le pendici apennine» (v. Primato, I.ª ed., II, 53-4). E la civiltà pelasgica (o italo-greca) sarebbe stata la matrice di tutta la moderna civiltà europea: passata una prima volta nell'antichità classica, dall'Italia in Grecia per ritornare quindi in Italia; e poi una seconda volta mossa col cristianesimo da Roma, a cui sarebbe dovuta tornare col nuovo risorgimento del primato italiano].
[138]. [Una parte di questo corso di logica lo Spaventa pubblicò infatti nei Principii di filosofia (Napoli, 1867) rimasti incompiuti].
[139]. Cfr. Zeller, Fil. d. Greci, 2.ª parte, 2.ª metà, pag. 130 seg.; e Prantl, Stor. d. Logica, sez. IV.
[140]. Più comune, in questo senso: sinagoge.
[141]. V. Introduz., Lez. VI [qui sopra pag. 111 e ss.].
[142]. Vedi l'Introduz., Lez. VIII [qui sopra pag. 150 e ss.].
[143]. [Per questo confronto v. pure Spaventa, Da Socrate a Hegel, pp. 89 e sgg.].
[144]. V. Introduz., lez. VIII.
[145]. V. il mio scritto: Kant e la sua relazione colla filosofia italiana [negli Scritti filos. cit.].
[146]. V. la Nota in fine [p. 267].
[147]. Einleitung zu seinem Entwurf eines Systems der Naturphil., pag. 1 [1799; rist. in Sämmtl. Werke, I Abth. 3 Bd.].
[148]. Produttivo = creativo. Produrre qui è mentalizzare, creare; chi produce e l'Intelligenza, l'Io di Fichte come identità.
[149]. [Hegel, Phänomenologie des Geistes, ed. Lasson, pag. 19].
[150]. Gioberti dice: «riproduzione fedele dell'organismo ideale».
[151]. Gioberti dice: «l'unità del logo è rifatta dalla logica».
[152]. V. l'Einleitung già cit., pag. 7 e segg. [V. tutta la pagina dello Schelling trad. dallo Spaventa nei Principii di Etica, Napoli, Pierro, 1904, pp. 41-3. Pel Krug e la sua pretesa cfr. Hegel, Encicl., § 250; trad. Croce, pp. 202-3].
[153]. v. nota prec.
[154]. [Allusione ad Augusto Vera (1813-1885), l'altro maggiore hegeliano dell'Università di Napoli, il quale era appunto di quest'avviso. Vedi R. Mariano, A. Vera, Saggio biograf., Napoli, Morano, 1887, pp. 60-61. E riflette appunto il pensiero del Vera il saggio dello stesso Mariano, La philos. contemp. en Italie, Paris, 1868 (scritto in opposizione a questo lavoro dello Spaventa). Vedi anche sul proposito, Fiorentino, La filos. contemp. in Italia, Napoli, 1876, pp. 34-5].
[155]. [Loc. cit.].
[156]. [Vedi la lettera dello Spaventa al fratello Silvio, in data 8 dic. 1861, nell'Appendice di questo volume.].
[157]. V. Introduz., Lez. VI.
[158]. Protologia, I, 37.
[159]. Prot., II, 8 segg.
[160]. Protologia, II, 7.
[161]. V. lo Schizzo precedente [pag. 230].
[162]. V. Introduz., Lez. VI, B), nota.
[163]. [Spinoza, Eth., I, Def. 1].
[164]. V. Introduz., Lez. V.
[165]. Sull'ultima differenza de' sistemi filosofici, Berlino, 1847.
[166]. V. Introduz., Lez. V.
[167]. K. Fischer [nel I vol. della sua Gesch. d. neuern Philos., la cui prima ed. è del 1854-77].
[168]. Dell'infinità dell'attributo, contro il Mamiani nella Rivista Il Cimento, Torino, 1855 [v. i Saggi critici, Napoli, 1867, pag. 368 e ss.; e leggi ivi la nota a pag. 373. Vedi anche la lett. dello Spaventa al fratello Silvio del 12 maggio, 1858, nel cit. vol. Croce, S. Spaventa, Dal 1848 al 1861 ecc., pp. 225 ss. e la soluzione originale della famosa controversia tra l'Erdmann e il Fischer intorno al valore dell'attributo spinoziano nella Filosofia di Giob., I, 348 ss.: nonchè negli Scritti filosofici, pp. 284 ss.].
[169]. Prefaz. al Bruno di Schelling [nella trad. della Florenzi Waddington, Milano, 1844, pag. 81].
[170]. V. Introduz., Lez. V.
[171]. Vedi le parti che ne abbiamo pubblicate B. Croce ed io nella Critica del 1906 (IV, 223, 397, 483): Documenti inediti sull'hegelismo napoletano.
[172]. Un tal Francesco Calicchio, sedicente democratico, che era stato fatto arrestare ai primi del 1861 da Silvio Spaventa, consigliere di luogotenenza e ministro di polizia, come pubblico perturbatore. Nel 1865 costui aggredì per via Toledo lo Spaventa; e fu processato e condannato. V. in difesa di lui l'opuscolo di Marziale Capo, Causa Calicchio-Spaventa, Napoli, Stamperia del Popolo d'Italia, 1865.
[173]. Vedi sopra pp. 5 e seg.
[174]. Cfr. nota a p. 7.
[175]. Su Giacomo Lignana (1829-1891) vedi la Commemorazione di B. Croce (Napoli, 1892) negli Atti dell'Accad. Pontaniana, vol. XXII, e la mia nota negli Scritti filosofici di B. Spaventa, pp. 279-80.
[176]. Vedi sopra pp. 45 e seg.
[177]. Si allude al prof. Enrico Pessina. Vedi il Discorso premesso agli Scritti filos., pp. XCVI e seg.
[178]. Antonio Ciccone, n. in Saviano (Terra di Lavoro) il 7 febbr. 1808, m. il 2 maggio 1894, fu uno dei più cari amici dello Spaventa, e suo compagno d'esilio. L'opera sua più notevole i Principj di Economia politica, in 3 voll. Napoli. Vedi su di lui G. Mirabelli, Della vita e delle opere di A. C., in Atti dell'Accad. delle scienze morali e politiche di Napoli, del 1897, vol. XXVIII, pp. 133-48.
[179]. Luigi Carlo Farini, che fu amico e grande estimatore dello Spaventa.
[180]. Isabella Scano († 18 dicembre 1901) e Millo (Camillo) Spaventa, tuttora vivente, furono moglie e figlio di Bertrando; Berenice una delle due sorelle, sposata al Sig. Raffaele Paolucci.
[181]. È scritto nell'originale «novembre»; ma, evidentemente, per errore, avendo Bertrando incominciato le sue lezioni, di cui si parla in questa lettera, solo il 28 novembre.
[182]. Cfr. sopra pag. 51.
[183]. Vedi sopra pp. 52-66.
[184]. Giorno in cui B. Spaventa partì in esilio.
[185]. Cioè: prima di tornare in patria, a Napoli.
[186]. Pasquale Stanislao Mancini, solito a siffatte iperboli. Per l'aneddoto qui accennato v. sopra p. 257.
[187]. Alla lezione corrispondente alle prime pagine (67-70) della lezione 3.ª
[188]. Cfr. sopra p. 70 «.... Tutte queste determinazioni sono sparse, un po' confusamente, nelle opere de' filosofi nostri e stranieri di quel tempo. Sono semplici indizii, semi e germi, i quali si raccolgono più o meno e hanno maggior vita nella coscienza di Bruno e di Campanella...».
[189]. Vedi pure sopra p. 71.
[190]. Federico Quercia (di Marcianise, prov. di Caserta), n. 23 febbr. 1826, scolaro del Puoti, e in filosofia del Palmieri, come in diritto del Savarese. Fu per molti anni provveditore agli studi. Morì nel 1899. Vedi su di lui l'art, di R. de Cesare, Fed. Quercia e la Napoli letteraria di 40 anni fa, nella rivista Flegrea di Napoli, II, 6. — Gatti (Stanislao) è il noto scrittore, critico e giornalista, di cui si hanno due volumi di Scritti varj di filosofia e letteratura, Napoli, 1861, Stamp. Nazionale, e parecchi articoli sparsi per le riviste. V. intorno a lui in F. de Sanctis, La letteratura italiana nel secolo XIX, Napoli, 1898, p. 206, una nota di B. Croce.
[191]. Procurati allo Spaventa dal discorso da lui pronunciato al Parlamento l'8 dicembre 1861; v. R. de Cesare, S. Spaventa e i suoi tempi, nella Nuova Antol. del 1.º luglio 1893, p. 50.
[192]. R. Mariano scrive invece che quella prolusione fu per molti giovani che erano ad ascoltarla «come una rivelazione», e per lui «proprio la voce dall'alto sulla via di Damasco». A. Vera, Saggio biografico, Napoli, Morano, 1887, pp. 37. Essa venne inserita nel Politecnico di Milano, fasc. di maggio 1862 (XIII, 199-222), ed è intitolata: Della storia della filosofia. Il Vera la ristampò quindi ne' Mélanges philosophiques, Paris, 1862
[193]. Scrivendo forse la Nota alla Prolusione, pp. 34-41.
[194]. Era rettore dell'Università Giuseppe de Luca, insegnante di geografia, e dal 1884 incaricato anche dell'insegnamento della statistica; autore di varii libri di geografia.
[195]. M. Monnier in un suo art. Le mouvement italien à Naples de 1830 à 1865, della Revue dea Deux Mondes (15 avril 1865, p. 1038), accenna a «deux petites émentes» che sarebbero state suscitate nel 1861 dai professori privati e qui, n'ayant pu fournir leurs titres, avaient perdu leur gagne-pain» — «La première fut un soulévement d'étudians qui sifflérent leurs maîtres en criant à la fois: À bas De Sanctis! à bas Hegel! à bas le Pape-roi! Le ministre et le philosophe étaient injuriés, comme on volt, en pieus compagnie». — E questa prima (nonostante la discrepanza delle date) deve corrispondere alla dimostrazione di cui parla lo Spaventa in questa e nella VI lettera. Dell'altra, dovuta a un cotal fanatico predicatore della chiesa del Salvatore (vicina all'Università), ricordata anch'essa, più avanti, in queste lettere dello Spaventa, così scrive il Monnier: «La seconde émeute fut plus grave, elle vint du dehors. Excitée par an prêtre, la populace, armée de pierres et de couteaux, même de pistolets, se rua sur l'université, dont elle envahit les salles. Il y ent des vitres cassés, du sang versé. La garde nationale dut intervenir. On était encore en révolution, et l'on so permettait quelques vivacités de polémique. Le prêtre fut mis en prison; on lui conseilla de ne plus faire de philosophie en chaire, et on l'acquitta». — Questo tumulto avvenne il 15 marzo '62 e vi s'accenna nella lettera di Silvio a Bertrando Spaventa, più sotto riportata, del 20 marzo 1862 (lett. XI), responsiva ad una lettera di Bertrando andata smarrita. Cfr. anche la lett. XII.
[196]. Al solito!
[197]. Un tal Silvio Verratti, anche lui democratico di professione e autore di libelli contro Silvio Spaventa. È morto or è qualche anno. «Zuppetta» è Luigi Zuppetta, repubblicano e professore pareggiato di diritto penale. «De Boni» sarà il noto Filippo de Boni, di Feltre (1820-1870).
[198]. Il Nicotera era tra i capi del partito democratico nell'Italia meridionale; e tra lui e lo Spaventa era odio fierissimo.
[199]. Sul motivo di queste dimissioni vedi ciò che lasciò scritto Giovanni Lanza, in Tavallini, La vita e i tempi di G. L., Torino, Roux e C., 1887, vol. I, pp. 275-6, e la lettera di C. Cadorna al Lanza, ivi, II, 278 e sgg.
[200]. Il prof. Andrea Angiulli di Castellana (prov. di Bari), n. il 12 febbraio 1837, m. a Roma il 2 gennaio 1890; il quale potè, mercè l'appoggio dello Spaventa, andare quell'anno a Berlino pel perfezionamento negli studi filosofici. Giacchè l'Angiulli allora era anche lui hegeliano; e da Berlino il 15 dicembre '62 scriveva allo Spaventa: «Qui in generale si avverte una certa reazione contro gli studi filosofici. La cattedra di Trendelemburg è la più numerosa, appunto perchè si crede di restare con lui nel concreto; ma io vedo però che dalla sua scuola escono giovani, i quali di filosofia non sanno che dilettarsi su quistioni di qualche categoria, e, campati in aria così come è campato il movimento del maestro, credono di dare fondo all'universo e di rovesciare il colossale monumento dell'idealismo assoluto. Ogni volta che m'incontra di osservare la leggerezza di qualcuno qui, mi nasce forte nell'animo la speranza, che noi forse potremo riprenderci un dì il primato della filosofia in Europa, presentandola in una forma più compiuta e più armonica. Il che avverrà per mezzo della libera speculazione, di cui siete così degno maestro costì. Chè oramai i vecchi cenci della filosofia pretesca possono spacciarsi coi ferravecchi». Questa lettera ora è stata pubblicata integralmente dal Croce nella Critica, IV (1906), 232. Sull'Angiulli vedi l'art. di G. A. Colozza nel Dizionario illustr. di pedagogia di Credaro e Martinazzoli: e l'opuscoletto di F. Orestano, Angiulli, Roma, 1907 (nella Bibl. Pedag. de «I diritti della scuola»).
[201]. Francesco Brioschi, allora segretario generale della Pubblica Istruzione.
[202]. Per il ministero Rattazzi-Sella-Depretis, costituitosi il 3 marzo 1862.
[203]. Gustavo Benso marchese di Cavour, fratello maggiore di Camillo, filosofo rosminiano, in politica moderatissimo. Di lui ci restano un volume di Fragmens de Philosophie (Torino, Fontana, 1841) e un Saggio sui principj della morale, nel Cimento del 1852, oltre alcuni altri articoli minori nella stessa Rivista e altrove. Per notizie su di lui vedi D. Berti, Cavour avanti il 1848, Roma, 1886, e il mio Rosmini e Gioberti, Pisa, Nistri, 1898, pp. 156-7.
[204]. La Storia Universale, di cui la prima edizione uscì a Torino, pei tipi del Pomba, negli anni 1838-46, in 35 volumi.
[205]. Liborio Romano (1794-1867), ultimo ministro degl'Interni dei Borboni di Napoli, che, dopo aver fatto partire Francesco II, invitò Garibaldi, e aiutò per qualche tempo il dittatore nel difficile governo di Napoli.
[206]. Sul Tari v. uno scritto di B. Croce nella rivista la Critica, V (1907), 365-6.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (Trendelenburg/Trendelemburg e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Copertina elaborata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.