VI.

Appresso il quarto modo

È questo d'ond'io godo:

E ad ogni creatura

Dispose per misura

Secondo 'l convenente

Suo corso e sua semente.

E 'n questa quarta parte

Ha loco la mia arte:

Sì che cosa che sia

Non ha nulla balia

Di far nè più nè meno,

Se non a questo freno.

Ben dico veramente

Che Dio onnipotente

Quello ch'è capo e fine,

Per gran forze divine

Puote 'n ogne figura

Alterar la natura;

E far suo movimento

Di tutt'ordinamento.

Sì come dei savere

Quando degnò venere

La maestà sovrana

A prender carne umana

Nella virgo Maria:

Che 'ncontro l'arte mia

Fu 'l suo 'ngeneramento,

E lo suo nascimento;

Che davanti e dopoi,

Sì come savem noi,

Fue netta e casta tutta,

Vergene non corrutta.

Poi volse Dio morire

Per voi gente guarire,

E per vostro soccorso.

Allor tutto mio corso

Mutò per tutto 'l mondo

Dal ciel fin lo profondo:

Che lo sole scurao

E la terra tremao.

Tutto questo avvenia

Che 'l mio Signor patia.

E perciò col mio dire

I' lo voglio chiarire;

Sì ch'io non dica motto,

Che tu non sacci 'n tutto

La verace ragione,

E la condizione.

Farò mio ditto piano,

Che pur un solo grano

Non fia che tu non sacci.

Ma vo' che tanto facci

Che lo mio dire apprendi;

Sì che tutto lo 'ntendi.

E s'i' parlassi scuro,

Ben ti faccio securo

Dicerloti 'n aperto;

Sì che ne sii ben certo.

Ma perciò che la rima

Si stringe ad una lima

Di concordar parole,

Come la rima vole:

Sì che molte fiate

Le parole rimate

Ascondon la sentenzia

E mutan la 'ntendenzia;

Quando vorrò trattare

Di cose che rimare

Tenesse oscuritade,

Con bella brevitade

Ti parlerò per prosa:

E disporrò la cosa,

Parlandoti 'n volgare,

Che tu 'ntenda ed appare.