VII.

Omai a ciò ritorno,

Che Dio fece lo giorno,

E la luce gioconda,

E cielo e terra ed onda;

E l'aere creao

E li angeli formao,

Ciascun partitamente;

E tutto di neente.

Poi la seconda dia

Per la sua gran balia

Stabilì 'l fermamento

E 'l suo ordinamento.

Il terzo (ciò mi pare)

Specificò lo mare,

E la terra divise;

E 'n ella fece e mise

Ogne cosa barbata,

Ch'è 'n terra radicata.

Al quarto die presente

Fece compitamente

Tutte le luminarie,

Stelle diverse e varie.

Nella quinta giornata

Sì fùe da lui creata

Ciascuna creatura,

Che nuota in acqua pura.

Lo stesso die fu tale,

Che fece ogne animale;

E fece Adam ed Eua,

Che poi rupper la tregua

Del suo comandamento.

Per quel trapassamento

Mantenente fu miso

Fora del paradiso;

Dov'era ogne diletto

Senza niuno eccetto

Di freddo o di calore,

D'ira nè di dolore.

E per quello peccato

Lo loco fue vietato

Mai sempre a tutta gente:

Così fu l'uom perdente.

D'esto peccato tale

Divenne l'uom mortale;

Ed ha lo male e danno,

E lo gravoso affanno

Qui e nell'altro mondo.

Di questo grave pondo

Son li uomini gravati,

E venuti 'n peccati:

Perchè 'l serpente antico

Ched è nostro nemico,

Sedusse a ria manera

Quella prima muliera.

Ma per lo mio sermone

Intendi la cagione,

Perchè fu ella fatta,

E della costa tratta.

Perch'ella l'uomo atasse;

Poichè moltiplicasse:

E ciascun si guardasse,

Con altra non fallasse.

Se mai 'l cominciamento

E 'l primo nascimento

Di tutte creature

Ch'ho detto senne cure:

Ma sacci che 'n due guise

Lo fattor le divise;

Che tutte veramente

Son fatte di niente.

Ciò son l'anime, e 'l mondo,

E li angeli secondo.

Ma tutte l'altre cose,

Quantunque dicer ose,

Son d'alcuna manera

Fatte per lor matera.