XXXII.
Ora ch'i' penso e dico,
A te mi torno, amico
Rustico di Filippo,
Di cui faccio mio cippo.
Se teco mi ragiono,
Non ti chero perdono:
Che non credo potere
A te mai dispiacere.
Che la gran canoscenza,
Che 'n te fa risidenza
Fermata a lunga usanza,
Mi dona sicuranza;
Com'i' ti possa dire
Per detto proferire:
E ciò che scritto mando
È cagione e dimando
Che ti piaccia dittare,
E me scritto mandare
Del tuo trovato adesso,
Che 'l buon Palamidesso
Dice, ed hol creduto
. . . . . . . . .
* che se in cima
. . . . . . . . .
Ond'io me n'allegrai.
Qui ti saluto omai;
E quel tuo di Latino
Tien per amico fino
A tutte le carate,
Che voi oro pesate.
Fine del Tesoretto.
LAUDA[6] PER UN MORTO
O Fratel nostro, che se' morto e sepolto,[7]
Nelle sue braccia Dio t'abbi raccolto.
O Fratel nostro, la cui fratellanza
Perduta abbiam, che morte l'ha partita;
Dio ti die pace, e vera perdonanza
Di ciò che l'offendesti 'n questa vita:
L'anima salga, se non è salita,
Dove si vede 'l Salvatore 'n volto.
La vergine Maria, ch'è 'n grande stuolo
Delli Angeli ed Arcangeli di Dio,
Preghiam che preghi 'l suo caro Figliuolo,
Che ti perdoni e dimetti ogni rio:
E dell'anima tua empia 'l desio,
Quando t'arà delli peccati sciolto.
Li Apostoli preghiamo e Vangelisti,
Patriarchi e Profeti e Confessori,
Acciocchè tu lo santo regno acquisti;
Che per te a Dio ciascheduno adori:
Sì che se tu nel purgator dimori,
Pervenghi al porto che si brama molto.
O Martiri, preghiam ch'a Dio davante
Preghiate con le Vergini e Innocenti,
Con tutti li altri Santi e con le Sante,
Che del nemico al mondo fur vincenti;
Che per lor santi meriti contenti
L'anima, della qual tu se' disciolto.
Fratel divoto della santa croce,
Che per memoria della passione
La carne flagellasti, e con la voce
Facesti a Dio fervente orazione;
Il Salvator de' peccator campione
Seco ti tenga, poich'a noi t'ha tolto.
O Fratel nostro, che se' morto e sepolto,
Nelle sue braccia Dio t'abbi raccolto.
SONETTO[8]
Sed io avessi ardir quant'i' ho voglia
Di ragionar con voi segretamente,
Come mi strugge amor per voi sovente;
Non soffrirei crudel tormento e doglia.
Ma come trema ad ogni vento foglia,
Così trem'io quando vi son presente:
Ed ogni mia virtù subitamente
L'ardente e dolce bene allor mi spoglia.
Ond'i' ricorro al mio signor amore,
Che vi ragioni dalla parte mia
Quella vaghezza ch'ho di voi nel core.
E voi Madonna prego 'n cortesia,
Che l'ascoltiate senza sdegno al core;
Che vi dirà lo vero e non bugia:
Ch'i' quanto vostro son dir non poria.
SONETTO[9] D'INCERTO
In morte di M. Brunetto.
Ritengo più che posso mio coraggio
In questo caso tanto disastroso;
Ma non mi val Brunetto gaioso:
Poichè se' morto, altro più ben non aggio.
Troppo ricevo al tuo morir dannaggio;
Troppa ragione ho d'esser doglioso.
Dove consiglio, oimè! dove riposo
A' mie' bisogni 'n nessun troveraggio?
I' voglio dipartirmi; e ammantellato
Andar vagando come pellegrino,
Sin che trovo uno bosco disertato.
Voglio cangiare con l'acqua lo vino,
In ghiande lo mio pane dilicato;
Pianger la sera, la notte, e 'l mattino.
[ INDICE]
| Dedica | [pag. v] |
| A' cortesi cittadini | [ix] |
| Brunetto Latini — Notizie storiche | [xi] |
| Notizie letterarie del Pataffio | [xvii] |
| Lettere riguardanti l'opera | [xx] |
| Pataffio | |
| Capitolo Primo | [1] |
| Capitolo Secondo | [18] |
| Capitolo Terzo | [36] |
| Capitolo Quarto | [55] |
| Capitolo Quinto | [75] |
| Capitolo Sesto | [97] |
| Capitolo Settimo | [119] |
| Capitolo Ottavo | [139] |
| Capitolo Nono | [158] |
| Capitolo Decimo | [177] |
| Il Tesoretto | [191] |
| Lauda per un morto | [291] |
| Sonetto | [293] |
| Sonetto d'incerto | [294] |