XXXI.

In amici i' m'abbatto,

Che m'amon pur a patto;

E serve buonamente,

Se vede apertamente,

Com'i' riserva lui

D'altrettanto o di pui.

Altrettal ti ridico

Dello ritroso amico,

Che dalla 'ncomincianza

Mostra grand'abbondanza;

Po' a poco a poco allenta,

Tanto ch'anneenta;

E di detto e di fatto

Già non osserva patto.

Così ha posto cura

Ch'amico di ventura,

Come rota si gira,

Che lo pur guarda e mira

Come ventura corre.

E se mi vede porre

In glorioso stato,

Servemi di buon grato:

Ma se cado 'n angosce

Già non mi riconosce.

Così face l'augello,

Ch'al tempo dolce e bello

Con noi gaio dimora;

E canta a ciascun'ora:

Ma quando vien la ghiaccia,

Che par che non li piaccia,

Da noi fugge e diparte.

Ond'io ne prendo un'arte,

Che come la fornace

Prova l'oro verace,

E la nave lo mare;

Così le cose amare

Mostrami veramente

Chi ama lealmente.

Certo l'amico avaro

È com' lo giocolaro;

Mi loda grandemente,

Quando di me ben sente:

Ma quando non li dono

Portami laido suono.

Questi davante m'unge,

E di dietro mi punge:

E come l'ape, in seno

Mi dà mele e veleno.

E l'amico di vetro

L'amor gitta di dietro

Per poco offendimento;

E pur per pensamento

E' rompe e parte tutto,

Come lo vetro rotto.

Ma l'amico di ferro

Mai non dice diserro,

In fin che può trapare;

Ma e' non vorria dare

Di molt'erbe una cima:

Natura della lima.

Ma l'amico di fatto

È teco ad ogne patto;

E persona ed avere

Può tutto tuo tenere;

E nel bene e nel male

Lo troverai leale.

E se fallir ti vede

Unque non si ne ride:

Ma te spesso riprende

E d'altrui ti difende.

Se fai cosa valente,

La spande fra la gente;

E 'l tuo pregio raddoppia;

Cotal'è buona coppia.

E amico di parole

Mi serve quanto vuole;

E non ha fermamento,

Se non come lo vento.