SCENA III.

Detti; l'Usciere; poi Riccardo.

Usc. (accorrendo) Il Direttore....

Emma. (incontrandosi con Riccardo) Troppo tardi! (ride).

Ricc. (vedendo Emma. — a Vittorio) La vostra fidanzata?

Vitt. (confuso) Sì!... Scusi, se la trova qui in Ufficio... È venuta a portarmi alcune carte di premura.

Ricc. (sorridendo) Conti da pagare?!

Emma. (fa cenno di sì, col capo).

Vitt. No!... alcune carte....

Ricc. (a Emma) Avete fatto benissimo a venire.... Così mi ricordate che non abbiamo ancora regolato i conti con Vittorio....

Vitt. (pronto) Ma... non c'è premura!... (controscena di Emma, lieta che Riccardo pensi a farli pagare).

Ricc. (serio, preoccupato) Anzi, c'è urgenza!... (a Vittorio) Dovete avere, credo... tre mesi?

Vitt. Tre!

Ricc. Fate eseguire il mandato... e dite che me lo portino per la firma.

Vitt. Domattina?!

Ricc. No, no, subito!... Desidero che possiate riscuotere oggi stesso... (come parlando a sè medesimo) Domani... potrebbe essere tardi!

Emma. (lieta) Grazie, signor Direttore!... (via, con Vittorio).

Ricc. (agitato) Troppo tardi?!... Speriamo di no! (va alla cassa-forte; l'apre e ne toglie delle carte, febbrilmente. — Azione silenziosa, per manifestare che, in quelle carte, è riposta ogni speranza, avendo così nelle sue mani un'arma contro gli amministratori. — Si bussa alla porta di destra: entra Silvia).