SCENA IV.

Fabrizio, e detti.

Fabr. (entrando sospettoso). Che c'è?

Princ. (con buon umore, lieto d'aver un ajuto). Silvia reclama il suo danaro per investirlo... a modo suo... e Maurizio è di parere che si rimborsi sua moglie, prendendo un milione alla Banca....

Fabr. (con moto subitaneo). È pazzo!

Maur. (offeso). Perchè?!

Fabr. (c. s.). Una simile proposta non si discute nemmeno!

Maur. (irritato, a Fabrizio). Fanne tu una migliore!

Fabr. Non ne fo alcuna!... Tua moglie aspetterà.... come gli altri... che sia fabbricato il Quartiere... Allora le daremo un palazzo....

Maur. (con fermezza). Essa non vuol saperne delle vostre fabbriche!... Esige... capisci... il suo danaro... e io ho il dovere di darglielo!

Fabr. Tu non le devi niente!... Ha dato a te... e a nostro padre... regolare procura per amministrare i suoi beni.

Maur. E, ora, la ritira!

Fabr. Sia pure!... ma non può distruggere ciò che è stato fatto... da chi ne aveva il diritto!

Maur. Io non vi fo una questione di legalità... ma di delicatezza, Fabrizio!

Fabr. (con ironia). Con tua moglie?!

Maur. (risentito). Perchè no?!

Fabr. (c. s.). Sei troppo buono!

Maur. (irritato). Cosa vuoi dire?!

Fabr. (c. s.). Cento volte buono!

Princ. (ammonendo). Fabrizio!

(Fabrizio non gli bada. — Il Principe, durante le battute seguenti, che devono esser dette rapidamente, cerca di metter pace tra i due fratelli).

Fabr. Se Silvia fosse mia moglie... so io come risponderei!... (con viva ironia). Ma tu... hai adottato il sistema dell'indulgenza, della debolezza, de' riguardi delicati... e sei logico a venir qui a proporre... come la cosa più naturale del mondo... di distrarre i capitali da una grande impresa... per soddisfare a un suo capriccio!

Maur. (riscaldandosi). Non cedo a nessuna debolezza... nè al desiderio di soddisfare a' suoi capricci... ma ho la ferma volontà di troncare, appena sorta, una bassa questione d'interessi.

Fabr. (pronto, ironico). Rovinando le nostre imprese!

Maur. Eppure, un mezzo bisogna trovarlo!... (al Principe). Ciò, spetta a lei!

Fabr. (a Maurizio). Spero che non vorrai insistere... e tormentare nostro padre... pretendendo da lui l'impossibile!

Maur. Insisto... e formalmente... perchè sarebbe una cosa troppo umiliante per me... e anche per lui... (indicando il Principe) confessare che abbiamo avuto bisogno del danaro di Silvia.... Il contratto nuziale la lascia padrona assoluta di disporre, come crede meglio, delle sue rendite.... Qualunque sia il tenore degli atti firmati dopo... noi dobbiamo ridarle intiera quella libertà che essa aveva allorquando è entrata in questa casa....

Fabr. (riscaldandosi). Anche a costo di metterci in gravi imbarazzi?!

Maur. Anche!

Fabr. (incollerito). Davvero!?

Maur. Sì... perchè lui... (indicando il Principe) pensa, come me, che bisogna, se è necessario, sacrificare ogni cosa a un sentimento di dignità personale, che tu non puoi capire....

Fabr. (sempre più incollerito). Io capisco meglio di te... quali obblighi morali, impongano certe situazioni... ma quando si sono volute!

Maur. (interrompendo, minaccioso). Fabrizio... Fabrizio!

Princ. (con forza). Smettete!... È questo il linguaggio di due gentiluomini... di due fratelli?!

Fabr. (con ira ironica). Già... fratelli... ma non uguali!... Maurizio è Duca... e sarà Principe... e io, nulla!

Princ. Vuoi de' titoli anche tu?

Fabr. (c. s.). No!... li lascio, a chi, un giorno, avrà i milioni!

Princ. Questi non posso darteli... (con rammarico sincero) e non è mia colpa... se uno de' miei figli è la vittima di una legge troppo tardi abolita!... (a Fabrizio). Tuo nonno, per continuare la grandezza della casa, ha voluto unico erede del patrimonio avito il primogenito.

Fabr. (c. s.). Lasciando agli altri appena di che vivere!... (con dispetto) Duemila scudi!

Maur. (irritato sempre più del rammarico dimostrato dal Principe ch'egli sia l'unico erede — con calore). Duemila scudi di rendita... che tu puoi spendere... e spendi... a tuo talento... mentre se io ho bisogno di mille lire... devo chiederle come un'elemosina!

Princ. (irritato, a Maurizio). Ti furon mai rifiutate?!... T'è mancato mai qualche cosa?!... Vorresti forse, fin da ora, anche tutte le rendite?!... Sono mie... finchè vivo!

Maur. (c. s., al Principe). E le spenda pure come meglio le piace... ma da gran signore... da principe... continuando le tradizioni cospicue della famiglia... non già in speculazioni da capomastro... da appaltatore... accarezzando illusioni... e coltivando imprese fantastiche!

Princ. (con irritazione). Le mie rendite io le spendo come mi pare!... Ciò non ti riguarda!

Maur. Sì... perchè, in tanto, lei, non è in grado di restituire a Silvia la sua dote!

Princ. (c. s.). A Silvia... ci penso io! (suona il campanello).

Maur. Cosa intende di fare?!

Princ. Lo vedrai!... (ad Ambrogio che si presenta dalla Galleria). Pregate la Duchessa di venir qui... (Ambrogio s'inchina, e rientra a destra).

Maur. (agitato, con vivacità). Spero che non confesserà a Silvia il nostro imbarazzo... nè le chiederà di farci delle concessioni!

Princ. (di cattivo umore, ma con calma). So tutelare da me il decoro della famiglia... gl'interessi di tutti voi... e non ho bisogno di maestri!... (azione di Maurizio e di Fabrizio) È affar mio!... Di fronte a tua moglie... (rivolgendosi a Maurizio) sono responsabile io solo... e se non ha più fiducia in me... so io quello che devo fare!... Del resto, sentirai tu stesso... (nuova azione di dispetto e d'inquietudine da parte di Maurizio e di Fabrizio). E tu... (a Fabrizio) lasciaci!... La tua presenza... non può far altro che irritarla maggiormente!... (Fabrizio dà una scrollatina di spalle ed esce).