Al «Costanzi».

Iersera, la replica dei Parassiti, il nuovo e applaudito lavoro di Camillo Antona-Traversi, ebbe conferma completa del successo: il pubblico seguì l'azione, mirabilmente riprodotta, con vero interesse. Oramai, sebbene in due sere, questi Parassiti possono a buon diritto vantare il merito d'aver guadagnato un posto eminente fra le migliori produzioni italiane di questi ultimi tempi, e al lavoro è assicurate il percorso trionfale di tutte le città del regno[41].

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Teatri. — Al «Costanzi» la novissima commedia di Camillo Antona-Traversi, Parassiti, ebbe lo stesso lieto successo della prima sera. Molto pubblico e molti applausi[42].

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A! «Costanzi». — Domani sera, Parassiti di Camillo Antona-Traversi, una delle più schiette commedie italiane di questi ultimi anni; e, insieme, una simpatica creazione di Oreste Calabresi[43].

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A MILANO.

Teatro «Manzoni». — Parassiti, commedia in 4 atti di C. Antona-Traversi.

È cosa molto lusinghiera per un autore il vedere; o — nel caso di Camillo Antona-Traversi che è fuori di Milano — il sapere come l'annuncio di una propria commedia ha fatto accorrere e affollare il teatro dal pubblico delle prime rappresentazioni, giudice severo, ma imparziale. Questo dinota stima verso l'autore, aspettativa di un'opera d'arte e speranza di un successo; poichè è omai nota la diffidenza del pubblico per le premières di autori italiani, anche in fama di celebri. Se l'esito è pieno, incontrastato, l'uditorio aumenta prodigiosamente alle repliche... altrimenti, diserta del tutto lo spettacolo.

Iersera, il Manzoni aveva l'aspetto delle serate importanti; quel che si dice un bellissimo teatro.

E al primo atto una corrente di simpatia si stabilì rapidamente fra palcoscenico e pubblico.

Il tipo del pseudo avvocato e commendatore Gaudenzi, l'affarista moderno senza scrupoli, speculante sulle grandi sventure nazionali e sulle cantanti... internazionali; tipo incarnato artisticamente, squisitamente, dal Calabresi, e una buona creazione dell'autore delle Rozeno avvinse la massa e la predispose al successo.

E l'atto stesso, lodevolissimo come impostazione e come esposizione di tipi, riuscì gradito e procurò agli esecutori due calorose evocazioni alla ribalta.

L'autore, per mostrare la lunga serie di parassiti sociali, allargò troppo il quadro e perse la visione netta artistico-scenica, indebolendo cogli episodi l'efficacia del tipo principale.

Forse l'autore non l'ha voluto, ma la commedia è riuscita un lavoro a protagonista; e su questo il pubblico ha converso l'attenzione, l'interessamento e anche le simpatie. È un fatto dimostrato che sul teatro il birbante, quando è allegro, sfacciato, arguto, raggiratore e cinico divertente, raccoglie maggiori simpatie della vittima che lotta onestamente contro le traversie della vita. Il pubblico sa che all'ultimo atto, quello della morale, il birbante sarà punito e ciò tranquillizza la coscienza. Sebbene spesso, in fondo in fondo, lo spettatore trova la morale falsa e in contraddizione colla vita reale che porta in alto gli audaci. E gli audaci hanno pochi scrupoli e meno pregiudizi, acquistandosi l'onorabilità quando han perduto l'onore.

L'antipatico, l'odiato, è il birbante tartufo, l'ipocrita sornione, il brutale volgare, che non ha sorrisi, ma ghigni; e opprime violentemente, senza sorridere mai, senza far la satira di sè stesso e della buaggine umana della quale approfitta.

Don Gennaro Gaudenzi è un bel tipo di parassita sociale, senza senso morale, senza sentimentalità, senza pregiudizi. È serenamente laido nell'animo corrotto messo a nudo; e, pur ricordando altri caratteri portati sul palcoscenico, ha una impronta originale che si mantiene fino all'ultimo atto.

Interessa in tutto lo svolgimento dell'azione: quando rivela i mezzi per apparire un avvocato pieno di cause, quando rinnova lo stratagemma del Comitato di beneficenza, quando sa accappararsi la stima di una cantante americana ricca, ma sfiatata, quando fa valere la dote immaginaria di sua figlia, quando cerca convincere la nuora che separazione val divorzio ed è meglio guadagnare in un divorzio che tribulare la vita per una falsa dignità. E il tipo si completa quando, volendo fare la morale alla figlia, resta convinto da questa e accetta una posizione, se non dignitosa, almeno lucrosa, lasciando nell'imbroglio i complici e gli illusi.

Un bel tipo quello dell'ex-cantante ed ex-impresario improvvisatosi e sanzionatosi avvocato e commendatore; ma appunto perchè troppo accentuato e preminente nell'azione, il dramma immaginato dall'autore, la filosofia, lo studio del problema propostosi, passa in seconda linea, indebolisce. L'autore vuol satireggiare, far odiare i parassiti, e il pubblico non s'interessa e simpatizza che per il parassita e niente per le vittime. Quasi quasi si direbbe che la logica del mondo è quella di Don Gennaro Gaudenzi e che gli altri hanno torto a non essere della sua forza.

E questo succede anche perchè, mentre il tipo di Gaudenzi è ben costrutto e ha una impronta personale, il resto rivela troppo l'uso dei vecchi sistemi di palcoscenico. Il dramma e i personaggi secondari non hanno grande efficacia, perchè i loro sentimenti non appariscono abbastanza sinceri e stillano l'artefatto.

Gli attori ebbero chiamate a ogni atto; ma contrastate.

Parassiti si possono definire una bella creazione di un tipo scenico.

L'esecuzione è stata buona, affiatata, artistica. Calabresi ha trionfato: un trionfo completo di attore fine, intelligente, comicamente elegante.

Leigheb, anche in una parte secondaria, è sempre... Leigheb. La Majone, la Cristina, la Leigheb, Carini, Guasti e gli altri recitarono tutti con impegno.

Stasera la commedia si replica.

Romeo Carugati[44].

Parassiti, commedia in 4 atti di Camillo Antona-Traversi.

Don Gennaro Gaudenzi ha fatto un po' di tutto per sbarcare il lunario più lietamente che fosse possibile. Da comprimario, coll'ingegno pronto e speculativo, s'è levato a far l'impresario. Poi, non si sa come e perchè, s'è ridotto ad accettare il posto di segretario comunale in un paesello. Ma la sua fantasia facile, piena di iniziativa, avea ben altro orizzonte, ed egli si è buttato nel mare magno della Capitale, dov'è riuscito a farsi chiamare avvocato e commendatore per giunta, senza aver avuto mai una laurea e una commenda.

Nel mare magno della Capitale egli è riuscito a ben altro: anzi tutto, pure abattuto qualche volta dall'infide onde tempestose, s'è saputo tenere a galla. Egli è perchè ha le sue teorie sul saper vivere, teorie che non fallano quasi mai per gli uomini di talento. Forse, peregrinando pel mondo, l'ex-comprimario e impresario ha imparato, pria d'ogni altro, a non avere scrupoli: sono un bagaglio inutile e ingombrante.

L'insegnamento appreso nel gran libro della vita egli non ha mai trascurato e ha infinocchiato il mondo vivendo bene alle spalle di esso, sfruttando l'altrui ingenuità, traendo vantaggio da tutto, dalle piccole vanità individuali e dalle grandi sventure pubbliche, sempre pronto a trovare un espediente che lo liberi da un momentaneo contrattempo, da una improvvisa avversità del caso o degli uomini.

Oltre a tutta questa personale noncuranza di tutto ciò che è sentimento morale, il falso avvocato e commendatore ha un'altra sapienza, quella, forse, sulla quale poggia la infallibilità del suo metodo di sbarcare il lunario: parere. Il mondo, del resto, è così buono che s'illude facilmente delle apparenze.

Un Ludro moderno, riveduto però, corretto, e sopra tutto ampliato, tale è la figura principale che l'Antona-Traversi ci presenta nei suoi Parassiti; non nuova nella grande famiglia comica moderna, dove ha dei fratelli maggiori, se non per qualità di furberia, di accorgimento, di spirito inventivo da gabbamondo, perchè venuti prima di lui sulla scena di prosa; e tra essi il Cantasirena della Baraonda di Rovetta e quel personaggio ideato da F. Pozza e C. Bertolazzi nel Disastro di Roccamare, una commedia caduta, perchè da satira — come avrebbe voluto, potuto e dovuto essere — finì in caricatura. E accanto a Ludro, l'Antona-Traversi ha messo un Ludretto, il cav. Naldini, suo degno segretario.

È questo il parassita numero 2 della commedia, la quale ha pure un parassita numero 3: un figliuolo del Gaudenzi, avvocato autentico lui, che, dopo avere sposata una sarta, finisce col vergognarsene, ma non disdegna di farsi da lei mantenere e di rubarle i risparmi che dovranno servire a pagare l'affitto di casa; e, poichè ella gli rinfaccia l'indifferenza e il furto, la vanità e l'inutilità, egli trova a pretesto la diversità della loro indole, per voler una separazione giudiziaria. E, ottenutala, coglie una buona occasione, quella di fuggire con una ricca americana, che era venuta in Italia a studiare il canto; e che, dopo un fiasco piramidale fatto all'Argentina, smette l'idea di continuar la carriera iniziata sotto auspicii così poco promettenti; carriera per il cui miraggio il Gaudenzi l'ha così abbondantemente sfruttata nella borsa.

Questi i parassiti di Camillo Antona-Traversi. E i primi due riuscirono a divertire il pubblico mentre stettero in iscena; ma essi non furono sempre in iscena. Perciò l'esito della commedia fu vario nei 4 atti.

Il successo inuguale è derivato dalle inuguaglianze, che sono nella commedia.

Il perno onde si regge e si muove tutta la commedia è il Gaudenzi. Ne segue che essa non procede, o procede stentatamente, s'egli dalla scena s'allontana, o se l'insieme lo copre un tantino, come al secondo atto, in cui, pur stando in iscena, egli è sopraffatto da quel mondo di piccoli parassiti. In esso, però, sono scene che rivelano un autore come sceneggiatore sicuro, colorito, osservatore arguto e anche fino, come ad esempio la scena tra madre e figlia all'ultimo atto, veramente mirabile.

Io prevedo però che, non ostante il successo incompletamente lieto di ieri, la commedia avrà parecchie repliche. Bilanciate la parte che diverte e quella che non interessa della commedia, quella ha una grande preponderanza sa questa. La quale non appare, poi, così difettosa e appiccicaticcia com'essa è veramente, in grazia della grande abilità che Camillo Antona-Traversi ha spiegato scrivendo Parassiti.

Non è stato un successo artistico completamente, ma sarà molto probabilmente un successo finanziario. Il buono, ch'è nella commedia, lo merita. Non si danno di frequente rappresentazioni che, pur destando discussioni e riserve, interessino così vivamente il pubblico anche dal lato artistico.

Degli esecutori si deve dir bene; specialmente un gran bene del Calabresi, che, ieri sera, nell'ammirazione del nostro pubblico, fece un passo così gigantesco da mutarla in feticismo. La sua interpretazione del Gaudenzi apparve il prodotto dello studio e della forza di un grande e fine talento comico.

Aus.[45].