Al «Manzoni».
Ieri sera, la Compagnia Leigheb-Reiter ha rappresentato la nuova commedia in 4 atti di Camillo Antona-Traversi, Parassiti.
Il titolo è chiaro e chiari risaltano anche nella commedia questi tipi di sfruttatori di ogni nobile sentimento, senza coscienza e senza dignità, tutto apparenza, «spolvero» e inganno. La scena si svolge in Roma — come terreno più adatto a questa mala erba — e l'intenzione dell'autore è stata appunto quella di ritrarre un quadro della vita della terza Roma.
La commedia è tutta di tipi e d'ambiente e il tenue intreccio non costituisce parte essenziale. È intorno al comm. Gennaro Gaudenzi che gira questo mondo, non nuovo, ma strano e ripugnante. Il tipo del Gaudenzi — il gran parassita — è fortemente tratteggiato e colpito nei suoi aspetti principali. Dopo di lui, spicca il suo segretario Naldini. Gli altri personaggi muovono e danno risalto a questi due che sono appunto i protagonisti.
Il pubblico, numeroso, ha accolto con applausi il primo e il quarto atto, veramente pregevoli per la fattura e per il dialogo.
Ammirevole è stata l'incarnazione del tipo del Gaudenzi fatta dal Calabresi. Non meno accurato e caratteristico il Leigheb quale Naldini. Bene poi gli altri esecutori: le signore Maione, Leigheb, Cristina e il Carini, il Beltramo, Rizzotto, Guasti.
Questa sera replica.
Ar.[46].
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Ieri, venerdì, la prima novità: Parassiti di Camillo Antona-Traversi. Il teatro era affollatissimo: il primo atto ebbe tre chiamate; tre al terzo e due all'ultimo. L'esecuzione fu eccezionalmente buona. Calabresi è un protagonista hors ligne, perfetto addirittura, e ottenne un vero e proprio successo colossale. Di Claudio Leigheb credo inutile parlare: del segretario del Commendatore parassita fa una creazione, e a ogni battuta era un applauso o una risata. L'esecuzione della supercompagnia fu perfetta per tutti. Questa sera, sabato, Parassiti si replicano[47].
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A TORINO.
Parassiti. — Commedia in 4 atti di Camillo Antona-Traversi. — Teatro «Alfieri», 29 dicembre.
Il titolo ha, se non altro, il merito di essere chiaro e di indicare allo spettatore chiaramente che cosa sarà la commedia. E questa ha il merito di non mancare alle promesse del titolo; e di svolgere, un po' monotonamente, un po' troppo uniformemente se vogliamo, ma efficacemente, dei caratteri.
Ma svolgerli efficacemente non è tutto. Bisogna che questi caratteri siano originali: se non originali, bisogna che il metodo con cui sono studiati ci appaja nuovo, ci si dimostri atto a far risaltare di loro quelle peculiari caratteristiche che altri dipintori avean trascurate o lasciate nell'ombra.
Se alla mancanza di originalità dei caratteri si unisce 1a mancanza di originalità nello studio, potrà venir fuori da questa unione forse una commedia che una sera o due divertirà, ma che non resterà nei nostri ricordi, non avrà lunga vita nelle nostre impressioni.
Questa commedia di Camillo Antona-Traversi mi pare così. Il tipo che vi campeggia è vecchio. A non citare capilavori, noi ne abbiamo visti esemplari in moderni romanzi e in moderne commedie. Ed è naturale che quel tipo seduca. Nella vita d'oggi, egli ha il suo posto tanto più definito, quanto più egli è indefinibile: oggi, parassita della politica; domani, parassita degli affari; doman l'altro, parassita dell'arte, della beneficenza, degli affetti. Voltaire ha detto che il parassita è una bestia piccola che vive alle spalle di una bestia più grossa: definizione intuitiva che serve anche, naturalmente, per il commendatore Gaudenzi, ideato dal Traversi.
Ma gli serve troppo bene, direi quasi. Quasi direi che noi desidereremmo minore fedeltà in lui al tipo classico del parassita.
Il difetto di questa commedia è quindi un difetto di vecchiezza. Ma sarei ingiusto se non riconoscessi che dei vecchi materiali l'Antona-Traversi si è servito con disinvolta maestria e che qualche cosa vi ha aggiunto.
Vi ha aggiunto una certa snellezza moderna, eccessiva fino talvolta, e radente quasi, come nel secondo atto, i confini della pochade: vi ha aggiunto una sobrietà efficace in certi punti, che non può non esser lodata quando si pensi che di un tipo così, tutto esterno, era tanto facile, col pretesto di renderlo più vivo, esagerare le linee.
Tutte queste sono qualità che alla commedia dell'Antona-Traversi vanno riconosciute e che spiegano il successo di ieri sera. Il quale sarebbe stato anche più vivo e più completo di quello che fu, se alla commedia non nocessero, per contro, qua e là, certi convenzionalismi di situazioni più pericolosi assai della inoriginalità dei tipi.
L'intreccio, lettori? Ma da quanto ho detto più sopra voi dovete aver capito che intreccio propriamente non c'è. Tipi e scene. E se gli uni e le altre fossero tutti e tutte originali, artistiche e vigorose ci sarebbe da rallegrarsi davvero con Camillo Antona-Traversi del successo di ieri. Applauditi due e più volte tutti gli atti: il secondo parve un po' menare il can per l'aia e piacque meno.
Il Calabresi incarnò più che ottimamente il protagonista, ed ebbe applausi anche durante gli atti. Numerosissimo il pubblico.
C. Giorgeri-Contri[48].
Parassiti di Camillo Antona-Traversi, al teatro «Alfieri».
C'era da temere che il cattivo tempo recasse ieri sera molto danno ai Parassiti: invece, il concorso del pubblico fu assai numeroso, tanto che la sala presentava un aspetto animatissimo.
E furono molte le signore, fra le più leggiadre ed eleganti dell'élite torinese, che sfidarono coraggiosamente la neve e l'umidità per assistere alla «prima» della nuova commedia di Camillo Antona-Traversi; la quale, mi affretto a registrarlo e con vivo piacere, ottenne fra noi la medesima buona accoglienza già avuta a Roma e a Milano.
In complesso, una diecina di chiamate.
Gli atti più completi e riusciti sono il primo, il terzo e l'ultimo. Ma di una commedia in quattro atti, che ve ne siano tre soddisfacenti, è già molto.
Così fosse sempre!
Nei Parassiti c'è una grande verità e osservazione, brio, movimento, spirito e arguzia.
L'autore di Le Rozeno, e di tante altre applaudite produzioni, rivela pure in quest'ultimo suo lavoro un talento, un'esperienza, un'abilità non comuni.
Nei Parassiti i personaggi sono tutti delineati accuratamente.
Quel sedicente avvocato e commendatore Gaudenzi, uno di quegli esseri che pullulano in tutte le grandi città e che vivono alle spalle del prossimo, gabbandolo sempre, si può dire maestrevolmente scolpito.
Il tipo, se non originale, è presentato molto bene e l'Antona-Traversi non va certo accusato di plagio.
Degli altri caratteri appare più evidente quello della signora Gaudenzi, tanto credula, semplice e buona.
Felicemente disegnata la «macchietta» di Naldini, segretario e alter ego del Gaudenzi.
Tutti quanti i personaggi, poi, parlano realmente il linguaggio che loro si conviene; ciò che non accade sovente di udire.
Quanto all'ambiente, è reso con notevole cura. Scorrevole, appropriato, benissimo il dialogo.
L'esecuzione della commedia fu lodevolissima.
Della parte di Gaudenzi, quel geniale e valoroso artista ch'è Oreste Calabresi fece una delle sue più brillanti, caratteristiche, perfette creazioni; e il pubblico lo ricompensò con applausi e acclamazioni fragorosissimi, generali, non solo al termine di ciascun atto, ma altresì delle scene capitali.
L'ottimo Claudio Leigheb mise a servizio del cav. Naldini tutta la sua invidiabile festevolezza, comicità e bravura, tenendo alta la nota gaja e meritando le unanimi approvazioni.
Egregiamente, nelle vesti della buona signora Gaudenzi, la valente Zucchini-Majone.
L'intelligente Carini compose la miglior fisonomia possibile all'ingrata figura di Alfredo; la Ines Cristina fu un'ammirabile signorina Gaudenzi e spiegò molta vigoria, nella scena del quarto atto, coi proprii genitori: tanto corretta quanto piacente la Migliotti-Leigheb (Miss-Stower); gentile Bice la brava signorina Bardazzi; accurati il Rizzotto e il Beltramo.
— Tutti quanti vennero, a buon diritto, applauditi ed evocati alla ribalta.
Questa sera Parassiti si replicano.
G. Cauda[49].