ALCUNI GIUDIZJ DELLA CRITICA SUI «PARASSITI»

A ROMA.

Le novità al «Costanzi». — Parassiti.

La rentrée di Camillo Antona-Traversi sulla scena italiana, ha segnato iersera al Costanzi un successo caloroso, la cui eco sarà giunta stamane all'autore dolce e confortatrice.

Parassiti è un lavoro chiaro, sobrio, che per semplicità e freschezza si riallaccia alla buona produzione italiana; a quella, s'intende, che trionfava parecchi anni addietro, proseguendo ideali d'arte, forse modesti, ma sempre originali, a differenza dell'odierna che immiserisce nel servaggio dei simboli e delle anormalità d'importazione straniera.

Il Traversi ha osservato e studiato una parte del variatissimo mondo romano: vi ha colto delle passioni, ne ha tratto dei tipi; e, senza alcuna pretesa di approfondire ardue questioni sociali e sentimentali, è riuscito a recare sul palcoscenico un personaggio vivo, disegnato con arguzia, vero prototipo del parassitismo, anzi pernio fisso di tutta una curiosa società che s'aggira attorno a lui e trae l'esistenza dal piccolo sfruttamento degl'illusi, degli ambiziosi, dei gonzi...

La figura di Don Gennaro Gaudenzi è stata riprodotta con singolare sapienza scenica da Oreste Calabresi: egli ha aggiunto iersera al suo repertorio un nuovo mirabile personaggio, che rimarrà tra le sue più simpatiche creazioni.

Claudio Leigheb, con un'arte sempre scintillante, è riuscito a porre in evidenza una parte di poco rilievo qual è quella del Naldini.

Tutti gli artisti, del resto, hanno gareggiato in bravura: il Carini, la Cristina, la Leigheb, il Guasti, la Zucchini-Maione, la Carini, il Beltramo, il Rizzotto e la Bardazzi.

Il pubblico ha accompagnato con crescente attenzione i lunghi quattro atti della commedia, spesso ridendo di cuore, interessandosi sempre e manifestando il suo gradimento, calata la tela, con applausi e chiamate.

Parassiti stasera si replicano; e il successo del Costanzi si rinnoverà man mano in tutti i teatri d'Italia.

Stanislao Manca[25].

Parassiti di C. Antona-Traversi al «Costanzi».

Parassiti, dati iersera, hanno confermato ancora una volta la vigoria dell'ingegno drammatico di Camillo Antona-Traversi. Si tratta di un lavoro così detto d'ambiente, che rispecchia, senza esagerazioni, ma con vivaci colori, uno dei più sentiti fenomeni sociali dei nostri tempi. I Parassiti del Traversi ci riproducono quel complesso sociale che specula su tutto e su tutti, dalla beneficenza all'arte, dal matrimonio al divorzio, figurine vere e vissute, le quali, se nello sviluppo dell'azione qualche volta appariscono accademiche, hanno sempre però un'impronta tipica efficace ed essenzialmente umana.

Il comm. Don Gennaro Gaudenzi, di cui Oreste Calabresi ha fatto una vera creazione artistica, è centro e anima di quest'ambiente sociale.

Nella commedia risaltano figure varie, scroccatori di ogni genere, figure di ogni giorno e di ogni salotto, dal cacciatore di donnine galanti, all'incontentabile dilapidatore del più modesto buffet.

Il lavoro è piaciuto, ed è destinato a essere replicato: si presenta con una serietà d'intenti e con una condotta artistica tale da assicurargli il successo presso quanti sentono l'arte nelle sue forme più pure e più serene.

Per concludere, diremo che gli applausi furono frequenti, e a ogni fine di atto gli artisti furono acclamati al proscenio per la splendida recitazione. Perciò, stasera, prima replica dei Parassiti.

Fabr...[26].

Parassiti.

Tra i lavoratori che consacrano al teatro lo schietto entusiasmo e la fede sincera va certamente annoverato Camillo Antona-Traversi.

Pochi anni fa, egli riusciva, dopo varj tentativi, a mostrare le risultanze dello studio e della tenacia. Infatti, con Le Rozeno, Danza Macabra e I fanciulliLe Rozeno particolarmente e anche Danza macabra — egli lasciava intravvedere promessa buona; e il successo col quale furono accompagnate quelle commedie e quel dramma certamente confortava l'autore a proseguire con tutta la lena e con tutte le posse. Egli sarebbe pur riuscito, era lecito sperare, dalle prove ultime, a una affermazione degna, date le proporzioni concesse. Le Rozeno ebbero anzi quella consacrazione che deriva unicamente dalla vitalità; e, cioè, rimasero nel repertorio delle maggiori Compagnie; e la dolorosa vita di Lidia, l'anima purissima pur tra le offese, fu predilezione delle principali giovani attrici.

Vicende crudeli straziarono, poi, la esistenza del carissimo Camillo Antona-Traversi, il quale vide infrangere crudelmente sogni e speranze. Non lavorò più per il teatro, egli che omai cominciava ad acquistarne il diritto; e il maggior conforto gli fu anche conteso: quello che sarebbe a lui derivato dalla soddisfazione di una fortuna sorridente al lungamente invocato e intensamente voluto risultato del suo assiduo lavoro per la scena.

Ma ecco che ora, desiderio, consolazione, volontà, pur nello strazio del travaglio — travaglio di angoscia, egli che tante sventure aveva soccorso e consolato! — ecco che, ora, Camillo Antona-Traversi ritenta il teatro: più precisamente vi ritorna; e vi ritorna con quattro atti di una commedia lieta e ridente, nella quale la gente e le cose di questo mondo, mentre pur l'autore forse avrebbe potuto vederle tristi e bieche, son guardate con serenità e bonariamente rispecchiate.

Tra l'altro, Camillo Antona-Traversi ha trovato un tipo che poteva anche diventare un carattere, mentre alla macchietta si arresta: un tipo di uomo costretto a strappar la vita, alla meglio o alla peggio, come viene, nè buono nè cattivo, e che, dalla improvvisazione di discutibili Comitati di pietà per pubbliche sventure, arriva fino a dir bugie in pubblici atti pel matrimonio della figliola, compromettendo, nel desiderio di assicurarla, la probabile felicità dell'avvenire. Ma la macchietta è disegnata con franchezza, è colorita con vivacità, ed è anche osservata con arguzia; così che quando passa a traverso i quadretti, li vivifica felicemente; e quando li informa, come nel primo atto, riesce a notevole risultato nel genere.

Inoltre, la condotta tra l'episodio principale e i secondari, le figurine più delineate e meno, e una certa dipintura d'ambiente, se procede qua e là con certa ineguaglianza e anche con manchevolezza, è accompagnata da un dialogo adatto nella sua festevolezza; un dialogo che, con la macchietta del Gaudenzi, costituisce la particolare qualità della commedia.

La quale fu recitata con tutto l'affetto dagli attori — il Calabresi, Gaudenzi, notevole — e fu accolta dal pubblico con applausi a ogni atto e chiamate. Applausi che, mentre per molti degli spettatori rivelavano anche una emozione gentile, determinavano il successo.

Edoardo Boutet[27].

Parassiti.

A pochi giorni di distanza, due volte sul nome di Antona-Traversi si è confermato il successo.

La scuola del marito di Giannino, giunta a Roma dopo i trionfi di Napoli e di altre città, ha potuto sollevare questioni d'indole più o meno morale, a seconda degli scrupoli più o meno sinceri di chi l'ha giudicata; ma è certamente la prova d'un ingegno fine, acuto, educato all'arte e di un'attitudine singolarissima dell'autore alla letteratura drammatica.

Parassiti di Camillo, recitati ieri sera al Costanzi, riportarono un successo schietto, meritato; e il pubblico che si divertiva e apprezzava l'opera d'arte, non si contentò di esprimere il suo compiacimento con le sole chiamate a ogni fine di atto, ma interruppe con applausi le migliori e più indovinate scene della commedia.

In questi Parassiti Camillo Antona-Traversi ha riprodotto sulla scena alcuni tipi della società, i quali solo nelle grandi città possono ritrovarsi, che si sobbarcano a tutti i fastidi, che studiano, escogitano tutti gli espedienti per riuscire a vivere comodamente, evitando il vero e proprio lavoro; quello che a ben altri sentimenti e a ben altri scrupoli informa la coscienza e il carattere. Tra le compiacenze del pubblico, non era ultima quella di ritrovar sulla scena, presentati dall'autore, con forza di colorito e geniale comicità, certi tipi, dai quali l'inverno, quando ferve la vita mondana della capitale, male ci si salva; che speculano sulla carità, sull'altrui ricchezza, e hanno come manifestazione e come sicuro mezzo di risorsa le feste di beneficenza, i concerti e tutte quelle varie forme della filantropia in cui si può appiattare l'imbroglio.

Il tipo del moderno parassita è incarnato nel comm. Gaudenzi, un individuo al quale manca la cognizione del senso morale, manca quell'onestà costituzionale che fa i galantuomini veri; ma che pur tuttavia non è cattivo nel vero senso della parola; e si gode la vita comunque gli venga, come si gode da vent'anni il titolo di commendatore, che nessuno, oltre la sua fantasia, ha pensato mai di conferirgli.

Non è propriamente intorno a un fatto che la commedia si svolge; ma intorno a una serie di ben trovati episodi, nei quali la storia di quei Parassiti si delinea: storia, poi, che si riassume nel tipo del comm. Gaudenzi e si completa nel cav. Naldini, un segretario intelligente, lasciato, per la subita partenza del principale, alla ricerca di uno dei tanti Gaudenzi di cui è pieno il mondo.

Le forti qualità di commediografo di Camillo Antona-Traversi si sono in questo lavoro riconfermate.

Le figure anche meno delineate appariscono vere e portano un forte contributo alla sincerità dell'azione, alla pittura dell'ambiente.

Il dialogo elegante, pieno di brio, di spirito, di indovinato e opportuno umorismo, fa che appena si avverta la lunghezza soverchia di alcune scene del secondo atto, tanto grande è il diletto che viene dalla conversazione sempre piacevolissima.

Il successo fu completo e ne va data parte agli attori, che recitarono con speciale amore il lavoro di Camillo Antona-Traversi.

Calabresi fu un comm. Gaudenzi indovinato, perfetto; perfetto nel trucco, nella incarnazione del personaggio, nella recitazione. Leigheb fu un cav. Naldini degno di non rimanere lungamente a spasso; e la Zucchini-Maione, Teresa Leigheb, la Cristina e Carini, convinti e compiaciuti della bontà del lavoro, contribuirono a guadagnare all'autore i molti applausi di cui risuonò ieri sera l'affollata sala del Costanzi.

Poichè un bel pubblico assisteva alla rappresentazione; un pubblico d'intelligenti del cui giudizio l'autore può andare superbo.

Stasera Parassiti si replicano; e se la Compagnia non lasciasse il teatro, per molte sere il lavoro verrebbe ripetuto, per desiderio del pubblico che ci si è divertito e lo ha tanto favorevolmente giudicato[28].

Parassiti de Antona-Traversi.

La nouvelle comédie en 4 actes Parassiti de Camillo Antona-Traversi, a eu hier au Costanzi un succès complet. Nombreux rappels à tous les actes et à la fin de la pièce. Et le succès est mérité par l'auteur et par ses interprètes.

Camillo Antona-Traversi n'a pas voulu présenter le parasitisme moderne sous tous ses aspects. Il ne tiendrait pas dans une comédie. Mais il a mis en scène un type de parasite: celui qui vit des comités de bienfaisance et des fêtes de charité et de la claque qu'il organise.

Autour de ce type vibrionnent les parasites secondaires que nécessite l'action et les personnages servant au développement du caractère principal.

Dix ou douze personnages importants, car la pièce est très mouvementée — mais un seul au premier plan: Gennaro Gaudenzi, ancien secrétaire communal d'un village qui, après des années de luttes, de misères, d'aventures s'est fixé à Rome avec sa femme et ses enfants.

Il se fait passer pour avocat, commandeur, propriétaire; et, faisant de la bienfaisance sa vache à lait, il protège les artistes.

Le fils est vraiment avocat; mais moins scrupuleux encore que son père, au lieu de chercher des clients, il exploite les femmes. La fille est une pianiste nevrosée et capricieuse, qui rate un mariage d'argent et finira par courir le monde pour s'enrichir par l'art... ou autrement!

La femme de Gaudenzi, bonne mère de famille, simple et un peu ignorante, se désespère des dangers que risque son mari par sa morale élastique, de la conduite de ses enfants et de tous les incidents déplorables qui adviennent par leur faute.

Gaudenzi, au contraire, s'adapte à tout: chaque incident, même douloureux, lui inspire quelque nouvelle trouvaille: dans tout naufrage il voit une planche de salut.

Ce type original au théâtre et si connu dans la société est admirablement peint par l'auteur.

M. Calabresi l'a étudié à fond, s'est pénétré de la pensée et des intentions d'Antona-Traversi, c'est fait son collaborateur et nous a créé le personnage qu'il vit, qu'il présente aussi complet que possible.

Le commendatore Gaudenzi reste une des plus belles créations du théâtre italien contemporain.

C'était l'avis de tous à la sortie du Costanzi et on ne saurait faire un plus bel éloge à l'auteur et à l'interprète.

A l'actif de l'auteur, il faut porter aussi les types du fils Gaudenzi, de Mme Gaudenzi, de Miss Stower, une américaine vraie et non de convention; de Naldini, le secrétaire de Gaudenzi, de Labani, tous croqués d'après nature, comme la silhouette du violoniste célèbre, du critique grincheux, mais sincère, etc.

Le premier acte, d'une facture magistrale, révèle une connaissance profonde de la scène: la conclusion logique de la pièce, dans un quatrième acte très court, porte d'une façon étonnante.

L'ensemble est merveilleux et tous les rôles, même les moins importants, sont fort bien tenus.

Claude Leigheb trouve un effet comique pour chaque mot, pour chaque geste de Naldini.

Carini a fait valoir intelligemment les intentions de l'auteur dans le rôle ingrat de Gaudenzi fils.

Mme Leigheb est une splendide Miss Stower, Mlle Cristina nous a donné une Rina pleine de sentiment et de talent. Mme Zucchini a fait bien ressortir le caractère de M.me Gaudenzi.

Des mentions très honorables sont dues encore à Mme Carini et à MM. Beltramo, Guasti et Rizzotto.

Quant au succès de M. Calabresi, nous en avons déjà parlé.

Bref, une bonne comédie, intéressante, honnête, digne de l'auteur des Rozeno et une interprétation qui fait honneur à M. Leigheb et à ses excellents collaborateurs.

G. P. Zuliani[29].

Parassiti di C. Antona-Traversi al «Costanzi».

La nuova commedia Parassiti di Camillo Antona-Traversi, rappresentatasi ieri sera al Costanzi, non è lo studio dell'ambiente sociale nel suo degradamento economico, come potrebbesi dedurre dal titolo; ma, invece, è la riproduzione sulla scena di alcuni tipi della nostra società, che, senza professione alcuna, senza un sudato lavoro, vivacchiano a spese altrui, traendo partito, con l'inesauribile risorsa del proprio ingegno, da ogni occasione, da una gioja, da una sventura comune, per far correre nelle proprie mani del danaro, con cui riparare all'oberato bilancio domestico.

E così l'annuncio di una grossa inondazione costituisce per essi una vera tavola di salvezza, che subito suggerisce loro la benefica idea d'istituire un Comitato immaginario per la raccolta dei fondi necessari a lenire le dolorose condizioni dei colpiti; e di questo Comitato affidano l'iniziativa e la direzione a uno dei patrizi più ricchi e stimati, non meno illuminati d'intelletto.

Naturalmente, le conseguenze sono evidenti: le spese per la pubblica beneficenza non sono mai pienamente giustificate, e talora vanno a intaccare profondamente il cumulo delle somme versate.

Su questa tela si aggira la commedia di Camillo Antona-Traversi, il quale è riuscito a delineare con esattezza di disegno e con efficacia di colorito la figura del protagonista, a cui tutto si può rimproverare, eccetto di non saper ammannire con una certa piacevolezza le sue pronte e geniali trovate.

Questo genere di parassita, che è commendatore e avvocato da un ventennio, senza essere stato mai investito legittimamente di tali titoli, dà un'intonazione felice dell'ambiente in cui vive; e l'ultimo espediente, al quale si appiglia, di entrare a dirigere la tournée artistica di sua figlia, valente pianista, che vuole girare il mondo con un violinista polacco, è l'ultimo tocco riuscito del quadro genialmente ideato; e che, rendendosi degno del maggior interesse, non potrebbe essere più divertente.

Ma le qualità del commediografo si sono rivelate, oltre che nella struttura del lavoro, anche nello svolgimento scenico, di cui furono ammirati pregi non comuni; e cioè una fattura elegante e scorrevole di dialogo, un sano umorismo, una proprietà e bellezza di lingua, che si trova raramente nei lavori drammatici, e una pittura sobria ed efficace di tutte le figure minori e dei contorni del quadro d'ambiente.

Il successo fu completo a ogni atto per l'autore e per gli artisti, che recitarono con vero valore.

Il Calabresi, sotto le spoglie del Commendatore, ha dato tutta la misura del suo grande talento artistico; e, con la felice espressione dei gesti e del suo mobile viso, destò la più grande ammirazione nell'affollato uditorio, che lo acclamò continuamente.

Questa sera, alle 9, il lavoro si ripete e avrà non poche repliche[30].

Parassiti di Camillo Antona-Traversi.

Camillo Antona-Traversi ritorna al teatro e vi ritorna con un lavoro di forte concezione e di solida struttura. La notizia sarà ben accetta a quanti amano l'arte. È giusto che l'applaudito autore delle Rozeno prenda il suo posto accanto ai giovani i quali tentano il rinnovellamento del teatro italiano e hanno già conseguito alcuni buoni successi.

Parassiti, commedia in quattro atti, rappresentata ieri sera al Costanzi con molta cura, sono una satira indovinatissima di una famiglia sociale, diffusa e affliggente, che vive d'imbrogli e converte in suo beneficio le disgrazie del prossimo.

Il commendatore don Gennaro Gaudenzi vive di truffe ingegnosissime; forma un Comitato di beneficenza per gl'inondati di Ostiglia; e, ponendolo al coperto dai sospetti della gente sotto l'alto patronato di un Principe, benefica generosamente... sè stesso; spilla quattrini a una cantante americana; tenta di accasare sua figlia sposandola a un giovanotto nobile e ricco; e così via, di spediente in spediente, sbarca il lunario e sguscia tra gli articoli del codice penale.

I suoi figli sono educati con frutto alla scuola paterna. Intorno a questi rispettabili signori si svolge la commedia e si designano alcune macchiette copiate dal vero con mano felice e gustate dal pubblico.

L'azione, che è svolta nei quattro atti, ha il solo scopo di far meglio conoscere l'ambiente e i tipi che lo colorano. Ma ambiente e tipi sono mirabilmente tratteggiati fin dal primo atto, così che gli altri tre poco aggiungono al valore intrinseco della commedia. La satira è viva e parlante subito, nelle prime scene.

Il secondo atto arricchisce il quadro di alcuni buoni particolari. Il terzo è meno riuscito. Ma l'ultimo finisce la pittura dell'ambiente e ridona a chi ascolta la fiducia e l'entusiasmo. Il primo atto fu giudicato, ed è, il migliore.

Il dialogo è spigliato, naturale, fine: nella satira non pecca di esagerazione.

Gli applausi furono frequenti e unanimi. Il pubblico salutò con vivo piacere la riapparizione di Camillo Antona-Traversi.

***

L'esecuzione fu buona. Una lode speciale va tributata a Oreste Calabresi, il quale interpretò la parte di don Gaudenzi con molta finezza e con quella misura che spesso manca anche ai più celebri artisti.

Stasera Parassiti si replicano.

G. C.[31].

«Costanzi». — Parassiti di Camillo Antona-Traversi.

Camillo Antona-Traversi — l'autore di Le Rozeno, un dramma passionale e dei Fanciulli, un lavoro fortissimo, che è un vero bassorilievo staccato dal mondo dei poveri e degli abbandonati, uno studio di ambiente che, a volte, rammenta certe vivide pagine dell'Assommoir zoliano — ha arricchito la sua simpatica e vitale produzione teatrale con questo nuovo lavoro Parassiti.

Victor Hugo ha narrato, nella sua epica battaglia di Waterloo, di quell'esercito di uomini-sciacalli che si gettano — come corvi sul cadavere — sulle tracce dell'esercito combattente; e, alla dimane della battaglia, spogliano i cadaveri abbandonati nei solchi, rubando tutto ciò che sui poveri morti trovano.

Parassiti di Camillo Antona-Traversi sono appunto questi uomini-sciacalli, che spogliano avidamente, sul campo di battaglia della vita, tutti coloro che hanno la sventura di cadere tra i loro artigli.

Buona ed efficace, dunque, la scelta dell'ambiente da descrivere: ottima la pittura. L'autore incarna questa figura del parassitismo nel commendatore Gaudenzi, in suo figlio e nel cav. Naldini, tre tipi tratteggiati assai abilmente, con sobrietà efficacissima e con una punta mirabile di caustico umorismo. Intorno a questi eroi si aggirano, come sfondo, gli sfruttati, i saccheggiati.

Il primo e l'ultimo atto sono magistrali, sia per la evidentissima pittura dell'ambiente, sia per la spigliatezza del dialogo, la punta fine e sottilissima d'umorismo, il rilievo forte e poderoso di certe scene o di certi episodi.

La commedia ebbe veramente un buon successo. Il teatro aveva l'aspetto dei grandi teatroni di occasione: molte notabilità del mondo artistico e letterario nella platea e nei palchi: molti e continui applausi alla fine di ogni atto e molte chiamate agli attori. Che quegli applausi volino lontano a Camillo Antona-Traversi e gli dicano di continuare tenacemente, e con la forza vivissima del suo ingegno, i suoi lavori teatrali.

Il Calabresi fu un tipo indovinatissimo. Seppe dare una evidenza mirabile a ogni gesto, a ogni espressione. Ottimi il Leigheb e la Zucchini-Majone; buona la Cristina.

Stasera lo spettacolo si replica[32].

Parassiti, commedia in quattro atti di Camillo Antona-Traversi, rappresentata per la prima volta a Roma, al teatro Costanzi, dalla compagnia Leigheb-Reiter.

Io credo che poche volte le liete notizie dei successi drammatici siano giunte tanto gradite ai più, come quelle concernenti la nuova commedia in quattro atti di Camillo Antona-Traversi. L'amico nostro, che opere così vigorose e vitali aveva dato al teatro italiano, nei dolori del suo esilio immeritato, nelle aspre difficoltà di una misera vita da guadagnare giorno per giorno, aveva interrotto la sua fruttifera attività di lavoratore per la scena di prosa; e dal suo ultimo successo dello Stabat Mater — successo di cui egli, ancora in patria, potè gustare la gioja — al trionfo dei recenti Parassiti, sono corsi quattro o cinque anni di gelido squallore d'anima e d'intelligenza. Ma lo scrittore nel suo esilio ha infine trovato un conforto nel lavoro; e io imagino le sue speranze e i suoi sogni scrivendo i quattro atti della nuova commedia. Dovevano tornare alla sua memoria le platee festanti innanzi alle quali egli aveva visto rappresentare le sue Rozeno e altri suoi drammi. Parassiti sono stati scritti nella solitudine, con l'unica speranza e l'unico sogno del successo, quel successo che per l'esule rappresentava la voce più affettuosa della patria lontana.

Camillo Antona-Traversi ha, secondo me, scritto con la sua nuova commedia il lavoro più forte e più vitale dopo le Rozeno. E mi spiego. La favola di Parassiti è sottilissima, l'azione non procede di gran che dal primo alzarsi all'ultimo abbassarsi del sipario. È una commedia di caratteri, la vera commedia di caratteri, dove la psicologia spicciola non aggiunge nessun fastidioso frastaglio; la vera commedia di caratteri dove l'azione non ingombra mai lo sviluppo di quei caratteri, anzi la seconda. L'autore dei Parassiti, accingendosi a scrivere quei quattro atti, si è ben reso conto che, per riuscire nell'intento, erano necessarie quattro qualità eminentissime: un raro dono di osservazione acuta e sincera, un'ironia sostenuta e piena di arguzia e di bonomia, una satira non sguaiata ma energica, una semplicità piena di festevolezza e di verità. Queste infatti sono le principali doti dei Parassiti. La commedia non mette in scena che un losco tipo di affarista, il comm. Gaudenzi, un suo luogotenente e il figlio, tre tipi perfetti per cui il parassitismo è l'unico mezzo di vita e di salute. Il piccolo imbroglio si svolge tra queste persone con una economia drammatica di divagazioni e di particolari quale è oramai sempre più raro ritrovare nelle commedie d'oggigiorno, fatte con la famosa ricetta: prendete un buco e arzigogolateci alla meglio o alla peggio. Non vi potete imaginare, non avendo intesa la commedia, di quanta osservazione essa sia piena: a ogni cinque minuti, voi date un balzo su la vostra poltrona, poichè avete conosciuto persone simili a quelle che si muovono su la scena e le vedeste agire così, le udiste parlare così, imaginaste che pensassero così. A ogni momento, il dialogo festevole e scorrevolissimo vi fa udire di quelle frasi che tante volte avete udito nella vita, di quelle frasi che sono dette sempre, perchè in quei casi solo quelle si possono dire. Tutto questo condito da un'ironia sempre presente, mascherata abilmente da una certa aria di bonomia, una certa aria di sorriso e di perdono che accompagna il colpo di scudiscio vibrato in pieno volto. Ma in certi punti la bonomia scompare, il sorriso diventa una smorfia o un sogghigno, l'ironia divien satira. E la satira è violenta, efficace, arditissima. Quella società del secondo atto, quel ricevimento in casa del commendator Gaudenzi, quelle ragazze che si lascian portar via dai Naldini nell'ebrietà sottile dello sciampagna, quei critici esteti e quelle cantanti americane, tutta quella società varia, mescolata, ibrida, nella satira trova la più terribile sferza. Non sempre, è vero, queste intenzioni satiriche sono completamente riuscite. Qualche volta la satira resta bassina, lo scrittore non ha la forza di levare la sferza e si contenta della caricatura. Ma per ben poco. La commedia riprende il suo corso. Ritorniamo all'ironia, alla festevole semplicità, per giungere a quella fine veramente classica; una di quelle fini che — ultima linea decisiva di un carattere — erano il segreto ineffabile di Molière e di Goldoni. Dopo anni e anni d'imbrogli e di parassitismo, il commendatore avvocato don Gennaro Gaudenzi — che non è commendatore e non è avvocato — quando sua figlia, a causa degli imbrogli e del parassitismo di lui, ha dovuto rinunziare al matrimonio con l'uomo che ama e decidersi ad accompagnare in una tournée artistica per l'Europa un celebre violinista polacco, quando vede sfuggirsi tutte le sue risorse, i suoi redditi, i suoi rampini per gl'imbrogli e i pretesti alle sue furfanterie, quando questa ultima débacle può dirsi imminente, allora il commendatore Gaudenzi, il parassita, non si rassegnerà a una vita nuova, morigerata e modesta; ma, come il lupo, con quel che segue — e specialmente i lupi di quel genere! — così egli andrà con sua figlia e col violinista, egli sarà il loro impresario: egli — naturalmente — li imbroglierà: egli — classicamente — dopo essere stato il parassita di grandi e di meschini, di amici e di conoscenti, di parenti e di ignoti, sarà il parassita di sua figlia, di quella povera figliuola la cui felicità egli distrasse e rese impossibile con le losche mene delle sue geniali canaglierie!

Questo — lo ripeto — mi pare un epilogo classico e da grande commedia. Camillo Antona-Traversi, con un ultimo audace e vigoroso colpo di stecca, mette in piedi, completa, la statua del parassita.

Alcuni hanno trovato troppo scarsi gli esemplari di Parassiti che Camillo Antona-Traversi ci presenta. Costoro avrebbero ragione se l'autore delle Rozeno avesse, con un semplice articolo, generalizzato l'intento della sua commedia. Se non che non I parassiti s'intitolano i quattro atti, ma semplicemente Parassiti. Come vedete, non esigua è la differenza. Non tutti i parassiti egli volle rappresentare; ma solamente alcuni tipi di quella innumerevole razza. Non ripeterò ancora quanto egli sia riuscito nel suo scopo. Il commendator Gaudenzi è un carattere. Si potrà dire — e non sembri esagerazione la mia — si potrà dire un Gaudenzi, come si dice un Mercadet, un Rabagas, un Desjenais, o un Monsieur Alphonse. Io credo che consentirete nel dire che, per un autore, questo è un invidiabile risultato.

Gli attori diedero tutto il sussidio della loro arte alla bellissima commedia. Il magnifico Calabresi fu vero collaboratore di Camillo Antona-Traversi, interpretando perfettamente il perfetto personaggio, prestandogli quella vena di umorismo e di genialità che deve renderlo simpatico pur tra le sue birbonate. Claudio Leigheb fu un irresistibile Naldini, segretario particolare e ajutante di campo del Gaudenzi. Luigi Carini fu, secondo il solito, misurato, elegante, efficace, spontaneo. La signora Carini piena di passione e di ardore. E tutti, tutti quanti — meno, naturalmente, la signora Virginia Reiter che volle ostinatamente rifiutare alla commedia dell'esule amico nostro il sussidio della sua arte e del suo nome, non ritenendo forse degna la parte della sua interpretazione, accampandosi dietro il pretesto di quel phisique du rôle di cui, malauguratamente, gli attori non tengono alcun conto in altri casi, quando fa comodo a loro.

Ma, del resto, la commedia di Camillo Antona-Traversi trionfa da sola delle ostilità grandi e piccole. Si svolse, s'impose, trionfò. Essa è il più recente frutto di un autore drammatico di altissimo ingegno, che molte opere di gran valore, come questa, dovrà dare al teatro italiano per molti anni ancora. Questo significavano a Camillo Antona-Traversi, lontano, le acclamazioni del pubblico di Roma, così restio all'applauso in generale. In una sua recentissima lettera, Camillo Antona-Traversi mi scriveva: «Tu non puoi imaginare quale raggio splendente di luce dopo tanta notte sia stato per me il successo: tu non puoi imaginare come ciò mi riconduca e mi risospinga, alla speranza, alla vita e al lavoro!». Con tutta l'anima, io auguro al lontano che questa speranza si realizzi, che la vita abbia ancora rose per lui e il lavoro frutti ancora opere d'arte come i Parassiti per il nostro orgoglio letterario e per il successo e la gioja del forte e irrequieto scrittore.

Lucio D'Ambra[33].

Prime e non ultime. — Parassiti, commedia in 4 atti di Camillo Antona-Traversi.

Se il signor Pubblico non fosse un giornale settimanale, si sarebbe già occupato diffusamente del nuovo lavoro drammatico di Camillo Antona-Traversi; ma esso arriva con la vettura del Negri e perciò non può pigliarsi il gusto, che non darebbe gusto neanche ai nostri lettori, di ripetere, sia pure con altre parole, tutto ciò che hanno già stampato gli organi magni della stampa politica quotidiana di Roma.

Detto ciò come preambolo utile, se non necessario, eccomi a parlarvi, critica delle critiche, di questi Parassiti, per me il più organico, il più efficace lavoro dell'amico lontano e amato.

Egli non ci ha dato, soltanto, un'azione drammatica dialogata; ma un vero e proprio studio di ambiente, una vera e propria fotografia di certi individui che vivono alle spalle del prossimo, che sfruttano il sentimento della carità, dell'entusiasmo pubblico a proprio unico benefizio.

Questa la sintesi morale della nuova commedia. L'intreccio lasciamolo da parte: esso è una cosa pressochè trascurabile, essendo una continuità di piccoli episodi colti dal vero.

Camillo Antona-Traversi ha mostrato in questo lavoro di aver proprio formata la fibra dell'autore drammatico; e, quel ch'è più, di non aver dimenticata la patria, benchè esule: egli ci ha dato la commedia italiana, sempre sospirata, mai venuta fin qui. E questo è il maggior pregio dei Parassiti.

Noi abbiamo riconosciuto in quei personaggi tanti e tanti nostri amici... per modo di dire. Nel suo protagonista, il Gaudenzi, si rispecchiano gli eterni sfruttatori d'ogni borsa... altrui; e quella casa borghese non è che una delle tante case borghesi di Roma, d'Italia, se volete, ma non di altri paesi. Costumi, ambiente, personaggi, dunque, tutti italiani, come è italiana — la dio mercè! — la lingua che questi nostri tipi parlano senza ostentazione di spirito, ma briosamente, certo.

Giova riconoscere che il primo e l'ultimo sono gli atti che dànno ai «Parassiti» fisonomia di capolavoro.

E, dopo ciò, occorre aggiungere altro?

Forse sì, per deplorare che il valore di Virginia Reiter non abbia potuto accrescere le attrattive della novità. Mi spiego: ella non ha preso parte al nuovo lavoro del Traversi. Peccato! Molti non si recano a teatro, se non vedono sul cartellone il nome della prima attrice.

Ma quod differtur non aufertur; e, con la certezza di riudirli presto e in una stagione meno estiva, mando anche le mie congratulazioni, il mio caldo saluto, all'antico compagno di studj, al fratello carissimo.

Gallieno Sinimberghi[34].

Parassiti di Camillo Antona-Traversi.

Più volte annunciati e attesi con molta curiosità, i Parassiti di Camillo Antona-Traversi hanno visto la luce della ribalta lunedì al teatro Costanzi, e l'accoglienza che la commedia ebbe dal pubblico fu meritamente lusinghiera.

Dopo le prove già date dall'autore, era lecito sperare dall'Antona-Traversi ancora un nuovo lavoro vitale; e l'amico nostro infatti ci ha dato questa commedia destinata a tenere un buon posto nel repertorio delle compagnie drammatiche.

Il segreto del successo dei Parassiti consiste sopra tutto nella chiara e precisa visione dei caratteri. Ma v'abbondano altresì pregi notevoli nel dialogo, nella tecnica scenica. Fu osservato che la commedia non è perfettamente «organata»; che in essa le scene par non si colleghino abbastanza tra loro. Ma, dato e concesso che ciò sia, sì deve anche convenire che l'autore non si è prefisso di svolgere una tesi, bensì di darci una fotografia di ambiente; e la fotografia — o, se volete, le fotografie — sono riuscite felicemente.

Di più, l'Antona-Traversi ci presenta i suoi parassiti con certo colore gajo, così che i caratteri di Don Gennaro e del cav. Naldini finiscono per essere, diremmo quasi, simpatici, o almeno non repugnanti.

Camillo Antona-Traversi ha avuto la buona sorte di affidare la sua commedia ad attori del valore di Oreste Calabresi e di Claudio Leigheb. Anche gli altri artisti della compagnia, la Zucchini-Majone, la signora Leigheb, il Carini, hanno messo, nell'interpretazione delle loro parti, l'impegno e l'affetto che derivano dalla sicurezza della bontà del lavoro rappresentato[35].

Parassiti.

Camillo Antona-Traversi è tornato trionfalmente alla ribalta. Notizia lieta questa, e che deve rallegrare sinceramente tutti quelli che amano l'arte drammatica di puro amore. Parassiti sono una bella e buona commedia, che si riannoda alla fresca, ridente tradizione dell'arte schiettamente italiana. Uno studio di carattere, quello del Gaudenzi — un uomo che vive di espedienti, reso in tutte le varie vicende con verità, con arguzia, con efficacia senza pari — è il perno dell'azione a torno a cui si aggira tutto un mondo speciale, nè buono, ne pessimo, che vive e palpita su la scena e sforza al triste sorriso. Tutti quei tipi, maschi e femmine, anche quando per le esigenze della scena debbono essere veduti di scorcio, hanno una fisonomia distinta; e — quello che a me pare grande merito pel commediografo — sono resi tutti con una serenità di visione oramai rara negli scrittori. L'argomento semplice, poichè si compendia tutto nei loschi maneggi del Gaudenzi per un improvvisato Comitato di beneficenza a favore di una pubblica sventura, e negli intrighetti per ottenere alla figlia di lui un ricco marito, si svolge limpido e simpatico a traverso un dialogo snello, comico, di buona lega, senza ricercate eleganze. Lo spettatore segue sempre con vivo interesse il movimento di quei personaggi, che vivono di vita vera in un ambiente ch'egli conosce e che vede riprodotto con sincerità.

Tenuto pur conto del merito della esecuzione, che, da parte della Compagnia Leigheb-Reiter, fu davvero perfetta, quest'ultima commedia dell'Antona-Traversi resta sempre una segnalata vittoria per l'arte paesana, destinata certo a un giro trionfale. E io vorrei che, pel genere, fosse guida e insegnamento ai giovani, i quali, correndo dietro a vani fantasmi, sciupano, qualche volta, le loro migliori attitudini.

Osserviamo la vita che ci circonda e cerchiamo di riprodurla con verità, con efficacia... e senza annojare il prossimo.

Luigi Grande[36].

Parassiti.

Camillo Antona-Traversi è tornato trionfalmente alla ribalta. Questo ritorno, oltre che letizia per l'arte, è gioja viva e sincera di tutti gl'innumerevoli suoi amici... e non della ventura. Il successo completo, entusiastico, di questo lavoro, al nostro Costanzi, è stato realmente quello che, con parola oramai sfruttata, dicesi una vera festa. Un bellissimo teatro e applausi continui, calorosissimi.

E non era saluto soltanto all'amico lontano, o simpatico slancio affettuoso all'uomo di cuore; ma ammirazione per l'opera d'arte completamente riuscita, e per un autore di grande ingegno, il quale, a traverso molteplici prove, ci ha dato l'opera sua più organica, più sana, più italianamente bella.

Il carattere del Gaudenzi, tratto dal vero con rara efficacia, è il tipo indovinato a torno a cui si aggira tutto quel piccolo mondo di bassi interessi, di dubbie imprese, di losche transizioni, che sono la vita angosciata e inappagata di parte della nostra borghesia. Ambiente ben reso, con comica bonomia, con visione serena: qualità questa tanto più rara ora in cui le nebbie nordiche e le astruserie simboliche pare abbiano inquinato le pure fonti della nostra tradizione letteraria.

Ma l'ambiente, oltre che dal protagonista — scolpito con mano sicura — ha il suo rilievo da tutti gli altri personaggi, delineati tutti — anche quelli che per esigenze della scena debbonsi vedere di scorcio — accuratamente, senza soverchia tenerezza o troppi foschi colori di pessimismo. Il dialogo corre via elegante, senza leziosaggini, comico senza freddure e sempre appropriato al personaggio che parla: cosa che parrebbe indispensabile e di cui pare tuttavia non si faccia più alcun conto.

In somma, una commedia del buon tempo antico e che è un raggio di luce... anche per l'autore.

L'interpretazione è stata cornice degna del quadro. La compagnia Leigheb-Reiter ha recitato Parassiti divinamente: proprio così!

Oreste Calabresi ha fatto una vera creazione di Gaudenzi, e Leigheb ha reso di grande importanza la parte di poca rilievo del Naldini.

Il Carini, la Cristina, la Leigheb, la Zucchini-Maione, il Guasti, la Carini, il Beltramo, la Bardazzi, il Rizzotto sono stati ottimi, ottimi davvero.

Ah! l'arte, quella vera, resta sempre la gran consolatrice.

Così è, buon Camillo!

Gérard[37].

Parassiti al «Costanzi».

È bastato vedere sui manifesti l'annunzio di una nuova commedia di Camillo Antona-Traversi per far accorrere nella grande sala del Costanzi quanti sono appassionati dell'arte e del bello.

In tanta parsimonia di nuovi lavori per la nostra scena, desta maggiore impressione quello che, sollevandosi sugli altri, riesce a colpire l'anima di chi ascolta con una tesi vera, bene svolta e meglio eseguita.

Nei Parassiti vengono descritti, scolpiti, con una potenza di colorito che solo sa dare il valoroso autore delle Rozeno, tutti quegli esseri sociali, che non sapendo come mantenere quell'apparenza di lusso e quelle comodità della vita tanto necessarie per coloro che non amano il lavoro, si dànno a un oscuro maneggio di furfanterie, coperte dall'opera filantropica della carità e mai disgiunte dalla cortesia insinuante e dai guanti gialli.

I lavori del Traversi si sono sempre impadroniti della scena, perchè non sono altro che la riproduzione di manifestazioni della vita vissuta.

Le Rozeno vivono e vivranno per molto tempo, riscuotendo ovunque il plauso unanime di tutti i pubblici, perchè — come nei Parassiti — c'è la forza dell'azione, la verità del fatto, la naturalezza del dialogo.

Il Calabresi ha reso nella più spiccata evidenza il difficile carattere del protagonista: ottima la signora Zucchini-Majone; un'adorabile inglese la signora Leigheb,

E facciamo punto, con la speranza dì vedere presto tra noi il buon Camillo assistere personalmente ai trionfi delle sue produzioni, chè ne avrebbe un po' diritto[38].