«Teatro Fenice».

Certamente più omogeneo, più sereno, più indovinato, più elaborato lavoro che i suoi Fanciulli e la sua Danza macabra, ci ha dato Camillo Antona-Traversi coi Parassiti, che ieri comparvero sulla scena per opera della Compagnia Benini e si delinearono in tutto le loro tinte crude e comiche insieme.

Ci troviamo dinanzi a quei tipi equivoci, ricercatori instancabili di espedienti loschi per poter sostenersi e salire, per poter mascherare la propria ripugnanza all'onesto lavoro, all'onesto guadagno: tipi forse non del tutto nuovi nel teatro, nei loro tratti generali; ma che qui si svolgono in ambienti più intimi, più famigliari quasi, ed emergono per mezzi più sottili, più curiosi. Di solito, ci furono mostrati gli speculatori della politica; qui abbiamo, tra varj parassiti di minor conto, gli sfruttatori della beneficenza.

Il protagonista, un commendatore che si era conferito da se la commenda, è l'uomo dall'imperturbato cinismo che, si può dire, vive con tutta la sua famiglia a spese delle sottoscrizioni di beneficenza: è stata molto ben trovata e presentata dall'Antona-Traversi la losca risorsa di codesto suo personaggio di aspettare al varco tutte le disgrazie e di farsi promotore di Comitati di soccorso...

La cinica figura di questo parassita, privo di qualsiasi scrupolo, è dipinta molto bene: è quella che campeggia nella commedia, che le dà il tono che particolarmente interessa; e Ferruccio Benini, dal canto suo, ne fece una assai felice creazione, con atti e con gesti mettendo in giusto rilievo tutti i lati necessariamente ambigui dell'individuo; i suoi consensi con gli altri parassiti, i suoi contrasti con gli ingenui, cui è legato.

Come impasto dei personaggi, i Parassiti sono in modo non comune riusciti, e dànno luogo a scene molto efficaci, che tanto più colpirono per una recitazione sotto ogni riguardo commendevole di affiatamento e correttezza. Nella scena finale del secondo atto, concitatissima, la fusione degli attori, nel dialogo di necessità assai mosso, era perfetta, facendosi notare e applaudire singolarmente la signora Dondini Benini per la sua bella vibrazione drammatica.

Con essa, e col Benini, che — ripetiamo — si fece ammirare per la forte sua creazione, si distinsero pure il Mezzetti, il Conforti, il Ferri, lo Zambuto, il Gasparini, la Accardi, la Gasparini, la Marussig, le quali ebbero più che altro parti passive. Il pubblico applaudì alla fine di ogni atto alla commedia e agli attori, che dovettero comparire più volte al proscenio.

Parassiti, insomma, come elaborazione artistica in sè e come riflesso d'interesse sul pubblico, è commedia tra le buone del povero teatro italiano, è commedia che deve reggersi bene: la Compagnia veneziana, che la eseguisce tanto accuratamente, non la lascerà certo all'unica rappresentazione[61].

«Teatro Fenice». — Parassiti commedia di Camillo Antona-Traversi.

L'implacabile adoratore della classificazione, uscendo iersera dalla «Fenice», si sarebbe affaticato abbastanza se si fosse posto in capo di trovare la casella giusta per il nuovo lavoro del forte ingegno di Camillo Antona-Traversi, apparso in appropriata veste dialettale sulle scene di questo teatro.

È una commedia a tesi? No, assolutamente. Una presentazione di caratteri? Un pochino. Uno studio d'ambiente? Forse, piuttosto.

«Parassiti» è una commedia difficilmente classificabile; ma, in compenso, è un lavoro teatrale divertente e vitale.

Non già che ci sia della novità nel nocciolo, o negli episodi parziali: la commedia non ambisce di essere dispensatrice d'un nuovo verbo, di logorare il cervello dell'uditorio con della psicologia: se proprio ce n'è di questa, è certo di quella spicciola, minuta.

Niente tirate rettoriche, colpi di scena; e, grazie al cielo, anche la minaccia del pianoforte, che in tutti i tre atti mostra i denti al pubblico, si contenta di restar tale; e, per chiudere la serie dei negativi — e questo è il più importante — niente convenzionalismo.

La sceneggiatura rivela la mano abilissima: il dialogo scorre sciolto e naturale.

L'esecuzione fu splendida nel complesso, mirabilmente affiatata e vivace. Insuperabile il Benini, che presentò il tipo principale da pari suo, cioè espressivamente vero.

Accanto a lui la gentile Dondini Benini ebbe grande campo di emergere e di far rilevare doti di artista efficace, raggiungendo grandi effetti nella scena finale del secondo atto. Eccellente la Marussig nella sua partuccia, e così il Mezzetti, il lepido Conforti, la De Velo Accardi e gli altri tutti. Il successo fu molto accentuato per la commedia e per gli artisti, ch'ebbero in complesso una decina di chiamate[62].

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A PALERMO.

Parassiti di Camillo Antona-Traversi.

La nuova commedia in tre atti, Parassiti di Camillo Antona-Traversi, iersera, recitata dalla Compagnia drammatica Vitaliani, fu accolta con applausi a ogni atto dal pubblico che era accorso numerosissimo, poichè vivo è ancora il ricordo del successo delle Rozeno e dei Fanciulli.

Il prof. C. Antona-Traversi con questa sua commedia ha riprodotto alcuni tipi della società moderna, i quali riescono a vivere comodamente, senza il vero e proprio lavoro, speculando sull'altrui ricchezza, sulle feste di beneficenza, e accettando senza scrupoli qualsiasi transazione con la moralità e la dignità, pur di godersi la vita.

La pittura dell'ambiente è indovinata: i tipi sono veri, riprodotti con sincerità ed evidenza; il dialogo spontaneo, vivace, elegante, briosissimo, spesso di un umorismo assai caustico; grande la maestria nella tecnica.

L'esecuzione fu iersera lodevolissima.

Carlo Duse rese alla perfezione, per il trucco e per l'incarnazione, il personaggio principale; Gemma Farini recitò con molta grazia e disinvoltura; la Guidantoni ammirabile per semplicità e correttezza; il Sainati veramente ottimo: bravissimi la Campi, la Delfini, la Giansanti, Pezziuga, Grisanti, De Velo, Grisostomi[63].