LXI.
La Nena e Canziana, ignare di quanto succedeva, già dimenticavano i timori provati nell'affabile intrinsichezza dei discorsi. Una serie d'angustie le aveva private dell'occasione di cedere alla istintiva e cordiale loro loquacità. Schiette ambedue, sentivano ora il bisogno di aprire il cuore e di parlare liberamente. — Per regola, chi parla spende la parola allo scopo di essere ascoltato. Fra le due donne non era precisamente così: il mezzo veniva scambiato col fine; ognuna di esse alla sua volta ascoltava, affinchè l'altra avesse il bene di metter fuori ciò che l'animo non poteva più capire. I discorsi erano di una tempra e d'un tono diverso; ma gli uni erano il complemento degli altri; ricuciti insieme, gli uni e gli altri conducevano alle stesse conclusioni. La Nena faceva il panegirico della sua povertà operosa, dicendo che quando alla Providenza non si chiede che un po' di pane, è difficile che essa non lo conceda. Canziana rammentava le assidue cure dei ricchi; e lo provava coi fatti, e faceva trasalire e sospirare la pietosa ascoltatrice.
Agnesina, ritirata nella cameretta, viveva da sè e con sè. Non partecipando al terrore delle sue compagne, ella era come uno straniero, che vive in mezzo a gente di cui non conosce il linguaggio. Ma l'isolamento non le era grave; non deplorava le notti insonni. Nelle memorie del passato, sebbene dolorosissime, trovava di che alimentare qualche speranza per l'avvenire. Nel rammentare ciò che aveva perduto e ciò che poteva riguadagnare, le lacrime sgorgavano facili, pietose, non del tutto scevre di qualche dolcezza.
In questo momento, dopo lunghi travagli dello spirito, tornava ella dalle sue pellegrinazioni, più esausta di forze che sazia. Aveva visitato ad uno ad uno i sacri pegni, tolti seco da Campomorto. Aveva letto e riletto quel foglio su cui il Conte di Virtù, trascrivendo alcuni versi del Petrarca, confessava nel modo il più gentile il suo amore. Seduta accanto al letticciuolo, appoggiò il capo ai guanciali, si strinse quello scritto sul cuore, e chiuse gli occhi, quasi volesse evocare nella fantastica oscurità la forma di colui, che l'occhio invano cercava in mezzo alla luce.
Una calma nuova, insperata, le scese lentamente nell'animo, e togliendo alle idee la durezza dei contorni materiali, confuse rimpianti e speranze in un tutto che non era nè la solita veglia troppo veritiera, nè una nuova e bugiarda visione.
Fu in quello stesso punto che Farinello entrò colla sua voce stentorea a turbare l'istante di quiete di che godevano le tre donne.
“Ohe! la Nena, — gridò egli dalla sua barchetta mentre ancora trovavasi al largo; — ohe! fate uscire madonna dallo stanzino, e tosto, che non v'è tempo da perdere.„
La donna, sorpresa da quelle parole, a cui un tono di voce speciale imprimeva l'autorità del comando, ne avrebbe volentieri chiesto il perchè; ma la battisoffiola tornava a metterle il veto alla parola.
“Ohe! — ripetè il mugnaio levando più forte la voce, e picchiando col remo nel finestrino, sotto cui aveva spinto il battello. — Fate presto per l'amor di Dio.... Dite a madonna che esca dallo stanzino; e fatela scendere con voi nel mio burchio.„
Nessuna delle tre donne poteva indovinare di che si trattasse; ma la paura è credula, e i creduli sono docili.
La Nena, che ne aveva la dose necessaria per far tacere la curiosità e per divenir lesta come a venti anni, entrò di volo nella cameretta, dove Agnesina si era placidamente addormentata.
L'altra, che non aveva inteso le parole del mugnajo, pensava indovinarne il senso, seguendo i passi della Nena; e non andò molto infatti che comprese trattarsi di una fuga. Non faceva bisogno di chiedere di più: la fuga supponeva il pericolo. — “Oh perchè non ce ne siamo andati prima,„ mormorava ella sospirando!..
Agnesina, scossa bruscamente dalle parole delle due donne, balzò in piedi d'un tratto, e si dispose a seguirle. L'angustia dello stanzino, cresciuta dalla moltitudine degli oggetti che l'ingombravano, non permetteva di scambiar l'ordine d'escita delle tre donne. Precedeva Canziana, poi la Nena, dietro loro la fanciulla. Farinello intanto era entrato in casa, e salito sui primi gradini della scaletta, correva ad incontrarle. Quando le vide apparire tutte dalla porta d'ingresso dello stanzino, respirò; e, credendo averle ormai poste al sicuro, spiegò loro in due parole il motivo di quella misura di prudenza; assicurandole che tra breve le avrebbe ricondotte, e che allora potrebbero rimanere a tutto loro agio, perfettamente tranquille.
Il buon uomo, dopo aver pensato seriamente ai casi probabili, aveva perduto ogni fede nei sostegni che reggevano la cameretta; quanto al resto della casa, lo riteneva abbastanza solido, e fuor di pericolo. Si rallegrò, pertanto, accorgendosi che l'insidiosa topaja era vuota.
“Una, due, tre, e sia benedetto il Signore„ — disse egli, numerando le teste feminili che degradavano dagli scaglioni superiori, e sulle quali aveva lanciato col cavo della mano un raggio del suo lampione. — Poi si rivolgeva per scendere pochi gradini, ed avviavasi verso la porta ov'era legata la barca che doveva condurre in salvo la comitiva.
Uscito all'aria libera, udì più gagliardo il fremito delle acque, ma ormai credeva di poterne sfidare i furori: dimentico d'ogni suo interesse in quel momento, non sentiva altro che l'immensa gioja d'essere giunto in tempo a salvare le donne.
Già l'una era al basso; l'altra le stava alle spalle, quando entrambe, colpite all'improviso da uno strano frastuono e da uno scrollo che pareva mettere a soqquadro tutta la casa, si volsero indietro, cercando di Agnesina.
La fanciulla non le seguiva.
“Madonna, — sclamava Canziana colla voce tremante dal raccapriccio, — dove siete? Oh Vergine santissima, ella è tornata indietro!„; e tentava di salire di nuovo la scala per andarne in traccia.
Il rovinío cresceva; non era più il solito rumore d'acque e di vento; era uno schianto d'oggetti vicini, lo stridere dei legnami, lo sgretolarsi delle muraglie; pareva che tutta la casa andasse in ruina. Giunta alla porta della cameretta, un soffio impetuoso e gelido le spense la piccola lampada che teneva fra le mani.
“Ajuto, ajuto, un lume per carità.... presto.... in nome di Dio.... accorrete....„
Al crescente frastuono udiva aggiungersi più vicino e più distinto il bollire del fiume, e ad ogni istante il tonfo d'oggetti, che parevano esservi scagliati di tutta forza. Un urto subitaneo aperse la porta, e ne staccò un'imposta; la vide precipitare; e, dal punto ov'era caduta, mirò gli sprazzi fosforici delle onde, che l'avevano ingojata.
Accorse Farinello sollecitamente; ma a far che?... a vedere il risultato di una tremenda ed irreparabile sventura.
Quando Agnesina fu scossa dal suo letargo ed avvisata della necessità di una fuga, di tutto buon animo s'accingeva ad obedire. Non chiese dove la conducessero; ma non volle partir sola.
Quel foglio, che posato sul suo cuore vi recò finalmente un po' di pace, doveva essere l'indivisibile suo compagno. Ora quel foglio, nella fretta della chiamata, le era escito di mano; ella retrocedette per farne ricerca.
In questo mentre, l'ira del fiume si versava tutta sul povero casolare. Gli ordigni del mulino venivano abbattuti; i deboli sostegni della cameretta erano fatti in pezzi. L'impalcatura del pavimento, sfasciata dalle pareti, precipitava nei vortici del torrente;... ed Agnesina con essa!