CXLVII.
Lo sdegno dei buoni è vivo, subitaneo, qualche volta intemperante; ma esso sbolle al primo sfogo, e non lascia dietro sè che il cruccio d'aver fatto male, e l'ansia di rimediarvi. — Negli animi bassi ed ingenerosi l'ira rade volte si trova allo stato di una passione ardente; essa è piuttosto il frutto di tanti risentimenti riposti e governati, come le usure dell'avaro; spesso è una lega ignobile in cui v'entra per buona parte la più bassa delle passioni, l'invidia. — L'ira in questo caso non erompe improvisa e quasi inconsapevole; disegna il suo avvenire, e misura i suoi passi, e quando s'accorge che arriva alla sua meta, e vi fa breccia, allora rimette i suoi conti alla vendetta, sua fida alleata. Perciò può dirsi che l'ira dei malvagi comincia, dove lo sdegno dei buoni finisce: l'una avvia la colpa, quando l'altro si sforza d'espiarla.
Tale fu il procedere di Caterina. Dal trovarsi sola con Agnese volle trarre partito per umiliarne la dignitosa alterezza. — Cominciò dall'essere più del solito strana ed assoluta ne' suoi comandi; e scorgendo la mansuetudine della sua vittima, invece di esserne disarmata, s'accese di più vivo corruccio, e sentì crescere la compiacenza di una sfida ineguale. — Non ebbe bisogno di cercare pretesti per venire alle parole umilianti. Velò i primi detti con un'ironia ancora più pungente della contumelia: poi, toltasi la maschera, proruppe in acerbe rampogne contro di lei. Le rimproverò la sua origine, il nome, la condotta, gli affetti; la ferì nella parte intima e più delicata del cuore; non rispettò in lei nè l'orfana, nè la madre egualmente infelice.
“Ma, vivadio — proruppe ella con occhio torbido e minaccioso, dopo un giro di falliti sarcasmi — il vituperio doveva aver un termine. Questo termine è segnato; e il vostro orgoglio subirà la meritata punizione.„
“Che feci io, o signora, per meritarmi l'ira vostra? — E perchè prorumpe essa così improvisa, senza darmi neppure il tempo di conoscere il mio fallo?„
“Impudente, voi osate rinfacciarmi la mia mitezza! Voi osate chiedermi perchè vi punisco oggi, mentre avevo il diritto di farlo il dì che voi poneste il piede in questa reggia? — Sta bene: sì; ho dimenticato me stessa; ho mostrato a vostro riguardo un'indulgenza indegna della figlia di Barnabò Visconti... Ma la donna e la principessa offese si risvegliano oggi...„
“Ah signora, per pietà, non mi giudicate prima di avermi intesa.„
“Aspettate, o madonna, che torni chi si piglierà cura di difendervi: non è vero?„ — ripigliò Caterina, con un tuono d'ironia che la rendeva quasi deforme.
“Io ho fede soltanto nella mia innocenza. Imploro, e piegherò il ginocchio a terra perchè la mia dimanda non sia respinta, imploro soltanto che voi vi degniate ascoltarmi.„
“È tardi.„
“Non è mai tardi per riaversi da un errore, per tornare sulla via della giustizia; credetelo o signora. Faccia il cielo che non possiate provar mai il dolore d'aver perseguitato un'innocente: è grave, è acuto il dolore del rimorso. Chi nega giustizia agli oppressi nega pane al famelico. Ah.... no, principessa voi non mi negherete giustizia... Dite, in nome di Dio, quali apparenze mi accusano, ed io m'affretterò a scolparmi.„
“Vi sono delle colpe che una donna non osa nemmeno svelare. Voi lo sapete. Ma non pensate di potervi nascondere all'ombra di un turpe mistero. Il mio cuore lo comprende, e lo esecra, ancorchè il mio labro rifugga dal pronunciarlo.„
“Troppo, o signora, troppo.„
“Assai meno di quanto fu fatto in mio danno. Voi mi avete tolta la pace del cuore; voi tentaste di togliermi la dignità di sposa e di principessa. Voi menate in trionfo una protervia che sprezza ogni sacro diritto, e vuol far legittimo lo spergiuro, il tradimento. Dite ora se la mia severità è soverchia.„
“Un'altra volta o signora, non per me, per colui che voi accusate mio complice, credete... I vostri diritti mi sono sacri, o principessa. Iddio lo sa. Ma perchè la mia innocenza rifulga ai vostri occhi abbagliati, è necessario che alcun altro si associi a me nel difenderla.„
“E ancora vi regge l'animo di parlarmi di colui? — sclamò Caterina con un'ira prossima al furore. — Miserabile; v'ingannate. Il conte saprà rompere delle lance in onore di una bellezza infelice; non potrà cangiar la colpa in virtù. Il vostro protettore tarderà ad accorrere alle vostre chiamate, parola di principessa.„ — Caterina diede a queste ultime parole un tuono così marcato, che destò un sospetto nell'animo d'Agnese.
“Perchè, voi dite così? Perchè il signore di questa terra, l'unico padrone in questo castello negherà a me quella giustizia, ch'egli accorda all'ultimo de' suoi vassalli? Oh, il Conte di Virtù, è giusto e generoso!„
“Il Conte di Virtù„... mormorò sottovoce Caterina mordendosi le labra, e lasciando morire la parola in un singhiozzo convulso.
Un breve silenzio tenne dietro a questa scena. Caterina, trascinata fuori della carriera di un contegno prudente, avida di gustare anzi tempo la gioja del suo trionfo, volle annunciarle, che il Conte di Virtù non sarebbe più tornato a Pavia. — Ma la parola opportuna a svelare il terribile mistero non le veniva alla mente. Pensò che aveva sopra di sè la lettera di Rodolfo: quelle brevi righe erano impresse nella sua memoria, come il responso di un oracolo infallibile. — In esse la notizia era francamente emessa, autorevolmente annunciata. — Non aggiunse altro: gettò ai piedi di Agnese la lettera, e, con un cenno altero della mano e del volto, le comandò di leggerla. Poi investendola con uno sguardo, in cui il disprezzo giungeva fino alla ferocia, volse le spalle all'infelice, e corse a rinchiudersi nelle sue stanze.
Come rimanesse Agnese dopo quella scena, è più facile ad imaginarsi che non a descriversi. Un tumulto strano di idee e di affetti le si destò nell'anima alla notizia della congiurata ruina del conte. La sciagura era sì nuova ed impreveduta, che non potè comprenderla ad una prima lettura dello scritto di Rodolfo. Tornò più volte sullo sciagurato documento; e, soltanto dopo una strana lotta di congetture, dovette alfine assicurarsi, che trattavasi di un fatto forse a quell'ora irremediabilmente compiuto. — A tanta sciagura rimase come insensata; l'affetto che nutriva pel conte, benchè fosse un sentimento ben diverso da quella passione che avea provato in altri tempi, bastò a commoverla fino alle lacrime; bevve tutto l'amaro di una sventura che la colpiva due volte, nella persona a lei cara e nella patria. — Ma un altro sentimento sacro del pari ed imperioso, surse fortunatamente nel suo animo, e richiamò all'ordine i sensi fluttuanti e smarriti. — Pensò Agnese a sè; non per se stessa, ma pel figlio suo. Era necessario non metter tempo di mezzo a risolvere. Bisognava abbandonare quel soggiorno; escire ad ogni costo da quel castello; cercare un asilo lontano dalle dolorose memorie della sua gioventù, lontano dalla patria, dove ogni affetto era rimunerato sì tristamente, dove ogni nobile speranza era suggellata dalla memoria di una disgrazia. Accettò con rassegnazione l'esilio e la povertà, come il naufrago accetta, qual porto di salute, il nudo scoglio che lo divide dagli abissi del mare. — “Partirò dimani; no, oggi stesso, sul momento.... La mia fida compagna non mi abbandonerà. Avrò meco il mio diletto Gabriello. Egli sarà il mio unico bene. Sarò povera; ma che monta? gustai gli agi, riconobbi da vicino le vantate delizie della grandezza. Preferisco la miseria, mille volte la miseria... è minor male la privazione del pane, che un superfluo pieno di tante amarezze.„
Rinvigorita da questa risoluzione, Agnese proponevasi di mandarla ad effetto il più presto possibile. — Ma mentre s'avviava ad escire dalla sala, taluno le si fece incontro, e le indirizzò la parola.
“Sua Grazia mi manda a voi„ disse egli. — L'interlocutore era lo scudiero, arrivato quella stessa mattina da Milano. La buona novella, di cui era stato apportatore, lo aveva notabilmente avanzato nei favori della principessa.
“Qualche nuovo ordine forse?„
“Sì; cioè, tale io lo credo, balbettava lo scudiero; un ordine non precisamente per voi, ma riguardo a voi.„
“Spiegatevi; io non vi comprendo.„
“Sua Grazia, con quella penetrazione che è sua propria, ha saputo leggere nel vostro animo un vivo desiderio, cui forse non corrisponde la franchezza della vostra parola. — Vi riesce grave il servigio della corte; ella ve ne dispensa.„
“Avete ragione; io non avrei osato chiedere, come un favore, quanto credo essere l'adempimento di un dovere. — Se in ciò vi è un mio desiderio, non è cosa che torni conto di consultare. Mi basta di aver prevenuto quello della signora. — Io mi allontanerò dalla corte oggi, tosto....„
“Ma.... invero.... — interruppe colla medesima dubiezza lo scudiero — non è intenzione di Sua Grazia, che voi partiate sì presto. Anzi, ella m'impone di notificarvi, che voi non escirete dal castello, che dietro suo ordine.„
“Il favore non è dunque completo?„ soggiunse Agnese non senza ironía.
“Abbiate pazienza; e abbandonatevi alla inesauribile generosità di Sua Grazia.„
“Sono dunque creduta colpevole, e trattata come tale.„
“Non è mio costume il sindacare le azioni de' miei signori — disse con affettata severità lo scudiero. — Per un fido servo, quale io sono, non vi può essere esitanza o dubio in tutto ciò che è chiaro e definito pel proprio padrone.„
“Dite dunque la mia sentenza.„
“Voi rimarrete in questo castello; ma dovrete cangiare il vostro quartiere, con una stanza meno decorosa e più ben custodita che vi sarà designata nella torre di ponente.„
“Prigioniera!„, sclamò Agnese con accento di desolazione.
“Questa parola non è escita dalle auguste labra della mia signora.„
“Ebbene, subirò la mia sorte rassegnata. Dite alla vostra padrona che io mi preparo ad obedirla; che io ho accolto quest'atto di severità con animo confidente di vederlo presto revocato. La giustizia può tacere un istante, non spegnersi nell'animo di Caterina. — Ho una grazia, a domandarle: mi si permetta almeno che due persone a me care dividano la mia solitudine. Dimenticherò chi mi ha privato della libertà, per benedire colei, che arrichisce la cella della prigioniera di due dilettissimi oggetti. — Posso io sperarlo?„
“Mi duole di dovervi disingannare. L'ordine è preciso.„
“Spiegatevi!„
“Voi dovete essere sola.„
Agnese proruppe in uno scoppio di pianto.
“Lasciatemi almanco, disse poi, che io li veda, che io li abbracci una volta. — È impossibile che un cuore di donna rifiuti ad una madre il conforto di vedere la sua creatura. Non fate quest'oltraggio a Caterina. Essa è migliore di quello che voi la giudicate. In nome di quanto v'ha di più sacro, io vi dimando un'ora di riposo vicino a' miei cari.... Colà troverò la forza di subire, come si conviene, il supplicio che mi è imposto....„
“È impossibile, impossibile. — La dimora che vi è destinata è pronta a ricevervi. Io ho l'ordine di guidarvi colà.„
“Senza speranza di una mitigazione?„
“Al contrario; vi autorizzo a sperare la grazia completa, se vi mostrerete docile a questo comando. Io riferirò alla principessa le vostre parole; io le parlerò delle vostre speranze. State certa, o madonna, che non avrete a pentirvi d'avere obedito.„
Queste parole, consigliate soltanto dalla necessità di consumare un atto di violenza senza divulgarne lo scandalo, indussero Agnese all'obedienza incondizionata. Ben poca fede prestava alle parole dello sgherro. Quel tuono di pietà mascherava malamente la più vile impostura. Ma il suo povero cuore soffriva troppo; e, in mezzo alle crudeli torture, anche una speranza debole ed indeterminata racchiudeva un conforto, che in quell'estrema miseria era provida cosa l'accarezzare.