CXVIII.

Il popolo, facendo ala per le strette vie della città, accompagnava la splendida cavalcata con quell'aria meravigliata che i grandi e gli adulatori interpretano come ossequio, ed è per solito attonitaggine passaggera. — L'uno ammirava le vivaci corvette di un cavallo; l'altro lo splendore dei metalli preziosi e delle gemme; gli uomini cercavano, con occhio più o meno esperto, la più ricca delle cotte o la più micidiale delle armi; le donne il più bel volto o la più studiata attillatura. — Ma nessuno era commosso. Solo una persona leggeva la verità su tutte quelle fisonomie; e costui era il conte. Nessuno poi penetrava i misteri della sua fronte imperturbata: nessuno prevedeva che mentr'egli s'avviava ad una festa, discuteva alti disegni, e congiurava all'ombra della sua magra riputazione.

Passata la comitiva, le due ale di popolo si precipitarono nel mezzo della via, come la terra asciutta rientra nel solco tracciato dall'aratro. — Intanto, nel ritornare alle proprie bisogna, tutti avevano una parola a dire.

“Bel colpo d'occhio!„, sclamava l'uno con accento dì sincera meraviglia.

“Bello davvero! ripeteva un altro. La corte di Pavia non vuol confronti in suo danno„.

“Ma i nostri cavalieri, aggiungeva un terzo, e sopratutto quelli della compagnia di S. Giorgio... altra roba. Più maestosi i cavalli, più ricchi gli arnesi.... che pezza d'uomini poi!...„.

In questa entrava nel crocchio un vecchietto rubizzo e franco, che volle pur dire la sua.

“Voi siete rimasti con tanto di naso a vedere un simile corteggio. — Bella cosa esser giovani; ma io non vorrei cambiar con voi le mie sessanta quaresime, quando dovessi rinunciare al piacere di ricordare i miei tempi„.

“Che avete veduto?„, dimandarono in coro gli astanti.

“Ho veduto il carroccio!„

“Gran mercato! e chi non l'ha veduto?„

“Dal ferravecchio, e dallo stracciajuolo, vuoi dir tu? Povero semplicione, ti manca solo d'imparare a conoscere le ortiche al tasto„.

“L'avessi anche incontrato nel dì di sant'Agnese, in mezzo alla baldoria di Parabiago, la meraviglia! Un rozzo carcame di carretta, con quattro drappelloni all'ingiro, un pennone nel mezzo, ed otto bovi davanti. — Bel pari a incappucciarli di fiori e di gualdrappe, erano sempre destrieri da giogo„.

“Ve' costui, che è nato jeri, e s'impanca a tartassar i vecchi„, interruppe l'altro non senza un po' di stizza. — Il carroccio, credi tu, che fosse una cosa da cerimonia? — Basta... chi ha giudizio lo mostri...„; e battendosi col piatto della mano sulle labra, tentò sciogliersi dalla brigata e andar pei fatti suoi.

Ma i camerata, scontenti di quella reticenza, che sembrava racchiudere una condanna, lo tennero pei quarti dell'abito, e proruppero ad una voce:

“Qua, qua, messere, non ci si fugge. — Ditene un po' qualcosa di quanto sapete voi. — Diamine; perchè siamo nati più tardi di voi, dovremo vivere e morire al bujo come le talpe?„.

“Io so, a che allude il vecchio — entrò a dire un quinto o un sesto, che finora non aveva fatto che ascoltare. — Ei vi loda il carroccio per fare onore ai tempi in cui quella povera cosa bastava a far miracoli. Allora, arnesi di ferro ed uomini d'oro. — Non è mica vero?„

Il vecchio non rispondeva a parole, ma affermava col capo.

“Allora si faceva poco, dite voi? Sia pure: ma quel poco era tutto per noi — tirava avanti il commentatore. — Suona la martinella; alto, a chiunque è lecito correre al Broletto; e, se gli vien prurito alla lingua, gli è concesso guadagnar la parlera e dir giù la sua ragionaccia come vien viene. Tempi diversi, figliuoli miei; acqua passata non macina più...„

“Pur troppo, riprese il vecchio; e perciò, ripeto, non mi dolgo de' miei anni, chè almanco posso vantarmi d'aver vissuto. — Dica lo stesso, se il può, questa gioventù azzimata, che non sa far altro che.... Gli avete visti i nostri... e tanto basta...„

“Pure il Conte di Virtù non è un... non è come...„ balbettava taluno.

“Ei sa spiumar la gallina, senza farla strillare„ interrompeva l'altro.

“Bell'indovinare„, diceva un terzo...

“Ei deve essere buono tre volte, — tornava a dire il primo —; all'opere ed al viso, si giurerebbe che lo hanno barattato a balia„.

“Per me sarei pronto a giurare invece, ch'egli non è diverso da suo padre...„

“Che vorreste giurare....? giurate che quando è notte fa bujo, e che acqua torbida non fa specchio. — Chi ci legge dentro„... soggiungeva l'incredulo.

“Lasciate parlare a chi ne sa„.

“E ne sapete voi più degli altri? Fuori dunque: ma fatti; non parole; che di ciarle ne ho pieno...„

“Io sono pavese; dunque, debbo essere in grado di giudicarlo meglio, colui. Il Conte di Virtù non somiglia punto nè a suo padre, nè a suo suocero. Io non dico chi più valga tra costoro. Conoscete voi, messer Barnabò: eh impossibile il non conoscerlo (e faceva un certo modaccio colla mano come volesse dire; — dovete averne assaggiato il peso.) Ebbene da lui imparate a conoscere il nipote: il rovescio della medaglia„.

“Sia poi come volete, fosse anche un santo disceso dal paradiso, — ripigliava il vecchio tornando al suo tema, — ciò sarà pel minor male di voi altri pavesi, e noi ce ne rallegreremo come è dovere d'ogni buon cristiano. Ma che c'entra Pavia, e il suo principe, con Milano e il suo signore? E poi, fosse anche una cosa sola, perchè mai nel lodarci del minor male non potremo pensare ed aspirare a un maggior bene? Fa peccato colui che, avendo in tasca uno spicciolo d'ambrogino per torsi un pane, desidera d'averne due per comprarsi una fetta di lardo? Per me, queste mezze consolazioni mi pajono il cordiale amministrato al moribondo per rallentargli l'agonia.... bella carità del prossimo!„

“Il carroccio dunque è il vostro paradiso terrestre?„ soggiungeva l'incredulo, con tuono beffardo.

Il vecchio ammiccò biecamente colui che aveva pronunciate queste parole, ma non aggiunse altro; anzi, escendo dalla folla, e gettandosi nella prima viuzza di traverso, pose mente a che nessuno lo seguitasse. Nel resto della giornata tornò più volte a rivangare le sue parole, e non ci volle meno di una settimana per convincersi, che i pericoli della sua imprudenza s'erano dileguati.

Gli altri continuarono sullo stesso stile; finchè, giunti sulla piazza dell'Arengo e trascinati in mezzo ad una folla più stipata, furono costretti a disperdersi. Ma quale era il sugo di quelle parole dette con tanto riserbo, ed accolte con altretanta diffidenza? Era lo scattare inavvertito di una molla troppo compressa; era l'espressione di un malcontento, che non si traduce in un grido di disperazione solo perchè attende, e confida.

Noi possiamo a stento indovinarlo da queste poche parole: ma il conte l'aveva letto sul viso di tutti.