CXXXIV.
Quando Medicina ebbe messo il compagno sulla strada che conduce a V..* gli rinovò le raccomandazioni, lo guardò partire, poi sparì per una viottola di traverso. Non era quella probabilmente la sola impresa, ch'egli avesse sottomano in quel momento.
Il Seregnino, dopo di aver trottato per qualche miglio senz'altro pensiero che quello di obedire a chi lo pagava, cominciò a provare la noja del cammino; e tra il grande bisogno di correre, e quello ancora più grande di non far cattivi incontri, provava una perplessità, un'inquietudine, che lo mettevano di mal animo. — Fino ad un certo punto, egli poteva chiamarsi padrone delle cose sue; comandava, per esempio, alle gambe di non rallentare il passo, e queste obedivano: ma se voleva sospingere la mente al di là di certe brutte fantasticherie che gli si affacciavano, l'imaginazione, più caparbia di un cavallo restio, si compiaceva a passare in rassegna una lunga serie di presentimenti tutt'altro che lieti.
“Messere mi comanda d'essere prudente, e di non lasciare trasparire a nessuno dove si va, e chi siamo, io e questo sciagurato negozio, — ed accennava il bimbo. — Per me non parlo... fa bisogno di insegnarmi ad aver prudenza...? Ma come si tura la bocca a questa gracchia sgolata che non sa far altro che zittire?„.
E intanto, togliendo ad imprestito dalla necessità un'amorevolezza tutta nuova, colla mano carezzevole ma coi denti stretti, cercava di calmare gli strilli della creatura; la quale, com'è naturale, non si accontentava delle moine di un simile balio. Al crescere dei fastidj, scemava l'ossequiosa sua riverenza verso il padrone, ond'egli soleva piegare il capo ad ogni voler suo, senza mai chiedere il perchè di nulla. Allora gli parvero meno vantaggiosi i patti della sua servitù; allora accolse di buon grado e vagheggiò i primi sintomi di una opposizione, che proponevasi di spiegare arditamente, appena si fosse trovato in faccia a lui.
Ma la coscienza, invece di tranquillarlo col pensiero d'essere materiale strumento della volontà di un altro, gli faceva questa volta assaporare il diletto di non avere in tutto e per tutto accettato come legge l'altrui comando.
“Alla peggio, diceva tra sè e sè, devo aver fatto una buona giornata. Se messere non vuole questa volta riconoscere il mio còttimo, ho con me più del bisognevole per compensarmi della mala vita. Ho di che far baldoria per uno, per due, per dieci giorni„. E, in dir ciò, scuoteva sul fondo della saccoccia un pugno di oggetti, che gli rispondevano con un suono argentino. Allora gli tornavano le forze, ripigliava la corsa, e trovava men duro il mestiere.
Giunto a mezzo della strada, volle permettersi una fermata. — Aveva bisogno di riposo, e sentiva pungersi dalla curiosità di riconoscere meglio il valore del suo bottino. Escì quindi dal sentiero; ripose da un canto sull'erba la creatura che finalmente aveva cessato del piangere; e, seduto ai piedi di un grosso albero, dopo di aver disteso davanti a sè il gabbano, cacciò le mani in scarsella, vi pescò il tesoretto, e lo pose in ordine, come farebbe un merciajuolo colla sua bottega ambulante. Parve assai sodisfatto: poichè esaminò gli oggetti ad uno ad uno, di sopra, disotto; li strofinò, li fece saltare sul palmo della mano per giudicarne il peso, e mostrò una giovialità convalidata dalle laute promesse, che quel peso e quel bagliore gli prodigavano.
“Che ne fo io di tutto questo ciarparme? avessi la ganza potrei ornamela nei giorni di festa, ma per me... Una parte la darei volentieri per far dir del bene ai miei morti; perchè, dopo essermi fatto un signoretto, vorrò diventare un galantuomo.... Ma c'è ben tempo a ciò; la signoria è ancor troppo lontana. Meglio è farne un mucchio, e venderla al primo merciadro, che m'abbia faccia di uomo onesto. Tutta questa roba, dell'oro e dell'argento, per un gruzzoletto di terzuolini... Che affarone per lui e per me.... ma (e qui fece pausa) mi sembra di udire del rumore... È il vento che agita le foglie secche. Che cosa vuol dire esser ricco... sùbito s'entra in sospetto. Voglio disfarmi di questa grosseria.... appena a Milano.... anche prima se mi capita l'occasione„.
E qui s'arrestò di nuovo, perchè lo strepito si faceva più forte, e perchè le foglie secche non erano agitate dal vento, ma da parecchie pedate che rimontavano il sentiero.
Un primo istinto consigliava il ribaldo d'evitare un incontro e di cercare una scappatoja; un altro, o meglio lo stesso più raffinato, gli rammentava che anche la fuga aveva le sue difficoltà, i suoi pericoli. Intanto che discuteva, l'occasione d'andarsene si fece meno propizia, quella di restare più accettabile. Quei sopravegnenti d'altronde parlavano alto e libero, ed egli cominciava a comprendere qualche parola, poi tutte le parole e infine il senso ed il tenore del dialogo. Il vecchio istinto di spiare i fatti altrui lo inchiodò, malgrado la paura, sul terreno. Il tronco, a cui era appoggiato, e gli arbusti che lo circondavano, gli servivano da nascondiglio. Rinversò ad ogni buon conto un lembo del gabbano sulla sua roba, poi facendosi piccino per capir meglio nell'ombra protettrice, attese che la comitiva passasse, registrandone e commentandone in secreto le frasi.
“Per sant'Aquanio, al quale ho fatto voto di non bestemmiare il venerdì, la è una cosa da dar l'anima al diavolo!„ diceva l'uno.
“Pensa o Bruto, che dimani è sabato„, interruppe un altro, ridendo sguajatamente.
“Tu scherzi: ma che farò io, se mi si toglie quest'unico pane?„
“Ha ragione Bruto, entrò a dire un terzo; con una donna come la sua che gli regala un bambolo ad ogni maturar delle mele...„
“Parla bene Rustico. — Il padrone mi fa sapere, ripigliò Bruto, che la selvaggina diviene ognidì più scarsa, e che è malcontento di me. Che vi posso io... per tutti i diavoli! Io sono sempre qui, passo la mia vita in questo bosco, io; corro in su e in giù a ogni ora e straora; distruggo tramagli e lacciuoli. Che devo fare di più... malanaggia!„
“Tante volte il male sta nella testa di chi comanda, e non nella volontà di chi obedisce„.
“Ben detto, o Rustico. Quando si vuol veder fiorire la selvaggina, bisogna appiccare chi la disturba; e non imitar Sua Grazia che, non curandosi di caccie, fa mettere in libertà tutti i cacciatori furtivi„.
“Bisogna imitare messer Barnabò, dissero ad una voce i compagni. Allora sì...„
“Intanto, figliuoli, c'è pericolo di vederci tutti licenziati„.
“Va a servire quel di Milano„ aggiunse Rustico.
“Bisognerà far così, conchiuse Bruto sospirando, a rischio di far vedova la donna ed orfani i figli al primo peccato veniale„.
“Quando sei a così tristo patto, — disse colui che alla prima aveva deriso Bruto, — vuoi tu stare con me e fare il mio mestiere? Un morso di pane l'ho per te e per qualche altro.„
Qui l'interlocutore si arrestò, e costrinse i compagni ad imitarlo. Raccoltili in un gruppo, cominciò a parlare con una voce più sommessa, ma con un accentar d'ogni sillaba, che annunciava una rivelazione importante.
Il Seregnino era ad un passo da loro, ascoltava e non batteva palpebre, e mandava bestemmie dal fondo del cuore ad ogni foglia che gli crocchiasse da presso.
“Ecco qua, — ripigliò colui, stendendo inanzi il braccio sinistro ed aprendo il palmo della mano, come se le ragioni, che stava per dire, vi stessero sopra. — Lasciamo che si rubi qualche fagiano o qualche lepretto, che già per la tavola dei signori ve n'è sempre più del bisogno; e teniam l'occhio ad altro contrabbando. V'ha una schiuma di birbanti che vive alla strada, e regna impunemente in questa selva. Il fisco promette premii, e aggrava di taglie le teste dei ribaldi: ma i ribaldi si ridono di noi, press'a poco come Bruto delle sue lepri. — Ora è tolta la valigia ed anche la vita a un viandante, or si vuota una casa, o si mette mano al marsupio del mercante che ritorna dalla fiera. — Proviamo, se ci è possibile di fare il ladro ai ladri; noi non vorremo la roba d'altri, ci basta la taglia.„
“Eh, eh, l'affare è bello a parole, interruppe Rustico, ma la taglia del fisco non si guadagna a ufo.„
“Chi dice altrimenti? Ci va della pelle, lo so ancor io; e la pelle è un vestito che si rattoppa a stento, e che non si muta a piacere. Gli è perciò che non andrei solo a far guerra alle masnade, e che vi propongo di unirvi a me e di far comunella„.
“Io ci sto, disse Bruto; fui uomo d'armi, e conservo il gusto di menar le mani„.
“Anch'io, aggiunse l'altro, purchè Bruto s'intenda col suo santo per mutar voto. Bestemmii pur anche al venerdì; ma non si ubriachi più, nemmanco alla domenica„.
“Baje!„
“Ecco i patti... Il rischio in comune, e la taglia divisa in tre parti„.
“Avete armi?„
“Ne ho„.
“Ne posso avere„.
“Apparecchiatele; e state pronti. Ci sarà da far presto„.
Il Seregnino ascoltò ogni parola. — Quanta paura ne provasse lo sa il lettore, che lo conosce a fondo. Temeva d'essere veduto; una volta scoperto, temeva d'avere la sua triste professione stampata sulla fronte. Avrebbe quindi dato il guadagno della giornata per essere almeno cento passi lontano da quell'imbroglio. — Non potendo sperar tanto, se ne stava cheto ed immobile; cercava di contenere il respiro, di sospendere l'insolito martellare del cuore e delle tempie.
Alla fine, dopo altre parole sul modo e sul tempo di effettuare il progetto, i tre galantuomini si rimisero in cammino. Il suono delle pedate già cominciava a farsi meno distinto; il senso e le parole degli interlocutori si confondevano nel sibilo della foresta agitata. Il Seregnino salutò con un largo respiro la sua salvezza.