CXXXV.
Il malvagio quasi sempre quando vuol essere prudente divien vile, quando affetta coraggio si fa temerario. Il Seregnino toccò questi due estremi. Fece come certi ragazzacci malnati, che in faccia a un grosso cane tremano dalla paura, e dietro la coda lo pigliano a sassi. Appena i tre compagni gli avevano volte le spalle, si sentì rinascere nel cuore l'antica tracotanza. Quasi avrebbe voluto correr dietro loro, per chieder conto dello spavento che gli avevano cagionato. Ma il caso s'incaricò d'aggiustar le partite.
Era ancora nel raggio d'udito dei nostri viandanti, quando volle far atto di bravura, affrontando un ultimo pericolo. Si levò, distese le braccia per scioglierle dal granchio della postura, poi s'abbassò fin verso terra per spiegare il gabbano, e dare un'occhiata al suo tesoretto; infine s'incamminò verso il giaciglio del bambino, coll'intenzione di sollevare il suo carico, e di rimettersi alla via.
Ma il bambino (non sapremmo dire se a caso o per colpa di chi lo sollevò) mise in quel punto uno strillo acuto, e ravviò i vagiti. Davanti a questa difficoltà impreveduta, il furfante tornò l'uomo di prima, colla differenza, che l'antica viltà, rilevata dallo spavento, gli fece balenare in capo un mezzo termine assoluto e decisivo. — Avrebbe volontieri chiusa la bocca di quell'innocente, anche a costo di non vederla riaprirsi mai più; gli bolliva nel cuore una voluttà di sangue non mai provata, e colla bava alla bocca masticava bestemmie.
Quale fosse il disegno di costui, e fin a qual punto egli ne avviasse l'esecuzione, è bene tacerlo. — Basterà il dire, che non consumò il delitto; e che se la coscienza era sorda e l'animo insensibile, per buona sorte la mente di lui ancor vigile, e conscia dei propiii interessi, lo sconsigliò da un'inutile atrocità. Infatti, mentre stendeva la mano assassina, il crescendo eguale e rapido delle tre pedate lo avvertì che i passanti ritornavano indietro. — Abbandonò quindi la vittima, non ravveduto ma spaventato dalle conseguenze del suo delitto; corse a ravvolgere nel gabbano i gioielli che aveva dimenticati sul terreno; e vi si sdrajò allato, cercando coll'affettato riposo di eludere, se era possibile, i sospetti dei sopravegnenti.
Questi, infatti, non tardarono a comparire; davanti a tale improvisata, ognuno s'arrestò, girando l'occhio e cercando sul viso del compagno l'aria di sorpresa che sentiva in sè stesso.
“Ecco il lepre, che garrisce, — disse quel tale che intavolò il progetto del nuovo mestiere, nell'atto di mostrare agli altri il bambino; — fai bene, o Bruto, a cambiar professione... se pigli un bambolo per un leprotto, chi sa quante volte, parlando colla tua massaja avrai udito gagnolar la volpe„.
“Ah ah! aggiunse l'altro; povero Bruto, egli sogna le glorie della vecchia professione„.
“Ohe galantuomo! — interruppe Bruto, rivolgendosi al Seregnino, che fingeva di dormire, — perchè lasciate basire quella creatura?...„
Il Seregnino finse di scuotersi a quelle parole; e, coll'aria ebete e trasognata, articolò delle parole tronche e senza significato.
“Chi è quel putto?„
“Come è qui?„
“Chi siete voi? Ohe siamo sordi, per Dio! Con questa musica negli orecchi ci vuol un bel cuore a sonnecchiare.„
Il Seregnino pigliava tempo a rispondere. Da quell'abile maestro di menzogne ch'egli era, approfittò di quei momenti per mettere insieme qualche favola, e dar conto dell'esser suo. — Ma l'ansietà, con cui aveva seguita tutta questa vicenda, la stessa rapida alternativa, con cui era passato dal terrore al coraggio, e da questo ad un nuovo e più forte spavento, gli avevano sollevato nell'animo una tal febre di parole, per cui, appena sciolta la lingua, perdette la facoltà di frenarla. Disse adunque quanto, e più di quanto, aveva pensato. Si giustificò non accusato; e quindi diede appiglio all'accusa. Narrò fatti strani e contradittorj: parlò del bambino come di un derelitto, di cui si era preso cura per compassione; e l'orfanello, ravvolto in lini finissimi, smentiva l'origine, come la vantata pietà era smentita dal tranquillo dormire in mezzo agli strilli. Nominava il villaggio da cui veniva, e diceva d'essere in volta per Pavia; ma dava dell'uno e dell'altro luogo erronee indicazioni. — I tre compagni, benchè non fossero inquisitori, pigliarono in sospetto queste parole, e più assai il ceffo da triste che stava loro dinanzi.
“Noi torniamo in città, e, giacchè dobbiamo battere lo stesso sentiero, vi faremo compagnia„ — disse l'uno, ammiccando il vicino in modo che voleva significare: “non lo perdiamo d'occhio, costui.„
Ma il Seregnino, tra il cortese e il risoluto, si rifiutava a seguirli; dicendo, essere egli assai stanco, e voler riposare ancora qualche momento.
“Non abbiam trovato la selvaggina, — susurrò il primo all'orecchio di Bruto; — ma forse qualcosa di più raro: o volpe o lupo...„
“Orsù, meno ciarle, — entrò a dire Bruto, con tuono imperativo, — finiamola una volta. Il bambino lo portiam noi, e porteremo anche qualch'altro, se avrà la malacreanza di rifiutare la nostra compagnia.„
Era necessario obedire. Il Seregnino, non senza risentirsi per la violenza che veniva fatta ad un galantuomo che andava pei fatti suoi, si levò con malgarbo, e si dispose a pigliare il fardello. Per far presto, l'uno gli sollevava da terra il bambino, l'altro il gabbano. Ma in quest'atto, il rozzo vestito sprigionò dalle pieghe il bottino mal riposto; davanti al quale si spalancarono dalla meraviglia tre bocche ed altretante paja d'occhi. — È facile imaginarsi come rimanesse il Seregnino. Bruto diè nel gomito al vicino, dicendogli piano: “Animo, figliuoli, che forse costui è la fortuna del nuovo mestiere.„
“È l'uccello allettajuolo„, aggiunse l'altro.
“Lo farà cantare la corda„ mormorò il terzo.
“Presto, pigliatevi la roba vostra, e andiamo che ne è tempo. Volete restar qui, nel bosco, a rischio di farvi spogliare dai ladri?„
E in dir ciò, la brigata s'incamminò verso Pavia, da cui era poco lontana, spingendo davanti a sè il birbone. Il quale non si stancava di protestare su tutti i tuoni, dal più umile al più arrogante, colla preghiera e colla minaccia, che quegli oggetti erano suoi, che gli aveva comprati qui e qua, con denari sonanti, che egli era un uomo onesto, che se volevano portargli via la roba, pazienza: il facessero; ma che non poteva tolerare d'essere pigliato in sospetto, come un ladro; ed altre cose simili, che fatalmente costituiscono il frasario comune del galantuomo e del furfante.