STORIA DELLA GUERRA
DELLA INDEPENDENZA
DEGLI
STATI UNITI DI AMERICA
SCRITTA DA
CARLO BOTTA
VOLUME PRIMO
MILANO
PER ANTONIO FONTANA
M.DCCC.XXVII
TAVOLA DELLE COSE
CONTENUTE
NEL TOMO PRIMO
| [Avvertimento] | pag. iii |
| [Nota delle opere, che l'autore della presente storia ebbe in sua facoltà per la composizione della medesima.] | vii |
| [Libro Primo] | 1 |
| Sommario. — Opinioni, maniere, costumi, ed inclinazioni degli abitatori delle colonie inglesi in America. Dolcezza del governo d'Inghilterra verso i suoi coloni. Primi mali umori tra l'uno, e l'altro popolo. Modello di governo colonario proposto dai coloni. Altro modello proposto dai ministri. Altre occasioni di sdegni in America. Giustificazioni dei ministri. Disegni, ed instigazioni dei Francesi. Tutti gli Stati d'Europa desiderano di abbassare la potenza dell'Inghilterra. Nuove occasioni di disgusto. Tassa della marca immaginata dai ministri, e proposta innanzi il Parlamento. Gli Americani se ne sdegnano, e fanno le rimostranze. Lunghi, e grandi dibattiti tra gli oppositori, ed i fautori della tassa della marca. Tassa della marca vinta nel Parlamento. | |
| [Libro Secondo] | 83 |
| Sommario. — Querele in America per cagione della tassa della marca. Grave tumulto in Boston. Sommosse in altre parti dell'America. Lega di cittadini volti a cose nuove. Semi d'insolite dottrine intorno l'autorità dello Stato. Leghe americane contro il commercio inglese. Mirabile costanza dei coloni. Congresso generale della Nuova-Jork, e sue operazioni. Effetti prodotti in Inghilterra dalle novelle dei tumulti, ed ammottinamenti seguìti in America. Ministri scambiati. Nuovi ministri favorevoli agli Americani. Propongono al Parlamento la rivocazione della tassa della marca. Dottor Franklin udito dal Parlamento. Orazione di Giorgio Grenville a favore della tassa. Orazione di Guglielmo Pitt contro la medesima. Tassa della marca rivocata. Dimostrazioni d'allegrezza fatte in Inghilterra per tale rivocazione. Se ne mandano tostani avvisi in America. | |
| [Libro Terzo] | 138 |
| Sommario. — Allegrezza dei coloni, udita la rivocazione della marca. Cagioni di nuove alterazioni. Deliberazioni del governo a motivo delle nuove ritrosie americane. Ministri scambiati. Propongono, e vincono in Parlamento una gabella sopra il te, la carta, i vetri ed i colori. Questa gabella è accompagnata da altre deliberazioni di sinistro augurio ai coloni. Nuovi tumulti, e leghe in America. Soldatesche in Boston. Tumulto con isparsione di sangue in Boston. Giudicio mirabile in mezzo a tante alterazioni. Mansuetudine del governo inglese nel rivocar le tasse, solo lasciata quella del te. Gli Americani non se ne mostrano contenti. Il governo insorge con deliberazioni rigorose. Gli Americani insorgono dal canto loro, e fanno mirabili leghe. Te buttato in mare dai Bostoniani. Consiglj rigorosi dei ministri. Gravi commozioni in America, e fatti che ne conseguono. Si fanno nuove leghe. Tutte le province deliberano di fare un congresso generale in Filadelfia. | |
| [Libro Quarto] | 200 |
| Sommario. — Fede posta dai popoli d'America nel congresso generale. Disposizione degli animi in Europa, e particolarmente in Francia verso gli Americani. Deliberazioni del congresso. Le province le appruovano. Freddezza degli animi in Inghilterra rispetto la querela americana. Parlamento convocato. I ministri vogliono, che i Massacciuttesi siano chiariti ribelli. Orazione di Wilkes contro il partito posto dai ministri. Orazione di Harvey in favore. Prevalgono i ministri. Mandano soldatesche in America. Accompagnano il rigore con una proposta d'accordo, e con promesse di perdoni. Edmundo Burke propone al Parlamento un altro modello d'accordo, il quale non si ottiene. Causa principale, per cui i ministri non vogliono dar ascolto a niuna proposta d'accordo. Rabbia degli Americani nell'udire, che i Massacciuttesi fossero stati chiariti ribelli. Ogni cosa in America si volge alla guerra. Battaglia di Lexington. Assedio di Boston. Universale consenso dei coloni nel pigliar le armi, e correre alla guerra. |
FINE DELLA TAVOLA
AVVERTIMENTO
DELL'AUTORE
L'autore della presente Opera crede opportuna cosa l'avvertire, ch'egli ha usata in ella tre sorte di voci e locuzioni. Le prime sono quelle, che si trovano notate nel Vocabolario della Crusca; e queste intende di avere usate nei significati stessi, dei quali si leggono gli esempj in esso Vocabolario, e non altrimenti. Le seconde sono quelle, le quali, quantunque omesse dai compilatori del medesimo, sono per altro usate dagli autori di quei tempi, e da quegli stessi, dai quali sono gli esempj ricavati; per cagion d'esempio la voce timoneggiare usata dal Machiavelli in significato di governare gli affari dello Stato; finanza in vece di dire le rendite di uno Stato, voce usata dal Guicciardini; le lari per dire la sommità dei colli, donde si spartono le acque, voce usata dal Varchi, e simili. Le terze finalmente sono quelle, che non si leggono nè nel Vocabolario, nè negli autori, i quali gli servirono di testo; ma che sono dall'uso volgare d'oggidì autorizzate, come per esempio, proclama, ministeriale, e simili. Egli è però mestiero l'osservare, che questa facoltà ha usato l'autore assai parcamente, essendo egli alienissimo dalla moderna corruzione della toscana favella, la quale, come se fosse vecchia o difforme diventata, molti pur troppo, trasandati i proprj suoi, vestono di panni forestieri. E se alcuno gli darà biasimo dello aver adoperato qualche voce, o locuzione barbare, il che potrà forse essere addivenuto malgrado l'estrema diligenza di lui a volerle schivare, ciò riceverà egli in buon grado; ma non parimente, se qualcuno gli desse carico di essersi servito di vocaboli, o di frasi toscane lontane dall'uso volgare d'oggidì; imperciocchè ei porta opinione, che siccome, quando si vuole scrivere accuratamente ed elegantemente la latina lingua, e' bisogna, senza ristarsi alle cronache dei monaci del decimoterzo secolo, salire sino all'età d'Augusto; e medesimamente, quando si ha in animo di scrivere nel modo stesso la francese, non agli autori, che scrissero a' tempi della rivoluzione, ma sibbene agli anteriori, e massimamente a quei del secolo di Luigi decimoquarto bisogna ricorso avere, così la lingua pura e schietta d'Italia fa d'uopo cercare negli scrittori del secolo di Dante e di Boccaccio, ed in quei principalmente del secolo di Leone decimo e di Clemente settimo; i quali ultimi scrittori quella lingua medesima e molto crebbero, e maravigliosamente ripulirono. Sono le lingue come le piante, alle quali è dato un sol tempo per portar il fiore. Prima esso è rinchiuso dentro una rozza buccia; dopo è appassito e scolorato. E se taluno affermasse in contrario, che nell'opinione dell'autore si presuppone, che le lingue non possano coll'andar del tempo far progressi e migliorarsi, si risponderà, che quando una lingua veste una sembianza forestiera, questo cambiamento dee meglio corruzione, che progresso o miglioramento riputarsi. Se poi l'italiana favella si trovi addì nostri in questo caso, gli amatori della medesima lo giudicherann'essi. L'autore crede, sia oggimai tempo di ritirarla verso i suoi principj. Se sarà da quei, che la presente storia leggeranno, giudicato, ch'egli abbia cooperato a quest'opera gentile, ciò recherà ben esso a somma sua ventura.
Si debbe ancora avvertire, che le orazioni da lui poste in bocca agli oratori sono state veramente dai medesimi fatte in quelle stesse occasioni, di cui si tratta nell'Opera. Solo l'autore quello, che fu detto da parecchi, che nella medesima sentenza favellarono, ha fatto dire ad un solo; ed alcuna volta, sebben di rado, usando la facoltà già concessa ad altri Storici, aggiunse del suo alcune poche cose, le quali gli oratori medesimi avrebbero verisimilmente dette. Ciò accadde specialmente nelle due orazioni, l'una posta in bocca di Riccardo Enrico Lee, l'altra di Giovanni Dickinson, dei quali il primo orò in favore della dichiarazione dell'independenza degli Stati Uniti, il secondo mantenne la contraria sentenza.
Finalmente non debb'essere, a chi leggerà, nascosto, che siccome in varj luoghi, e specialmente nelle orazioni, si trovano non di rado predizioni, che col tempo riusciron vere, così queste furono effettualmente dette da quei personaggi stessi, che sono nell'Opera indicati. Ed in questa cosa ebbe l'autore tanto scrupolo, che, acciocchè esse predizioni non paressero come quelle de' poeti, le quali vengono dopo il fatto, volle a parola a parola dai testi, che sono per lo più scritti in lingua inglese, nella italiana favella trasportarle.
Resta, che gl'Italiani con altrettante amorevolezze e cortesia ricevano queste Storie, con quanti amore e desiderio di giovare alla lingua loro furono dall'autore composte.
NOTA
DELLE OPERE
Che l'Autore della presente Storia ebbe in sua facoltà per la composizione della medesima.
LIBRI INGLESI
Journals of the house of Lords; Journals of the house of Commons, in-fol. stampati d'ordine delle due Camere. Tutti i volumi dal 1764 sino al 1783.
Authentic accounts of the proceedings of Congress held at New-York, in 1766. Almon, 1767.
Journals of the proceedings of the Congress, 8. Dilly, 1775.
Journals of Congress held at Philadelphia, 8. Almon, 1776.
The Parliamentary Register, etc. Tutti i volumi dal 1766 sino al 1783.
The Annual Register, etc. Tutti i volumi dal 1764 sino al 1783.
Historical anecdotes relative to the american rebellion, un vol. in 8. 1779.
The Remembrancer, or impartial repository of public events. The second edition. London, For. J. Almon, 17 vol. in-8. inclusi i Prior documents.
Letters on the american troubles, translated from french of M. Pinto. 1776.
An impartial history of the war in America between Great Britain, and her colonies from its commencement to the end of the year 1779. 8. For Faulders, 1780.
The history of the civil war in America, comprehending the campaigns of 1775, 1776, and 1777; by an officer of the army, 8., for Sewel, 1781.
A genuine detail of the several engagements, positions, and movements of the royal, and american armies during the years 1775, and 1776 with an accurate account of the blockade of Boston, etc. by William Carter, etc. 4. for Kearlsley, 1785.
An impartial, and authentic narrative of the battle fought on the 17 june, etc. on Bunker's-hill; by John Clarke, 1775.
A history of the campaigns of 1780, and 1781 in the southern provinces of North America; by Lieutenant-colonel Tarleton, etc. Dublin, I vol. in-8., 1787.
Strictures on Lieutenant-colonel Tarleton-s history of the campaigns of 1780, and 1781, etc; by Roderick Mackenzie 8., 1787.
The history of the american revolution; by David Ramsay, M. D. 2 vol. in-8. Philadelphia, 1789.
History of the war with America, France, Spain, and Holland commencing in 1775, and ending in 1783; by John Andrews, 4 vol. in-8. London, for J. Fielding, 1783.
The history of rise, progress, and establishement of the independance of the united States of America, etc. By William Gordon, D. D. London, printed for the author, and sol by Charles Dilly, 1788. 4 vol. in-8.
An historical, geographical, commercial, and philosophical view of the american united States, and of the European settlements in America, and the West-Indies, by W. Winterbotham, 4 vol. in 8. London, 1795.
The life of George Washington, etc; by John Marshall, Chief-justice of the united States, etc. 5 vol. in 8. London, for Richard Philips, 1804, 1805, 1807.
The life of Washington; by David Ramsay, un vol. in 8. New-York, 1807. Printed by Hopkins, and Seymour.
Letters addressed to the army of the united States in the year 1783 with a brief exposition etc.; by Buel. Kingston, state of New-York, 1803.
LIBRI FRANCESI
Révolution d'Amérique; par M. l'abbé Raynal, Londres, 1781.
Lettre adressée à l'abbé Raynal sur les affaires de l'Amérique septentrionale, traduite de l'anglais de M. Thomas Payne, 1783.
Essais historiques et politiques sur les Anglo-Américains; par M. Hilliard d'Auberteuil, 4 vol. in 8. Bruxelles, 1781.
Histoire de l'administration de lord North, et de la guerre de l'Amérique septentrionale jusqu'à la paix en 1783; 2 vol. in-8. Londres et Paris, 1784.
Histoire impartiale des événemens militaires et politiques de la dernière guerre dans les quatre parties du monde, 3 vol. Amsterdam et Paris, chez la veuve Duchesne, 1785.
Constitutions des treize États-Unis d'Amérique, 1 vol. in 8. Philadélphie et Paris, 1783.
Affaires de l'Angleterre et de l'Amérique, 17 vol. in 8. Anvers.
Voyages de M. le Marquis de Chastelux dans l'Amérique septentrionale, pendant les années 1780, 1781 et 1782, 2 vol. in-8. Paris, chez Prault, 1786.
Histoire des troubles de l'Amérique anglaise, etc.; par François Soulès, 4 vol. in-8, Paris, chez Buisson, 1787.
Histoire de la dernière guerre entre la Grande-Bretagne et les États-Unis d'Amérique, la France, l'Espagne et la Hollande, depuis son commencement en 1755 jusqu'à sa fin en 1783. 1 vol. in-4. Paris, chez Brocas, 1787.
Histoire de la revolution d'Amérique par rapport à la Caroline méridionale; par David Ramsay, membre du Congrès américain; traduit de l'anglais, 2 vol. in-8, Londres et Paris, chez Froullé, 1787.
Recherches historiques et politiques sur les États-Unis de l'Amérique septentrionale, etc.; par un citoyen de Virginie, 4 vol. in-8. Colle et Paris, chez Froullé, 1788.
Discussions importantes débattues au Parlement britannique, etc. 4 vol. in-8. Paris, chez Maradan et Perlet, 1790.
Mémoires historiques et pièces authentiques sur M. de La Fayette, etc. 1 vol. in-8. Paris, l'an second de la liberté française.
A tutte queste opere bisogna aggiungere gran numero di libricciuoli, che a' tempi della rivoluzione d'America si stampavano e si pubblicavano alla giornata, tanto in Inghilterra, quanto in America ed in Francia.
Finalmente l'Autore ebbe sì buona ventura, che alcuni fra gli attori stessi degli avvenimenti, ch'egli ha descritti, si sono degnati di fargli copia di parecchi manuscritti di grande importanza, alla cortesia de' quali ci rende in questo luogo, siccome dee, con grato animo pubblica e solenne testimonianza.
STORIA
DELLA
GUERRA AMERICANA.
LIBRO PRIMO
L'America, e specialmente alcune parti di essa state scoperte dall'ingegno, e dall'ardire degl'Italiani, ricevettero in varj tempi, come in luogo d'asilo, gli uomini, i quali le turbazioni politiche, o religiose cacciavano dalle proprie contrade d'Europa; posponendo eglino la dolcezza della patria e dell'aere natio alla sicurezza, che quelle lontane e deserte regioni alle menti loro appresentavano. Quivi esercitandosi con ammirabil arte e costanza, secondo il costume di coloro, cui il fervore delle opinioni sollecita e spinge, domando le fiere, allontanando, o spegnendo gl'insetti malefici o importuni, le nazioni barbare, e feroci, che abitavano quelle nuove terre, contenendo e frenando; seccando le paludi, dirizzando i fiumi, diradando le selve, solcando una verginal terra, e nel suo seno nuovi ed insoliti semi consegnando, prepararono a sè medesimi un clima meno aspro, e meno alla natura umana inimico, più sicure e più comode sedi, cibi più salutiferi con parte di quegli agi ed opportunità, che al vivere civile sono pertinenti. Questa moltitudine di fuorusciti, partitisi principalmente dall'Inghilterra a tempo degli ultimi Stuardi, approdarono a quella parte dell'America settentrionale, la quale si distende dal grado quadragesimo quinto sino al trigesimo secondo di latitudine settentrionale, e fondaronvi le colonie del Nuovo-Hampshire, di Massacciusset, di Connecticut e dell'isola di Rodi, le quali col nome generale di Nuova-Inghilterra si appellarono; e a' tempi d'appresso quelle di Virginia, della Nuova-Jork, di Pensilvania, delle contee della Delavara, della Cesarea, della Marilandia, delle due Caroline, cioè settentrionale e meridionale, e della Giorgia. Nè è da credere, che poichè eglino partivano dal paese, ove erano nati, per andare in istrani luoghi cercando miglior condizione alla vita loro, quello abbandonassero come in termine d'inimici, rompendo ogni vincolo, che al medesimo gli strignesse; che anzi, per lo contrario, oltre i costumi, gli abiti, gli usi e le maniere della comune patria, portarono seco i privilegj dall'autorità reale conceduti, pei quali le leggi loro erano costituite a modo di quelle dell'Inghilterra, più o meno conformi ad un governo libero e largo, ovvero ad un più stretto secondo la natura, o l'autorità del principe che le dava; ed anche secondo la maggiore, o minore autorità che il popolo, per mezzo del Parlamento che lo rappresentava, si trovava a possedere; essendochè in quei tempi di discordie civili e religiose, per le quali il sangue inglese è stato versato a copia, queste cose spesso variarono maravigliosamente; conciossiachè, e ciascuna provincia, o colonia avesse un'assemblea di gente eletta dal popolo, la quale usava in certi limiti l'autorità del Parlamento; ed un governatore, il quale in certi limiti ancora esercitava la potestà del Re, ed agli occhi dei coloni il rappresentava. S'aggiungeva a questo il giudizio, che e' chiamano per Giurì, non solamente nelle materie criminali, ma ancora nelle civili; cosa di grandissima importanza, ed affatto conforme agli ordini giudiziali dell'Inghilterra. Ma in fatto di religione e' godevano eziandio di maggiore larghezza, che nella prima patria stessa, non ritenendo essi la gerarchia, o sia l'ordine delle cose e dignità ecclesiastiche stabilite in Inghilterra; avendo anzi contro la medesima acerbamente combattuto, ed essendo questa contesa la prima e principal cagione stata, che gli aveva a sì lunga e perigliosa peregrinazione inclinati.
Per tanto non è da far maraviglia, se questa generazione d'uomini non solo avessero le menti loro volte a quelle credenze, le quali costituiscono la base ed i principj del governo inglese, ma che non contenti a queste avessero gli animi disposti a volere una maniera di governo più largo, ed una maggior libertà, e fossero di vantaggio presi da quel fervore, che nasce naturalmente nel cuore degli uomini dagli ostacoli, che si oppongono alle opinioni loro politiche, o religiose, e molto più dall'avversa fortuna, ch'eglino per quelle abbiano incontrato. E come quest'ardenza e questa esaltazione di animi esacerbati sarebbesi ella attutita nelle vaste solitudini d'America, dove erano ignote le distrazioni e gli svagamenti d'Europa; dove l'insistere nelle opere di mano continuo render doveva i corpi induriti, ed all'avvenante gli animi ostinati? S'eglino stati erano in Inghilterra avversi alla prerogativa reale, come in ciò sarebbonsi le opinioni loro cangiate nell'America, dove niuno, o pochi vestigj si vedevano della presenza e dello splendore reale? Dove essendo la medesima occupazione comune a tutti, quella di coltivar la terra, doveva di necessità ingenerarsi in tutti una opinione ed un amore di una eguaglianza comune? Eglino incontrarono l'esiglio a' tempi, in cui più ferocemente bolliva nella patria loro la guerra tra il Re ed il popolo, contendendo questo di avere il diritto di resistere alla volontà del principe, quando egli usurpa le sue libertà, ed anche, se l'utilità comune il ricerca, da una testa sopra un'altra la corona reale trasportare. Credeanlo i coloni; e come si sarebbono ricreduti, trovandosi, senza la protezione dell'autorità reale presente, quantunque quasi ancora in istato d'infanzia, o di appena nata società, in quella nuova contrada vita lieta e felice menare? Osservate le leggi, amministrata la giustizia, rispettati i magistrati, rari, od incogniti i delitti, guarentite le persone, la roba, l'onore? Credevano che spetti un diritto inalienabile a qualsivoglia suddito inglese, o sia libero uomo, o franco tenitore, come dicon essi, di non dare la roba sua, se non per proprio consenso; la Camera de' Comuni sola avere il diritto, come rappresentante il popolo inglese, di concedere alla Corona la pecunia di esso; essere le tasse liberi doni del popolo a que' che lo governano; dovere i principi usare l'autorità loro e la pecunia del comune ad uso solo e benefizio di questo. Ora tale diritto averlo i coloni portato seco loro; conciossiachè non possano perdersi per lontananza, o cambiamento di cielo le prerogative inglesi; ed essere i coloni esciti dal regno con consenso e con privilegj dell'autorità sovrana; quest'istesso diritto di non dare la propria pecunia, se non di propria volontà, stato essere in solenne modo riconosciuto dal governo nei diplomi a parecchie colonie concessi; a questo fine essere state instituite in ciascuna colonia le assemblee, o corti; per questo aver le medesime la facoltà d'investigare e sopravvedere l'uso della pubblica pecunia. E come avrebbono i coloni ad un tale diritto rinunziato, eglino, che ritraevano sostentamento alle vite loro dalle terre americane non compre, nè date da altri, ma proprie di loro medesimi, avendole essi i primi occupate, coltivate, e riempite di fecondi ed utili semi? Ogni cosa per lo contrario nell'America inglese riguardava ad una larghezza inusitata di vivere sociale; ogni cosa pareva inclinare, e dar favore alla civile libertà; ogni cosa volgersi alla nazionale independenza. Erano gli Americani, i più, non solo protestanti, ma protestanti contro l'istessa protestanza, e parte di coloro, i quali in Inghilterra chiamano dissenzienti; perciocchè, oltre al non riconoscere, come protestanti, niuna autorità in materia di religione, alle cui decisioni si debba senz'altro esame prestar fede, e perciò essere essi medesimi col solo lume della ragione naturale giudici sufficienti delle credenze religiose, opponendosi alla gerarchia, e condannando non che altro, i nomi delle dignità ecclesiastiche, eransi spogliati del tutto di quella deferenza ed osservanza, che l'uomo ha di natura verso le opinioni di coloro, i quali sono in grado costituiti, e tanto per gli onori, che sono loro usati, quanto per la ricchezza e magnificenza loro ragguardevoli. Essendo pertanto gl'intelletti degli Americani intieramente liberi per questo conto, esercitavano quest'istessa libertà di pensare anche in altri oggetti alla religione non pertinenti, e specialmente nelle materie di governo; alla quale investigazione s'erano, a' tempi del soggiorno loro nella prima patria, grandemente avvezzati. Abbondavano nelle colonie, più che in ogni altra contrada, i legisti, i quali, siccome sono soliti di cavare il sottile dal sottile, sono ordinariamente in un paese governato da un principe assoluto, i più efficaci avvocati della potenza sua; ed in un paese libero i più utili difenditori della libertà. Quindi era nato l'uso fra gli Americani quasi universale di quelle acute disquisizioni, che sono proprie dei teologanti e dei legisti, le quali ingenerano spesso negl'intelletti umani l'ostinazione e l'ambizione nella propria sentenza; e per molto, che e' dicessero in fatto della libertà politica e religiosa, non era mai che paresse loro di averne detto abbastanza. E siccome lo studio delle belle lettere e delle nobili discipline aveva già fatto notabili progressi in America, così condivan'eglino queste disquisizioni con un bel dire; la qual cosa, siccome dall'un canto allettava e lusingava i sostenitori di queste opinioni, dall'altro le rendeva più efficaci, e più addentro le imprimeva nella mente degli uditori. Le massime repubblicane divenivano una dottrina comune; e la memoria dei puritani, e di quelli che, nelle vicende sanguinose dell'Inghilterra, avevano le parti del popolo seguitate, e perciò incontrata la morte, era portata a cielo. Questi erano i padri, questi i martiri loro. Di questi, delle virtù ed imprese, dell'infelice, come che agli occhi proprj de' coloni tanto onorevole fine loro, udivano i figliuoli americani i genitori parlare di continuo. Se il ritratto del Re prima della rivoluzione si osservava per l'ordinario in ogni cosa, non è che non si vedessero ancora vicino ad esso quelli di coloro, i quali a' tempi di Carlo primo la propria vita diedero per difendere ciò ch'e' chiamavano le libertà anglicane. E non si può dire con quanta allegrezza ricevuto abbiano le novelle delle vittorie dei repubblicani in Inghilterra; nè con quanto dolore quelle del ristoramento della monarchia nella persona di Carlo secondo. In tal modo e le inclinazioni loro e le massime erano egualmente contrarie allo stato ed alla chiesa anglicani; e come che modesti ed aggiustati di natura fossero, tutta via mettean fuori spesso di que' motti, i quali manifestavano un odio gravissimo contro gli ordini politici e religiosi della comune madre. Chi voleva il favore popolesco accattare, dovea in questi modi essere indulgente a sè stesso; e per lo contrario gli Anglicani, i quali però erano pochissimi, o chi gli avvocava, ne erano disgraziati. Ma ogni cosa, nella Nuova-Inghilterra principalmente, concorreva a mantener vive le radici di queste propensioni ed opinioni. Pochi libri avevano i coloni; ma questi in mano di tutti, e per lo più trattavano di cose di governo secondo il temporale; ovvero la storia tramandavano delle persecuzioni dai puritani loro antenati sopportate. Quelli perseguitati nella antica patria, per le credenze loro in fatto della chiesa, o dello Stato avere con animosa deliberazione amato meglio abbandonarla, attraversando un mare vastissimo, fuggendo nelle più rimote ed inospitali regioni, a fine di poterle liberamente e pubblicamente professare; per sì generoso disegno avere in non cale posti tutti i piaceri e le delizie di quella gentil terra, dove erano nati ed educati; e quali travagli, quali fatiche quali pericoli non aver eglino incontrati su pe' quei nuovi e selvaggi lidi? Ogni cosa essere loro contraria stata; i corpi non avvezzi ai freddi invernali ed ai calori estivi, gli uni e gli altri smisurati, del cielo americano; scarsi i terreni abitabili; il suolo ritroso; l'aria pestilente; una morte immatura avere i più de' primi stabilitori rapito; e quelli, che alle influenze ed alle miserie sopravvissero, avere avuto a combattere, per assicurare le nascenti sedi, coi nativi, feroce gente ed infiammata di sdegno, siccome quelli che vedevano per la prima volta un popolo straniero, non mai più nè veduto nè udito per lo innanzi, insignorirsi di quelle terre, delle quali erano stati per sì lungo tempo i soli occupatori e signori; avere i coloni colla pazienza e coll'ardire superato a poco a poco tutti questi impedimenti; la qual cosa, se dall'un de' lati procurò ad essi più quiete ed una miglior condizione di vita, dall'altro diede maggior baldanza ed opinione di sè medesimi con una elevazione d'animo non ordinaria. Oltre a ciò, siccome i casi prosperi, od avversi, che una generazione d'uomini abbiano insieme incontrato, e la ricordanza loro legano in singolar modo gli animi di quelli e più gli stringono, ed all'un l'altro affezionano; così gli Americani avevano tra di sè non solo que' vincoli, i quali l'uno coll'altro congiungono gli uomini della medesima nazione per l'identità della lingua, delle leggi, del cielo, dei costumi, ma di più quelli, che derivano da un destino medesimo in quelle rivoluzioni, alle quali un popolo sia stato soggetto; onde offerivano al mondo come quasi un'immagine di quelle congregazioni d'uomini viventi non solamente colle leggi comuni della generale società, in cui e' sono, ma ancora con alcune regole e statuti particolari e proprj, ai quali si sono volontariamente sottoposti. Il che suol dare, oltre ad un'opinione comune, anche uno zelo ed entusiasmo comune.
Non si deve passare sotto silenzio, che anche la condizione della società nelle colonie americane dell'Inghilterra doveva rendere gli abitanti avversi ad ogni specie di superiorità; ed alla libertà inclinati. Là non v'era che una sola classe d'uomini. La mediocrità della condizione loro non invitava i magnati d'Europa a recarsi su quelle spiagge; le ricchezze e gli onori ereditari non vi si conoscevano. Onde nissun vestigio vi rimase della servitù feudale. La qual cosa ha dovuto una generale opinione partorire, essere tutti gli uomini per natura eguali; e difficilmente avrebbero questi abitanti persuaso a sè medesimi, dovere alla munificenza de' principi le terre loro ed i diritti civili. Pochi avevano udito ricordare la magna carta, e quelli, i quali conoscevano la storia di quell'importante periodo delle rivoluzioni inglesi, nel quale quel patto fu fermato, lo riputavano piuttosto un riconoscimento solenne dai Re d'Inghilterra fatto de' diritti del popolo, che una concessione. Siccome riconoscevano dal cielo quella protezione, la quale gli condusse in mezzo a tanti pericoli a quelle terre, dove aveano finalmente un riposo trovato, che nell'antica patria avevano cercato invano, e similmente a quella riferivano le messi dei loro ubertosi campi, unica e vera sorgente delle ricchezze loro; così non dalle concessioni dei Re della Gran-Brettagna, ma dalla bontà, e clemenza infinita del Re del mondo ripetevano ogni diritto; le quali opinioni nelle menti di un popolo, come questo era, religioso e raccolto, dovevano profonde radici, e tenacissime avere.
Per la vastità delle province occupate, e la copia delle vacanti terre ogni colono era, o poteva essere facilmente ad un tratto signore, castaldo, e lavoratore. Vivendo, e dilettandosi nella vita contadina, sotto i proprj occhj, dalle sue proprie terre, e spesso per le sue mani, ei vedeva nascere, crescere, prosperare, e maturarsi tutte le cose al vivere dell'uomo necessarie, e perciò trovavasi fuori di ogni soggezione e dependenza; e la libertà individuale è possente stimolo alla libertà civile. Ognuno poteva cacciare, uccellare, pescare a sua posta senza timore di poter fare ingiuria ad altrui; perciocchè le bandite erano in America ignote. I barchi, ed i serbatoj loro erano foreste senza fine, vasti e frequenti laghi, grandissimi fiumi, ed acque correnti d'ogni maniera con un mare infinito e libero, abbondante sopra ogni altro d'ogni sorta di pescagione. Vivendo sparsi ne' campi uno qua, e l'altro là, crebbe l'amore tra i membri della medesima famiglia; onde scemò in questi la voglia di sbrancarsi, e d'andar di scarriera; la qual cosa è spesso causa di doversi l'uomo mettere agli stipendj altrui, e contrarre abitudini servili.
La più gran parte dei coloni inglesi essendo tenitori, castaldi, e lavoratori di terre, e viventi di continuo nelle masserie, i mercatanti, i meccanici ed i manufattori sommati insieme appena che arrivassero ad un quinto della totalità degli abitanti; ed essendochè i coltivatori delle terre solamente dal cielo dipendono, e dalla propria industria, questi altri per lo contrario debbono più, o meno avvezzarsi ed accostarsi ai modi servili per potersi ai capricci degli avventori accomodare; dimodochè la gran proporzione dei primi sopra i secondi dovette necessariamente produrre in quelle colonie una foggia d'uomini independenti, i quali non essendo soliti a rimanersi, se non se all'incontro di quegli ostacoli, che la natura stessa delle cose tramette, dovevano risentirsi vivamente, e diventare renitenti ad ogni freno dall'autorità umana imposto.
Gli abitanti poi delle colonie erano anche esenti, e quasi fuori dal pericolo di pigliar i bocconi ministeriali, essendo la sede del governo così lontana, ed avendo non che provato, udito di que' zimbelli. Così non v'era là andazzo di corrompere e di esser corrotto; i maestrati erano pochi, e sì poco lucrativi da non poter dare le imbeccate.
Quell'amore verso il Sovrano, e l'antica patria loro, il quale avevano i fuorusciti potuto conservare nella nuova, andò di mano in mano scemando negli animi dei coloni in quella ragione, in cui una generazione succedendo ad un'altra dal primiero stipite loro s'allontanavano; e quando ebbe principio la rivoluzione, della quale ci apparecchiamo a scrivere la storia, gli abitanti delle colonie inglesi erano per la più parte la terza, la quarta, ed anche la quinta generazione da que' primi coloni, che avevano l'Inghilterra lasciato, e si erano nelle nuove regioni dell'America fermati. Ad una tale distanza i sangui più non si affrontano, o trovano poca corrispondenza; e la ricordanza degli antenati meglio viveva nella memoria, che nei cuori dei discendenti.
Il commercio, il quale suole congiungere ed amicare gli uni agli altri gli abitanti di rimotissime contrade, non era ne' primi periodi delle colonie inglesi sì frequente, che potesse l'unione e l'amore vicendevole tra gli abitanti dell'una, e dell'altra Inghilterra mantenere. I più dei coloni non avevano altro udito ricordare dell'Inghilterra, se non se, questa essere un regno lontano, dal quale furono empiamente e crudelmente ributtati gli antenati loro, e via cacciati, perchè andassero a cercar ventura nei deserti e nelle foreste dell'orrida America, solo abitata da uomini selvaggi e feri, o da velenosi ed orribili serpenti.
La lontananza del governo ne scema la forza, o sia perchè gli uomini, non essendo presente lo splendore e la magnificenza del trono, obbediscono alla sola forza di quello, ed a ciò non sono invitati dal rispetto e dall'illusione; o sia perchè gli agenti suoi in lontane contrade posti, nell'esecuzioni delle leggi mettono ordinariamente più del loro arbitrio, e perciò e' danno ai popoli governati maggiore speranza di poter per diverse vie scappar dalla tela. Che si dovrà dunque credere della forza del governo inglese in America, se si considera, che tra l'una e l'altra contrada giace un mare tremila miglia largo, e che dovevano i mesi intieri trascorrere tra un ordine dato, e la esecuzione sua? Aggiungesi, che, fuori dei casi di guerra, gli eserciti stanziali, che pure ad ogni modo costringono i popoli all'obbedienza, erano pochi in Inghilterra, e pochissimi in America; essendo anzi cosa alla legge contraria il mantenervegli: da ciò ne deve risultare di necessità, che siccome gli stromenti di costringere da parte del governo erano deboli, così doveva nascere e crescere ognora più negli animi americani, colla speranza, anche il desiderio di levarsi dal collo il giogo della superiorità inglese.
Tutte queste considerazioni spettano più specialmente alla condizione delle province orientali dell'America inglese. Ma nelle occidentali, essendo le terre molto più fertili, e perciò godendo i coloni di una maggior larghezza di facoltà, dovevano anche poter essere di vantaggio liberi in sulla propria volontà, e meno per le necessità naturali a quella d'altrui obbligati. Nè si potrebbe pensare, ciò avere ammollito, o snervato gli animi loro; che anzi, vivendo eglino continuamente in sui campi, lontani dal lusso e dagli allettamenti delle città, ed essendo in ogni desiderio loro assegnati e modesti, si deve credere, la maggior abbondanza delle cose al vivere umano necessarie conferisse ai corpi loro più vigore, e gli animi rendesse ad ogni soggezione più impazienti.
In queste ancora la schiavitù dei Neri, la quale vi era in uso, quantunque sembri a prima vista strana cosa a dirsi, allettava gli uomini bianchi all'amore della libertà. Avendo questi continuamente sotto gli occhj l'esempio vivo della miserabile condizione dell'uomo ridotto in ischiavitù, dovevano sapere meglio, e più apprezzare la libertà, la quale e' gioivano; questa libertà riputavano, non che un diritto, essere una franchigia ed un privilegio; e siccome quando si tratta dell'interesse proprio e delle passioni loro, gli uomini giudicano alla grossa e cogli occhi della mente abbacinati, impazientemente sopportavano i coloni la superiorità del governo inglese, e le pretensioni sue, siccome quelle, che tendessero a condurli in uno stato prossimo, o simile a quello, al quale gli schiavi loro erano ridotti, detestando eglino in sè stessi ciò, che esercitavano sugli altri.
Gli abitanti delle colonie, specialmente delle orientali, fruivano non solo l'ombra, ma di più la sostanza medesima del governo inglese, ed in questo conto poco mancava, non fossero affatto independenti. Eglino eleggevano i proprj maestrati; eglino gli pagavano, ogni cosa spettante all'amministrazione interiore loro s'apparteneva; e la sola prova della dependenza verso l'antica patria in ciò era, che non potessero far leggi, o statuti contrarj alla lettera, od alla intenzione delle leggi inglesi; che il Re avesse la facoltà del divieto sopra le deliberazioni delle assemblee loro, e che si sottomettessero a quelle regole e restrizioni di commercio, che fossero dal Parlamento giudicate necessarie, ed al bene universale di tutto l'impero conducenti. Del rimanente queste cose erano più vane parole, che altro; perciocchè il Re di rado diede divieto; e da un altro canto e' cansavano destramente quelle regole e restrizioni per il mezzo del traffico di contrabbando. Le assemblee provinciali poi erano molto libere, e forse più del Parlamento stesso dell'Inghilterra, non essendovi là i ministri pronti ad imbeccherare ad ogni dì, ed il calore e zelo democratico non avendovi freno, se non debole o niuno; conciossiachè i governatori, i quali v'intervenivano da parte del Re, non avessero credito da tanto, traendo gli loro stipendj, non dalla corona, ma sì dalla provincia stessa, ed in alcune fossero anche eletti dai suffragi degli abitatori.
L'eccessivo zelo religioso, il quale era ne' coloni, e massimamente negli abitatori della Nuova-Inghilterra, manteneva tra i medesimi i buoni costumi, e la parsimonia, la temperanza e la castità erano virtù frequenti in mezzo a quel popolo. Là non si vedevano le mogli pompose, i mariti randagi, i figliuoli discoli. I ministri di una religione severissima eranvi ed osservati e venerati; perciocchè davano essi stessi l'esempio di quelle virtù, che agli altri predicavano. Là si passava il tempo tra i lavori camperecci, le brigate domestiche, e le preghiere, e grazie indiritte e rendute a quel Dio, il quale, aprendo loro le viscere di una fertile terra, e con gli accidenti di un propizio cielo fecondandola, accumulava sopra di essi tanti beni e tanti tesori.
Se a ciò si aggiunge, che gli abitanti della Nuova-Inghilterra s'incontrarono, dopo superati i primi ostacoli, in una regione generativa e sana, non sarà da maravigliare, la popolazione delle colonie americane essere, nel termine di un secolo, cresciuta in maniera, che pochi e miserabili uomini, i quali l'avversa fortuna aveva spinto a que' lidi estrani, siano diventati in sì breve tempo una grande e potente nazione.
Oltre a questo si deve fare considerazione, che i padri americani andavano esenti del tutto da quella inquietudine, la quale ad ogni dì, ad ogni ora, e quasi ad ogni momento punge e travaglia l'animo dei padri europei intorno al sostentamento e collocamento futuro della prole loro. Laonde l'appetito naturale di generare non trovava, sotto quel cielo, nella strettezza delle facoltà famigliari opposizione alcuna; che anzi la nascita di un figliuolo era non solo un evento prospero al paternale amore; ma sì lo era ancora per l'interesse ed il prò di tutta la famiglia; perciocchè in quella immensità di terre tuttavia incolte non era da dubitare, che il nuovo fanciullo all'età conveniente pervenuto, riducendone a propria coltivazione anche un altro tratto colle mani sue, non procurasse a sè ed ai parenti un nuovo sostentamento; e perciò più erano i figliuoli, e più eziandio erano gli strumenti del bene ed agiatamente vivere di tutta la Casa. Per la qual cosa egli è chiaro, che in quei paesi il cielo, la natura, le istituzioni civili e religiose, e l'interesse medesimo delle famiglie, tutti concorrevano in questo; che avessero a nascervi in copia, da robusti padri, robusti e generosi figliuoli.
E siccome la industria, lo intraprendere, ed il sommo desiderio di convertire ogni cosa in prò sono proprj di coloro, i quali si trovano dagli altri uomini segregati, e solo da sè stessi possono ogni sostentamento aspettare, discendendo anche i coloni da una nazione nota a tutti per suo ardire e per la sua industria nelle cose di commercio, si deve facilmente credere, che all'accrescimento della popolazione si proporzionasse quello del commercio stesso. La qual cosa si può chiaramente argomentare da ciò, che nell'anno 1704 la totalità dell'uscita commerciale dall'Inghilterra, compresevi le merci tratte per alla volta delle sue colonie, era stata di sei milioni cinquecento e novemila lire di sterlini; ma da quell'anno sino al 1772 queste crebbero sì fattamente in popolazione e prosperità, che in quest'ultimo anno trassero da sè sole dall'Inghilterra pel valore di sei milioni ventiduemila cento e trenta due lire di sterlini; che è quanto dire, che nel 1772 le colonie ricavarono da per sè sole dalla comune patria quasi altrettante mercatanzie, quante esse stesse unitamente a tutte le altre parti del mondo sessant'otto anni indietro avevano ricavato.
Tale era lo stato delle colonie inglesi d'America, tali le opinioni e le affezioni di coloro, che le abitavano, essendo già oltre la metà trascorso il decimo ottavo secolo. Potenti di numero e di forze, abbondanti di ricchezze, e d'ogni cosa al vivere umano necessaria, proceduti già molt'oltre nella carriera delle arti utili e delle nobili discipline, andando già mercatando per ogni dove con tutte le nazioni del mondo, non era possibile, non fossero diventati di sè medesimi consapevoli; e che, crescendo appoco appoco il nazionale orgoglio, il giogo della superiorità inglese impazientemente non sopportassero. Ma queste opportunità ed inclinazioni a cose nuove non procedevano a manifesto incendio, e sarebbersi senza nuova esca contenute tuttavia ne' termini, in cui già per sì lungo tempo erano bastate; la quale esca il governo brittanico, durante un secolo, governando con prudenza le cose delle colonie, aveva evitato di somministrare; che anzi quasi con cura paterna allevandole e proteggendole, quando elleno erano ancora deboli, e quasi in istato d'infanzia costituite, e poscia con savie leggi regolando il commercio loro colla comune madre e coll'estere nazioni, le aveva gradatamente alla presente prosperità condotte, e fattele fiorentissime; imperciocchè ne' tempi prossimi alla fondazione delle colonie, l'Inghilterra cogli uomini suoi e colle sue navi, non altrimenti che una buona madre i proprj figliuoli, le difendeva contro gl'impeti delle vicine e barbare popolazioni, e dalle avanie e soprusi delle altre nazioni; concedeva immunità e privilegj a coloro, i quali volessero dall'Europa ridursi in quelle nuove terre; somministrava ai coloni a buonissimo prezzo i drappi, i panni, i feltri, le tele ed ogni maniera d'istromenti necessarj tanto per la propria difesa contro i nemici, quanto per le arti utili in tempo di pace, e specialmente ogni cosa atta e conveniente all'acconcime delle terre, ed ai lavori della agricoltura. Medesimamente i mercatanti inglesi gli accomodavano dei loro grossi capitali, senza dei quali non avrebbero potuto intraprendere opere di gran momento, come quelle di costrur navi di gran portata, seccare vaste paludi, ordinare letti a' fiumi, diboscare le selve, e numerose piantazioni fare, e simili altre imprese di somma considerazione.
In contraccambio di tanti benefizj, e piuttosto come una conseguenza necessaria dell'atto di navigazione, che come una restrizione fiscale e particolare di commercio, l'Inghilterra altro non ricercava dall'America, se non se che questa l'accomodasse di quelle cose che a lei mancavano, e da lei ricevesse quelle che in casa soprabbondavano, e delle quali avessero le colonie difetto. Perciò l'America era obbligata a portare in Inghilterra tutte le derrate, grasce e proventi di qualsivoglia sorta, che le sue terre producono soprabbondevolmente, e delle quali questa aveva bisogno; ed anche tutte le materie gregge, le quali possono alle manifatture servire. Oltre a questo era fatto divieto agli Americani di far procaccio di lavori da ogni altra parte qualsivoglia del mondo fuori dell'Inghilterra, e di non far compra parimente dei proventi delle terre appartenenti ad alcune nazioni europee, colle quali era essa in gelosia e rivalità, se prima questi proventi non erano nei porti inglesi stati introdotti. Questo è stato lo scopo costante, e tale la materia di moltissimi atti del Parlamento perfino dal 1660 sino al 1764, dimodochè un vero monopolio commerciale venne ad ordinarsi a carico delle colonie inglesi, ed in favore della Inghilterra. Della qual cosa però i coloni non se ne tenevano nè offesi, nè gravati; sia perchè ne ricevevano in ristoro tanta protezione dal governo e tante comodità dai particolari, sia perchè, e molto più, egli pareva e riputavasi, che la gravezza, che ne sperimentavano, tenesse luogo delle tasse ed imposizioni, alle quali gli abitanti della Gran-Brettagna andavano soggetti per virtù delle leggi emanate dal Parlamento. In tutto questo tempo le tasse parlamentari non formarono parte del sistema del governo colonario. In fatti in tutte le leggi, le quali alle colonie riguardavano, tutte le parole speciali, che ne' preamboli delle leggi di finanza significano l'imporre gravezze, balzelli, o tasse, a fine di creare una entrata pubblica ad uso del governo, erano studiosamente evitate; e solo si usavano quelle di doni, di concessioni, o di aiuti prestati alla Corona. Ed avvegnadiochè il Parlamento avesse più volte imposte gabelle su di varj oggetti di commercio nelle colonie, queste erano riputate meglio regole e restrizioni di commercio, che sorgenti di pubblica entrata. Così sino all'anno 1764 il negozio delle tasse da imporsi per autorità del Parlamento a fine di creare una rendita al comune si passò sotto silenzio; e l'Inghilterra stette contenta ad esercitare la sua superiorità solamente regolando i generali interessi delle colonie, e facendogli tutti concorrere e rinvergare nella utilità di tutto il regno. Alla quale condizione si sottomettevano gli Americani, se non senza qualche mal cenno, almeno con una filiale obbedienza. Dal che si dimostrò, che quantunque non fossero sottoposti alle tasse parlamentari, davano ciò non ostante buona corrispondenza di sè medesimi, ed utilmente servivano alla prosperità di tutto il dominio inglese.
Non è però, che non siano corsi di quando in quando mali umori tra l'uno e l'altro popolo per le tente fatte dall'un canto a fine di mantenere, ed anche amplificare la superiorità, e dall'altro per progredire verso l'independenza. Un anno dopo la pace di Aquisgrana fu fatta nelle vicinanze del fiume Ojo una concessione di seicentomila acri (un'acre chiamano una sorta di misura agraria usata nell'America settentrionale, delle quali cinque sommate insieme equivalgono a un dipresso a due ectari) delle migliori terre ad alcuni gentiluomini, che esercitavano la mercatura, i quali collegatisi si chiamarono la compagnia dell'Ojo. Della qual cosa avendo avuto sentore il governatore della provincia del Canadà, la quale si teneva allora pei Francesi, venne in apprensione, non avessero gl'Inglesi il pensiero di disturbare il commercio loro con gli Indiani chiamati Tuigtuis, ed interrompere la comunicazione loro tra le due province della Luigiana e del Canadà. Mandò dunque ai governatori della Nuova-Jork e della Pensilvania significando, i mercatanti inglesi aver posto piede sul territorio francese trafficando con gl'Indiani, i quali coi sudditi della Corona di Francia dovevano solo trafficare; e minacciando, gli farebbe pigliare, ovunque trovati gli avesse. Ma questi nonostante continuarono i traffichi loro; onde nel principio dell'anno 1751 alcune bande di Francesi e d'Indiani posero le mani addosso ai mercatanti inglesi. Gl'Indiani, amici all'Inghilterra, alteratisi grandemente all'ingiuria stata fatta ai confederati si assembrarono, e fatta nelle selve una diligente scoperta pigliarono a furia i mercatanti francesi, e gli trasportarono in Pensilvania. E non contenti a questo, i Virginiani mandarono al sig. San-Pietro comandante, pel Re di Francia, di un forte piantato sul fiume Ojo, il maggiore Washington, quell'istesso, il quale imperò poscia agli eserciti americani, commettendogli, gli domandasse ragione di questi atti d'ostilità, e ricercasselo, ritirasse i suoi. Rispose San-Pietro, non potere alle dimande inglesi acconsentire; appartenere la contrada al Re di Francia suo signore; non avere gl'Inglesi nissuna ragione di trafficare su per quei fiumi; e che perciò eseguendo gli ordini datigli avrebbe fatto pigliare, e condurre prigioni nel Canadà tutti quegl'Inglesi, che si attentassero di trafficare per l'Ojo, e sue dependenze.
Questo procedere dei Francesi alterò grandemente i ministri della Gran-Brettagna, i quali non potevano tollerare, che fossero fatti soprusi agli amici e confederati loro. Perciò si risentirono tosto, e scrissero risolutamente in America, dovessesi resistere alle usurpazioni francesi colla forza dell'armi. Le istruzioni pervennero molto per tempo in Virginia. Nacquero quindi le ostilità, e si sparse sangue da ambe le parti.
Il maestrato, il quale nell'Inghilterra tien cura dei negozj appartenenti al commercio ed alle piantazioni, accorgendosi che le colonie divise tra di loro, non potevano se non tardi e male opporsi ai tentativi di una gente audace ed arrisicata, secondata anche da buon numero d'Indiani, raccomandò a ciascuna di esse, facessero un convento generale di deputati, a fine si contraesse una generale lega fra di tutte, e fra queste e gl'Indiani sotto il nome e la protezione di Sua Maestà britannica. Appuntossi, che il convento dei governatori e dei principali di ciascuna delle colonie si facesse in Albania, Terra posta sul fiume del Nort. Questi dopo di avere con doni convenienti assicurati gli animi degl'Indiani delle sei tribù, procedettero alla disamina dei mezzi più opportuni per poter difendere sè e le robe loro dagli assalti degl'inimici. Sopra di che furono di parere, essere del tutto necessaria una lega generale fra tutte le colonie. Le condizioni della lega furono accettate addì 4 di luglio 1754, la somma delle quali importava quanto siegue: «Si supplicasse, a fine d'impetrare dal Parlamento un atto, in virtù del quale venisse a ordinarsi un governo generale in America; che sotto questo governo ciascuna colonia conservasse gli ordini suoi interni, da quei particolari in fuori, nei quali dal medesimo atto fosse qualche cambiamento introdotto; che il governo generale fosse amministrato da un presidente generale da eleggersi e stipendiarsi dalla Corona, e da un Gran Consiglio da eleggersi dai rappresentanti del popolo delle colonie; il presidente generale avesse il divieto sopra gli atti del Gran Consiglio, e fosse suo uffizio di mettergli ad effetto; il medesimo, col parere del Gran Consiglio, avesse autorità di concludere ed eseguire tutti que' trattati cogli Indiani, nei quali tutte le colonie avessero un interesse comune, come ancora di concludere la pace, o di dichiarare la guerra alle nazioni indiane; ancora fosse autorizzato a far provvisioni per regolare ogni traffico con quelle; potesse dagl'Indiani comprare, e ciò per la Corona, terre situate fuori del territorio delle particolari colonie; avesse facoltà di fondare nuove colonie sulle terre acquistate; e potesse far leggi per regolare e governare queste nuove colonie; potesse far leve e stipendiare soldati, construrre fortezze, allestir naviglj per la custodia delle coste, e per la protezione del commercio; ancora, ed a questi fini avesse facoltà di far provvisioni per imporre tali generali dazj, balzelli, o tasse, che più credesse convenienti; eleggesse un tesoriere generale, ed anche un particolare in ciascheduna colonia, ove ne fosse d'uopo; il presidente generale avesse la facoltà di eleggere gli uffiziali di terra e di mare, ed il Gran Consiglio avesse la facoltà di nominare gli uffiziali civili; nel rimanente le leggi che facessero, non solo non potessero essere contrarie, ma di più dovessero essere consentanee alle leggi inglesi, e da trasmettersi al Re per l'approvazione». Questi furono i modelli del governo a venire proposti dalle colonie, i quali furono inviati in Inghilterra per l'approvazione; della qual cosa gli Americani avevano grande speranza; perciocchè le cose già si volgevano a manifesta guerra colla Francia; ed affermavano bastar loro la vista, se la lega era approvata, di difendersi da sè stessi dalle armi francesi, senz'altro ajuto dalla parte dell'Inghilterra.
Nissuno non vede, quanto un sì fatto ordine pubblico avrebbe attenuato l'autorità del governo inglese, ed avvicinati i coloni ad una totale independenza; imperciocchè per quello venivano a conseguire, e ad avere in mezzo di loro medesimi un governo, il quale in fatto avrebbe esercitata tutta l'autorità e tutti i diritti, che spettano alla sovranità, quantunque in nome paresse dipendere tuttavia dal governo patrio. Ma questo disegno non sapeva del buono al governo inglese, il quale s'era stranamente ingelosito, che la lega di cui si trattava, non somministrasse la opportunità, ed un fondamento notabile ad accordo di macchinazioni in America, che tendessero a' danni della sovranità sua. Perciò mal grado del pericolo imminente di una guerra esterna contro di un nemico poderoso d'uomini e d'armi, gli articoli della confederazione non furono approvati.
Ma i ministri d'Inghilterra non trasandarono questa occasione per ampliare, se avessero potuto, l'autorità del governo in America, e massimamente quella d'imporre le tasse; cosa più di tutte desiderata al di qua, e detestata al di là dell'Oceano. E perciò in luogo del modello americano ne immaginarono un altro, e lo mandarono ai governatori delle colonie, acciò alle assemblee colonarie lo proponessero; «che i governatori di tutte le colonie, accompagnati da uno, o due membri dei Consiglj, convenissero insieme per accordare tra di loro quelle cose, che alla difesa comune fossero necessarie; per construr fortezze; per far leve di soldati con facoltà di trarre sopra il tesoro britannico per quelle somme che fosser di bisogno; e si rimborsasse il tesoro per mezzo di una tassa da porsi sulle colonie per via di un atto del Parlamento». A qual fine mirasse questo trovato ministeriale non è difficile a vedersi, se si considera, che per lo più i governatori ed i membri del Consiglio erano eletti dal Re; onde il tentativo non ebbe successo in America, ed i motivi furono acconciamente dedotti in una lettera del dottor Beniamino Franklin, scritta al governatore Shirley, il quale gli aveva il modello dei ministri inviato. In quella s'incominciarono a scorgere i semi della discordia, che poco poi nacque[1].
La Corte generale di Massacciusset scrisse al suo agente in Londra di opporsi ad ogni cosa, la quale avesse la mira a por balzelli nelle colonie per un uso pubblico qualsivoglia, o per sovvenimento del governo. Per lo contrario, i governatori, e particolarmente il Shirley, mandavano continuamente dicendo, ciò essere e giusto a pretendersi, e possibile a farsi, ed utile ad eseguirsi.
Queste sospizioni e questa gelosia, che ingombravano le menti americane, originate dal timore di una tassa parlamentare, incontravano nelle medesime buona corrispondenza per certe ruggini antiche, che vi rimanevano cagionate da alcune provvisioni del Parlamento, le quali, abbenchè non avessero tendenza a por tasse, o balzelli, ristringevano però molto il commercio interno delle colonie, o impedivano le manifatture, od in qualsivoglia modo andavano a ferire l'amore proprio degli Americani, come se eglino non fossero uomini da tanto, quanto gl'Inglesi; ovvero come se questi, tarpando l'ali agl'ingegni americani, volessero in uno stato inferiore e di minore stima mantenergli. Tale si era la provvisione, la quale portava divieto di tagliare gli alberi da pece e da ragia, i quali non fossero in chiudenda compresi; e quell'altra, che proibiva il trasportare fuori delle colonie, ed anche dall'una nell'altra introdurre i cappelli fatti in quelle, e le lane ivi lavorate, e vietava ai cappellai di non avere ad un tempo più di due novizj, o sia apprendenti. Ancora quell'altra vinta per facilitare la riscossione dei debiti nelle colonie, la quale ordinava, le case, le terre, i Neri, ed altri effetti reali dover sodare il pagamento dei debiti. Quella finalmente, la quale fu vinta nell'anno 1733 per istanze fatte dagli abitanti delle colonie, dove si coltiva lo zucchero, per la quale si vietava, che dalle colonie olandesi e francesi non si trasportassero, se non se mediante un grave dazio, dentro le colonie inglesi settentrionali il rum, lo zucchero, e le mielate. A queste si debb'aggiugnere un'altra provvisione del Parlamento vinta nell'anno 1750, per la quale si ordinò, che facendo tempo dal dì 24 giugno del medesimo anno, non potessero nelle colonie americane eseguirsi certi lavori di ferro; e non fosse lecito il fabbricarvi l'acciajo; e quella, per la quale si regolarono e restrinsero i biglietti di credito verso i governi della Nuova-Inghilterra, e si dichiarò, non potere essi avere forza di moneta nel pagamento dei debiti, affinchè i creditori inglesi non fossero dannificati per essere obbligati a ricevere, in luogo di moneta, una carta, la quale scapitava. Questa provvisione, comechè giusta, gli Americani ricevettero di mal animo, siccome quella, che tendeva a screditare i loro biglietti. Di qui nacquero i primi sdegni negli Americani, ed i primi sospetti negl'Inglesi.
Da un'altra parte si discorreva in Inghilterra, che se i coloni per le restrizioni commerciali poste dal governo, per le quali veniva grandemente a vantaggiarsi la comune patria, non pretendessero più oltre che questo, che nell'imposizione delle tasse, avessero ad essere con molta dolcezza ed equità trattati, sarebbe ella cosa giusta e ragionevole riputata; ma richiamarsi da ogni specie di ulteriore ajuto verso la patria europea, ciò non potersi in niuna maniera comportare; l'Inghilterra, riserbando a sè stessa il commercio delle sue colonie, avere adoperato come tutte le moderne nazioni hanno adoperato da molto tempo; aver ella imitato l'esempio degli Spagnuoli e dei Portoghesi; ma questo ancora aver fatto con una moderazione, che i governi di queste nazioni non hanno conosciuto. Fondando queste lontane colonie, l'Inghilterra averle fatte partecipi di tutti que' diritti e privilegj, che i sudditi stessi inglesi gioiscono nella patria loro; lasciandole al tutto governare a sè stesse, e tali leggi promulgare, le quali la saviezza e la prudenza delle proprie assemblee avrebbero credute necessarie. E brevemente essa aver conceduta alle colonie la più ampia facoltà di provvedere a sè stesse, e procurare gli rispettivi interessi, solo salvando per sè il benefizio del commercio loro, e la congiunzione politica sotto il medesimo sovrano. Le colonie francesi ed olandesi, e soprattutto le portoghesi e spagnuole non isperimentare a gran pezza tanta indulgenza. E veramente le colonie inglesi, non ostanti quelle restrizioni di cui esse fanno querele, avere in commercio ed in proprietà loro un immenso capitale; imperciocchè oltre i ricchi carichi dei proventi delle terre loro levati dalle navi inglesi, le quali vanno per que' porti trafficando, avere i coloni proprj navilj, i quali portano con incredibile prò in gran copia le derrate e merci loro, non solo ai porti della metropoli, ma ancora (per l'indulgenza e tolleranza maternale di questa) a quelli di alcune altre parti del mondo, e riportano a casa le merci e comodità europee. Quindi procedere, esser nelle colonie inglesi insoliti, anzi inuditi quegli enormi prezzi, ai quali si vendono le mercatanzie europee in quelle della Spagna e del Portogallo; che anzi nelle prime, molte vendersi allo stesso, ed alcune anche a più infimo prezzo, che nell'Inghilterra medesima. Queste cose non vedersi nelle colonie portoghesi e spagnuole e poche nelle francesi; le restrizioni poste dall'Inghilterra sul commercio americano riguardare piuttosto ad una giusta e prudente distribuzione del medesimo verso tutte le parti de' suoi vasti dominj, acciocchè tutte egualmente ne potessero diventar partecipi, che ad una vera proibizione; e se i sudditi inglesi sono liberi di andar trafficando per tutte le parti del mondo, la medesima facoltà essere concessa ai sudditi americani per molti capi, se si eccettuano però le parti settentrionali dell'Europa, e le Indie orientali. In Portogallo, in Ispagna, in Italia, pel Mediterraneo, sulle coste dell'Africa, in tutto l'emisfero americano le navi delle colonie inglesi potere liberamente esercitare il commercio; savie, e bene considerate essere le leggi inglesi per dar favore a questa sorta di commercio, siccome quelle che hanno in mira di far levare più mercatanzie dai porti americani, e ad abilitare i coloni a diboscare e coltivare le terre per la vendita certa di una grandissima quantità di legni da fabbricar navi, de' quali abbondano le foreste loro. Esser vero, molte cose non poter recare i coloni a nissun altro luogo, che ne' porti d'Inghilterra; ma in ciò doversi far considerazione, le terre americane per la natura e vastità loro dovere occupare assai, e gli animi e i corpi degli abitanti, senza che e' sia richiesto, che vadino a cercar civanza altrove, a modo degli abitanti di altre contrade già con ogni studio coltivate. E se l'Inghilterra riserbava a sè stessa il commercio esclusivo di certe mercatanzie, ciò che importare, o come nuocere agli Americani? Queste mercatanzie essendo per lo più di quelle concernenti la delicatezza del vivere civile, in quale contrada, o presso a qual gente potranno eglino procacciarsele più perfette, ed a sì umil prezzo, che nell'Inghilterra? L'amorevolezza, e la liberalità del governo inglese verso le sue colonie essersi tant'oltre distese, che egli non solo s'astenne dal porre gabelle sulle proprie manifatture, che avessero nei porti di quelle a trasportarsi, ma per anche levò via del tutto quelle, dalle quali erano gravate le mercatanzie forestiere, quando dall'Inghilterra fossero ai porti americani indiritte, dimodochè le medesime rinviliarono sì fattamente in alcune delle colonie, che a più umil prezzo vi si vendettero, che in alcune contrade d'Europa. Nè si deve pretermettere, la libertà la più intiera di traffico essere permessa per gli scambj opportuni delle mercatanzie tra l'America settentrionale e le isole delle Indie occidentali inglesi, dalla qual cosa ritrarre i coloni un grandissimo utile. In fatti, mal grado le varie restrizioni poste sopra il commercio dei coloni non ne rimaner forse a bastanza per rendere quel popolo ricco, fiorente e avventuroso? La prosperità loro non esser forse nota, nè non fare invidia a tutto il mondo? Certo se l'uomo vive in qualche parte di quaggiù beata e felice vita, questo specialmente e fuori d'ogni dubitazione nell'America inglese aver luogo. Non esser questa una prova irrefragabile, non un esempio vivo del paternale amore dell'Inghilterra verso le colonie sue? Pareggino gli Americani la condizione loro con quella dei coloni forestieri, e confessino non senza riconoscenza verso la comune madre e la propria felicità, e la vanità delle querele loro.
Ma tutte queste ed altre cose, che si allegavano per l'Inghilterra, non avevano valeggio di contentar gli Americani, e vi rimanevano molte gozzaje. I Francesi, siccome è inveterata la gelosia tra le due nazioni francese e britannica, non mancarono a sè stessi, e non tralasciarono di pigliare l'occasione che si offeriva, per fare con accorte maniere penetrare più addentro ne' cuori degli Americani quelle ferite, che dai concittadini d'Inghilterra avevano, o credevano di aver ricevute. Non potevano i Francesi già da lungo tempo vedere con animo indifferente lo stato sì prospero delle colonie inglesi. Sulle prime determinarono di fondarne anch'essi in qualche parte di quel vastissimo continente, sperando di ricavarne sì copiosi frutti, come gli Inglesi stessi ricavavano; e perciò procurare a sè i medesimi comodi, e fare in modo che il commercio d'America e d'Europa pigliasse almeno fino ad un certo segno un altro indirizzo. Intendevano essi, o colle buone leggi, o coll'armi, giovarsi di modo, che si riparasse a quei difetti di suolo e di sito, che si osservava nelle contrade, le quali erano cadute loro in sorte. Ma siccome il governo francese s'indirizzava, secondo che e' suole, più alla milizia che al commercio, ed i Francesi vanno più volonterosamente soldati, che mercatanti, così fecero tosto disegni alla natura loro confacenti; e siccome poi anche è per lo più smisurato l'animo loro, e non mai al presente contento, così incontanente vollero, ed affortificarsi, ed allargarsi. Un bastione qua, un riparo là; in questo luogo un arsenale, in quell'altro un'armerìa; e non istettero contenti, finchè non ebbero compiuta una tela continua di fortezze da una parte all'altra del continente. Ma l'apparato militare non è abile a dare nè la popolazione, nè il commercio, nè la prosperità di questo, o di quella. Quelle fortezze, quelle armi, que' presidj mostravansi in deserte e povere regioni. Una immensa solitudine si distendeva tutto all'intorno; foreste senza fine ingombravano la terra ed il cielo. Molto diverso era il procedere degl'Inglesi. A passo a passo andavano progredendo, e in vece di voler abbracciare troppo per istringer nulla o poco, andavano gradatamente e con gran cura coltivando quello, che possedevano, e più oltre non cercavano, se non quando i bisogni di una popolazione accresciuta il richiedevano. Così i progressi loro erano lenti, ma sicuri; così non occupavano nuove terre, se non se dopo che le già occupate erano ad ottima coltivazione ridotte, e di sufficiente popolazione fornite. Un sì diverso metodo non poteva non produrre effetti del tutto contrarj: e per verità un secolo dopo che le colonie inglesi e francesi state erano fondate, le terre di queste erano a ragguaglio povere, sterili e scarsamente abitate, mentre che quelle e fertili, e ricche, e piene di un industrioso e profittante popolo si mostravano. Provando pertanto i Francesi, che o fosse per la malignità dell'aria e del suolo delle regioni da essi occupate, o per difetto della propria industria, o per mancanza di leggi opportune non potevano sperare di volgere a le loro il commercio delle colonie inglesi, o almeno di pareggiarne i benefizj, conoscendo da un altro canto, di quanta utilità queste fossero, e quanta prosperità o potenza accrescessero alla nazione rivale, deliberarono di volgersi all'armi, e di ottenere con queste ciò, che colla industria non avevano potuto. Speravano, il mal animo degli Americani dovere manifestarsi e produrre eventi favorevoli; o almeno non dover'esser questi alla contesa così pronti, conoscendo benissimo di quanta importanza ciò fosse, stante che nelle armi, negli uomini, nelle vettovaglie, e nei danari americani doveva tutto consistere il nervo e la somma della guerra. E procedendo colla solita impazienza, senza aspettare che prima le provvisioni della guerra fossero in pronto, andavano provocando il nemico, ora facendo richiami, che questi occupasse terre che a loro s'appartenessero, ora occupando e turbando le sue possessioni. Risentissi gravemente il governo britannico, e la guerra si ruppe fra le due nazioni nell'anno 1755. Ma non corrisposero gli effetti a tante speranze; imperciocchè essendo i Consiglj dell'Inghilterra guidati da Guglielmo Pitt, che fu poi Conte di Chatam, uomo per la grandezza dell'ingegno, e la santità dei costumi piuttosto singolare, che raro, andarono così prospere le cose degl'Inglesi, e le armi loro superarono sì fattamente per mare e per terra quelle dei nemici loro, che, stanchi questi e sbattuti, e perduta ogni speranza della vittoria, consentirono alle condizioni della pace di Parigi, la quale si conchiuse nel 1763. Per questa l'Inghilterra rimase in possessione del vastissimo continente dell'America settentrionale dalle rive del Mississipì sino alle spiagge della Groelandia; e principalmente, cosa di grandissima importanza, fu a lei ceduta dalla Francia la provincia del Canadà. Ella ne acquistò ancora molte ricche isole dell'Indie occidentali; e nelle orientali tanto si distese la potenza sua, ed a sì sodi fondamenti si appoggiò, che venne ad ottenere una superiorità di gran lunga maggiore, tanto pel commercio, che per la forza dell'armi. Da un'altra parte gli Americani si mostrarono anch'essi tanto pronti a secondare, e coll'armi, e colle ricchezze loro gli sforzi della comune patria, che ne acquistarono molta gloria, e furono degni riputati di partecipare ne' vantaggi, che il corso di tanta prosperità aveva alle cose inglesi procacciati. In questo stato, disperati i Francesi di far frutto coll'armi, si volsero all'arti; e uomini a posta andavano percorrendo la terra ferma americana, dicendo, a chi lo voleva udire: a che fine, a che prò avere gli Americani versato tanto sangue, corsi tanti pericoli, spesa tanta pecunia in quest'ultima guerra, se ha a continuare sopra i medesimi la maggioranza inglese tanto dura e tanto detestata? In premio di tanta fedeltà e di tanta costanza avere forse il governo inglese moderate le proibizioni, sciolto il commercio dai tanti lacciuoli, che lo legano, ed impediscono con tanto danno delle cose americane? Essersi forse rivocate le leggi sì odiose, e tanto lamentate delle manifatture? Dover forse gli Americani sudar sulle terre loro, e percorrere i vasti mari solamente per empiere le borse dei mercatanti inglesi? Avere forse il governo dell'Inghilterra fatto qualche segno di voler abbandonare per sempre il pensiero delle tasse parlamentari? Non esser per lo contrario più verisimile, ora colle forze e colla potenza essersi anche accresciute e la fame dell'oro, e le voglie tiranniche? Ciò non avere accennato lo stesso Pitt, quando e' disse, che, terminata la guerra, avrebbe ben egli saputo trovar modo di trarre entrate pel pubblico dalle colonie, e por fine una volta alla ritrosìa americana? Non avere ora l'Inghilterra, signoreggiando il Canadà, siccome provincia testè francese, e perciò più sottomessa al governo, la facoltà di porre con numerosa soldatesca il freno in bocca agli Americani? Non essere più ora questi una nazione fanciulla, ma essersi robusta e forte fatta, ed entrata nella più fiorita adolescenza. Aver essi ciò con molta gloria loro ed utile dell'Inghilterra mostrato a tutto il mondo durante il corso della testè terminata guerra; e per qual cagione una isola lontana ha da reggere e governare a senno suo un continente popolato e grande? E sino a quando s'avranno a sopportare le parzialità e l'avarizia inglesi? Non sono qui le armi, non sono qui gli uomini, non l'ardire, non il coraggio, non l'industria, non le ricchezze, non il cielo propizio ad ogni più onorata impresa? Piglino adunque gli Americani con forte animo la occasione, ora ch'eglino sperimentato hanno, tagliare anch'esse le armi loro; ora che un debito pubblico enorme aggrava ed opprime l'Inghilterra; ora che era venuto esoso il nome suo a tutti; e certo non mancheranno loro le speranze e gli ajuti esterni. Che cosa potersi a sì generosa risoluzione opporre? La consanguinità? Gl'Inglesi avergli fin qui trattati più da sudditi, che da fratelli. La gratitudine? Aver l'Inghilterra interrotto il corso di questa con l'avarizia, e con l'animo mercantile suoi.
Veramente le condizioni generali dell'Europa favorivano efficacemente questi disegni; perciocchè non ha dubbio, che i pensieri di tutti i potentati europei non concorressero a questo tempo in ciò, che il maraviglioso incremento di potenza della nazione britannica, e per mare e per terra, non minacciasse di continuo e da vicino le libertà e la pace d'Europa; poichè la prosperità della fortuna suole indur gli uomini a non saper metter fine ai disegni loro. Signoreggiando essa tutti i mari, avendo in una mano le sue colonie dell'emisfero occidentale, e nell'altra le sue possessioni dell'Indie orientali pareva tenere le due estremità del globo, e tentare l'intiero dominio dell'Oceano. Dal dì in cui fu conchiusa la pace del 1763, fu l'Inghilterra considerata nell'istesso modo, col quale fu la Francia a' tempi del Re Luigi decimoquarto. Le medesime gelosie, i medesimi sospetti l'accompagnavano. Ognuno desiderava di vedere abbassata la sua potenza; e quanto più essa s'era formidabile mostrata nella passata guerra, tanto più si bramava di profittare della presente pace per umiliarla e consumarla. In ciò erano più ardenti i desiderj degli Stati marittimi, e specialmente quelli della Olanda, la quale aveva da parte dell'Inghilterra provato in quegli ultimi tempi grandissimi danni: perciocchè le navi inglesi avevano interrotto, e ciò spesso con istranezze ed insolenze singolari, quel commercio, che andavano facendo gli Olandesi, portando in Francia munizioni da guerra, quantunque anche non di rado usassero di questi soprusi contro quelle stesse navi che andavano cariche di cose, le quali se non di lontano possono riputarsi all'uso della guerra appartenere. I Reami del Nort anch'essi sopportavano molto malvolentieri la superiorità inglese, ed apertamente si dolevano che l'Inghilterra il commercio de' neutri angariasse a' tempi di guerra. Si scorgeva, che erano pronti a pigliar le prime occasioni per imporle un freno. Ma la Francia sopra tutti ardeva di questo desiderio, siccome quella, la quale essendo di alti e generosi spiriti ne' negozj della guerra, non poteva sgozzare le recenti sconfitte, le perdite fatte, la dignità oscurata; e mai non intermetteva di pensare agl'istromenti opportuni per ristorarsene; e nissun mezzo più efficace, nissuna via più sicura si appresentava per ottenere l'intento, che quella di separare, lacerando il seno della parte avversaria, le colonie americane, parte sì principale della potenza inglese, dall'Inghilterra.
A tali suggestioni, siccome quelle che andavano molto a' versi agli abitanti dell'America inglese, si commovevano grandemente gli animi loro, e detestavanne di vantaggio gli avari procedimenti dell'Inghilterra. Forsechè coloro, i quali più amavano, o la libertà, o l'ambizione, formarono anche nella più segreta parte dell'animo il pensiero di levarsi dal collo il giogo della superiorità inglese, quando la prima occasione per ciò si appresentasse. A ciò dava anche maggiore incentivo la cessione fatta dalla Francia all'Inghilterra della vicina provincia del Canadà; imperciocchè quando questa era sotto la divozione francese, la propinquità di una gente inquieta e potente in sull'armi teneva generalmente i coloni in sospetto, e più ardentemente e più spesso si rivolgevano agli ajuti inglesi, siccome quelli, nei quali soli potevano protezione sufficiente sperare per contenerla ne' limiti, e le sue correrie raffrenare. Ma, cacciati i Francesi dal Canadà, dovettero gli Americani maggiormente diventare padroni di sè stessi; fare più fondamento sulle forze loro, e meno provare il bisogno di ricorrere per la sicurtà propria agli ajuti altrui. Si aggiunga a questo, che nella passata guerra un buon numero di coloni allontanatisi dalle pacifiche arti, e pigliando la spada in luogo della marra, avevano imparato l'uso della milizia, avvezzato i corpi loro alle fatiche militari, indurati gli animi, e fattigli forti contro i pericoli della guerra; e lasciando dall'un de' lati ogni abitudine da agricoltori o da mercatanti, avevano vestito quelle che a soldati si appartengono. E siccome la coscienza delle proprie forze le moltiplica a molti doppj, e chi più gagliardo si crede, meno abile diventa a sopportare ogni specie di soggezione, così è da credere, che per la perizia nuovamente acquistata negli usi della guerra, ed universalmente sparsasi per ogni dove fra gli Americani, diventassero eziandio al giogo inglese più impazienti. Brutta, e vituperevol cosa credevano essere, da qualche Ministro a tremila miglia lontano, e da' suoi agenti venire malmenati coloro, i quali avevano con tanto valore combattuto, e spesso avute vittorie contro i soldati di una nazione agguerrita, possente e gloriosa. Recavansi in mente la presente prosperità dell'Inghilterra, la quale a tanti altri era cagione d'invidia, essere in gran parte opera loro. Allegavano col sangue e colle sostanze loro avere rimunerata l'Inghilterra di quelle maternali cure, colle quali a' tempi dell'infanzia loro ella gli aveva e allevati, e cresciuti, ora esservi più parità tra le due nazioni, e perciò con termini di maggiore egualità dover essere trattati. Così discorrevano gli Americani; e forse i meno rispettivi fra i medesimi s'elevavano a più grandi speranze. L'universalità però, contenta agli antichi termini della congiunzione coll'Inghilterra, purchè questa rinunziasse alle tentate ed alle disegnate usurpazioni, abborriva la totale separazione dalla medesima, e se i più erano più audaci diventati a difendere i diritti e privilegj loro, non detestavano però meno intensamente il pensiero di gettare via del tutto ogni specie di dependenza verso del legittimo sovrano. La qual cosa tanto più prontamente condannavano, quanto che avrebbe in tale tentativo non solo fatto bisogno di affrontare per sè stessi tutte le forze dell'Inghilterra, le quali per tante vittorie erano formidabili diventate a tutto il mondo; ma ancora ricorrere agli ajuti di una nazione per lingua, per costumi, per abiti, per maniere tanto da sè stessi diversa, colla quale, seguendo le bandiere della comune patria, avevano sì lunga e sì ardente nimicizia esercitato. In tale stato avrebbono forse continuato le cose ancora per lungo tempo, malgrado delle suggestioni francesi da un canto, e della nuova baldanza americana dall'altro, se, dopo conchiusa la pace del 1763, l'Inghilterra non avesse fatto insoliti pensieri di nuove avanie, di nuove proibizioni, di nuove gabelle, e di nuove tasse.
Il commercio inglese essendo sul finire della guerra colla Francia arrivato al più estremo grado di prosperità, ei non si potrebbe dire facilmente, quanta fosse la moltitudine delle navi, le quali portavano ne' porti della Gran-Brettagna le più ricche derrate, e merci da tutte le parti del mondo, e ne levavano i proventi, e specialmente i lavori del paese, i quali sopra tutti erano in pregio presso le estere nazioni; e siccome le varie mercatanzie, che o si introducevano, o si levavano, erano le une più e le altre meno gabellate, così questo commercio era divenuto sorgente di una abbondante rendita del pubblico tesoro. Ma accadde, che con quello crebbe anche il contrabbando con grandissimo danno di esso tesoro. Volendo il governo andare all'incontro ad una peste sì perniziosa, fece una provvisione nel 1764, per la quale si ordinò, non solo ai comandanti delle fuste armate che stanziavano sulle coste dell'Inghilterra, ma ancora a quelli di quegli altri vascelli, che erano mandati in America, che avessero a fare l'uffizio dei gabellieri, e conformarsi alle regole stabilite per le cose di dogana; cosa in vero insolita e di pessimo effetto, che que' valorosi uffiziali, i quali con laude universale avevano contro il nemico combattuto, ora avessero a diventare altrettanti gabellieri, stradieri e grascini. Questa provvisione produsse gli effetti i più perniziosi; perciocchè prima di tutto le genti di mare, essendo poco informate delle regole di gabella, mettevano la mano addosso e confiscavano indifferentemente, e le navi, che portavano merci vietate, e quelle che non ne portavano; e nacquero in ciò molti abusi, i quali, se in Inghilterra erano tostamente emendati, non potevano esserlo del pari in America per la lontananza de' luoghi e le formalità da osservarsi. La qual cosa fece levare nelle colonie un romor grande contro la legge. Ma maggiori ancora furono i danni da questa partoriti. Da lungo tempo s'intratteneva un commercio tra le colonie inglesi e spagnuole molto proficuo alle une ed alle altre siccome in ultimo anche all'Inghilterra. I principali oggetti di questo traffico erano, dalla parte delle colonie inglesi le manifatture inglesi, le quali gli Americani coi proventi loro avevano procacciate in Inghilterra; e dalla parte degli Spagnuoli oro ed argento vergati e monetati, cocco e droghe medicinali, ed inoltre bestiame, e spezialmente muli, i quali gli Americani portavano nelle isole delle Indie occidentali, dove erano in grandissimo pregio tenuti. Questo traffico procurava agli Americani un'abbondanza di que' metalli, per la quale erano abilitati a fare copiose incette di manifatture inglesi, e forniva nello stesso tempo il paese loro con una sufficiente quantità di monete d'oro e d'argento. Ciò, se non era proibito dalle leggi inglesi concernenti il commercio, non era tampoco con specifiche parole permesso. Pertanto i nuovi gabellieri credettero, fosse debito loro di arrestare il corso di questo traffico, come se fosse di contrabbando, e pigliavano indistintamente tutte le navi, o inglesi, o estere che fossero, le quali portassero merci di sì fatta natura. Ond'ei fu di breve interrotto con grave danno delle colonie di terra ferma, ed anche delle stesse isole inglesi, massimamente della Giamaica.
Da queste medesime cause fu guasto un altro molto importante commercio, che si esercitava tra le colonie inglesi dell'America da una parte, e le Indie occidentali appartenenti alla Francia dall'altra, il quale era per quelle e per queste di grandissima utilità. La materia di questo erano quelle grasce, derrate, o merci, che erano superflue agli uni, e mancanti agli altri. Perciò non è da far maraviglia, se i coloni, subito ricevute le novelle di sì grave danno, abbiano deliberato, di non fare più per l'avvenire nissun procaccio di quelle mercatanzie inglesi, che al vestire dell'uomo sono necessarie, o convenienti, e di non usarne altre, per quanto possibile fosse, fuori di quelle, che fossero opera dei proprj manifattori, come pure di dare a quelle manifatture, dove s'adoperassero materie prodotte in abbondanza dalle terre ed animali loro, ogni favore. Ma in Boston particolarmente, città ricca e popolata, in cui s'era grandemente introdotto il lusso delle cose inglesi, non si può dire, quanto s'alterassero gli animi, nè con quanta prontezza, abbandonando le superfluità, concorressero a volere alla antica modestia ritornare. Della quale cosa se ne vide un notabile esempio nelle pompe dei funerali, i quali incominciarono a farsi senz'abiti da scorruccio e senza guanti inglesi. Questa temperanza nuova tanto si distese in quella città, che nell'anno 1764 ne furono risparmiate oltre le diecimila lire di sterlini. Altre Terre seguitarono l'esempio; sicchè diventò uso presso tutti di mettere in disparte quelle superfluità, le quali erano i proventi o delle manifatture, o del terreno dell'Inghilterra. Oltre a ciò, e questa era anche necessità per la scarsezza della moneta, trovandosi i negozianti delle colonie debitori di grosse somme verso gl'Inglesi, e non potendo sperare di avere ad ottenere da questi nuove somministranze senza nuovi pagamenti, i quali non erano in grado di effettuare, entrarono anch'essi nell'annuale dei risparmj, si astennero dalle incette, e rinunziarono alle delicatezze e pompe passate con gravissimo danno dei manifattori inglesi.
Ma qui non ristette il governo inglese, come se non fosse contento, ad avere il mal animo generato in America, ma di più volesse indurvi la disperazione. Nel mese di marzo del 1764 fu vinta nel Parlamento una provvisione, per la quale se dall'un canto si veniva a permettere il traffico tra le americane colonie e le Antille francesi, ed altre spettanti ad altri potentati europei; dall'altro si gravavano sì fattamente d'ingorde gabelle le robe, che da queste in quelle s'avessero ad introdurre, che venne, come suole, ad originarsi un contrabbando frequentissimo in ogni cosa con grave danno del commercio stesso, ed eguale pregiudizio del costume e probità mercantile. Per soprassoma a tanto male per la medesima provvisione era statuito, che la moneta ricavata da queste gabelle dovesse in ispecie essere pagata nell'erario d'Inghilterra. Colla quale ordinazione, se qualche poca di moneta rimaneva nelle colonie, questa la doveva tutta sottrarre, ed in Inghilterra trasportare. Si alterarono vieppiù gli Americani ricevendo le novelle di una legge tanto insolita, ed andavano dicendo, queste essere cose tra di loro contrarie; questo essere un volere il fine, e nello stesso tempo togliere i mezzi per arrivarvi; perchè da una parte il governo gli privava di ogni maniera di poter procacciare moneta, dall'altra voleva trarla fuori del paese, e trasportare a tremila miglia lontano. Ma quasichè i Ministri temessero, non si calmasse troppo presto l'impeto degli sdegni da queste nuove provvisioni suscitato, ne arrosero anche un'altra, la quale fu vinta nel Parlamento quindici giorni dopo, ed ordinò che i biglietti di credito, che venissero per l'avvenire a gittarsi dalle diverse colonie in America, non potessero più aver corso di legale moneta ne' pagamenti; e che in riguardo a quelli, i quali erano già in corso, non potessero medesimamente servire di pagamento legale oltre il termine prefisso per la loro redenzione ed estinzione. Egli è però vero, che tutta la moneta da ritirarsi dalle mentovate gabelle doveva, per altri articoli della provvisione, essere tenuta in serbanza, e solo doveva impiegarsi nelle spese alla protezione delle colonie necessarie: e che nel medesimo tempo, in cui si vinse la provvisione concernente i biglietti di credito, alcune altre ne furon fatte per accrescere e regolare il vicendevole commercio tra le colonie e la comune patria, e quello tra l'una e l'altra colonia. Ma queste leggi non sortivano l'effetto che se ne aspettava; perciocchè dovessero di necessità esser molto lente nell'operare, mentre che quelle che restrignevano ed ampliavano il commercio esterno delle colonie, o il traffico domestico loro impedivano, subitamente dovevano l'effetto loro partorire. Egli è vero ancora, che alcuni affermavano che la più gran parte, per non dire la totalità della moneta riscossa da queste gabelle, non poteva non tornare indietro nelle colonie per dare le paghe ai soldati, i quali per difenderle e proteggerle avevano in quelle gli alloggiamenti loro. Ma chi assicurava le colonie, che le soldatesche avessero a continuar colà le stanze loro per altrettanto tempo, per quanto la legge presupponeva? E se tale era l'intenzione del legislatore, perchè far viaggiare con rischio e spesa non ordinarj quel danaro dall'America in Inghilterra, e da questa di nuovo a quella, e farlo per tante e sì diverse mani passare? Forse perchè avesse l'onore, dicevano, di visitare la tesoreria inglese? E come non sarebbe stata più acconcia cosa l'adoperarlo colà, dov'era nato, senza tanti andirivieni e tante mene? Ciò dimostrare apertamente, dormirvi sotto lo scorpione. Da un'altra parte a che fine, a che prò tenere in America tanta soldatesca? Nemici esterni non esservene più, fuori degli Indiani, per raffrenare i quali bastar da sè stessi i coloni, e non aver bisogno di ajuti europei. Ma il fatto era, continuavano a discorrere, volersi la libertà loro opprimere, ed a questo fine armarsi i Ministri di tanti soldati, ed incontrare tanta spesa in un paese pieno di fede e d'innocenza.
Tutte queste nuove provvisioni, le quali l'una all'altra con tanta fretta si succedettero, diedero in vero di che pensare e di che temere ai popoli dell'America settentrionale. Un tal procedere del governo pareva loro, ed era in effetto inusitato e mal auguroso. Si risentirono gravemente, e con rimostranze fecero vedere, quanto ingiustamente fossero gravati, e non cessavano di domandare di essere alle pristine condizioni ritornati. Ma le cose non si ristettero alle rimostranze. Quando conobbero, i richiami loro essere inutili stati, deliberarono di usare que' rimedj più efficaci, che potessero fare accorgere i ministri del commesso errore. Le risoluzioni prese contro i lavori dei manifattori inglesi, quando fu il commercio loro coi forestieri interrotto, le quali erano allora personali, ora diventarono universali per le leghe a quest'effetto contratte nelle principali città dell'America. Le quali risoluzioni furono osservate in tutte le parti delle colonie con una costanza e puntualità maravigliose. La Gran-Brettagna ne provò un danno inestimabile, e credevasi, non senza fondamento, doverne per l'avvenire provare dei maggiori; poichè per l'effetto di queste confederazioni americane, nelle quali entrarono uomini di ogni sorta e di ogni condizione, dovevano a poco a poco condursi i lavorii ad una qualità tollerabile; e siccome i coloni avevano le materie alla mano, così potevano anche sperare di potergli vendere ad onesti prezzi; che anzi crescendo l'industria, siccome avviene, dovevano credere che diventassero di tal sorta, che i vicini loro e Portoghesi e Spagnuoli gli comperassero. Ma senza entrare nelle cose a venire, egli è certo, che la sola interruzione del traffico tra le colonie americane e l'Inghilterra recava a questa un danno gravissimo; poichè si sapeva che le colonie, senza contare le robe forestiere, che elleno ricevevano dalle mani degli Inglesi, facevano annualmente di proventi, o lavorii inglesi un procaccio di tre milioni di sterlini. L'entrata pubblica si risentì grandemente a questa novità; essendochè le gabelle poste in sull'estrarre dall'Inghilterra le robe per alla volta dell'America, e quelle poste sull'introdurre in Inghilterra le robe, che i mercatanti forestieri vi mandavano in cambio di quelle, che essi ricevevano dalle colonie inglesi, andarono soggette a grandissima diminuzione. Di qui cominciarono a nascere quei cattivi semi, i quali non che spenti fossero dal governo inglese, furono per lo contrario continuamente dileticati, finchè produssero una manifesta rovina.
Ma comechè queste insolite gabelle avessero tanta commozione d'animi prodotto nell'America inglese, e quegli abitanti le condannassero, come grandemente nocive ed ingiuriose, e così agramente se ne dolessero, tuttavia non le consideravano, come se vere tasse o balzelli fossero; ma sì solamente come regole di commercio, le quali il Parlamento aveva facoltà di stabilire. E sebbene credessero, questo essersi allontanato da quella paterna benevolenza, che per lo spazio di più d'un secolo aveva verso le colonie di ostrato, stimavano ciò non di manco, non aver oltrepassato i limiti dell'autorità sua. Ma i Ministri inglesi nell'animo loro nutrivano un disegno assai più vantaggioso all'erario, e più pernizioso, secondo l'opinione dei coloni, e fatale alle libertà americane. Quest'era di voler porre sulle colonie tasse, o balzelli per mezzo dell'autorità del Parlamento; e ciò a fine di ottenerne un'entrata pubblica da impiegarsi a disponimento del Parlamento medesimo. Il quale disegno non era nuovo, ma covava già da lungo tempo nelle teste inglesi. Alcuni di questi ghiribizzatori, i quali vanno sempre girandolando nuovi arzigogoli, ed andirivieni per trar denaro dalle borse dei popoli, avevano insinuato, già fin dall'anno 1739, a tempo della guerra colla Spagna, a Roberto Valpole, in quel tempo primo Ministro in Inghilterra, di tassar le colonie; ai quali quell'uomo accortissimo, e dei negozj di commercio e di governo intendentissimo, rispose ghignando: «Questo, disse, lo voglio lasciare a qualcuno de' miei successori, il quale abbia più coraggio di me, e sia meno al commercio amico, ch'io non sono. Ho sempre creduto durante la mia amministrazione di dovere nel più ampio modo incoraggire il commercio delle colonie americane, e così ho fatto; anzi ho anche giudicato di dar passata a qualche irregolarità nel loro trafficar coll'Europa; imperciocchè io porto opinione, che, dando favore al traffico loro colle nazioni forestiere, se essi guadagnano cinquecentomila lire di sterlini, nel termine di due anni ben dugento cinquantamila di questi saranno nel tesoro di Sua Maestà entrati; e ciò per l'industria ed i proventi di questo regno, essendochè una sterminata quantità di ogni sorta delle nostre manifatture è portata colà. E se più dilatate il commercio loro cogli esteri, e più leveranno delle nostre manifatture. Questo è un tassargli in una maniera più conforme alle costituzioni e loro e nostre». Ma ora, che la potenza inglese era da un canto salita a tanta grandezza, che pareva, non le colonie americane sole, ma tutta l'Europa, che fossero a' suoi danni congiurate, non potessero contrastar a' suoi voleri, e che dall'altro tanta gloria e tanta grandezza s'erano con sì grande dispendio conseguite, che il debito pubblico ascendeva alla maravigliosa somma di un centinajo e quarantotto milioni di sterlini, che sono a un di presso tre migliaja di milioni e cinquecento cinquanta due milioni di franchi; ora che vi si andava rivilicando ogni sorta di roba, ogni maniera di esercizj per porvi su le tasse ed i balzelli, si credette fosse tempo opportuno, anzi cosa necessaria il tassar le colonie, per la sicurezza e prosperità delle quali principalmente si era sì terribil guerra intrapresa, incontrati tanti pericoli, sparso tanto sangue, e spesa tanta pecunia. In quanto poi alla particolarità della tassa si fermarono in quella della carta marchiata, la quale era di già in uso nell'Inghilterra; e si sapeva, per quanto riguarda la natura sua, essere meno dagli Americani avversata, purchè però fosse ordinata dal presidente unitamente al Gran Consiglio secondo il modo di amministrazione colonaria da essi proposto, e non per autorità del Parlamento. Non mancarono neanco Americani, i quali favorirono in Inghilterra, e, forse i primi, suggerirono questo nuovo modo di tassar le colonie; e fra gli altri e' pare che un Huske nativo di Portsmouth del Nuovo Hampshire sia stato uno dei principali promovitori. La quale proposta fu udita molto volentieri, siccome sono per l'ordinario dai Capi dei governi tutte le girandole poste loro avanti da uomini ghiribizzosi ed avari per cavar denaro dai popoli. Le orecchie inglesi non potevano udire suono più grato di questo; perciocchè, se da una parte erano i popoli dell'Inghilterra gravatissimi per le tasse e vecchie e nuove, dall'altra sapevano, o almeno avevano udito raccontare, che in America vi fosse di ogni bene vivente. Avere forse, dicevano, i coloni a sfoggiarla da principi, mentre gl'Inglesi s'affaticano e sudano per procacciarsi un difficile sostentamento alle vite loro? Gli uffiziali, che avevano in quei paesi guerreggiato, ritornando a casa, riferivano gran cose sulla prosperità e soprabbondanza americana. Le quali non erano a' tempi delle stanze loro in America lontane dal vero. Correva allora in gran copia il danaro per le Terre americane, mandandone il governo, e spendendosene grosse somme pel vitto e mantenimento delle armate e degli eserciti. Allora i proventi americani erano molto ricercati, ed il commercio in fiore. Essendovi i popoli di propria natura cortesi ed ospitali, e trovandosi ad avere assai forestieri alle case, erano molto indulgenti nello spendere; e la guerra essendo terminata, ogni pericolo lontano, e spenta la potenza di un nemico inveterato, che annidava prima nelle viscere della contrada, si erano recato a debito loro il fare le più onorate accoglienze potessero a coloro, i quali avevano tanto alla presente sicurezza e felicità contribuito. Perciò non cadendo più dubbio, nè intorno alla necessità di trarre un'entrata pubblica dalle colonie, nè intorno la prontezza dei coloni a concorrervi per mezzo dell'imposta della marca sulla carta, nè dell'abilità loro a soddisfarvi, si vinse nella Camera dei Comuni addì 10 marzo del 1764 una provvisione, la quale determinò, essere cosa convenevole d'imporre certe gabelle di marca nelle colonie e piantagioni. Questa provvisione non fu quell'anno seguitata da nissun'altra, la quale la riducesse all'atto, e si tenne, come una semplice intenzione da mettersi ad effetto nell'anno avvenire.
Se l'atto della marca fosse stato ad un tratto posto ad esecuzione nelle colonie, queste vi si sarebbero forse sottomesse, se non senza qualche mal motto, almeno senza quell'aperta opposizione, che si manifestò dappoi; e si sa, potersi più facilmente contenere il popolo nella quiete, che fermarlo quando egli è mosso. I principali coloni non avrebbono avuto il tempo di fare i discorsi sul medesimo, predicando di lontano ai popoli dell'America i mali, che dal consentimento loro a questa nuova imposizione dovevano origine avere. E siccome essi mali sono più paurosi di lontano, che da vicino, non avendo i coloni dalla subita imposizione provato quel danno, che nell'incerto avvenire temevano, si sarebbero quietati; e molto meno avrebbero avuto tempo d'infiammarsi l'un l'altro contro il balzello; sì fattamente, che ogni novella, che ne arrivasse in qualche parte, quasi in un momento si propagava a tutte le altre, e produceva negli animi loro una tale e tanta alterazione, e ciò in tutti gli ordini, e specialmente nel minuto popolo, che tutti mettendo dall'un de' lati le antiche rivalità, la varietà delle abitudini e la diversità delle opinioni nelle materie politiche e religiose, concorrevano in ciò, non essere da sopportarsi una legge vinta in un modo tanto contrario agli usi antichi, ai privilegj loro, come coloni, ed ai diritti loro, come sudditi inglesi. Così, coll'avere voluto accennare prima di colpire, il governo inglese produsse in America contro un suo solenne decreto un'ardenza, ed unanime concorso di volontà determinatissime, e privò sè stesso di quella facilità ad obbedire, la quale nasce nei popoli dalle parzialità, dalle divisioni e dalle diversità degl'interessi loro.
Il primo ministro Grenville era stato autore dell'indugio, sperando, che le colonie, avuti gli avvisi, avrebbero proposto, quando non gradissero la marca, da sè medesime un altro balzello, il quale fosse per gettar quella somma, che dalla imposta della marca si aspettava; e perciò, quando gli agenti delle colonie lo andarono a visitare, disse loro, ch'egli era apparecchiato a ricevere da parte delle colonie tutt'altra offerta di tassa, la quale potesse gettare tanta quantità di moneta, quanta s'intendeva, la tassa della marca dovesse gettare; accennando anche destramente, che sarebbe ora in facoltà loro, consentendo, di porre un esempio di esser del parer loro richiesti, primachè una tassa qualsivoglia avesse a imporsi sulle colonie per autorità del Parlamento. Molti nell'Inghilterra, e forse anche gli agenti medesimi attribuirono a cortesia questo procedere del ministro; ma oltramare la cosa ebbe tutt'altro incontro, esclamandovi tutti, essere questa una carità pelosa. Poichè pensarono, che qualunque state fossero le offerte, il ministro avrebbe sino ad un picciolo volutane l'intiera somma, che credeva essere del bisogno; il che significava, volere o non volere, avere in ogni caso a fare l'intendimento di lui, e la sua essere cortesia da furbi. Si sapeva, ch'ei non sarebbe stato contento a meno di trecentomila lire di sterlini all'anno, la qual somma era al tutto necessaria giudicata per far le spese all'esercito, che s'intendeva dover alloggiar nelle colonie per la difesa loro. Nissuno degli agenti ebbe il mandato di aderire. Due soli allegarono, avere in commissione di dichiarare, le province essere apparecchiate a sopportare la parte dell'imposta della marca quando questa fosse secondo i metodi consueti stabilita. Perlochè il ministro, non avendo nissuna proposizione od offerta udito, che piacere gli potesse, deliberò di proseguire il disegno dell'atto della marca.
Ma in America la concitazione era grave, non solamente fra i particolari cittadini, ma ancora fra i maestrati; e tutti in ciò consentivano, il Parlamento non avere autorità di tassar le colonie. In ogni parte si facevano cerchiolini e capannelle; ed il soggetto della conversazione di tutte le brigate era la tassazione. Ogni giorno, e quasi ogni ora scemava negli Americani il rispetto e l'amore verso la nazione britannica, e cresceva la voglia del resistere. E siccome suole accadere nei moti popolari, chi ne diceva di più, questi n'era più applaudito, e miglior popolano tenuto. I benefizj per sì lungo tempo dalla metropoli collocati nell'America erano posti in dimenticanza, ed era frequente costume diventato, e gratissimo al popolo di leggere in sul libro delle angherie inglesi. Queste erano con vivi colori dimostrate dai caporioni alla gente, che concorreva ad udirgli, e di continuo esacerbati gli animi da somiglianti dicerìe. Le assemblee dei rappresentanti, e principalmente quelle di Massacciusset e della Virginia, mandarono istruzioni agli agenti in Londra, perchè usassero ogni industria, facessero ogni sforzo per impedire, che l'atto intenzionale non fosse in attual legge convertito; ed inoltre fecero le rappresentanze loro al Re ed alle due Camere del Parlamento; le quali tutte tendevano al medesimo fine, se non se che quelle di Massacciusset furono più delle altre vive e risentite. Era la provincia di Massacciusset particolarmente notata pel calore, col quale essa s'opponeva al nuovo ed insolito indirizzo, che da qualche tempo i ministri avevano dato alle cose americane. I coloni diventarono eziandio più risoluti, quando intesero, non essere nella presente contesa delle tasse a sè medesimi abbandonati, e specialmente in quella della marca; ma che nella metropoli stessa si trovavano molti personaggi o per sangue, o per dottrina, o per grado illustri, i quali o per propria persuasione, o per voglia di andare per le bocche degli uomini, o per ambizione di ottenere ad essere gli scambj dei ministri, andavano esclamando e dentro e fuori del Parlamento: «Questi non essere i modi consueti di procedere del governo inglese verso i suoi sudditi; esser questa una nuova tirannide, che, tollerata, passerà un dì dalle spiagge americane su quelle dell'Inghilterra; a' principj doversi ostare; i governi esser soliti nelle prosperità ad allungar le mani, ed a volersi maggior potere arrogare; far gran vista il governo inglese di volere imitargli nella presente prospera fortuna; perciò doversi stare a canna badata con esso; conoscersi le voglie e le arti delle tolte scozzesi, l'America essere il mezzo, o il saracino di piazza, l'Inghilterra il fine. E che bisogno s'ha di questi nuovi balzelli per proteggere e difendere l'America e le terre conquistate? Forse per tenere in freno i popoli indiani? Meglio ciò saper fare i coloni leggieri e spigliati che le fanterie inglesi grosse; essere i coloni di buon animo per difendersi da sè stessi, e per soccorrere all'uopo i presidj; del che ne diedero manifeste pruove molte volte. Nemico possente nel continente americano più non trovarsi; e che vani spauracchi sono questi mai di un nemico, che non appare da niun canto? E che necessità di voler tenere un esercito in America, al quale gli Americani abbiano a far le spese? Buoni frutti in verità aver già partorito quest'apparato militare! Gli animi inritrositi, cambiate la benevolenza in odio, la fedeltà in desiderio di cose nuove. Senza di queste inusitate soldatesche avere altre volte i Ministri, secondo che i tempi richiedevano, ottenuto pei modi consueti dalle colonie tutti quelli ajuti, che erano del caso. Dacchè esse sono state abili riputate a porger sussidj alla comune patria, ciò essersi ottenuto per via di requisizioni da parte della Corona indiritte per mezzo dei governatori alle varie assemblee. Continuisi l'istesso modo, ed avrannosi i medesimi sussidj senza scandali e senza pericolo di scisma. Ma volersi una obbedienza servile, per procedere poscia ad introdurre nel cuore stesso del Regno i modi stuardi. Di ciò essersene avuti manifesti indizj il dì, che Grenville venne fuori con quel suo modello di provvisione, pel quale si dovevano autorizzare gli uffiziali nelle colonie ad alloggiare i soldati nelle case dei privati; cosa immaginata appunto per ispaventare il popolo, per avvilirlo a lasciarsi cavalcare, ed alla disegnata tassa disporlo. Bene essersi levato tanto romore contro sì incomportabile enormità, che il ministro ne fu sgarato. Tosto aversi a procedere più oltre; perciò esser debito d'ogni buon cittadino di opporsi a questi primi tentativi».
Ma i ministri non si lasciavano svolgere, o perchè così volessero i favoriti che stavano al di dietro, o per caparbietà propria, o perchè credevano, che, malgrado tante lustre e dimostrazioni in contrario, gli Americani se ne sarebbero contentati per la confusione, incertezza e pericoli che sarebbero in tutte le cose loro nati, se negli atti scambievoli del vivere civile non avessero fatto uso della carta marchiata, e perciò pagatone la gabella. Onde i ministri erano soliti a dire, questa avere ad essere una legge, la quale si metteva ad effetto da per sè stessa. I memoriali, le rimostranze, le petizioni, le risoluzioni delle province americane furono poste dall'un de' lati.
Adunque la provvisione della carta marchiata fu sottoposta al Parlamento nella sua tornata del 1765, dove, se vi fu che dire e che fare, nissuno il domandi. Nissuno pensi nemmeno in qualunque altra occasione, o dei passati o dei presenti tempi, essersi dimostrata maggior forza, od acume d'ingegno, più passione, od amore o di parti, o del ben pubblico, o maggiore apparato di eloquenza, che in questa. Nè minore era la contenzione e la sospensione degli animi fuori, che dentro le mura di Westminster. E medesimamente tutta l'Europa, la quale si era molto sollevata a sì gran contesa, e massimamente le province ed i porti trafficanti stavano intentissimi a considerarne i progressi, ed a vederne il fine.
Intanto nel Parlamento quelli, i quali si opponevano alla provvisione, si mostrarono molto vivi, e dopo di aver citate le autorità d'uomini celebratissimi nella scienza delle cose politiche, come per cagion d'esempio Locke, Selden, Harrington e Puffendorf, i quali stabilirono, il primo fondamento, e l'ultimo fine, che ogni governo si deve proporre, essere il bene della società, andando percorrendo la storia patria de' tempi andati, allegarono:
Constare dalla magna carta, e da tutte le scritture di que' tempi in proposito delle imposizioni delle tasse a benefizio della Corona, e del mandare rappresentanti in Parlamento, siccome pure dallo statuto de' diritti, e da tutta la storia della costituzione inglese, che nissun suddito inglese può essere a tassazione soggetto, se non, come dicono essi, per comunem consensum parliamenti, che è quanto a dire, di sè medesimo, o dei suoi rappresentanti; e questo esser quel primo e generale diritto, che gli abitanti delle colonie, come sudditi inglesi, portarono seco, quando lasciarono la patria terra per andarsene in quelle lontane contrade; perciocchè non essere da credersi, che il diritto loro derivi dai diplomi, questi diplomi non ad altro oggetto essendo stati concessi, se non per regolare la forma esteriore della costituzione delle colonie; ma il grande ed interiore fondamento dalla costituzione loro, essere questo generale diritto del suddito inglese, il quale è il primo principio della libertà anglicana, cioè, nissuno poter essere tassato altro che da sè stesso e dai suoi rappresentanti.
Le Contee palatine di Chester, di Durham e di Lancastro, e le marche di Cornovaglia non essere state tassate, se non nelle proprie assemblee o Parlamenti loro, fino a tanto che in varj tempi sono state partecipi fatte della rappresentazione nel Parlamento britannico.
Il Clero sino a questi ultimi tempi, in cui venne ammesso alla rappresentazione generale, aver tassato sè stesso e conceduto al Re ciò che chiamano benevolenze, o sia doni gratuiti.
Credere alcuni, distendendo oltre ogni limite l'autorità del Parlamento, che questo possa fare ogni cosa, ed abbia tutte le facoltà, ma ciò non esser vero; e quando esser lo potesse, non essere diritto secondo gli ordini della costituzione; imperciocchè vi sarebbe allora nel Parlamento, come in un sol uomo vi può essere, un potere arbitrario. Ma il fatto stare, molte cose non essere in podestà del Parlamento; questo, tra le altre cose, non poter diventare esecutivo, nè gli uffizj che appartengono alla Corona, distribuire; non potere della roba di alcuno disporre, salvi solo i casi delle chiudende, senza il suo proprio consentimento; non potere i Lordi porre divieto ad una provvisione di moneta vinta nei Comuni; nè i Comuni innalzarsi a Corte di giustizia; non potere il Parlamento d'Inghilterra tassare l'Irlanda.
Avere i coloni un diritto nato con loro, come discendenti da sudditi inglesi, di non potere esser tassati da nissuno, fuorchè dai proprj rappresentanti; e ben lungi dall'essere rappresentati nel Parlamento della Gran-Brettagna, non essere in questo nemmeno virtualmente rappresentati, siccome i più minuti abitanti di essa Gran-Brettagna sono mediante l'intima unione, che a coloro gli lega, i quali vi sono attualmente rappresentati. E se il tassare (estendendo troppo oltre la massima delle rappresentazioni virtuali) quelle popolazioni, le quali di ben lungi soltanto potrebbero riputarsi essere virtualmente rappresentate, sarebbe cosa tirannica creduta, quanto maggiormente dovrebbe essa cosa e tirannica, e contraria agli ordini della costituzione estimarsi, il voler tassare coloro, che nè attualmente, nè in nissuna maniera virtualmente possono riputarsi rappresentati?
Il popolo irlandese essere, molto meglio che i coloni, nel Parlamento rappresentato, stantechè moltissimi uomini dell'Inghilterra posseggono od occupano terre, od uffizj lucrativi, o credenziali in Irlanda, come pure i discendenti loro immediati fermatisi in essa; e stante ancora che molti nobili o gentiluomini irlandesi seggono nelle due Camere del Parlamento britannico e che un numero eziandio più grande d'Irlandesi fanno le dimore loro in Inghilterra; ma ciò nonostante il Parlamento britannico non avere mai preteso avere alcun diritto di tassare il popolo d'Irlanda.
I primi stabilitori delle colonie non solamente essere stati dalle persecuzioni cacciati fuori della patria loro ma di più avere questa abbandonata a proprio rischio, pericolo e spesa. Essendo in tal modo stati derelitti, per non dire di più, ogni vincolo tra di loro, fuori di quelli a tutto il genere umano comuni, essere stato disciolto, essi assoluti da ogni debito di obbedienza verso di quella, ed essa dispensata da ogni debito di protezione verso di loro; che se accettarono alcuni diplomi reali secondo l'occasione, ciò avere fatto per necessità; e siccome questa necessità non era di propria elezione, perciò questi diplomi non potere obbligargli, e se tuttavia i medesimi potessero in qualche cosa obbligargli, ciò essere solamente a quella fedeltà, che il Capo supremo del Regno ha diritto di pretendere indifferentemente da ogni qualunque suo suddito.
Essere cosa assurdissima l'affermare, siano ancora gli Americani astretti a qualche soggezione verso il potere legislativo della Gran-Brettagna, il quale non ebbe bastante forza per difendergli e proteggergli contro le violenze dell'esecutivo; e più assurda ancora il dire, che il popolo della Gran-Brettagna possa sopra di quelli esercitare quei diritti, ai quali questo medesimo popolo afferma, si opporrebbe giustamente, se altri sopra di sè esercitare gli volesse.
Avere il popolo inglese lungamente combattuto e versato molto sangue per ricoverare que' diritti, che si credeva, la Corona avere sopra di sè stesso usurpati; e come adesso poter volere, usando quella medesima usurpazione che aveva in altri condannata, esercitare questi diritti sopra altrui? E se nei diplomi conceduti agli Americani a tempo dell'emigrazione loro, e che eglino hanno per forza accettati, si stabiliva, non poter essi far leggi, avuto però riguardo alla differenza delle circostanze, le quali contrarie fossero a quelle dell'Inghilterra, ciò non avergli di vantaggio sottomessi al Parlamento d'Inghilterra, che se fosse stata in quei medesimi diplomi inserita la medesima condizione in rispetto alle leggi della Scozia, o di un'altra contrada qualsivoglia, ciò gli avrebbe al Parlamento di Scozia, ed alla suprema autorità di quest'altra contrada sottoposti, quando che questa avesse da' suoi statuti la facoltà di tassare sè medesima per la propria difesa e conservazione.
Che qualunque stata sia l'assistenza prestata dal popolo della Gran-Brettagna verso quello delle colonie, essa dover essere stata prestata o per motivi di umanità e di fraterna affezione, o col pensiero di esserne, quandochè fosse, rimeritato; ma non mai a prezzo della libertà. Ed in ogni caso non potersi presumere, le colonie averla potuto accettare con tale condizione. Che se essa fu invece prestata per motivi di umanità e di fraterna affezione, siccome il popolo delle colonie non aveva mai dato luogo alla patria europea di dolersi di loro, così il medesimo farebbe per l'avvenire. E se essa fu concessa finalmente col pensiero di esserne una volta rimeritato, esserne pronti i coloni di venirne al ragguaglio, mettendo da una parte l'assistenza avuta da essa patria, e dall'altra i danni da sè medesimi sopportati, e gli utili avuti da quella per aver impedito, non vendessero ad altri le proprie robe a maggiori prezzi di quelli che vendevano a lei, e non comprassero da altri a minori prezzi di quelli che compravano da lei; e forsechè, considerata in tal modo la cosa, dicevano, l'Inghilterra non ne sarebbe in capitale.
L'essersi i coloni sottomessi alle leggi fatte dal Parlamento inglese per l'interno governamento loro, non potere, come esempio contra di sè stessi, addursi più che la sottomissione degl'Inglesi medesimi agli ordini di un Errico, od alle violenze della Camera Stellata potrebbesi contr'essi citare, la tirannide di molti essendo altrettanto grave a sopportarsi, come quella di pochi, e la tirannide di pochi come quella di un solo.
Che se la libertà si deve a coloro, i quali hanno gli animi nati e fatti per apprezzarla, e bastante coraggio per esporsi ad ogni pericolo e ad ogni fatica per acquistarla, essere i coloni americani più degni dei loro fratelli stessi della Gran-Brettagna di possederla; avere essi non solo alla nativa terra rinunziato tanto cara alle umane menti e tanto diletta, ed a tutte quelle dolcezze che in lei si trovano, ma ancora essersi volontariamente sottomessi alle fatiche ed agl'incomodi di un lunghissimo viaggio; e dopo di essere con prospera fortuna, ma con evidente pericolo scampati dal mare, avere su per quelle spiagge disabitate e barbare incontrato la fame, la quale avendo combattuta e vinta con infinita, e pazienza e pericolo, essere, quasi per un miracolo della divina provvidenza, dopo molto tempo, a questo stato, ed in questa presente prosperità cresciuti cotanto utile a coloro, dai quali eglino ebbero primamente l'origine.
Che se nei primi anni dell'esistenza loro in America alcuni fra i coloni dimostrarono un umore inquieto e soggetto ad essere tenuto a freno, e fossero tutti esposti alle correrie dei vicini paesani, gente nemica e feroce, la qual condizione rendeva l'interposizione e l'assistenza del Parlamento britannico necessaria, essere ora a tale grado di maturità in fatto di civiltà e possanza pervenuti, che non abbiano più altrimenti di essa interposizione bisogno; e perciò, siccome sono cambiate le proporzioni che esistevano tra le due nazioni, così doversi anche cambiare i termini dell'antica congiunzione, e porne de' nuovi alla presente e rispettiva forza e costumi loro più consentanei.
Le leggi penali promulgate dal Parlamento non avere forza, e non obbligare nelle colonie, se non se quando queste sono in esse leggi specificamente nominate. La qual cosa dimostra evidentemente, le leggi generali inglesi non abbracciare nell'azion loro le colonie americane, ma aver bisogno di leggi specifiche e particolari. Perciò stare queste colonie verso l'Inghilterra a un dipresso in quel medesimo rispetto, nel quale stanno negli ordini feudali d'Europa i Signori verso il Sovrano, protestando quelli a questo, e pretendendo questo sovra di quelli una obbedienza ed una autorità in certi limiti ristretta.
Chiari esempj in confermazione di tutto ciò ritrovarsi nella storia delle colonie tanto antiche che moderne. Così i Cartaginesi, così i Greci ed altri popoli famosi dell'antichità avere ai coloni loro lasciata una grandissima larghezza di governo interiore, solo contentandosi ai benefizj commerciali che da quelle ne derivavano. Così i Barbari settentrionali, i quali afflissero l'Impero romano, aver portate seco le leggi loro, e nelle case de' vinti introdottole, non conservando che una ben tenue obbedienza e soggezione verso i Signori della patria loro. Così ne' tempi più vicini a noi la Casa d'Austria avere con le sue colonie dei Paesi Bassi adoperato, primachè queste si sottrassero dalla divozion sua intieramente. La qual cosa dovere gl'Inglesi tenere avvisati, e di ciò che hanno a fare in rispetto alle colonie loro, e di ciò che hanno a temere.
Pagare le colonie assai tasse, se si considerano le restrizioni poste sul commercio loro; perciò non doversi altre gravezze imporre sugli Americani, ovvero restituirgli ad una intera libertà di commercio: poichè altrimenti sarebbero gravati doppiamente. La qual cosa sarebbe e ingiusta e tirannica da riputarsi.
Da tutto questo non volersi pretendere, le colonie americane non dover andar soggette a certe gabelle esteriori da porsi per autorità del Parlamento ne' porti loro, o ad alcune altre restrizioni, alle quali, in virtù dell'atto di navigazione o di altre provvisioni, il commercio loro è stato sottomesso; imperciocchè elleno sono nella medesima condizione, che tutte le colonie, che appartengono agli altri potentati marittimi dell'Europa, i quali dal bel principio della fondazione delle colonie loro queste proibirono da ogni commercio colle nazioni forestiere. Qui volersi parlare solamente delle tasse interne da porsi sulla universalità del popolo; e mantenersi, prima che e' possa a somiglianti tasse essere sottoposto, dover essere rappresentato.
E concedendo anche quello che si niega, che il Parlamento britannico abbia il diritto di far leggi obbligatorie per le colonie, e quello che è più, impor loro tasse senza il consentimento loro, esservi delle gagliarde opposizioni a farsi contro le gabelle ultimamente poste sopra di quelle, e troppo più ancora, e più forti contro a quella della marca, la quale fu testè girandolata dai ministri, e viene ora proposta in Parlamento. Poichè invece che queste gabelle di marca sono state a poco a poco, e gradatamente poste a' tempi andati sui popoli dell'Inghilterra, elleno hanno ora a cadere ad un tratto sopra le colonie, le quali, se non ne resteranno affogate, non vaglia; e se queste stesse gabelle sono state sì gravi riputate in Inghilterra, avuto riguardo alla gran varietà de' casi, ne' quali elleno debbono esser pagate, ed al gran numero delle ingorde multe, nelle quali anche le persone di miglior animo possono incorrere, doversi di necessità credere, avere a riuscire di molto maggior gravamento e pregiudizio nelle colonie, dove in generale il popolo non deve riputarsi così versato nelle materie di questa sorta, e molti eziandio non intendono il linguaggio di queste leggi intricate, e così lontane dall'intelligenza degli agricoltori e mercatanti. Doversi a ciò aggiungere, le medesime, siccome quelle che troppo odore rendono della terra britannica, e troppo sono notate della sottilità dei cervelli inglesi abilissimi ad inventar giravolte per raunar pecunia, dover essere avversate, come pericolosi tranelli, dai forestieri, e perciò allontanargli dall'andarsi a fermare con le famiglie loro sotto quel nuovo cielo. La qual cosa di quanto danno abbia ad essere a quelle crescenti popolazioni, e quindi per rimando all'Inghilterra stessa, niuno è che non lo veda.
Avendo finalmente a' termini della provvisione a pagarsi la pecunia ricavata dalle gabelle di marca nella tesoreria inglese, dovere in poco tempo le colonie, considerate massimamente le incomode proibizioni sul commercio loro poste, rimanere spogliate del tutto della moneta loro con gravissimo pregiudizio del commercio tanto esterno, quanto interno.
Ma dalla parte dei ministri si arguiva in contrario:
Essere prima di tutto necessario estraere dalla presente quistione tutto quell'apparato di scienza e di erudizione, della quale hanno fatto pompa gli avversarj, e che ricavarono dai libri degli uomini speculativi, i quali hanno scritto sopra le materie politiche. Tutte queste sottigliezze ed argomentazioni, state adoperate da coloro che hanno ne' libri loro trattato del diritto naturale, come sarebbero Locke, Selden, Puffendorf e somiglianti autori, non essere il caso in una controversia, in cui si tratta di una legge scritta. L'andare poi a rilevare le vecchie carte per arguire di là alla presente costituzione inglese, essere la più assurda cosa del mondo, poichè la costituzione non è più la stessa, e nissun sa, quale ella si fosse a qualcheduno de' periodi, che si sono citati. Esservi cose nella magna carta medesima, le quali non sono più negli ordini presenti; e perciò tutti questi ricordi delle cose antiche non comprovar nulla in riguardo alla costituzione inglese, tale quale ora ella è.
Questa costituzione essere in ogni tempo stata a continui cambiamenti ed ammendazioni soggetta, ora guadagnando, ora perdendo qualche cosa; nè essere la rappresentazione dei Comuni della Gran-Brettagna stata ridotta ai presenti ordini sino a' tempi di Errico settimo. In riguardo poi ai modi di tassazione, se si risale addietro oltre il regno di Edoardo primo o del Re Giovanni, non incontrarsi altro che dubbj ed oscurità, essendo la storia di quei tempi piena d'incertezza e di confusione. Le scritte per le domande di pecunia si facevano ora secondo la legge, ed ora no; e queste erano, per cagione d'esempio, quelle per la pecunia navale, o quelle per invitar le assemblee a tassare sè medesime, o quelle altre per far pagare i doni gratuiti. Altre tasse erano anche poste, come quella dello scutato, o sia servizio dello scudo, le cavalcate ed altre, che avevano la origine loro negli ordini feudali. I doni gratuiti pure essere contrarj alla legge; ed essere cosa nota a tutti, con quanta contenzione ed ostinazione il popolo inglese si opponesse alle domande della pecunia navale, le quali però la Corte non cessava di proseguire.
In riguardo alle marche di Cornovaglia, l'antico privilegio di tassare sè stesse aver poco durato, e solo essere stato concesso, perchè elleno potessero soccorrere il Re nella sua guerra contro i montanari di quel paese; essere nato, essersi spento col Regno di Edoardo primo, e quando il principe Edoardo diventò Re; ed allora queste marche essere state annesse alla Corona, e soggette divenute, come il restante del dominio inglese, alle tasse. Errico ottavo essere stato il primo fra i Re inglesi, il quale chiamò due deputati cornovallesi in Parlamento: la Corona avere esercitato, o no questo diritto di chiamare i deputati a sua posta, e quindi essersi originata quella disuguaglianza di rappresentazione, la quale a' presenti dì si osserva nella costituzione inglese. Errico ottavo aver chiamato un borghese di Calais in Parlamento, ed una delle Contee palatine essere stata tassata per ben cinquanta anni, innanzichè ella mandasse deputati al Parlamento.
Il Clero non esser mai stato senza rappresentanti; e quando e' si tassava da sè stesso nelle sue assemblee, ciò essersi fatto coll'autorità e consenso del Parlamento.
Il ragionare poi delle colonie inglesi dalle colonie dell'antichità essere una vana pompa di erudizione, sapendosi benissimo, le colonie dei Tirj in Africa, e quelle dei Greci in Asia non aver che far più che nulla coi presenti ordini delle colonie inglesi. Nissuna nazione prima dell'Inghilterra aver fatti statuti e regole fisse per le colonie, eccettuati i Romani; e gli ordini colonarj loro essere stati al tutto militari per mezzo dei presidj tenuti nelle principali città delle conquistate province, e la giurisdizione della principal patria essere stata assoluta ed illimitata; le province della Olanda non essere state colonie, ma piuttosto paesi sottomessi alla Casa d'Austria con una certa feudale dependenza; e finalmente niuna cosa essere più lontana stata dagli ordini, e modi delle colonie inglesi, che quell'inondazione di Barbari settentrionali, i quali, distrutte le reliquie dell'Impero romano, vennero sopra, ed occuparono tutta l'Europa; questi fuorusciti avere ad ogni legge, ad ogni protezione, e ad ogni connessione colle terre patrie rinunziato; aver quelli eletti i capitani loro, seguitate le loro insegne per andar a cercar ventura altrove, e fondare nuovi regni sulle rovine del romano Impero. Per lo contrario i fondatori delle colonie inglesi essere dal regno usciti con l'approvazione e consenso del Re e del Parlamento; a poco a poco gli ordini loro essere stati tocchi, e ritocchi con rispettivi diplomi, concessioni e statuti, finchè furono nella presente forma ridotti; ma non essere mai state quelle talmente dalla prima patria separate nè emancipate, che esse siano una volta diventate independenti, ed in propria balìa poste.
Il Parlamento a' dì della Repubblica molto per tempo essere stato della separazione delle colonie sollecito, ed aver vinta una provvisione, o atto (il quale se non sia più in vigore, doversi molto dubitare), per dichiarare e stabilire l'autorità dell'Inghilterra sopra le colonie. Ma quando vi fosse in questo proposito una legge scritta, o nissuna immediata illazione far si potesse da una somigliante legge, l'uso solo doveva bastare per quella autorità confermare. Non sonsi forse le colonie, per fino dai tempi della fondazione loro, alla giurisdizione della comune patria sottomesse? Non l'hanno elleno anzi in molti casi ricercata? In tutte le controversie concernenti la proprietà, non ebbero elleno ricorso al Consiglio privato? E non sono forse quelle controversie state determinate, non secondo le leggi delle colonie, ma sì, per lo contrario, secondo le leggi dell'Inghilterra? Ed a queste decisioni non si sottoposero elleno pacificamente? Eppure questi casi di ricorso, essere assai frequenti stati. Il Nuovo-Hampshire, ed il Connecticut essere già corsi al sangue a cagione delle gare loro; la Virginia, e la Marilandia all'armi; non dimostrar questo la necessità di una giurisdizione suprema, alla quale le altre subordinate giurisdizioni possano in caso di bisogno ricorrere? Nulla in nissun tempo poter più fatale riuscire alla pace e prosperità delle colonie, quanto che il Parlamento della sua soprantendente autorità sopra le medesime si dispogliasse; perciocchè dissolverebbesi in tal caso, ed in poco tempo ogni vincolo tra colonia e colonia, e nascerebbevi una fatale anarchia; conoscersi tra di esse bastanti semi di discordie e di fazioni, perchè di simile scompiglio non s'abbia ad avere qualche timore. Da questo al totale disfacimento dei presenti ordini colonarj, alla creazione di nuovi, al gettarsi in preda le colonie a qualche potentato esterno, esser parato lo sdrucciolo.
Di presente gli ordini delle colonie essere molto varj, siccome quelli, che furono l'un dopo l'altro stabiliti alla spicciolata, e dovettero alle circostanze ed accidenti de' diversi tempi accomodarsi; perocchè altri dovettero essere ne' primi periodi di ciascuna colonia, ed altri, quando esse si trovarono ad un ulterior grado di popolazione, di territorio e di ricchezza pervenute. In alcune da prima non avervi avuto altro, che un governatore assistito da due o tre consiglieri, poi più essere stati arroti; poi la Corte di giustizia eretta; poi le Assemblee create.
Siccome le costituzioni delle colonie sono state diversamente composte, e quasi alla spezzata; così dover esse per la necessità delle cose rimanere dalla giurisdizione della comune patria dependenti; niuno aver mai la posizione contraria mantenuta, innanzichè queste nuove dottrine andassero attorno; gli atti del Parlamento essere stati non solo senza alcun dubbio della legalità loro fatti, ma eziandio con applauso universale accettati, e volonterosamente obbediti; i porti loro essere stati alle dogane ed a regole sottomessi, che e mettevano un certo freno, e diminuivano il traffico loro; e gabelle essere state messe, e tra le altre quella delle poste, le quali andarono ad impressionare ed a ferire le più interne parti del commercio loro; e nissuno mai, salvando questi nuovi dottori, essersi dato a credere, le colonie non dover essere dall'autorità del Parlamento tassate, regolate ed obbligate.
Non poter esservi dubbio, che gli abitanti delle colonie sieno altrettanto rappresentati nel Parlamento, quanto la maggior parte del popolo d'Inghilterra, poichè nel numero di nove milioni di questo, otto milioni ne sono, i quali non hanno diritto di rendere, e non rendono partito nella elezione dei membri del Parlamento; e perciò tutte queste argomentazioni addottesi per provare non essere le colonie dependenti dal Parlamento, derivate da motivi di rappresentazione, esser vane; anzi provar anche troppo, perciocchè vanno a ferire tutta la presente costituzione dell'Inghilterra. Ma la cosa essere, che un membro del Parlamento, eletto da una borgata qualsivoglia, rappresenta non solo i commettenti ed abitanti di quel particolar luogo, ma ancora quelli di ogni altra borgata della Gran-Brettagna. Ei rappresenta la città di Londra, ed ogni altro Comune del regno, siccome anche gli abitanti di tutte le colonie e dominj della Gran-Brettagna; ed è per debito e per coscienza a tener cura degl'interessi loro obbligato.
Esser vana e falsa la distinzione tra le tasse interne ed esterne. Si concede le restrizioni sopra il commercio, e le gabelle sopra i porti poste essere secondo la legge, e si niega nel tempo medesimo il diritto del Parlamento della Gran-Brettagna d'imporre tasse interne sopra le colonie. Ma, e che differenza passa mai tra le prime e le seconde? Una tassa posta in un qualche luogo non è ella forse, come quel ciottolo gettato in uno stagno, il quale increspa a mò di circolo la superficie dell'acqua, e questo circolo ne produce e dà moto ad un altro, e questo ad un altro ancora, finchè tutta quella superficie si trovi dal centro fino alla circonferenza agitata? Nissuno non credere, nissuno non confessare essere manifesto, che una gabella di dieci, o di venti per centinajo posta, per cagion d'esempio, sopra il tabacco, o sia ne' porti della Virginia, o sia in quel di Londra, non sia una vera e reale gravezza, o tassa posta sopra le terre della Virginia stessa, nelle quali cresce il tabacco, e lontane anche a cento miglia dal mare.
La protezione essere quella, che dà il diritto della tassazione; le obbligazioni reciproche tra le colonie e la patria loro essere connaturali, e derivanti dall'un canto dalla difesa e protezione, dall'altro dall'obbedienza; ed essere cosa molto obvia, che o le colonie debbono essere in tutto ed in ogni special parte dependenti dall'Inghilterra, o del tutto dalla medesima separate e disgiunte. Non trattarsi ora qual fosse la legge, qual fosse la costituzione; ma versare la controversia in questo, quale sia ora la legge, quale la costituzione. Ciò esser la legge, ciò esser la costituzione, quello esser il diritto, che fu senza contraddizione, e per sì lungo tempo, ed in numerosissimi casi per tale riconosciuto, per tale esercitato da una parte, e approvato ed obbedito dall'altra. Le altre esser troppo sottili opinioni, o vane immaginazioni d'uomini speculativi, le quali, siccome sono lontane dalla comune sperienza delle umane cose, così sono anche pur troppo atte ed accomodate a sollevare ed accendere gli animi di coloro, i quali siccome obbedirono per lo passato, e ciò con tanto utile e vantaggio loro, così debbono anche per lo futuro agli ordinamenti della tenera, ad un tempo, e possente madre loro obbedire.
Del rimanente non essere forse per molti capi migliore la condizione degli Americani, che quella degli Inglesi? Le spese dell'amministrazione interna e civile dell'Inghilterra essere enormi; così leggieri per lo contrario nelle colonie, che non è quasi da potersi credere. Il governo ecclesiastico, il quale è sì grave spesa in Inghilterra, essere di niun momento in America; là le decime, là i benefizj non curati esservi ignoti; non conoscervisi la povertà; ognuno, secondo il dire delle sacre scritture, sotto la propria ficaja vivere; la fame e la nudità esserne sbandite: e là non vedersi nè paltoni, nè mendicanti. Se altrettanto si potesse affermare dei popoli inglesi al di qua dell'Oceano, beata l'Inghilterra! Ma il contrario essere il vero, e ciò esser noto a tutto il mondo.
E qual nazione avere abbracciato le sue colonie con tanta carità con quanta l'Inghilterra le sue? Queste non aver mai, a' tempi delle necessità loro, ricorso avuto alla Gran-Brettagna senza ottenerne i più pronti ed i più ampj sussidj. O fosse per la difesa propria contro il nemico, o per avanzare ed accrescere la domestica prosperità, questi essere stati senza soprastamento alcuno liberalissimamente conceduti.
Oltre a ciò, nissun altro popolo avere quella specie di protezione data ad una parte di sè, che dall'Inghilterra alle sue colonie fu concessa; quella del credito, senza del quale non avrebbero mai potuto a quel grado di ricchezza arrivare, che è da tutti quelli, che le visitano, lodato ed ammirato; e fatta questa considerazione, la tassa, di cui si tratta, non poter altro apparire, che un modico interesse di quelle esorbitanti somme, le quali aveva la Gran-Brettagna alle colonie prestate.
In quanto alla mancanza della moneta, anche questa essere una vaga argomentazione: l'oro e l'argento non esser mai per mancare in un paese altrettanto ricco di buone derrate, quale si è l'America settentrionale. Nè questa tassa avere a gettar tanto, essendo anzi, non che moderata, modica, che possa seccare le sorgenti della moneta, massimamente, quando si considera, il provento della medesima aver ad esser tenuto in serbo nel tesoro, non potersi in nissuna maniera storre, o sviare, ed esser tutto destinato alle spese della protezione e difesa delle colonie, e perciò dovere in queste necessariamente ritornare.
Adunque la superiorità inglese tanto magnificata non essere in fatto altro, che una superiorità di potenza e di sforzi per guardare e difendere tutte le sue dependenze e tutti i suoi dominj, ed in ciò essersi ella sì fattamente travagliata, che ne fu presso alla sua rovina. Egli è vero, aver l'Inghilterra in questa contesa conseguito tanta gloria, che a niuna maggiore potrebbe arrivare; ma in questa partecipare tutte le colonie sue; tanto lustro, tanto splendore essersi anche riverberati in America, e gli Americani essere venuti a parte così degli onori, come dei benefizj, che ai membri dell'Impero britannico appartengonsi, mentre che l'Inghilterra sola ha pagato l'immenso prezzo di tanta gloria.
Queste furono le argomentazioni da una parte e dall'altra con eguale ingegno e calore nel Parlamento allegate in prò, o contro la tassa americana. E mentre pendeva tuttavia la questione, i mercatanti di Londra, i quali trafficavano coll'America, sollevati maravigliosamente dal timore di perdere, o almeno di non poter riavere ai giusti tempi i capitali, che avevano nelle mani degli Americani collocati, presentarono al tempo della seconda lettura della provvisione una petizione contro la medesima; imperciocchè preveggevano benissimo, che fra gli Americani alcuni per necessità, ed altri con questo colore, mancato non avrebbero di ritardare le rimesse. Ma all'incontro si allegò quell'uso della Camera de' Comuni di non udir petizioni indiritte contra le provvisioni delle tasse; e quella de' Londinesi fu posta dall'un de' lati.
Intanto esclamavano i ministri, particolarmente Carlo Townsend:
«Ed ora vorranno questi americani figliuoli stabiliti dalle cure nostre, nutriti ed allevati dalla nostra amorevolezza, protetti dalle nostre armi, finchè a questa forza ed a questa opulenza, che oggidì vediamo, fossero pervenuti, torcere il grifo, e rimbrottando ricusare di porre in mezzo un lor quattrino per sollevarci da quel grave peso, che ci mette in fondo?».
Il Colonnello Baré riprese le parole, e con un bellissimo porgere per soldato, disse:
«Stabiliti dalle vostre cure! No; l'oppression vostra gli fece in America stabilire. E' fuggivano la vostra tirannide, e cercarono asilo in una incolta ed inospital terra, dove esposero sè stessi a tutti quei disagi, ai quali può l'umana natura andar soggetta; e fra gli altri alla crudeltà di un nemico barbaro e selvaggio, il più astuto, e, sto per dire, il più terribil popolo che viva quaggiù; e di più spinti dai principj della vera libertà inglese quelli incontrarono e sopportarono con ilare e forte animo, pareggiandogli con quelli, i quali da parte di coloro, che avrebbero loro amici dovuti essere, ebbero nella patria terra a sopportare. Nutriti ed allevati dalla vostra amorevolezza! E' crebbero per la trascuraggin vostra. Tostochè avete fatto avviso di pigliare cura di loro, ciò avete eseguito con mandar là uomini per governargli in questa parte ed in quella, i quali forse erano i deputati dei deputati di alcuni membri di questa Camera, inviati colà per sopravvedere le libertà loro, per far le spie, per rapportar male le azioni loro, per mettergli in preda; uomini, la cui condotta ha fatto in molte occorrenze agghiacciar il sangue nelle vene a que' figliuoli della libertà; uomini promossi ai più alti seggi della giustizia, alcuni dei quali, e questo so, avrebbero creduto di aver la buona ventura, se, ad una lontana contrada fuggendo, evitato avessero di esser essi medesimi, nella propria, avanti la Corte di giustizia tradotti. Protetti dalle vostre armi! Hanno eglino nobilmente pigliate le armi in vostra difesa, ed in mezzo alla costante e laboriosa industria loro il valore loro mostrato per la difesa di una contrada, le cui frontiere erano intrise di sangue, mentrechè le parti interne sue a vostro prò i piccoli risparmj, i frutti della onesta masserizia loro versavano ed offerivano. E crediate a me, sovvengavi, che vel dissi questo dì, che quel medesimo amore di libertà, il quale dapprima spinse ed animò questo popolo, questo stesso lo accompagnerà ancora. Ma la prudenza mi vieta di dir più oltre. Dio il sa, e certo sono, che io non parlo ora col calore delle parti; quello che dico, sì, lo dico, perchè tali sono i sentimenti del mio cuore. Quantunque la generale scienza e la esperienza del rispettabil corpo di questa Camera avanzi d'assai la mia, tuttavia ciò contendo, ed affermo, avendo molte cose vedute, e lungamente conversato in quella contrada, di saperne più, intorno all'America, che voi non ne sapete. Quel popolo è invero altrettanto leale, quanto gli altri sudditi qualsivogliano, che il Re si abbia; ma egli è un popolo geloso delle sue libertà, e che le vendicherà, se elleno saranno un dì violate. Ma il soggetto è troppo tenero; non ne vuò dir più oltre».
Queste cose disse il Colonnello improvvisamente, e con tanta fermezza, che tutta la Camera ne restò maravigliata, e tutti intentamente lo guardavano senza proferire una parola.
Ma i ministri se l'erano recata a gara; ed il Parlamento non poteva udire più ingrato suono di quello, che alcuno negasse l'autorità sua d'impor tasse in America. Così in favore della provvisione si riunirono, in molti l'opinione della sua convenienza ed utilità; in altri i bocconi ministeriali; in molti, e forse ne' più, la gelosia della propria autorità recata in contesa, dimodochè, quando fu posto il partito, a' giorni sette del mese di febbrajo dell'anno 1765, i no non poterono arrivare oltre i cinquanta; ed i sì furono dugencinquanta; e perciò fu vinta la provvisione, la quale fu con grandissimo favore approvata dalla Camera Alta addì otto marzo susseguente, e dal Re addì 22 del medesimo[2].
Questo è stato quel famoso andirivieno trovato dai più sottili e più fini cervelli inglesi, del quale non saprei dire, se sia stata maggiore la sofisticheria, o l'intempestività. Certo è, che da questo ebbero origine in America tutti que' garbuglj e rimescolamenti, i quali proruppero prima in manifesta guerra civile, poscia n'arse l'Europa tutta di guerra, e finalmente ne nacque una totale disgiunzione di una parte nobilissima dell'Impero britannico dalla sua metropoli. Dal quale rivolgimento, se non furono diminuiti la gloria e lo splendore delle armi d'Inghilterra pel valore ed ardire mostrati in tutti gli accidenti della guerra da' suoi soldati, certo ne furono scemate la potenza e l'autorità sue presso tutte le nazioni del mondo.
La notte, che fu vinta la provvisione, il dottor Franklin, il quale si trovava allora in Londra, scrisse a messer Carlo Thompson, quegli, che fu poi segretario del Congresso: il sole della libertà essere tramontato; dover gli americani accendere i lumi dell'industria e della masserizia. Al quale, messer Carlo rispose: apprendere, che ben altri lumi, che quelli, avessero ad accendersi; e così ei predisse le turbazioni, che dovevano seguire.
FINE DEL LIBRO PRIMO