ANNOTAZIONI AL CANTO PRIMO

Stanza 1.

Se non credessi offender gli scrittori che han rotto con lo scrivere ogni sbarra, e son fatti del mondo inondatori, io canterei di Marfisa bizzarra…

Ardeva, nel tempo in cui l'autore si pose a scrivere il poema della Marfisa, una controversia lepidamente satirica tra gli accademici denominati «granelleschi» esistenti in Venezia, gran difensori della lingua litterale italiana e della colta poesia di vario genere, e gli scrittori che le sfiguravano e guastavano colle opere loro, d'un libero e goffo mescuglio di esteri linguaggi, di maniere e frasi grossolane, di ampollositá snaturate, di corrotti vernacoli.

Uno scopo, tra i molti altri dell'autore della Marfisa, accademico granellesco sotto il nome del «Solitario», fu di prendere di mira i cattivi scrittori che in quella stagione in Venezia sviavano le menti dalla coltura, e particolarmente il Goldoni ed il Chiari, scrittori di commedie, di romanzi, di prose e di poetiche composizioni in ogni genere e metro infelicissime. Si troveranno nel poema della Marfisa buon numero di squarci di censura e dileggio diretti a' cattivi scrittori del tempo in cui fu composto, né si nega che, nel mezzo agl'infiniti caratteri presi in generale, che campeggiano nel poema, sotto i due nomi de' paladini Marco e Matteo dal Pian di San Michele sono figurati particolarmente il Chiari e il Goldoni, i due maggiori e piú arrabbiati nimici degli accademici granelleschi accennati.

Stanza 2.

…e farò come il Cordellina e Svario, c'hanno l'interruttore dietrovia al loro arringo che grida il contrario…

Nel fòro veneto, alle dispute delle cause degli avvocati, v'è un avvocato che interrompe a diritto ed a torto con voce tuonante quell'avvocato ch'è l'ultimo ad arringare nella causa, e vien data poca retta da quello che arringa all'interruttore.

Cordellina e Svario furono due de' piú celebri avvocati del fòro veneto.

Stanza 5.

Di Marfisa bizzarra cantar voglio. Cantolla un altro, e non ebbe concetto… onde rimase con Paris e Vienna ad aspettar qualche moderna penna.

Un certo Dragontino da Fano scrisse un poema nel Cinquecento, intitolato La Marfisa bizzarra, seguendo le fantasie romanzesche del Boiardo e dell'Ariosto meschinamente.

Quel cattivo poema ebbe il destino ch'ebbero i triviali poemi di Paris e Vienna, del Buovo d'Antona e di parecchi altri cosí fatti, comperati soltanto dal basso popolo.

Stanza 6.

Voi, che non isdegnate i versi miei e de' nostri buon padri avete stima…

Intendasi gli accademici granelleschi e tutti coloro che apprezzavano la puritá e l'indole della nostra lingua litterale, della colta poesia italiana in tutti i generi, ed erano fedeli agli antichi celeberrimi nostri conformatori e fondatori di quelle.

Stanza 14.

I romanzieri dall'eroiche imprese, dalle battaglie e da' sublimi amori piú non si nominavan nel paese, perché i moderni eran usciti fuori…

E sino a tutta la stanza 16 è satira dileggiatrice sul profluvio de' romanzi pubblicati dall'abate Chiari, ed è pittura satirica sopra alcune commedie del Goldoni.

Stanza 17.

Altri scrittor piú dotti e disonesti per i lor fini, a tal cominciamento, stampavan libri sottili e infernali dipingendo i mal beni ed i ben mali.

Cioè i sofisti perniziosi del secolo, i quali col pretesto d'illuminare il genere umano rovesciarono infiniti cervelli per universale sciagura e trambusto.

Stanza 48.

Talor soletto andava passeggiando lá dove son le dinunzie secrete…

Si chiamavano in Venezia «denunzie secrete» alcune teste spaventose di marmo, fitte nelle muraglie de' magistrati, le quali teste o mascheroni avevano una gran bocca aperta, in cui i delatori, che volevano star celati, scagliavano le querele scritte in una cartuccia contro coloro che volevano accusare ed esporre a' processi d'inquisizione.

Stanza 53.

…fatto vecchio servente a Galerana…

Galerana, secondo gli antichi romanzi, fu imperatrice e moglie di Carlo Magno. Il titolo di «servente» è abbastanza in costume a' giorni nostri per intendere qual sia l'uffizio di quello.

Stanza 55.

Marco e Matteo del Pian di San Michele…

Si è detto che sotto le persone de' due paladini antichi Marco e
Matteo dal Pian di San Michele sono figurati i due poeti Chiari e
Goldoni.

Stanza 61.

Ma Dodon dalla mazza, paladino…

Non si cela che sotto il nome del paladino Dodon dalla mazza è figurato l'autore del poema della Marfisa; il quale, unito agli accademici granelleschi di lui soci, fu il martirio maggiore de' due suaccennati poeti.