ANNOTAZIONI AL CANTO QUINTO
Stanza 2.
Non sempre e in ogni loco curiosa soffro la gente molto volentieri, e, verbigrazia, a un'opera fecciosa che corra e spenda e gridi e si disperi. Questa curiositade è perniziosa, io dico, e di cervei troppo leggeri…
Allude al fanatismo risvegliato in Venezia dalle opere sceniche dell'abate Chiari e del Goldoni.
Quel fanatismo aveva divisa la intera popolazione in due partiti infuocati. Le chiavi de' palchetti de' teatri si vendevano un occhio. I contrasti d'opinione de' due partiti assordavano e cagionavano delle dissensioni fino nelle famiglie tra padri e figli, fratelli e sorelle.
Stanza 44.
e ciocche di cristallo risplendente, non dico del Briati, che non c'era…
Giuseppe Briati muranese fu benemerito inventore privilegiato in Venezia della pasta del terso cristallo, e particolarmente di ciocche magnifiche da illuminare le sale de' gran signori, i teatri e le vie in occasione di solennitá.
Stanza 46.
che pareva quel giorno il bucentoro…
Il bucentoro era un naviglio ricchissimo, tutto intagli e dorature, d'un costo sommo, in cui il doge di Venezia nel giorno dell'Ascensione veniva condotto al porto di mare detto del Lido, con un sèguito di galere e gran numero di barche; laddove giunto, per segno di antico dominio del mare Adriatico, sposava, con un anello gettato nell'onde, codesto mare.
Stanza 114.
Marco dal pian di San Michel, poeta…
Cioè l'abate Chiari, di cui l'autore della Marfisa dá un'idea del carattere in quell'ottava e nella seguente.
Stanza 113.
Anche Matteo, poeta suo nimico…
Il Goldoni ed il Chiari erano in quel tempo rivali e nimicissimi. Si censuravano ferocemente nelle opere loro. In quell'ottava l'autore della Marfisa fa una pittura del carattere del Goldoni, gran coltivatore d'un grosso partito agli scritti suoi con una umiliazione e un'adulazione niente poetica.
Stanza 117.
Dodone dalla mazza, detto «il santo», era venuto, e guardava ogni cosa stando a un tavolier solo da un canto, facendo vista di fiutar la rosa.
L'autore della Marfisa, figurato nel paladino Dodone, si spassava continuamente a far l'osservatore e l'anatomista sui caratteri, sul pensare e sul raziocinare dell'umanitá, come si può rilevare dal suo poema e da tutti gli scritti suoi.
Il giuoco dell'«undici», descritto nell'ottava soprapposta, è giuoco cappuccinesco e da solitario, che cerca un passatempo in una combinazione semplice di numeri da sé solo in disparte, per non impegnarsi in partite di giuochi di carte d'applicazione, da lui abborrite, e per star separato da una societá romorosa.