ANNOTAZIONI AL CANTO SESTO
Stanza 32.
Pareva scritta dal fine al principio, siccome l'orazion di sant'Alipio.
L'«orazione di sant'Alipio» è una di quelle poesie di versi trivialissimi, che i pitocchi e i ciechi cantavano per le strade e sotto alle finestre delle case, accompagnando il canto loro con un chitarrone, per trarre qualche elemosina.
Stanza 33.
E cominciava: «O vergin, vergin bella, estro e natura canora e sonora». Marco poeta a rider si smascella, e critica ogni detto che vien fuora…
Si è detta la rivalitá che correva allora tra il Chiari e il Goldoni.
I due primi versi dell'ottava 33 contengono in caricatura lo stile del
Goldoni, qualora voleva impacciarsi a comporre de' versi sostenuti.
Stanza 35.
Dodone alcuni versi avea finiti pel maritaggio, e pronti per le stampe, che correggean que' vati fuorusciti. I parigin non voglion che gli stampe, e vanno minacciando i revisori ché, caschi il ciel, non gli lascino ir fuori…
Alludesi a' due partiti infiammati divisi de' partigiani del Chiari e del Goldoni. I garbugli, i sottomani, gli occulti uffici, che facevano quei due partiti onde non fossero licenziate per le stampe le composizioni dell'autore della Marfisa, facetamente derisorie le poesie del Chiari e del Goldoni, erano instancabili e furenti.