XXIX.
Mentre Riccardo I edificava sul Monte San Michele, i Visigoti della Gallia Gotica non aveano perduto il godimento, pattuito nel 759 col Re Pipino, del Fuero-Juezo, nè l'esercizio dell'antica loro Architettura Gotica. Nelle loro contrade s'erano stabiliti non pochi Franchi, viventi a Legge Salica; ed i Romani del decimo secolo erano da lunga stagione rientrati nel possesso del Breviario Alariciano, abolito nel settimo da Cindasvindo in Ispagna; del quale riacquisto sopravanzano luminose memorie ne' Placiti e nelle donazioni del 918, 935, 942, 949[140]. Ecco tre Leggi diverse nella Gallia Gotica: nondimeno presso que' Romani e presso quei Visigoti s'insinuava sempre un qualche uso de' Franchi dominatori; e non di rado nelle due lingue, Ulfilana e Latina, si faceva un qualche innesto d'alquante Germaniche voci. Già negl'Istromenti Visigotici del decimo secolo si vede introdotto il costume dei Feudi: ma il vocabolo Allodio, della Legge Salica di Clodoveo, divenne frequentissimo fra' Visigoti, sebbene se ne fosse voltato il senso a dinotar le possessioni libere di qualunque dritto feudale.
L'essersi cominciati gli ordinamenti de' Feudi a propagare più o meno rapidamente fra' Visigoti non tolse a costoro il lustro della loro schiatta, ed essi conservarono la più gran parte delle ricchezze, mercè le quali si facevano tuttodì a fabbricar volentieri un numero, che talvolta sembra favoloso, di Monasteri e di Chiese. Le donne Visigote andarono innanzi ad ogni altro in questo arringo d'Architettura Sacra; le donne, a cui erasi propizio il Fuero-Juezo; e massimamente in una Legge del Re Cindasvindo[141]. Niuno impaccio ad esse recavano il Mundio perpetuo, de' Longobardi, nè il Reippus[142] stabilito contro le vedove da Clodoveo, e rinfrescato dopo tre secoli da Carlomagno nella Legge Salica[143].
E però due donne illustri, senza il consentimento d'alcun tutore o Mundualdo, fecero una larga distribuzione de' loro Allodj e de' loro servi a pro di molti Monasteri e di non pochi Laici. Nel 26 Febbraio 960 la Contessa Berta, moglie del Marchese di Gozia, Raimondo I, conferì, senza interrogarlo, una gran copia di Allodj e di servi al Monastero di Monte Maggiore, nuovamente fondato vicino ad Arles in Provenza. Disse voler donare tutto ciò che per le Leggi erale toccato in sorte nel Regno di Gozia (in Regno Gociae[144]) sul retaggio di suo zio Ugo di Provenza, il quale dianzi era stato Re d'Italia. In pari modo, nel 977[145] e nel 990[146], Adelaide, Viscontessa di Narbona, scrisse due testamenti, profondendo i suoi doni alla sua famiglia ed a' suoi amici. Non meno generosa mostrossi verso i Monasteri; fra' quali non dimenticò l'Anianense di San Piero in Cauna, e quello proprio di Aniana.
Poco appresso, nel 1002, celebrassi un Placito insigne, ove Gausfrido, Abate di Santo Ilario di Carcassona, vinse una lite contro Arnaldo, Visconte di quella città, coll'allegare in suo favore la Prima Legge del Libro Quinto delle Visigotiche, ossia del Fuero-juezo[147]. Nella stessa guisa, essendo già innoltrato l'undecimo secolo, Adelaide, figliuola di Pietro Raimondo, Conte di Carcassona, rinunciò ad ogni suo dritto su' Feudi e sugli Allodj di quella Contea (Feva et Alode) in favore del Conte di Barcellona, senza l'intervento d'alcuno, e sol per effetto, com'ella disse fin dal principio, delle facoltà concedutele dalla Legge Sesta, Titolo Secondo, Libro Quinto della Lex Gothorum. L'istromento si scrisse in Agosto 1070[148]: testimonio certissimo della vita nazionale de' Visigoti fino a tutto quel secolo nella Gallia Gotica: ma ben presto in quella medesima Provincia ed in tutto il resto delle Gallie, verso i principj del duodecimo, l'intelletto Latino trionfò, cacciando in fondo sì le Leggi del Visigotico Fuero-Juczo e sì le Saliche de' Franchi, non che degli altri popoli Barbari. Con queste disparvero tutti gl'istituti Germanici del guidrigildo, e cessò la lunga onta della stirpe Romana, la cui vita si tassava da Clodoveo e da Carlomagno una metà meno della vita d'un Franco.
Diasi ora uno sguardo indietro, e si vegga quel che nel nono secolo fecero i Visigoti Spagnuoli del Regno d'Oviedo, i quali viveano parimente col Fuero-Juczo. Don Ramiro, succeduto al Re Alfonso il Casto, avea nell'846 vinto i Mori, che ardirono chiedergli la rinnovazione dell'annuo tributo di cento donzelle Cristiane; e tosto con le spoglie tolte a' nemici fabbricò nelle vicinanze d'Oviedo un Tempio alla Vergine Maria, il quale sussistea tuttora nell'età del Mariana. Ma poco elegante sembrò allo Storico illustre quell'opera, essendosi veduto quanto egli avesse in dispetto le fabbriche d'Architettura Gotica; uso ad ammirar solamente l'arti de' Greci e de' Romani: »EXTAT, egli dicea, structurae genere ac totius operis IN PAUCIS ELEGANTISSIMA[149]». Nè belle sarebbero parute al Mariana, se si fossero, come questa, conservate fino a' suoi dì le primitive fabbriche di Compostella e l'altre de' Re Visigoti d'Oviedo; cioè, da Don Ramiro fino ad Ordogno II. Costui prese nel 918 il suo regio titolo dalla città di Leone, dopo averne scacciati gli Arabi. Cessò allora la gloria di Oviedo, e le Chiese d'Alfonso il Casto andarono a male, del che si doleva fortemente lo stesso Mariana[150].