XXXI.

Gli stessi spiriti, che nell'undecimo secolo agitavano la gente dominatrice di Normandia, moveano, sì come ho già esposto, il petto de' Visigoti nella Gallia Gotica. Fulcrado, Vescovo della Visigotica città di Lodeve, uomo nobilissimo, avea due sorelle, che nel 975 donarono a Ricuino, Vescovo Magalonese[156], un oscuro podere o villaggio, chiamato Monpellieri, nel territorio di quella Magalona, che fu disfatta da Carlo Martello. Dal 737 in qua i Vescovi Magalonesi risedettero nel territorio della caduta città, e propriamente nel prossimo Substanzione o Melgueli; Castello, che ebbe i suoi Conti particolari, ma Franchi, e viventi a Legge Salica. Tale dicea d'essere il Conte Bernando (II) in una donazione del Novembre 985[157]: ma Ponzio, suo discendente, che nel 1109 divenne Abate di Cluny (alcuni lo dicono morto nella Napolitana Badia Cavense), affermava nelle sue Lettere[158] di essere uscito dal sangue di Vitizza, ovvero di San Benedetto Anianense, de' Conti di Magalona: parentela, che doveva essere vera per parte solo di donne, sì come argomenta lo Storico della Linguadocca[159].

In Substanzione adunque si trovava Ricuino quando fugli donato Monpellieri, che poi dovea divenire una cotanto famosa città. E la diè in feudo a Guidone o piuttosto a Guglielmo, che fu il Primo degli otto Guglielmi, Signori di Monpellieri[160]. Arnaldo, Successor di Ricuino, volle tornar nel 1037 a Magalona, e fe' sorgere intorno ad essa una città novella, ch'e' cinse con Muro e con Torri[161]. Edificò in oltre in Monpellieri la Chiesa di Santa Maria, per la quale generaronsi tosto aspre controversie tra' Vescovi Magalonesi ed i recenti Signori del nuovo feudo, che poco appresso al 1037 fu circondato eziandio d'un Muro e d'un Fosso. A troncar sì fatte liti, nella Primavera del 1090, rivolsero anche, fra l'altre cure, il pensiero i Padri del Settimo Concilio di Tolosa. I lor desiderj ebber l'effetto: e nel Decembre dello stesso anno 1090 si conchiusero, non ponendo in obblio le Mura ed il Fosso[162], gli accordi fra il Vescovo di Magalona e Guglielmo IV, Signore di Monpellieri. Otto fra' Vescovi, di quel Concilio, nelle lor sottoscrizioni presso il Martène[163], dichiararono d'appartenere le loro Sedi alla Gallia Gotica: Dalmazio, Metropolitano di Narbona con sette suoi Suffraganei; Matfredo di Béziers; Goffredo di Magalona; Pietro di Nimes; Pietro di Carcassona; Bernardo di Lodeve; Guglielmo d'Albi e Berengario d'Agde. Quest'erano le otto Diocesi, questi nel 1090 i confini della Gallia Gotica, sì tenera del suo Fuero-Juczo e della sua Liturgia Gotica, sotto l'ombra dell'Accomandigia co' Re Franchi.

Pur chi l'avrebbe allora temuto? Questa Liturgia, compagna necessaria dell'Architettura Gotica, fu sommersa quasi nell'anno seguente all'additato Concilio di Tolosa. I Visigoti d'Oviedo, i quali avean posta la regale stanza in Leone, conquistarono Toledo su gli Arabi: Toledo invano vagheggiata da' Cristiani per tre secoli. Alfonso VI se ne impadronì, marito della Francese Costanza di Borgogna; secondo i desiderj della quale fu salutato Arcivescovo di Toledo un Francese per nome Bernardo, mentre in Roma sedeva il Pontefice Francese Urbano II. Bernardo dunque, il nuovo Arcivescovo, intimò un Concilio in Leone, dove sopraggiunse un Legato di quel Papa, e decretossi, che s'abolissero le lettere dell'Alfabeto Visigotico, cioè dell'Ulfilano, per sostituirvi le Latine. Inanimito Bernardo prese a far guerra contro la Liturgia Gotica, e gli venne fatto di sopprimerla in pro della Romana: il che non avvenne senza gravi difficoltà; nè avvenne in tutt'i luoghi di Spagna, restituiti alla dominazione Cristiana. L'assenso d'Urbano II ed il favore della Regina Costanza procacciarono un grande incremento alla Liturgia Romana, la quale vinse alla fine in Ispagna: eppure il Cardinal Ximenes, a capo di molti secoli, dispose, che vi fosse nella Cattedrale di Toledo una Cappella, in cui alcuni appositi Sacerdoti dovessero cantar la Messa in certi giorni dell'anno secondo il Messale de' Goti[164]. La Provvidenza di Dio volle, che nell'Europa del Medio-Evo si formasse una compage di popoli, o favellanti o scriventi una medesima lingua. Urbano II ubbidiva senza saperlo ad altri decreti del Signore, i quali aveano posto Roma sopra tutte le genti, dispensando ad esse un comune idioma ed un comune Alfabeto Latino.

Maggior Concilio tennesi da Urbano II nel 1092 in Clermonte. Vi si predicò la doppia Crociata; l'una contro gli Arabi di Spagna, l'altra contro gli Arabi Oltremarini di Siria e di Palestina. I Cavalieri Cristiani accorsero al santo e nobile invito; alcuni verso l'Oriente, come fece ben presto, nel 1096, Guglielmo IV di Monpellieri; altri alla volta de' Pirenei, sì che in poco d'ora negli ultimi giorni di quel Pontefice cadde Valenza in potestà del Cid, e Gerusalemme nelle mani di Goffredo Buglione. Oggi ascolto, che nuovi Documenti or ora trovati danno del traditore a quel Cid; ciò che a me non importa d'investigare, contentandomi di sapere, che i Muzarabi ed i discendenti de' Goti di Don Pelagio vinsero nel nome del Cid, e lo celebrarono d'età in età ne' Poemi e nelle Canzoni del Romancero.

Qui torna la solita difficoltà, se la Chiesa di S. Maria, edificata nel 1037 in Monpellieri da un Vescovo Magalonese della Gallia Gotica, prima d'abolirvisi la Liturgia Gotica, fu di stile Romanese o Gotico? E se Gotici furono il Muro ed il Fosso, de' quali già si parla, come d'opere condotte al lor compimento, nella Carta del Decembre 1090, testè ricordata, di Guglielmo IV? A saperne il vero, mi piacque interrogarne due Architetti di Monpellieri, che pubblicarono un buon numero di Documenti, tratti dagli Archivj della lor patria. Sono il Renouvier ed il Ricard, i quali non ha guari scrissero un'Opera col titolo »Degli Artisti Gotici di Monpellieri[165]». Essi vengono dimostrando, ma senza conoscere quella Carta del 1090, che di stile Gotico fu il Muro ed il Fosso, costruiti dopo il 1037 in Monpellieri; che Gotica da' Documenti di quell'Archivio s'impara essere stata in principio l'incamiciatura della nascente città (Chemise Gothique): Gotiche le sue Torri e Torricelle[166]. Con Torri e con Torricelle certamente i Visigoti del 374 aveano alzato il Lungo Muro contro gli Unni di là dal Danubio. E però il Renouvier ed il Ricard, attribuirono il nome non di Romanesi ma di Gotici agli Architetti della loro città, da' quali s'edificarono quel Muro e quel Fosso, tra gli anni 1037 e 1090.

Già nel 1096, quando Guglielmo IV accingevasi al passaggio d'Oltremare, doveva esservi una Consorteria qualunque d'Architetti o di muratori e simili Operai, che cinsero Monpellieri con la Camicia Gotica, poichè questa Consorteria, cento anni dopo si ascolta portar il nome di Comune Chiusura in un Atto, con cui le si promettono assistenza e favore da un altro Guglielmo, Signore della città, nel mese d'Ottobre 1196[167]. Gotici adunque, giova ripeterlo col Renouvier e col Ricard, Gotici furono gli Architetti ed i muratori, che i Vescovi della Visigotica Magalona deputarono a rialzar la loro Sede primiera, ed a fabbricar Santa Maria di Monpellieri: Gotici, non Romanesi, gli altri Operai, che circondarono Monpellieri d'un Muro Gotico. Io non ignoro, che molte Chiese fabbricaronsi nell'undecimo secolo in Ispagna, nella Gallia Gotica e nella Normandia, secondo lo stile Romanese. Ma come si può negare in quel secolo all'Architettura, buona o malvagia, che i Visigoti aveano recato dal Danubio nell'Europa Occidentale, come si può negarle il nome di Gotica?