VIII.
Que' sguaiati discorsi al cuore dell'infelice furono coltellate. A che tornare in un paese dove non avrebbe più trovato la sua povera madre? Tutto il desiderio che lo aveva fino allora infiammato gli si cangiò in ritrosia insuperabile. Meglio, pensava, non sentir più mai nominare nè la sua casa nè la sciagurata creatura che ne lo aveva cacciato, nè lei perduta per sempre, e che un amaro rimorso gli rappresentava come vittima ch'egli stesso aveva immolata. Nel dimani peraltro, benchè desolato e coll'anima piena di pianti, quasi per istinto e' si trovò avviato verso la patria. Per la stessa strada, accompagnando il carro con la macina comperata, veniva anche il mugnaio di Cividale. Fu di tal maniera che gli si offrì l'occasione di accettare servigio in quel molino. Così senza ch'ei lo sapesse, anzi quasi suo malgrado, il caso lo avvicinò alla fanciulla, come se l'amore dei loro cuori fosse stato una potente calamita la cui forza attraente non avevano potuto distruggere nè il tempo nè le tante sventure. Senza metterci tempo in mezzo, in luogo di tornare a casa, in compagnia del mugnaio egli era venuto in quella stessa sera a Cividale, ed aveva cominciato subito a disimpegnare le diverse faccende del suo nuovo mestiere. Lavorava indefesso procurando così di attutire le dolorose memorie del passato. A giorni peraltro esse tornavano, e allora il pensiero gli vagava lontano a figurargli la perduta fanciulla in mezzo allo strepito e alla folla di qualcuna delle tante città che aveva veduto. Non immaginava ch'ella potesse pregar nella solitudine in cima al dirupo che gli stava sospeso sul capo! Passarono così alcuni anni, nei quali, mercè la sua molta attività ed alcuni fortunati eventi ch'ei seppe volgere a proprio vantaggio, gli riuscì di stabilmente associarsi al proprietario dell'edifizio, di modo che la sua sorte poteva dirsi dal lato materiale onestamente fissata; quando avvenne la sciagura che abbiamo descritta. Avvezzo nelle piene del torrente a trovarsi nel molino, subito che l'acqua minacciava il pian terreno, era suo costume trasportare sui granai le farine e quanto credevano potesse andar soggetto a guasti; poi a misura che la fiumana s'alzava salivano a' piani superiori, e passata la burrasca tornavano tutti come prima al lavoro. Ma questa volta un macigno staccatosi dall'alto e venuto a percuotere nella cantonata dell'edifizio aveva aperto una breccia che produsse il disastro. I compagni s'erano tutti salvati a tempo; egli solo rimasto ultimo trovossi prigioniero delle acque; e se l'inopinato soccorso venutogli dal convento valse a scamparlo da una morte che oramai pareva indubitata, colla distruzione del molino perdeva ogni sua fortuna e tornava nella misera condizione di prima, cioè colle sole braccia, tanto più che gli scarsi mezzi del mugnaio con cui era entrato in società non avrebbero permesso la rifabbrica. Erano questi pensieri che gli facevano guerra, quando il meraviglioso ritrovo della fanciulla e quella per lui insperata manifestazione d'amore unita alle dolci parole di suor Maria Eletta tornarono a suscitargli nell'anima in tutta la sua forza il sogno di felicità de' suoi giovani anni.
La Tina nella beatitudine del rivederlo si lasciava andare a tanta ingenua espansione che il giovane alla perfine le aprì con confidenza tutte queste sue angustie; la monaca in mezzo ai due faceva carezze alla fanciulla e la guardava commossa come se si avesse trattato di affetto tutto suo, poi col fare mansueto e coi miti propositi si studiava di richiamare la speranza nell'animo travagliato di lui e di appianargli le tante difficoltà ch'egli andava mettendo innanzi; ma più spesso, sollevati gli occhi al cielo, ascoltava meditabonda i loro discorsi e pareva che aspettasse di lassù una inspirazione che valesse al vero bene di quelle due povere creature ch'ella già amava con viscere di madre. Ma nel mentre queste tre anime amorose s'andavano così tra loro confortando, nell'interno del convento succedeva una tutt'altra scena ed inspirata da ben diversi sentimenti. Le monache, che la Badessa aveva mandate in coro, dopo un'assai breve orazione fatta per obbedienza, posato uno dei loro lumicini sul sarcofago della principessa longobarda, si riunirono tutte tre sullo stesso banco e davano sfogo all'esuberanza del loro zelo con una miriade d'osservazioni intorno al caso accaduto. Ed avevano un non so che di sinistro quelle teste velate che confabulavano sotto voce lì in quell'angolo nell'ombra fantastica progettata dagli emblemi della morte, mentre al di fuori fremeva iracondo il Nadisone. Appena poi s'accorsero che cominciavano ad uscire dall'orticello, corsero curiose incontro per sapere della fine. Se avevano già prima ardito censurare la condotta della Badessa, ora che udirono narrare dello scandolo della Tina non ebbero più ritegno. Vi fu chi propose di convocare sull'istante il capitolo e obbligar la Badessa a render conto dell'infranta clausura. Suonarono infatti la campana, e le più autorevoli andate ad assidersi sui loro scanni aspettavano accigliate. Quella campana suonata così nel cuor della notte, finì di mettere in iscompiglio il convento. Dalle celle, dove alcune si erano ritirate, dall'orticello, dove altre erano rimaste, lungo i porticati, giù pei dormitòri, tutte accorsero obbedienti al segno convenuto, e nell'incontrarsi s'interrogavano a guisa di formiche quando s'ammusano. Così indettate, al comparire della Badessa una delle anziane a nome delle consorelle fece la mozione. La buona vecchia rispose poche precise parole: doversi ringraziare il Signore che loro aveva concesso di salvare la vita a quell'infelice: se rotta la clausura, ella sola come Badessa trovarsi responsabile: in quanto alla Tina, non aveva voti di sorte; peraltro avrebb'ella pensato a custodirla: andava intanto ad aprir la porta al giovane. — E senz'altri rispetti sciolse il capitolo, lieta in suo cuore che l'imbroglio fosse avvenuto a guerra finita. Ma nel mentre con passo concitato attraversava la corte per recarsi dal giovane e vedere se fosse in istato di finalmente andarsene, in fra sè stessa non poteva astenersi dal riflettere: Che faccenda vuol essere cotesta? Pare che la Eletta sia affatto cieca! E quest'altre poi vogliono vedere più di me che sono la Badessa. Eh! saprò metterci riparo senza dei loro capitoli. Pettegole! a mezzanotte convocare il capitolo... Pur troppo ci vedo anch'io; non l'hanno tutto il torto, perchè il contegno di quella ragazza è stato uno sproposito... Saranno conoscenti, saranno amici.... ma se anche fosse un fratello c'era proprio da scandolezzarsi. Modi riprovevoli, sentimenti profani; mondana fin nelle midolla.... e volevano farmi credere che desiderasse il velo? Bella vocazione! Basta, dimani parlerò col confessore, e se sarà correggibile.... Intanto sbrighiamoci del giovane e mandiamolo pe' fatti suoi. Questo giovane è proprio stato una tentazione del demonio.... Peraltro sono così contenta d'averlo salvato che tornerei sempre a fare lo stesso, oh sì! dovessero dimettermi di Badessa issofatto! Caspita, si trattava della vita d'un uomo! — Ma quando fu sulla porta della cucina, dove suor Maria Eletta aveva fatto entrare l'Armellino, e la Tina ad asciugargli le vesti fradice gli aveva acceso un buon fuoco, e li vide ch'erano tutti tre in dolci confabulazioni, e la monaca gestiva animata come se avesse esposto qualche progetto a cui i giovani prestavano la massima attenzione, e ora commossi fino alle lagrime ringraziavano, ora raggianti di gioia assumevano un'espressione di felicità ch'ella non aveva immaginato, se non sulla faccia dei beati che stanno in paradiso, sentì che tutti i suoi severi propositi le si sfumavano e veniva col cuore e colle braccia aperte — a mettersi anch'ella in compagnia. Suor Maria Eletta le corse incontro.
— Abbiamo combinato tutto, le disse; il molino si rifabbricherà, egli sposerà la Tina, lavoreranno insieme, in pochi anni potranno restituire ai poveri il capitale.... Oh Madre mia, come è buono il Signore! Un tale orribile disastro! e' c'era il dito della sua provvidenza che voleva ravvicinare queste creature! Poverini! e pensare ch'essi si amavano con tutta l'anima e nol sapevano.... ma ora ogni cosa è chiarita, nè ci sono più malintesi. — La Badessa fece una carezza alla Tina quasi per rappattumarsi dell'averla in cor suo così facilmente condannata, e guardando sottecchi il mugnaio mormorò a mezza voce:
— Ma colle monache come faremo? Si sono formalizzate, capite?
— Le non sapevano ch'era il suo fidanzato, rispose Maria Eletta. Ora, voi potete far aprire la porta e il giovane va via subito.
— Oh sì, galantuomo! Cotesto è il meglio. Perchè, alla fin dei conti siamo in convento, e certi contatti... Dio lo sa, se sono lieta d'aver potuto salvarvi! ma se questa fraschetta non vi rivedeva si sarebbe fatta monaca, e invece, ecco, in un attimo volta bandiera e addio che ci siamo visti! A rubarla al Signore ha bastato il vostro alito, giovinotto! —
— Ma ella sarà una buona cristiana allo stesso, e crescerà la sua prole nel santo timore di Dio. Oh, il mondo ha bisogno di brave donne, e nei giorni che rimarrà ancora qui con noi, vogliamo istruirci, pregare e prepararci a cotesto, non è vero, Tina?
— Ahi! sospirò la Badessa, preveggo persecuzioni, e come difenderla?
— La darete a me, la custodirò nella mia camera. È convenuto, Madre mia, la non può uscire, finchè il giovane non abbia fatto fare le gride e allestito ogni cosa per le nozze. Allora viene a levarla....
— Meglio, figliuolo, che mandiate una qualche buona comare del vostro villaggio, e noi intanto le prepareremo un po' di mobile.
— Io ti darò le carte, continuò Maria Eletta, e anderete insieme a Pordenone dalla persona che ti dicevo e che troverai indicata.
— Siamo dunque intesi, conchiuse la Badessa. E guardò con compiacenza l'affettuoso addio che i due giovani si davano; indi rimessa nella gravità del suo grado, stese loro la mano ch'essi baciarono colla più viva riconoscenza. Partito il mugnaio si ritirarono nelle loro celle, e la buona vecchia prima di coricarsi s'inginocchiò a' piedi del Crocifisso, e lo ringraziò della misericordia che le aveva usata, e pregò per la felicità di quelle due creature, e, così come aveva detto Maria Eletta, che fossero cristiani e che vivessero insieme nel santo timore di Dio.