DELLA SICILIA.

22 gennajo.

No, la felice innovazione delle sorti d'Italia non debbe così a un tratto cangiar natura per la cieca pertinacia d'alcuno e l'ira impaziente di molti.

Nè il sangue di nostre vene dee piovere in guerra fraterna o sotto il ferro del manigoldo, ma bensì serbarsi per causa infinitamente migliore, e spargersi tra le armi nemiche in guerra giustissima, anzi nella sola accettevole a Dio, e in cui quel sangue laverà l'anime nostre quasi un nuovo battesimo.

No, non è lecito ai buoni di starsi con le mani a cintola, in faccia al nascente incendio dell'Italia meridionale. E noi invitiamo tutti i buoni a pensare con zelo, e di stretto accordo, gli spedienti e i ripari migliori e più praticabili: l'amor santo di patria e di libertà vera, e la necessità di salvare il quieto e progressivo risorgimento italiano, assottigli l'ingegno così de' privati come de' principi, e li ajuti a rinvenire ed usare tutte le facoltà e i mezzi morali conducenti a spegnere colaggiù le sollevazioni violente, abolire le condanne e i supplizj, fondare e mallevare le progressive riforme. E perchè l'opinione pubblica cresce ogni giorno di autorità e di efficienza, ed ora ha modo in Italia di farsi conoscere quale e quanta è, giova significare in guisa aperta e solenne il nostro cordoglio ed il biasimo nostro a tutti coloro d'ambe le parti, che vogliono sommerger nel sangue la speranza e la fede di una trasformazione ordinata e conciliativa. Siamo certi che nè le distanze nè l'armi nè le polizie nè il terrore impediranno alla voce di migliaja di buoni Italiani il farsi intendere in mezzo de' combattenti. Ma la voce senza misura più potente, efficace e penetrativa di tutte, debb'essere quella del Sommo Padre e Gerarca. Non ha egli nelle Due Sicilie come nell'orbe intero cattolico la sua sacra milizia, i suoi ministri e ufficiali? E che non potrà la falange de' vescovi e de' sacerdoti inviata da lui, con alto ed espresso comando, a spartire la mischia e riconciliare insieme i popoli e il re, non a nome del dispotismo ma della ragionevole libertà, non col diritto del forte ma con quello della civiltà progredita e delle pubbliche guarentigie?

Noi per questo intento pigliamo arbitrio di trascrivere qui il Memoriale che addirizziamo con debito ossequio al Pontefice, facendo preghiera agli amici nostri, al clero, al popolo ligure e piemontese, a tutte le genti della Penisola di ripetere questo fatto concordemente e sollecitamente, affine che l'anima di Pio IX si senta nell'ufficio santissimo fortificata dal voto manifesto, ardente e affettuoso, di tutti i suoi figliuoli e compatrioti.