SULLA DISDETTA DELL'ARMISTIZIO.

20 marzo 1849.

L'armistizio è disdetto; la guerra sacra è intimata; e in quest'ora medesima forse in che noi scriviamo, le aure lombarde spirano nuovamente nel vessillo italiano. Il moto primo del cuor nostro si è di ringraziare umilmente il Padre delle nazioni e il Datore eterno di libertà, per avere infuso ne' Subalpini e nel Principe loro tanta magnanimità e fortezza da non dubitare di rompere una seconda volta la guerra, quantunque si vedano pressochè abbandonati dal rimanente d'Italia, e debban riporre migliore speranza nei popoli del Danubio che ne' proprj fratelli. À pure piacciuto al benigno Iddio di non permettere ch'elli si sgagliardissero per divisione e si scompigliassero per furore di partiti e di sètte, e à lor persuaso di non aspettare che germinassero i mali semi di diffidenza e di fanatismo sparsi di soppiatto da mani abilissime a sconciare e disordinare. Stretti, disciplinati e raccolti intorno al lor Principe, ànno, benchè soli, protetto l'Italia e contro gli stranieri e contro le interne follie. Ora, la spada è di nuovo snudata, e in quegli animi generosi non può capire che un sol pensiero: redimer l'Italia e vendicare le sventure di Somma Campagna e di Custoza.

Non che il frasario ampolloso e superlativo delle nostre gazzette, ma neppur lo stile dei sommi scrittori basterebbe, noi crediamo, a descrivere la gioja coraggiosa e terribile che invade in questi giorni il petto d'ogni Lombardo. Troppo ravveduti e corretti alla scuola dell'infortunio, essi più non son per cadere nelle funeste incertezze, nelle superbie municipali, e negli stolti e ingiuriosi sospetti ai quali eziandio tra l'armi e in mezzo alla guerra sconsigliatamente davano luogo. Deh! l'infortunio e l'esperienza corregga noi pure; e finchè, almeno, dura la prova pericolosa e finale contro dell'Austria, torni la misera Italia a quella invidiata concordia e a quella fiamma di fratellanza e d'amore che fece cara e maravigliosa all'intero mondo civile l'aurora del nostro risorgimento. Anche il medio evo conobbe le tregue di Dio: non conoscerem noi per l'Italia una tregua di partiti e di smoderate opinioni? Certo, per nostro avviso, ciò è tanto più doveroso a coloro i quali, la vigilia medesima della guerra, osarono di suscitare in alcune parti della Penisola nuove e feconde cagioni d'odio, di scontentezza e di dissensione.

(Dalla Speranza dell'Epoca.)