La corruzione morale.

Escluso dalle virtù dei liberi, degradato da favori funesti o da cattivi trattamenti, abbrutito da vizi precoci o da fatiche eccessive, lo schiavo era una creatura, in cui di sveglio non albergava che il senso delle più basse passioni animali. L’istinto del furto, l’astuzia, la simulazione, il rancore, la sete di vendetta, l’indifferenza: ecco le sue caratteristiche morali, il cui contagio, come la comedia greca e romana c’informano, iniziava alla degradazione i dominatori[171].

Il bambino, appena nato, in quella prima età, in cui la natura si forma dalle impressioni dell’esterno, era in ispecial modo abbandonato all’impero degli schiavi, ed ei non faceva che saturarsi dei loro istinti malvagi». Giovane, li aveva compagni e strumenti di dissolutezza, consapevoli ed inconsapevoli traviatori della sua coscienza. Tutte «quelle passioni che hanno bisogno di essere contenute dal rispetto altrui, come dalla ragione, perdendo uno dei loro freni, si liberavano facilmente dell’altro, spingendo al male per una china tanto più rapida, quanto più in basso era posta la guida verso il precipizio»[172]. Così nei possessori di schiavi, oltre all’inclinazione alla collera, si sviluppò in ogni tempo quell’altro carattere dell’eccesso del potere di una persona sovra un’altra, ch’è incarnato dalla lussuria.

«La schiavitù», scrive uno dei migliori economisti moderni e dei più acuti studiosi delle caratteristiche della economia antica, «la schiavitù corrompe sopra tutto la moralità dei rapporti sessuali, e quindi la vita familiare, radice di ogni altra vita». «Quella orribile demoralizzazione, la quale ricorre negli scrittori della decadenza, non sarebbe stata possibile senza la schiavitù, cioè senza l’abbassamento di tanti individui umani a strumento di altri....»[173]. La schiavitù da un lato arrestò il processo evolutivo della condizione della donna libera, cui fu preferita la schiava, dall’altro, proprio come avviene nei paesi ottomani, fece l’uomo refrattario alla stima della propria compagna[174], già per atavica tradizione tenuta in molto minor conto di lui, e tutti e due, estranei alla cura della prole, che venne affidata al magistero di pedagoghi e di domestici schiavi, ministri di degradazione fisica e morale.

Ma se «l’intemperanza e la mancanza di freno producono la degradazione in alto», se «l’oppressione e le conseguenze la provocano in basso», «la corruzione per l’intima solidarietà del corpo sociale, dilaga da per tutto,» e l’intera società «si adagia in un parassitismo, che la estenua e dissolve»[175].