VII.

Dicemmo che un secondo provvedimento, caratteristico del governo di Domiziano, fu la istituzione di nuovi concorsi di eloquenza in Roma. Abbiamo visto come su questo campo egli fosse stato preceduto da Nerone, ma la grande reazione politica, seguita alla fine della casa Claudia, aveva interrotto la prosecuzione di quell’istituto[244]. Domiziano torna a provvedervi in modo più serio, più solenne e, forse, anche più fortunato.

Nell’88 di C., egli istituiva il tanto celebrato Agone Capitolino, un nuovo cimento olimpico, come iperbolicamente fu definito dai contemporanei[245], una festa quinquennale in onore di Giove Capitolino, in cui, fra l’altro, furono rinnovati dei concorsi, che si dissero, anche questa volta, musicali, ma che compresero delle gare poetiche ed oratorie[246]. La festa era celebrata con solennità rara e grandiosa, e un’apposita giurìa assegnava i premi ai vincitori, i quali ricevevano dalle mani stesse dell’imperatore il segno della vittoria, una corona di quercia.[247]

Noi non possediamo notizie distinte di ciascuno dei due concorsi oratorii e poetici. Ma, se anche i primi non ebbero, come taluno ha pensato, la lunga vita dei secondi,[248] la gloria, o la solennità, ne fu, finchè esistettero, di poco minore. Del pari che pei concorsi poetici, le previsioni sul loro esito dovettero, ogni volta, essere oggetto delle più appassionate discussioni dei circoli romani. I candidati vi accorrevano numerosi, e il conseguirvi vittoria rimase per parecchio tempo uno degli scopi più alti e più gelosi dei letterati dell’impero.

Ma, insieme con questa gara solenne, in Roma, Domiziano ne istituì una seconda più modesta, in Albano. Richiamò egli quivi un vecchio culto romano a Minerva, protettrice della poesia e della letteratura, dal quale ufficio ella era stata, da circa un secolo, fugata da Apollo[249], e vi istituì un collegio religioso, avente, fra l’altro, l’incarico di organizzare concorsi oratorii, oltre che poetici, da celebrarsi ogni anno, il 19 marzo, in onore della Dea. Anche qui era una giurìa, anche qui erano assegnate, quali premi ai vincitori, corone auree di ulivo.[250] Ma, probabilmente, meno fortunati, i concorsi albani si spensero prima degli altri, romani e capitolini, di eloquenza.[251]