XVII.
Innanzi di lasciare per sempre il governo di Nerone, è nostro debito di storici rivendicare a lui alcuni altri atti, concernenti le sorti della pubblica istruzione in Roma, che si sogliono in genere attribuire a merito dell’ultimo imperatore Flavio, Domiziano, la ricostruzione cioè e la ricomposizione di talune delle biblioteche, fondate dai precedenti imperatori e perite nel terribile incendio del 64. Ed invero, se il così detto Tempio nuovo di Augusto è già restaurato nel gennaio del 69[179], è quasi certo che codesta cronologia sia stata preceduta dalla restaurazione della biblioteca, di cui Tiberio l’aveva arricchito[180]. Anche anteriore è la riattazione del tempio ad Apollo,[181] ed è probabilissimo che con esso Nerone abbia ricomposto l’ancor più gloriosa biblioteca, che Augusto vi aveva aggregata. Ma poichè gli istituti di tal genere, periti nel 64, non dovettero essere quelli soltanto — la Biblioteca della Domus tiberiana, che sorgeva anch’essa sul Palatino[182], non potè certamente sfuggire alla quasi universale rovina — e, poichè questi ed altri accenni tendono a dimostrare come Nerone abbia mirato a restaurare tutto quanto l’incendio aveva distrutto, è lecito supporre che i suoi restauri non si limitarono alla Palatina e alla Biblioteca del Tempio nuovo, ma sovvennero anche le altre, che, nell’incendio del 64, avevano subito una sorte egualmente infelice. Cosicchè Domiziano, di cui un biografo[183] dirà avere egli avuto il grande merito di restituire le biblioteche precedentemente distrutte, dovette esercitare la sua liberalità verso quelle sole tra esse ch’erano perite negli incendi avvenuti tra la fine del regno di Nerone e l’esordio del suo governo[184].