a. 1237
L'anno 1237 Manfredo Cornazzani, cittadino di Parma, fu Podestà di Reggio, e in settembre andò in aiuto dell'Imperatore Federico coi Parmigiani e i Cremonesi coi loro carrocci; e passarono da Castel di Moso, che era in mano dei Cremonesi, e presero Redondesco[50] bresciano e Vinzolo mantovano e Castel Ghedi.[51] E trovandosi ivi l'Imperatore fece pace coi Mantovani, sicchè gli mandarono fanti e balestrieri in aiuto per l'assedio di Montechiaro[52]. E, mentre si recarono alla volta di Montechiaro, incendiarono Guidizzolo[53]. Ed i Reggiani da soli, assediato Carpenedolo[54] lo presero il 5 ottobre, come pure due castelli di Casaloldo[55], uno che era dei Conti, e l'altro era dei terrazzani di quel luogo; e li misero a fuoco. Parimenti ai 7 Ottobre l'Imperatore strinse l'assedio di Montechiaro, e fu ospitato insieme al suo seguito tra Montechiaro e Calcinato sul Chiese più presso a Calcinato. L'11, giorno di domenica, que' di Montechiaro fecero una sortita e diedero battaglia, e nel giorno seguente l'Imperatore completò l'assedio di Montechiaro dall'una e dall'altra parte, e lo batterono con manganelle e due baliste; e il giorno 22 Ottobre, un giovedì, quei del castello si arresero all'Imperatore; e furono tutti condotti via e messi in prigione. L'Imperatore aveva nel suo esercito molti Saraceni. Così ai 2 di Novembre prese Gambara[56], Castel Gottolengo, Pralboino e Pavone, e furono messi a ruba, a ferro e a fuoco. E prima del dì di S. Martino venne coll'esercito a Pontevico[57]. Allora l'Imperatore ricevette quel suo elefante che aveva a Cremona, sul cui dorso s'ergeva una torre di legno a foggia del carroccio dei Lombardi; ed era quadra e ben formata, e aveva quattro bandiere, una ad ogni angolo, e nel centro un gran confalone, e dentro chi conduceva la bestia con molti Saraceni. Di questa materia ne parla abbastanza il 1º libro de' Macabei... L'Etiopia abbonda di questi animali, la cui natura e le cui proprietà espose a sufficienza frate Bartolomeo Inglese dell'Ordine dei Minori, in un libro che scrisse intorno alla natura delle cose, diviso in dicianove capitoli. Fu chierico grande e spiegò a Parigi in poche lezioni tutta la Bibbia. Nel millesimo stesso suindicato, mentre l'Imperatore era col suo esercito a Pontevico,[58] corsero i Milanesi contro di lui coll'esercito loro, e stettero gran tempo a campo. Allora i bolognesi ai 25 di novembre presero Castel Leone[59], che era de' Modenesi sulla strada presso Castel Franco, lo smantellarono, e ne portarono a Castelfranco, appartenente ai Bolognesi, il legname, le pietre e le altre cose; e gli uomini che trovarono in Castel Leone li trassero in prigione a Bologna. A Castel Leone vi era una bellissima torre, che cadendo sbattè con tanta violenza le acque della fossa, che ne lanciarono fuori un luccio bianchissimo, grosso e bello; e fu tosto offerto in regalo al Podestà di Bologna, che era sopra luogo. Ed uno che vide queste cose le raccontò a me una volta che ebbi occasione di passare di là in sua compagnia. E mentre tutto ciò avveniva, l'Avvocato del Comune di Parma cioè il Giudice del Podestà, che era Modenese, andava su e giù a cavallo, preceduto da un battistrada, piangendo per la Via di S. Cristina e gridando: Signori Parmigiani, accorrete e aiutate i Modenesi; e vedutolo ed uditolo, io lo presi ad amare, perchè procurava di far del bene a' suoi compatrioti. E per essere più facilmente esaudito ripeteva quelle parole, e aggiungeva: Signori Parmigiani, correte e soccorrete i Modenesi, amici e fratelli vostri; sicchè all'udir quelle parole, io ne era commosso sino alle lacrime. Perocchè io andava pensando che Parma era senza uomini; nè erano rimasti a casa che i ragazzi, le ragazze, i giovinetti, le donzelle, i vecchi e le donne. Gli altri erano andati contro i Milanesi, insieme ad altri eserciti, al seguito dell'Imperatore in aiuto della sua impresa. E lo stesso anno ai 27 di novembre i Milanesi furono rotti dall'esercito dell'Imperatore, che ne fece massacro, e perdettero presso Cortenuova[60] il carroccio, cui poi l'Imperatore mandò a Roma. Ma i Romani per oltraggio a Federico lo abbruciarono; mentre egli credeva d'aver fatto cosa loro gradita, e valevole a renderseli favorevoli. In quel combattimento fu fatta grande strage di Milanesi; ed anche il figlio del Doge di Venezia, che era allora Podestà di Milano, fu preso dall'esercito dell'Imperatore, e mandato prigione a Cremona. E così l'Imperatore conquistò quasi tutta la Lombardia e la Marca Trivigiana.