a. 1252

L'anno 1252 Ghiberto da Gente, cittadino di Parma, coll'aiuto dei beccai di Parma si fece Signore della città e lo fu molt'anni. Egli fece due buone cose durante la sua signoria: Rappacificò tra loro i Parmigiani, e fece murare alcune porte della città. Ma ne fece anche di cattive, come ne giudicarono i Parmigiani, i quali finalmente si levarono contro di lui, gli rapirono di mano la signoria, atterrarono le sue case nella villa di Campeggine[202] e in Parma, e lo mandarono in esiglio ad Ancona, dove stette sino alla morte. Prima però di essere definitivamente espulso da Parma, quantunque spogliato della signoria e ridotto a vivere come privato cittadino, ebbe la Podesteria di Pisa, e poi quella di Padova; e vi si trovava quando fu trasportato il corpo del beato Antonio alla nuova chiesa, ove era presente anche frate Bonaventura Ministro Generale. Le colpe di Ghiberto da Gente erano queste. Primo, s'avea molta ragione di sospettare della sua fede al partito della Chiesa, che anzi teneva più per la parte del Pallavicino; e siccome aspirava egli alla signoria di Parma, per ciò solo non permetteva che il Pallavicino vi entrasse. Secondo, era troppo ingordamente avaro, tanto che nel tempo della sua Signoria nessuno poteva vendere vittovaglie se non per conto del Comune; e si faceva poi socio con quelli, che erano autorizzati alle vendite, per espillarne da ciascuno parte del lucro....... E spingeva tant'oltre la sua avarizia, che avendogli un milite della Corte domandato che gli desse qualche cosa, gli offerse un Bolognino per comperarsi i fichi. Ed io stesso ho veduta, conosciuta, provata e misurata la sua abbietta grettezza a Campeggine, quando a suo non poco vantaggio, io mi era recato colà con frate Bernardino da Buzea........ Terzo, che delle ricchezze de' suoi concittadini si fabbricò alti e magnifici palazzi nella villa di Campeggine ed in Parma, mentre prima non era che un povero soldato; con che provocò l'invidia, e glieli smantellarono..... Quarto, ebbe la follìa di condannare iniquamente alcuni nella persona, come si disse che fece mozzar la testa al Da-Cavaza; altri, nella borsa; e interrogane, che te lo dirà, Giacomo Sanvitali. Così ad alcuni, per denaro, perdonava; contro altri, che non volevano spillarne, infieriva... Il Signore dice Levitico 19º. Abbiate bilancie giuste, peso giusto, moggio giusto, e staio giusto. Tutte queste cose egli falsificò. Quinto, gli fu apposto di prendere uno stipendio annuo troppo vistoso per compenso delle cure che aveva pel governo della città, assegno maggiore di quello che Parma usava pagare agli altri Podestà. La qual cosa non c'era delicatezza a farla, essendo egli nel proprio paese, in casa sua, sulle proprie possessioni; e perciò fu espulso dal governo e dalla città. Sesto, fu una soperchieria quella di adunare il popolo di Parma nella piazza del Comune, tenere una concione, e insignorirsi della città per sè e pe' suoi figli in perpetuo...... (L'utile rettore viene da Dio). Non tale fu Ghiberto da Gente, che portato sugli scudi dai beccai, si usurpò la Signoria di Parma. Settimo, fu una iniquità quella di alterare le monete, e impicciolirle riducendole a minor valore effettivo; alterazione, per la quale, dicono i banchieri che i Parmigiani ebbero un danno maggiore di un quarto del valore di tutta la città. E tienti ben fitto in mente che le due cose, di cui suole più vivamente dolersi il popolo, sono la carestia del frumento, e la falsificazione delle monete. Fece dunque un male assai grave Ghiberto da Gente falsificando le monete più direttamente a fine del vantaggio proprio che del Comune. Ottavo, per dare maggior splendore e grandezza alla sua signoria, ebbe la pazza vanità di formarsi una guardia di cinquecento uomini armati, che gli facessero sempre corteggio, quando che a lui piacesse. Io li ho visti quegli uomini in armi, la vigilia dell'Assunta, quando per ambizione, per pompa, per onore e vana gloria si faceva fare corteo mentre andava coi ceri, secondo l'uso de' Parmigiani, alla chiesa matrice. Poi s'era proposto di far Vescovo di Parma un suo fratello germano, Abbate nel monastero di S. Benedetto di Leno[203], nella diocesi di Brescia. Ebbe l'ingordigia di voler aggiungere alla sua Signoria le due vicine città di Reggio e di Modena, e voleva ch'io mi maneggiassi di fargli aver Modena; ma io non mi ci volli immischiare, perchè nella seconda Epistola a Timoteo l'Apostolo, 2º dice..... Ebbe però qualche tempo in sua podestà Reggio, ma i Reggiani ne lo cacciarono presto, e lo spogliarono del potere per le angherie e le perversità che in seguito esporremo. Ricordo che, deposto dai Parmigiani dalla Signoria di Parma, nella sua villa di Campeggine in casa sua, gli dissi: Che fate Ghiberto? Perchè non entrate nell'Ordine de' frati Minori? E rispose: Che vorreste farne di me che ho sessant'anni? Ed io soggiunsi: Dareste ad altri il buon esempio di operar bene, e salvereste l'anima vostra. Al che egli di rimando: Intendo bene che mi date un buon consiglio, ma non posso seguirlo perchè vo mulinando nell'animo mio altre cose..... Che volete? M'affaticai in pregarlo, ma non volle saperne di mettersi sul buon sentiero: perocchè aveva meditato iniquità dentro di sè. Di fatto nutriva speranza di vendicarsi dei Parmigiani e dei Reggiani, che l'avevano deposto dalla signoria; e, a meglio riuscirvi, diede per moglie sua figlia Mabilia a Guido da Correggio..... E nota che siccome Ghiberto da Gente diede il bando ed espulse da Parma Bertolino, figlio di Bertolo Tavernieri, così egli fu sbandito ed espulso dai Parmigiani, e abitò nella Marca, e morì in Ancona, dove è sepolto. Ed assegnò per un certo numero d'anni le rendite annue di alcune praterie, che aveva nella diocesi di Parma, ai frati Minori e Predicatori, a risarcimento di rendite incerte loro rapite; e le ebbero; e l'anima sua per la misericordia di Dio riposi in pace, e così sia. Lo stesso anno 1252, per la mediazione del Vescovo di Reggio Guglielmo Fogliani, e di frate Egidio della Religione della Santa Trinità da Campagnola, oriondo di Verona, si pacificarono tra loro i Roberti, i Fogliani e tutti i fuorusciti ed espulsi di Reggio, e questo avvenne alla metà d'Agosto nella chiesa di S. Lorenzo. E, per il meglio della città di Reggio, furono creati gli Anziani, estraendoli a sorte dal Consiglio generale; e a principio furono dodici. E lo stesso anno ad onore di Dio e del beato Prospero e di S. Grisanto, e per il bene della loro città, i suaccennati Anziani, in giorno di sabato, sedici Agosto, convocati di volontà del Consiglio, secondo l'uso e la consueta formola di convocazione, e radunati nel palazzo del Comune, giurarono pace e concordia col prenominato Guglielmo Vescovo di Reggio, e coi Reggiani fuorusciti da una parte, e dall'altra i Reggiani che erano in città. E quell'anno una gran brinata, ai diciotto di Maggio, giorno di domenica, distrusse in più luoghi il frutto dei vigneti.