a. 1260
L'anno 1260, indizione 3ª, sorsero i Flagellanti in tutto il mondo, e tutti gli uomini, grandi e piccoli, cavalieri e popolani, andando per le città processionalmente, preceduti dai Vescovi e dai Religiosi, a nudo si flagellavano. E si componevano paci, si restituiva il mal tolto, si confessavano le proprie colpe, sicchè i sacerdoti appena avevano tempo di mangiare; e le loro labbra suonavano parole divine più che umane, e la loro voce era come voce di moltitudine; e gli uomini s'avviavano sul sentiero della salute, e componevano inni a onore e lode di Dio e della beata Vergine, e li cantavano mentre andavano flagellandosi in processione. Il Lunedì, festa d'Ognissanti, tutti i Modenesi piccoli e grandi, e tutti quelli del contado di Modena, il Podestà e il Vescovo collo stendale di tutte le confraternite si recarono a Reggio, e si andarono flagellando per tutta la città; e i più poi passarono a Parma il Martedì successivo al giorno d'Ognissanti. E il Mercoledì, i Reggiani misero in pronto gli stendali d'ogni parocchia, e fecero processioni intorno alla città, e il Podestà di Reggio Ubertino Rubaconti de' Mandelli di Milano, anch'esso s'andò flagellando. Quei di Sassuolo[208], sul principio di questa benedizione, con licenza del Guardiano, mi tolsero dal convento de' frati Minori di Modena, dove io allora abitava, poichè mi amavano molto uomini e donne, e mi condussero a Sassuolo; poi a Reggio, poscia a Parma, e, quando fummo a Parma, trovammo che questa benedizione già vi era. Perocchè volava come aquila che vuol piombare sulla preda; e in ciascuna città durava non pochi giorni; nè vi era alcuno tanto severo, o invecchiato nel male che non si flagellasse volentieri. E chi abborriva dalle flagellazioni era reputato peggiore del diavolo, e lo mostravano a dito, come una singolarità e un uomo diabolico; ma quel che è anche più, poco dopo, era colpito da infortunio di morte, o di malattia. Il solo Pallavicino, che era allora Signore di Cremona, e i suoi Cremonesi respinsero questa benedizione e devozione, perchè come dice l'Ecclesiastico 10º, Quale è il Reggitore d'una città, tali ne sono anche gli abitanti. E fece innalzare le forche lungo il Po, per farvi impiccare quanti entrassero nel suo dominio con queste flagellazioni, amando egli più il suo comodo temporale che la salute delle anime, e la gloria del mondo più che la gloria di Dio. Nulla ostante molti giovani timorati di Parma si proposero di andare colà, disposti anche a morire per il perdono de' loro peccati, per la fede cattolica, e per onore di Dio. Ed io era a Parma, e mi trovavo col Podestà, che era uno di Pistoia, quando disse: «Quell'uomo ha il cuore acciecato, pieno l'animo di malizia, e non sa di cose di Dio: Guardiamoci dall'essergli occasione di far del male, e se non la vuole la benedizione, la benedizione si allontanerà da lui». E soggiunse: Vi pare fratelli, ch'io dica bene? Dite benissimo, io risposi, e siete saggissimo, Signore. Allora egli mandò banditori per tutta Parma comandando e proibendo, colla comminatoria di gravissime pene, che nessun parmigiano osasse passare il Po; e così sbollirono gli ardori. In quel tempo era tenuto in somma reverenza Obizzo Sanvitale Vescovo di Parma. Queste cose avvennero nel millesimo sussegnato, pontificando Papa Alessandro IV, anno sesto del suo pontificato, anno in cui si cominciò a fabbricare la torre di Seggiolo al di là della Tagliata. Lo stesso anno, Gregorio de' Bonici fece il suo ingresso, come Abbate, nel monastero di S. Prospero di Reggio. E la città fu prosciolta dall'interdetto e dalla scomunica, a cui era stata sottoposta sei anni. E, lo stesso anno, doveva avere cominciamento il terzo di que' periodi, in cui l'Abbate Gioachimo divide il mondo. Nel primo di tali periodi, il Padre col mistero operò per mezzo de' Patriarchi e de' figli dei profeti, quantunque le opere della Trinità siano indivisibili; nel secondo, ha operato il Figlio per mezzo degli Apostoli e degli uomini apostolici, del qual periodo il Figlio stesso dice in Giovanni Il padre mio ha operato sino a tuttora, ed io opero. Nel terzo periodo, opererà lo Spirito Santo per mezzo de' Religiosi. Così scrive l'Abbate Gioachimo dell'Ordine di Flora. Il qual ultimo periodo diconlo incominciato con quelle flagellazioni, che si fecero l'anno 1260, indizione 3ª, quando quelli che si flagellavano chiamavano sè stessi voci di Dio, non d'uomini. Lo stesso anno, il Re d'Ungheria, per quistione di territorio, portò guerra al Re di Boemia con un esercito, di cui facevan parte 240000 uomini di cavalleria, raccolti da diversi popoli d'oriente e da' pagani; a cui si fece incontro, per tenergli testa, il Re di Boemia con 100000 uomini di cavalleria, tra' quali è fama che ne avesse 7000 con cavalli coperti di ferro. E azzuffatisi sul confine dei due regni, il conflitto delle armi e de' cavalli sollevò tal nembo di polvere che di mezzo e chiaro giorno appena un uomo poteva distinguere un altro uomo. Finalmente gli Ungheri, caduto il loro Re gravemente ferito, voltando le spalle e abbandonandolo, si diedero a fuga precipitata. Ed, oltre ai morti di ferro, si dice che ne restassero sommersi 14000 in un fiume profondo che dovetter passare. Ma avanzandosi il Re di Boemia colla vittoria in Ungheria, fu richiesto di pace dal Re degli Ungari, il quale restituì il territorio, che era stato cagione della guerra; ed un matrimonio risaldò tra loro per l'avvenire l'antica amicizia.