CV. — COME L’UOMO TENDE A RIPRODURRE SÈ STESSO NELLE PROPRIE OPERE.
Sommo difetto è de’ pittori replicare li medesimi moti, i medesimi volti e maniere di panni in una medesima istoria, e fare la maggiore parte de’ volti, che somigliano al loro maestro. La qual cosa m’ha molte volte dato ammirazione, perchè n’ho conosciuto alcuno, che in tutte le sue figure parea avervisi ritratto al naturale. E in quelle si vede li atti e li modi del loro fattore.
E, s’egli è pronto nel parlare e ne’ modi, le sue figure sono il simile in prontitudine, e, se ’l maestro è divoto, il simile paiano le figure con lor colli torti, e, se ’l maestro è dappoco, le sue figure paiono la pigrizia ritratta al naturale, e, se ’l maestro è sproporzionato, le figure sue son simili, e, s’egli è pazzo, nelle sue istorie si dimostra largamente, le quali sono nemiche di conclusione e non stanno attente alla loro operazione, anzi chi guarda in qua e chi in là, come se sognassino; e così segue ciascun accidente in pittura il proprio accidente del pittore.
E avendo io più volte considerato la causa di tal difetto, mi pare, che sia da giudicare, che quella anima, che regge e governa ciascun corpo, si è quella che fa il nostro giudizio innanzi sia il proprio giudizio nostro. Adunque ella ha condotto tutta la figura dell’omo, com’ella ha giudicato quello stare bene, o col naso lungo o corto o camuso, e così li ha fermo la sua altezza e figura, ed è di tanta potenza questo tal giudizio ch’egli move le braccia al pittore, e fagli replicare se medesimo, parendo a essa anima, che quello sia il vero modo di figurare l’omo, e, chi non fa come lui, faccia errore. E, s’ella trova alcuno, che simigli al suo corpo, ch’ell’ha composto, ella l’ama o s’innamora di quello, e per questo molti s’innamorano e toglian moglie, che simiglia a lui, e spesso li figlioli, che nascano di tali, simigliano ai loro genitori.