CVI. — UN ISTINTO NATURALE DELL’UOMO LO GUIDA A CERCARE SÈ STESSO NELLE COSE E NEGLI ESSERI.

Deve il pittore fare la sua figura sopra la regola d’un corpo naturale, il quale comunemente sia di proporzione laudabile; oltre di questo far misurare sè medesimo e vedere, in che parte la sua persona varia assai o poco da quella antidetta laudabile, e, fatta questa notizia, deve riparare con tutto il suo studio, di non incorrere ne’ medesimi mancamenti, nelle figure da lui operate, che nella persona sua si trova.

E sappi, che con questo vizio ti bisogna sommamente pugnare, conciò sia ch’egli è mancamento, ch’è nato insieme col giudizio: perchè l’anima maestra del tuo corpo è quella, ch’è il tuo proprio giudizio, e volentieri si diletta nelle opere simili a quella, ch’ella operò nel comporre del suo corpo. E di qui nasce, che non è si brutta figura di femmina, che non trovi qualche amante — se già non fussi mostruosa.

Sì che ricordati intendere i mancamenti, che sono nella tua persona, e da quelli ti guarda nelle figure, che da te si compongono.