IX. — IL PITTORE VA DIRETTAMENTE ALLA NATURA.

La Pittura serve a più degno senso, che la Poesia, e fa con più verità le figure delle opere di natura, che il poeta; e sono molto più degne l’opere di natura che le parole, che sono l’opere dell’omo, perchè tal proporzione è dalle opere de li uomini a quello della natura, qual è quella, ch’è da l’omo a Dio. Adunque è più degna cosa l’imitar le cose di natura, che sono le vere similitudini in fatto, che con parole imitare li fatti e parole de li omini.

E se tu, poeta, vuoi descrivere l’opere di natura co’ la tua semplice professione, fingendo diversi siti e forme di varie cose, tu sei superato dal pittore con infinita proporzione di potenza; ma se vuoi vestirti de l’altrui scienze, separate da essa poesia, elle non sono tue, come Astrologia, Rettorica, Teologia, Filosofia, Geometria, Aritmetica e simili. Tu non sei allora più poeta, tu ti trasmuti, e non sei più quello, di che qui si parla. Or non vedi tu, che se tu vuoi andare alla natura, che tu vi vai con mezzi di scienze, fatte d’altrui sopra li effetti di natura? E il pittore per sè, sanza aiuto di scienziali [di cose pertinenti alle varie scienze] o d’altrui mezzi, va immediate all’imitazione d’esse opere di natura.

Con questa si muovono li amanti verso li simulacri della cosa amata, a parlare coll’imitate pitture; con questa si muovono popoli, con infervorati voti, a ricercare li simulacri delli Iddii, e non a vedere le opere de’ poeti, che con parole figurino li medesimi Iddii; con questa si ingannano li animali. Già vid’io una pittura, che ingannava il cane, mediante la similitudine del suo padrone, alla quale esso cane faceva grandissima festa; e similmente ho visto i cani baiare e voler mordere i cani dipinti; e una scimmia fare infinite pazzie contro ad un’altra scimmia dipinta; ho veduto le rondini volare e posarsi sopra li ferri dipinti, che sportano fuori delle finestre de li edifizi.