VIII. — ECCELLENZA DELL’OCCHIO.

L’occhio, dal quale la bellezza dell’universo è specchiata dalli contemplanti, è di tanta eccellenza, che chi consente alla sua perdita, si priva della rappresentazione di tutte l’opere della natura, per la veduta delle quali l’anima sta contenta nelle umane carceri [il corpo], mediante gli occhi, per li quali essa anima si rappresenta tutte le varie cose di natura; ma chi li perde, lascia essa anima in una oscura prigione, dove si perde ogni speranza di riveder il sole, luce di tutt’il mondo. E quanti son quelli, a chi le tenebre notturne sono in somm’odio, ma ancora ch’elle sieno di breve vita! Oh! che farebbono questi, quando tali tenebre fussino compagne della vita loro?

Certo, non è nissuno, che non volesse più tosto perdere l’audito o l’odorato, che l’occhio, la perdita del quale audire consente la perdita di tutte le scienze, ch’hanno termine nelle parole; e sol fa questo per non perdere la bellezza del mondo, la quale consiste nella superfizie de’ corpi, sì accidentali [prodotti dall’arte] come naturali, li quali si riflettono nell’occhio umano.